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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA MARIA AI MONTI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 8 marzo 1987

 

Ai bambini

Saluto cordialmente tutta la parte più giovane della parrocchia; saluto cordialmente tutti voi assistiti dalle vostre famiglie, dai vostri insegnanti, dalle suore, dai catechisti e dai sacerdoti. È così che queste giovani leve entrano nella vita della Chiesa universale e soprattutto nella Chiesa di Roma. Ci sono dei romani, e ci sono anche alcuni stranieri immigrati ma si trovano già bene in questa comunità. La Chiesa è la patria di tutti; e nella Chiesa tutti sono come a casa propria, a casa del Padre comune, nella casa della Santissima Trinità, di Cristo e tutti sono invitati ed ancora tutti si sentono nella propria casa.

Ci troviamo nella parte vecchia di Roma, nel centro storico. Qui le case sono molto antiche ma tanto più grande è la gioia che tra queste case vecchie, degne e prestigiose troviamo anche i giovani, i bambini. Questi sono il segno del futuro. Roma non può essere solamente il passato, non può essere solamente la grande storia ultramillenaria: deve essere sempre il futuro. Roma ci porta, dai millenni della sua storia passata, un grande messaggio, il messaggio della cultura ma soprattutto ci porta il grande messaggio della fede. Questo grande messaggio di Roma, del suo passato, dei suoi due millenni cristiani deve essere portato avanti dalle nuove generazioni, dai giovani, dai bambini. Per questo è necessaria la comunità cristiana, la famiglia cristiana, la parrocchia dove questi giovani vengono formati come nuovi cristiani, successori di quelli che una volta si radunavano attorno a san Pietro e a san Paolo. Questi giovani devono portare avanti il messaggio cristiano, divino ed umano, lo devono portare avanti in questo terzo millennio che si avvicina.

La Quaresima è il tempo forte della vita cristiana. Noi dobbiamo ritrovare la nostra forza. È una cosa che è sempre sembrata paradossale ma che acquista sempre maggiore verità: questa nostra forza come cristiani e come persone umane la troviamo nella debolezza di Cristo, nella sua passione, nella sua flagellazione, nella sua crocifissione, nella sua croce. Qui troviamo questa forza che viene da Dio e che è stata confermata da Dio stesso con la resurrezione di Cristo. Ecco il tempo forte, questo tempo che dura sempre nella realtà della Chiesa. Ma questo è un periodo privilegiato nel quale questo mistero pasquale viene in modo speciale meditato, commemorato, vissuto da noi per ritrovare la forza. Io vi auguro di ritrovare questa forza cristiana cominciando da voi, voi bambini. Si crede che i bambini siano deboli che non abbiano ancora tutte le forze fisiche perché devono ancora crescere, devono sviluppare le loro energie, le loro energie fisiche ed anche spirituali: questo è vero ma così diventano essi una forza, e io vi auguro di trovare questa forza nel mistero di Cristo, nel suo mistero pasquale, soprattutto in questo periodo quaresimale.

Tutta la vita della vostra parrocchia è dedicata alla Madonna madre di Cristo, e serve per ridare a ciascun uomo, soprattutto ai più piccoli, da quelli appena nati sino ai più anziani e ai moribondi questa forza che è in Cristo. E voi giovani sapete bene che Gesù ha amato specialmente i bambini, 1i ha sempre avvicinati, abbracciati: voleva dare questa forza alle nuove generazioni, a quelle che sono il futuro delle famiglie, delle città, dei popoli. Io vi auguro che anche questo nostro incontro possa servire a farvi ritrovare questa forza che è in Cristo crocifisso e risorto. Vi benedico di cuore tutti.

Ai laici e alle religiose

Ringrazio il parroco, il quale già giovedì scorso mi aveva illustrato le caratteristiche di questa parrocchia, di questo santuario mariano. Sono molto felice di aver potuto celebrare l’Eucaristia nel Santuario della Madonna dei Monti, in questo centro di Roma dove vivono e dove passano ogni giorno anche tanti stranieri a testimonianza delle dimensioni veramente internazionali di questa città. La Madonna dei Monti guida sempre i vostri cuori in direzione di Gesù, ed ecco, noi ci incontriamo in questa prima domenica di Quaresima, quando la liturgia ci richiama alla mente la lotta tra il bene e il male, una lotta sempre più crescente. Ma la liturgia ci ricorda anche che dobbiamo vincere il male con il bene. Con questi pensieri vi saluto tutti, componenti della parrocchia: famiglie religiose, ed esponenti del laicato, e lo faccio perché vedo espressa in voi la volontà di chi, con la forza di Cristo, vuole vincere il male col bene, la volontà di contribuire a questa vittoria da cui dipende il futuro dell’uomo. Ecco, io vi auguro che la Quaresima sia per voi un tempo di grande incoraggiamento in questa direzione, perché la Quaresima - come ho già detto ai bambini nel primo incontro con la vostra parrocchia - è un tempo forte e ci dà la forza per vincere questa lotta. Una forza da cercare nel digiuno quaresimale. E io auguro di trovare questa forza a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, alla vostra parrocchia, al vostro parroco e a tutti offro la benedizione del Vescovo, insieme al Cardinale Vicario e al vostro Vescovo Ausiliare.

