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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI
SANTA MARIA MADDALENA DE’ PAZZI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 15 marzo 1987

 

Saluto volentieri la comunità cristiana della parrocchia di santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Voglio esprimere il mio compiacimento per il fatto che in un tempo così breve è cresciuto qui non soltanto un quartiere con case, strade, scuole ma è cresciuta contemporaneamente una parrocchia. Questa è una prova di una caratteristica profonda dei romani e anche di tutti quelli che diventano romani venendo a Roma, emigrando a Roma da tante regioni d’Italia. Vi saluto tutti nel nome di Cristo trasfigurato perché oggi, la seconda domenica della Quaresima, porta il nostro sguardo sul mistero della trasfigurazione del Signore; questa trasfigurazione deve illuminare il nostro cammino quaresimale, perché questo cammino deve essere orientato verso la trasfigurazione di tutti noi in Cristo Gesù. Questa è la finalità propria della Quaresima e di tutta la missione della Chiesa; dobbiamo ripetere il mistero della Trasfigurazione per essere trasfigurati in Cristo tramite la sua parola, la parola del Vangelo, e tramite i sacramenti della nostra fede, soprattutto i sacramenti della penitenza e della santissima Eucaristia.

Approfitto di questa circostanza per salutare tutti i presenti assai numerosi; saluto nello stesso tempo tutti coloro che non sono presenti in questo momento ma che fanno parte di questo quartiere, di questa comunità cristiana intitolata a santa Maria Maddalena de’ Pazzi e della più grande Chiesa di Roma. Vi saluto come persone, persone che hanno ciascuna la propria dignità umana e la propria dignità cristiana; vi saluto come comunità e come famiglie, ognuna delle quali ha la propria responsabilità, la propria missione nella parrocchia, nella Chiesa, nella società. Vi saluto poi come persone componenti un ambiente di lavoro, ciascuno con la propria professione e attività. Questo saluto porta il pensiero a san Giuseppe di cui celebriamo la festa nella prossima settimana; san Giuseppe è anche il simbolo del lavoro di Cristo e così del lavoro di ogni cristiano, di ogni persona.

Auguro infine a tutti un buon cammino; un buon cammino quaresimale per attingere alla trasfigurazione di Cristo Gesù che consente all’uomo di raggiungere il suo compimento, la sua pienezza; pienezza nella sua vocazione cristiana, ma nello stesso tempo nella sua vocazione umana.

L’incontro con i bambini della parrocchia romana

Cari bambini mi avete dimostrato con tanto entusiasmo la vostra gioia per aver ricevuto la mia visita, per aver accolto in mezzo a voi il Vescovo di Roma. Ma anche io sono contento, e quanto contento! Di trovarmi qui nella vostra parrocchia, dì trovarmi in questo ambiente così bello, ravvivato dalla vostra presenza. Voi siete i più giovani di questa comunità parrocchiale ma nonostante la vostra età avete dimostrato di essere attivi e impegnati in una vita intensa, forse la più intensa di tutti nella parrocchia. Mi avete presentato il modellino del vostro quartiere. Come mi ha detto anche il vostro parroco, quindici anni fa non c’era niente in questa zona, adesso invece qui è cresciuta una comunità umana, composta di dodicimila persone; qui è cresciuta anche una chiesa, una parrocchia, una comunità cristiana. E voi siete cresciuti insieme a questa realtà; molti di voi hanno la stessa età di questo quartiere; perciò vedo in voi la crescita della parrocchia, vedo in voi la prima tappa del suo cammino spirituale nella Chiesa di Cristo. E vedendo questo cammino di insieme della comunità, vedo anche i diversi cammini, le diverse strade su cui camminano le diverse persone, i diversi giovani, i diversi ragazzi. Avete sottolineato questa diversità parlandomi dei vostri gruppi, delle associazioni a cui appartenete. In questo cammino della comunità, in questa strada comune della parrocchia di santa Maria Maddalena de’ Pazzi, ci sono tante strade per ciascuno di voi. E la liturgia di oggi ci fa comprendere l’importanza di questi differenti cammini nella vita cristiana. Nel Vangelo di oggi sentiamo la voce di Dio Padre che dice “Ecco il mio Figlio prediletto, ascoltatelo”. E io trovo in questa parrocchia tante persone che ascoltano Gesù. Anche voi giovanissimi sapete parlare di Gesù, sapete pensare con le sue idee, con i criteri del Vangelo, sapete vivere da cristiani e così facendo imparate sempre di più il vostro cammino. E questo cammino deve essere gioioso, come anche gioioso è il nostro incontro, perché i giovani, i ragazzi sono gioiosi; la gioia è connaturale alla loro età. Allora per voi il cammino cristiano non è soltanto un dovere da compiere ma è una gioia; ed è una gioia ascoltare Gesù Cristo, è una gioia diventare sempre più simili a lui, perché dal suo Padre noi siamo predestinati, siamo chiamati a diventare figli di Dio, come lo è il suo Figlio unigenito, prediletto, che è Gesù Cristo. Vi auguro di procedere sulla strada della vostra vocazione sempre con lo stesso entusiasmo giovanile e di costruire sempre più il vostro quartiere e la parrocchia che vi è dentro per dare vita alla vostra comunità umana e cristiana.

