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VISITA PASTORALE A CIVITAVECCHIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTTADINANZA

Giovedì, 19 marzo 1987

 

Signor Ministro,
Signor Sindaco,
Fratelli e Sorelle
.

1. Porgo il mio cordiale saluto a tutti voi, abitanti di questa antica e cara città, a quanti son venuti dai dintorni per partecipare al nostro fraterno incontro, e a tutti quelli che sono spiritualmente presenti attraverso il collegamento della radio e della televisione.

Ringrazio il signor Ministro e il signor Sindaco per le sincere parole che mi hanno rivolte, e per le nobili considerazioni sviluppate nei loro discorsi di saluto. Sono lieto di trovarmi oggi in una città di mare legata da sempre alla storia di Roma, in mezzo ad una popolazione che conserva nel cuore il dono del Vangelo e lo sa custodire tra le vicende della storia e le traversie della vita, e che è animata dalla volontà di costruirsi un futuro degno del glorioso passato.

La mia visita è rivolta innanzitutto al mondo del lavoro, ma vuole estendersi all’intera diocesi, alle molteplici forze vive che vi operano per portare a tutte una parola di incoraggiamento e l’invito ad avere fiducia nella capacità che il Vangelo possiede di trasformare e salvare anche il mondo di oggi.

Cari fratelli e sorelle, sono qui come successore di Pietro, pescatore di Galilea, trasformato dal divin Maestro in capo degli apostoli, ed il mio vivo desiderio è di confermarvi nella fede che il Figlio stesso di Dio è venuto a portare sulla terra, è di dirvi che le verità di Dio sono verità indispensabili a ogni persona umana che voglia ritrovare se stessa e costruire il proprio avvenire senza rischi.

Il vostro passato bimillenario, che è tutta una storia di rinascite, deve essere per voi motivo di costante riflessione perché le difficoltà dell’oggi, che sono sempre superabili, non costituiscano occasione non di cedimento alla sfiducia, ma stimolo ad andare avanti con ottimismo e perseveranza.

2. La vostra città nacque col nome di Centocelle per via delle molte insenature naturali sparse lungo la costa rocciosa, dove trovavano sicuro approdo le triremi romane; essa poi si sviluppò lentamente in porto di Roma, con l’opera dei celebri maestri dell’epoca di Traiano, e, nei secoli seguenti, si trasformò in fortezza alla cui strutturazione collaborarono molti grandi architetti del Rinascimento. Una città aperta e insieme solida, come tutte le città marinare, ma anche, appunto per questo, esposta lungo il corso del tempo agli assalti di quanti cercavano d’impossessarsene per puntare su Roma. La storia di Civitavecchia conobbe periodi tragici ed eroici. Al declinare dell’Impero Romano, essa fece fronte all’assedio dei Goti; nel Medio Evo conobbe le devastazioni dei Saraceni, dopo una strenua resistenza; nell’ultimo conflitto mondiale ha provato il massiccio bombardamento aereo del 3 agosto 1943, che provocò duemila vittime e vaste distruzioni di edifici. Una città che ha sofferto, dunque, ma che ha saputo soffrire con dignità. In questo quadro storico, risplende di particolare fulgore il posto che vi tenne la fede cristiana. Essa fu qui ricevuta fin dai primordi del Vangelo, ed è stata sempre per i vostri padri sorgente di energie, di speranza e di rinascita. Per questa fede son morti, nel periodo delle persecuzioni romane, tanti concittadini, che nel corso dei secoli sono stati per i vostri antenati modelli e intercessori.

3. Cari fratelli e sorelle, i vostri antenati che sopravvissero alla distruzione operata dai Saraceni nel secolo IX, vollero ricostruirne sull’area della primitiva città un’altra, quella del nome attuale, quasi a significare che il presente deve collegarsi al passato per preparare il futuro. Al pur nobile lavoro dei campi essi preferiscono il ritorno sul mare, dove da sempre avevano trovato sostentamento. E così l’antico agglomerato risorse dalle rovine come città murata, e alla sua costruzione contribuì il genio di colui che nel cielo di Roma ha innalzato la cupola di San Pietro. Da allora il mondo del lavoro è vissuto in gran parte attorno al porto, militare e civile. Nel dopo guerra si sono creati impianti industriali, le centrali termoelettriche ad alta densità di produzione di energia, ed altri tipi di attività lavorativa. Tuttavia, c’è anche il rovescio della medaglia. Lo so bene. Lo sviluppo è risultato contenuto; l’industrializzazione non ha avuto l’incremento da voi atteso; alcuni cantieri chiudono i battenti. I giovani trovano difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. La disoccupazione rappresenta un fenomeno crescente. E, con la disoccupazione, si manifestano in misura preoccupante i molteplici mali che il disimpegno e l’avvilimento per loro natura alimentano.

4. Nonostante tutto, però, voi avete tanti motivi di speranza e di fiducia per il domani. Ebbene, fate appello alla vostra tradizione per rinascere ancora una volta, e costruire ancora una volta, e costruire con slancio rinnovato il nuovo sull’antico. Civitavecchia è una città ordinata, aliena dalla violenza. La famiglia è fondamentalmente sana. La religione è sentita, vive nella profondità del cuore, nonostante l’ambiente secolarizzato. Desidero perciò esortare i credenti ad adoperarsi per un risveglio di fede, nel quale sta la promessa di una autentica rinascita sociale. Rimanete ancorati al valore ed al senso della famiglia, al rispetto della persona umana in qualunque momento della sua esistenza. Vi saluto ancora tutti di cuore e vi benedico.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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