Ai giovani

Cercherò di ricordare e di rispondere alle vostre domande: me ne avete fatte molte e non c’è molto tempo. La prima domanda riguardava la crescita nella fede, in corrispondenza alla crescita umana. Si tratta di un processo che è normale, naturale, per ogni uomo, e la giovinezza è appunto un periodo importante per questa crescita, un periodo da cui dipende molto il futuro dell’uomo. Il vostro collega parlava di crescita nella fede facendo riferimento al sacramento della cresima, un sacramento che viene ricevuto appunto nella giovinezza proprio per rendere i giovani forti nella fede, per farli crescere nella fede. Ecco, direi che questo è il punto principale delle vostre domande.

Poi c’è il vostro desiderio di vivere questa fede non in senso formale, non basandovi sulle apparenze. Non formale vuol dire vivere essenzialmente. Ecco, questa è la crescita nella fede, che avviene attraverso un approfondimento. Dobbiamo infatti comprendere il contenuto della fede, che è contenuto di liberazione - erano questi i termini della vostra domanda - liberazione dell’uomo dal male, dal peccato, e la sua conferma nel bene. Oggi, la prima domenica di Quaresima ci pone davanti agli occhi questa lotta tra il bene e il male. Gesù è tentato, ma Gesù vince e questo è il primo passo della sua missione messianica. Gesù vince il tentatore e vincerà alla fine con la croce e con la risurrezione. Noi tutti siamo invitati a seguire questo cammino messianico di Gesù vincendo il male col bene. Questo vuol dire scendere nel profondo della nostra fede, perché la fede è un legame tra il Dio vivente e l’uomo vivente. L’uomo deve vivere da Dio: questa è la fede, se l’uomo è invitato a vivere da Dio con le sue forze, unendo le proprie energie umane con ciò che si chiama la grazia di Dio, le forze divine.

Era questo il tema della seconda domanda. E poi occorre anche risolvere i problemi esistenziali, che sono veramente difficili. Qui ci vuole uno sforzo comunitario, solidale, della società, e la società deve sentire la necessità di questo sforzo, deve avvertire questa esigenza dei giovani, l’esigenza della Chiesa. Ci vuole una società più giusta, più ordinata, in cui ci sia posto per ciascuno. Ci dovrebbero essere sempre prospettive di lavoro per i giovani, perché lavoro vuol dire autorealizzarsi.

Sono molto contento infine di incontrare i membri dell’organizzazione scoutistica, che camminano insieme alla Chiesa, camminano in ogni parrocchia, e vedo che sono anche qui. Vogliono vivere l’Anno Mariano . . . Ecco, io penso che Maria “dei Monti” dice molto agli scout: perché voi come anch’io, siete amanti delle montagne, della natura e nella natura giustamente cercate voi stessi, un respiro, uno spazio per l’uomo: la natura, spazio della creazione. L’uomo deve rispettare questo spazio, questa natura e deve andare verso i monti, e la Madonna ce lo indica, specialmente quando è la Madonna dei Monti. Così ho cercato di rispondere alle vostre domande. Sono contento di incontrarvi qui, in numero notevole, e di incontrarvi insieme, perché questo ambiente di Roma ormai non è soltanto romano o italiano, ma è diventato internazionale, interraziale anche, e vedo infatti volentieri alcuni che provengono da Capo Verde, dall’Etiopia o da altri paesi e tutti hanno trovato qui tra voi una buona accoglienza, e solidarietà cristiana. Vi auguro di camminare sempre con questa solidarietà. Il mondo d’oggi se non vuole distruggersi deve essere un mondo dove c’è grande solidarietà umana e cristiana.

Vi offro la mia benedizione per tutto il tempo della Quaresima.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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