Agli infermi della comunità

Voglio dire poche parole; quelle che vi dirò sono parole conosciute, ma dietro le parole si trovano verità che sono sempre attuali. E queste verità sono, la prima, che voi siete specialmente vicini a Gesù; a Gesù-Pasqua; a Gesù sofferente, a Gesù servo di Jahvè, a Gesù nostro redentore. Con le vostre sofferenze siete stati chiamati a partecipare alla sua opera di redenzione.

La seconda verità è che noi preghiamo insieme; adesso pregheremo insieme durante la celebrazione dell’Eucaristia; è un momento privilegiato perché in questa Eucaristia sempre si rinnova la passione redentrice di Cristo. E io sono profondamente convinto che si deve portare dentro questa celebrazione, questa liturgia in cui viene rinnovata la croce di Cristo, si devono portare dentro tutte le croci, tutte le sofferenze, tutte le persone; e voglio farlo specialmente con voi e per voi.

Al Consiglio Pastorale

Il Figlio di Dio quando è venuto su questa terra è diventato uno di noi ed ha cominciato la sua missione messianica cercando di formare una comunità. Ha mostrato subito di non essere venuto da solo ma di essere venuto per stare con gli altri, per essere Emmanuele, Dio con noi. Ha creato la comunità degli apostoli, erano dodici. Essi sono la prefigurazione della nuova Israele, vuol dire della Chiesa. Sono la prefigurazione e sono anche l’inizio della Chiesa. Così anche il vostro parroco ci ha detto che è venuto qui mandato dal Cardinale Vicario dieci anni fa ed ha cercato subito una comunità e ha trovato nel quartiere una comunità che doveva poi diventare una parrocchia, avere una sua chiesa. Mi congratulo con voi che in un tempo abbastanza breve avete ottenuto una buona consistenza, anche visibile, avete già una chiesa, una bella chiesa, moderna ma addirittura non del tutto sufficiente per i parrocchiani radunati tutti insieme. Noi sappiamo bene che la comunità degli apostoli, dopo l’ascensione del Signore, ha vissuto la sua Pentecoste, cioè ha vissuto un vento terribile. Il vento della Pentecoste ha certamente mostrato un’energia, l’energia divina, soprannaturale, misteriosa di persona, Spirito Santo disceso sugli apostoli. Ma questo vento ha mostrato anche come quella energia divina, quello Spirito, quel soffio divino che procede dal Padre e dal Figlio si è unito alle energie umane. Questo è il mistero della Pentecoste: in Gerusalemme il vento, l’energia divina, lo Spirito Santo, si è unito agli apostoli, cioè all’energia umana e così ha cominciato ad esistere la Chiesa, ad essere la Chiesa.

