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VISITA PASTORALE A CIVITAVECCHIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
CARCERATI
Giovedì, 19 marzo 1987
Carissimi fratelli.
1. Anche a voi si rivolge la visita, che compio in questa antica città, e perciò
sono lieto di porgere a ciascuno di voi il mio saluto più cordiale. Sono venuto
qui, nel luogo della vostra sofferenza e della vostra attesa, per manifestarvi
l’affetto e la sollecitudine della Chiesa, che si ricorda sempre di voi, per voi
prega e di voi si interessa.
Saluto le autorità presenti, e ringrazio quanti hanno reso possibile questo
incontro.
Coloro che scontano una pena - nonostante tutto ciò che può essere avvenuto - (e
non di rado si tratta di persone più sfortunate che colpevoli), devono essere
capite ed amate come fratelli. Di qui si comprende il valore e lo stimolo della
parola di Gesù: “Ero carcerato e siete venuti a visitarmi . . . Ogni volta che
avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete
fatto a me” (Mt 25, 36.40).
La fede cristiana fa scaturire in ogni luogo sorgenti di grazia divina, e
trasforma ciò che prima era colpa e pena in possibilità di merito e di salvezza.
Vorrei che la mia visita possa portare serenità ai vostri animi e spingere ogni
comunità ecclesiale a percepire la vostra presenza, a visitarvi, ad aiutarvi e
soprattutto - quando uscirete da qui - ad accogliervi e ad inserirvi nuovamente
nella compagine sociale. Vi assicuro il ricordo nella preghiera e nella santa
Messa, affinché il Signore sostenga voi e le vostre famiglie, vi dia forza
spirituale e speranza. Il Signore ispiri inoltre coloro che hanno cura di voi,
nelle varie mansioni che occupano, affinché la malinconia e la tristezza,
dolorose compagne della vostra vita, trovino un balsamo e un refrigerio nel
senso dell’amicizia e della reciproca comprensione.
2. Colgo l’occasione per esprimere anche il mio apprezzamento per quanto è stato
compiuto per migliorare la realtà carceraria. Molti pregiudizi del passato sono
caduti e la concezione tradizionale della carcerazione è stata sostituita da una
visione più umana, più personalistica, più costruttiva. La legislazione si è
fatta più attenta e più sensibile, operando modifiche molto importanti, tra le
quali una più adeguata assistenza sanitaria, psicologica, culturale, religiosa;
la possibilità di lavoro; l’applicazione di pene alternative da scontare in
comunità integrative; il progressivo reinserimento nel tessuto organico della
società. Si tratta di iniziative valide, affinché la pena non sia solo punitiva
o risarcitiva, ma diventi fondamentalmente redentiva, per un autentico riscatto
morale e civile.
La Chiesa incoraggia ogni sforzo di miglioramento e di umanizzazione ed esorta i
responsabili della giustizia ad una profonda e costante sensibilità.
3. Tuttavia, voi, cari fratelli, che dovete ancora rimanere tra queste pareti,
sentite il peso, e talvolta l’angoscia, della vostra condizione. Ed è perciò a
voi in particolare che voglio ricordare le consolazioni, che la fede cristiana
dà a tutti, perché tutti, in qualsiasi situazione ci troviamo, abbiamo
estremamente bisogno di consolazioni, non solo terrene e labili, ma sicure ed
eterne.
La prima consolazione è la certezza che Dio è amore, è misericordia e perdono,
perché è Padre! È questa la prima e suprema verità che Gesù ha rivelato “Dio ha
tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito . . . Dio non ha mandato il
figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo
di lui” (Gv 3, 16-17). Cristo è venuto per assicurarci l’amore di Dio e
per darci il suo perdono: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i
malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Lc 5,
31); “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per
novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 7).
Qualunque colpa sia stata commessa, se si è veramente pentiti, e si ha il
proposito di non più trasgredire la volontà di Dio, egli perdona, cancella ogni
peccato, ridona la sua grazia e la sua amicizia: “Dio ha mandato il suo figlio
nel mondo, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui” (1 Gv 4, 9). La
più grande e preziosa consolazione è la certezza dell’amicizia di colui che ci
ha creati per amore e che non abbandona nessuno. Il cristiano poi sa che
mediante il sacramento della penitenza, il sacerdote, che impersona Cristo
stesso, dona la grazia e la sicurezza del perdono di Dio.
Una seconda consolazione proviene dalla certezza che ognuno di noi ha il suo
posto e la sua missione da compiere nel disegno della Provvidenza. Certamente il
piano della Provvidenza, nell’economia generale della “storia della salvezza”, a
noi risulta insondabile: i destini delle singole persone sono misteriosi, e ci
sono delle esistenze molto tribolate e angustiate. E tuttavia la ragione e la
fede affermano che nulla e nessuno sfugge all’Altissimo, il quale tutto segue,
sostiene e dirige pur rispettando la libertà dell’uomo. Ci troviamo
indubbiamente in un immenso mistero; sappiamo però che abbiamo una missione da
compiere e che Dio permette il male solo per raggiungere un bene più grande e
una felicità più completa: ognuno, se vuole, può essere una nota armoniosa della
sinfonia celeste ed eterna.
Infine, un’ultima concreta e soave consolazione è la possibilità di compiere il
bene, di amare, di rendersi utili, di impegnarsi in un lavoro o in una mansione
con generosità e con altruismo, di trasformare la propria vita in dono, in
espressione di bontà, in ansia di carità. Infatti, quale gioia profonda si sente
quando in noi ha vinto la bontà e siamo riusciti ad essere pazienti, generosi,
sereni! Queste sono le grandi e sicure consolazioni, che vengono dalla fede
cristiana, e che io auspico per voi, esortandovi alla confidenza in Dio ed alla
preghiera!
4. Carissimi!
L’ultima visita di un Papa a Civitavecchia fu quella compiuta da Pio IX, di
venerata memoria, che il 26 ottobre 1868 visitò anche questo edificio, allora
appena ultimato. Sapete che Pio IX era grandemente devoto di san Giuseppe, di
cui oggi celebriamo la festa: quel Papa, infatti, nel 1847 estese a tutta la
cristianità la solennità del suo patrocinio, e l’8 dicembre 1870 lo proclamò
patrono della Chiesa universale. Ebbene, seguendo le direttive del mio grande
predecessore, che un giorno fu qui, anch’io vi affido alla protezione amorevole
di san Giuseppe, uomo giusto per eccellenza, che con immenso amore custodi Gesù
Bambino e la Vergine santissima, sua Madre. Invocatelo anche voi! Sentite con
intima gioia la sua presenza consolante! San Giuseppe aiuti e sostenga voi e le
vostre famiglie!
E vi accompagni anche la mia benedizione, che con affetto imparto a tutti voi, e
volentieri estendo ai vostri cari.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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