Oggi quello che io incontro in questa visita pastorale è paragonabile alla discesa dello Spirito Santo nella giornata pentecostale perché qui si unisce continuamente l’energia divina, la grazia, opera dello Spirito Santo con le nostre energie umane. E così queste energie umane che si mettono a disposizione della grazia, dello Spirito Santo, del Signore che opera nella forza del suo Spirito, queste forze, questa disponibilità fanno la Chiesa costituiscono un apostolato che procede direttamente da quei dodici che costituirono la Chiesa primitiva. Io vi ringrazio carissimi per la vostra presenza, per la vostra collaborazione, per la vostra partecipazione a quel bene comune che è la parrocchia, che è la vostra comunità cristiana. Vi ringrazio per il vostro apostolato laicale. Quest’anno l’apostolato dei laici è il tema dominante perché ci prepariamo anche al Sinodo dei Vescovi su questa tematica: la missione dei laici nella Chiesa. Allora io vi auguro di unire sempre le vostre energie umane, energie cristiane già permeate dai doni soprannaturali del battesimo, della cresima, del sacramento dell’Eucaristia soprattutto, della preghiera, vi auguro di unire queste energie con l’opera dello Spirito Santo con questo vento divino per portare avanti l’opera della evangelizzazione di questo quartiere. E poi per trovare anche un compimento della vostra vocazione personale, familiare, della vostra vocazione professionale perché Gesù è venuto in questa terra per farci vivere più pienamente come figli di Dio. Ciò vuol dire anche più pienamente come persone umane, persone create a sua immagine e somiglianza. Non si può trovare per l’uomo un compimento, una vera pienezza se non in questa linea, in questa dimensione della somiglianza con Dio.

Ai giovani

Le vostre domande, riassumendo, sono tre: la prima riguarda la fede, la seconda riguarda la vita, la terza riguarda la libertà. A queste domande certamente se ne sono aggiunte alcune accidentali, per esempio su cosa devo fare io in Cile, cosa devo dire ai giovani: forse voi avete qualche proposta da farmi; comunque cerche remo di fare tutto ciò che sarà possibile.

Ma per le tre vostre domande fondamentali, cioè la fede, la vita e la libertà, io vorrei darvi una risposta diciamo indiretta. Abbiamo già vissuto la prima settimana della Quaresima. In Quaresima tradizionalmente la Chiesa ha sempre pregato per la fecondità, la fertilità dei campi. Oggi forse siamo meno sensibili alla vita dei campi, soprattutto noi che viviamo in città.

Il mercoledì, il venerdì e il sabato della prima settimana di Quaresima erano un tempo tre ferie specifiche di preghiera per questo. Ora queste tre ferie non si ricordano più ma sono rimaste nella me moria di qualche fratello di età più avanzata. Io cerco sempre di ricordare questi giorni all’inizio della Quaresima, pregando soprattutto per un’altra fecondità: anche quella dei campi, poiché anche essa è importante. Soprattutto se pensiamo alle situazioni della fame nei mondo, alle situazioni come quella del Sahel, in Africa o in altri continenti allora vediamo che il problema è sempre attuale. Noi europei non possiamo pensare che l’Europa sia tutto il mondo. L’Europa è una piccola parte, sempre superata, anche numericamente da gli altri continenti, da popolazioni più giovani. Ma questa è una cosa marginale. Io volevo dire che la Chiesa prega sempre per un’altra fertilità, per un’altra fecondità, per la fecondità spirituale. E questa fecondità spirituale si dimostra nelle vocazioni. In questa prima settimana della Quaresima, come anche durante l’Avvento e in altri periodi dell’anno noi preghiamo per le vocazioni. Naturalmente si pensa alle vocazioni sacerdotali, religiose e si prega per queste vocazioni con insistenza perché nella Chiesa e nel mondo c’è tanto bisogno di vocazioni. Invece il Concilio Vaticano TI ci ha mostrato tutta la vita cristiana come una vocazione.

Davanti a tutte le vocazioni ce ne è una fondamentale che è la vocazione cristiana: si tratta di una vocazione che scaturisce dal battesimo, dalla cresima cioè dalle realtà sacramentali. Questa vocazione cristiana vuoi dire vivere il proprio battesimo, attuare questa relazione con Dio che non è solamente una relazione mentale, intellettuale, astratta ma è una relazione esistenziale. Noi tutti dobbiamo sapere che Dio ci chiama perché ci ama. Ciascuno di noi ha una «chiamata» una «vocazione» che viene dall’amore e ci porta verso l’amore. Ecco invece di parlare sulla fede in astratto, sulla libertà in astratto, sulla vita in astratto, io ho preferito parlare della vocazione. In questa «problematica» della vocazione cristiana viene coinvolta la nostra libertà. Dio ci chiama come persone, come persone li bere, capaci di sentire ed ascoltare la sua Parola, persone capaci di. vivere la verità e in seguito capaci di seguire il vero bene, di scegliere il bene che ci impegna per tutta la vita. Questa è la fede, questa è la vita, questa è la libertà tutto coinvolto nel concetto e nella realtà di una vocazione.

Ecco parlo di questo problema perché mi sembra la risposta più esistenziale alle vostre domande, anche a quella domanda che toccai problemi della inseminazione artificiale da una parte e di una mentalità abortista dall’altra parte. Ma è essenziale capire che il vostro cammino nella vita, la giovinezza, questi vostri anni sono molto importanti e che sono come un campo che deve portare frutti, frutti della vocazione. Vocazione vuoi dire autodeterminazione. Vocazione cristiana che è rivolta verso diversi campi della vita cristiana, della vita umana. Tra queste vocazioni c’è la vocazione alla vita coniuga le, matrimoniale, familiare. Anche questa si decide in questo periodo della vostra vita; il parroco mi ha detto che in questa vostra parrocchia ci sono corsi di preparazione al sacramento del matrimonio molto approfonditi. Ci vuole certamente una vocazione profonda; se la paragoniamo con la preparazione che si fa per il sacerdozio, che sono sei anni ... Ma anche il matrimonio è un sacramento, come sacramento è il sacerdozio. È un altro sacramento di tipo sociale ma è tanto importante per la vita della comunità cristiana e dunque ci vuole una preparazione se vogliamo vivere bene questa realtà, per ché è una realtà che ci fa responsabili.

Volevo dire questo perché questo corrisponde alla vostra età, a questo periodo della vostra vita, a questo campo che ciascuno di noi costituisce. Gesù ha raccontato la parabola nella quale l’uomo viene paragonato ad un campo che porta frutti, ad un albero che porta frutti; io vorrei augurare a tutti voi di portare questi frutti. Noi sappiamo che Cristo ha augurato questo ai suoi discepoli: «Che portiate frutti e che i vostri frutti permangono». Ecco questo io voglio augurare a voi. Non dobbiamo moltiplicare casi di vita come dire sbagliati, non riuscita. Dobbiamo cercare di trovare una vita riuscita. Cristo vuole questo, lo vuole per ciascuno di noi, vuole che l’uomo si autorealizzi, con la grazia di Dio. La grazia ci è data proprio per realizzare la nostra personalità umana e cristiana. Allora la chiamata cristiana è la chiamata a collaborare con la grazia di Cristo. Io auguro a tutti, a quelli che sono chiamati ad essere sposi di fon dare una famiglia, a quelli che sono chiamati ad essere sacerdoti, religiosi, religiose a collaborare bene con la grazia della loro vocazione. Poi ci sono però tante altre strade, diciamo professionali. La professione è anche una vocazione: essere medico è una vocazione; essere maestro è una vocazione; essere avvocato è una professione certamente ma è anche allo stesso tempo una vocazione per il cri stiano. Ecco la vocazione fondamentale, la vocazione cristiana che proviene dal battesimo viene poi qualificata con le diverse vocazioni particolari, anche a seconda delle diverse professioni. Io credo che in questa parrocchia i giovani si preparano a vivere i diversi impegni che si presentano. A volte si tratta di impegni lungimiranti, belli, gentili come per esempio l’impegno di aiutare i paesi del Terzo Mondo; l’impegno per la pace; quello per i nostri fratelli bisognosi, per gli ammalati. Ecco è questo il «campo» del cuore umano, il campo della nostra personalità umana. Questo «campo» deve essere ben coltivato con la grazia di Dio, con la grazia di Cristo perché possa portare i frutti.

Vi auguro di proseguire bene in questa parrocchia ancora giova ne, portare avanti in questa parrocchia la vostra comunità giovanile. E con voi portate avanti tutta la parrocchia perché possiamo dire che voi siete il futuro della vostra parrocchia.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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