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VISITA PASTORALE A CIVITAVECCHIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PORTUALI E AI PESCATORI
Giovedì, 19 marzo 1987
Cari fratelli e sorelle.
1. In questa mia visita a Civitavecchia, non poteva mancare un incontro con voi,
portuali, pescatori e marittimi, rappresentanti di una parte tanto attiva della
città, che sorge a specchio del mare Tirreno e che fin dall’antichità ha goduto
di un porto monumentale, destinato ad assicurarle attraverso i secoli un
crescente sviluppo commerciale, economico e culturale nei rapporti con i popoli
dell’intero bacino del Mediterraneo.
Esprimo il mio cordiale saluto a tutti voi, uomini del mare, e a quanti nella
capitaneria di porto, nelle ferrovie, nelle ditte di autotrasporto collaborano a
diverso titolo con i portuali. Saluto, in particolare, tutte le autorità civili
e militari che assicurano la propria assistenza a favore dei passeggeri, degli
emigrati, degli ormeggiatori e di quanti fanno a loro ricorso. A tutti rivolgo
il mio pensiero insieme con l’attestato del sincero apprezzamento per la
preziosa attività portuale, svolta spesso con vero spirito di sacrificio.
A nessuno infatti sfuggono le particolari condizioni in cui vengono a trovarsi
coloro che si imbarcano per lungo tempo: sono note le difficoltà a cui vanno
incontro a causa dei periodici distacchi dai propri familiari e dei rischi a cui
li espongono le incognite del mare.
Ma non sfuggono neppure gli aspetti affascinanti della vita del mare, che offre
a chi viaggia sulle navi possibilità di sempre nuove conoscenze ed amicizie, di
incontri con città marinare ricche di storia e di arte, di meravigliose visioni
di distese infinite e di orizzonti suggestivi; visioni, incontri, contatti che
spezzano il cerchio di una mentalità ristretta ed insegnano a conoscere e ad
amare l’uomo e la sua vicenda spirituale.
2. Desidero attirare la vostra riflessione sull’importanza della vostra
attività, che tanto contribuisce allo sviluppo economico e al progresso civile
della nazione.
La funzione di ciascuno di voi, nell’ambito della propria specializzazione e
competenza, è diretta infatti al bene comune. L’operatore portuale esprime un
rapporto che trascende l’ambito ristretto di una circoscrizione territoriale e
si allarga al più vasto orizzonte di persone e cose provenienti dai luoghi più
diversi. E un rapporto che, mentre tende al miglioramento delle condizioni di
vita di quanti lo vivono, ne promuove al tempo stesso la crescita umana,
ampliandone le conoscenze grazie all’impatto con realtà sempre nuove. Si rivela
così, in modo particolarmente chiaro, l’incidenza che ogni lavoro ha sulla
maturazione dell’uomo. Il lavoro infatti produce non solo ricchezze materiali,
esterne all’uomo, ma anche ricchezze spirituali, a lui interiori, quali la
solidarietà, l’amicizia e la fratellanza. Se concepito così, il lavoro fa
superare la concezione pragmatica del progresso, come beneficio immediato di chi
lo compie, e lo configura come servizio ad ogni uomo e come promozione della sua
dignità.
Voi, portuali, siete protagonisti responsabili di collegamenti internazionali
che, ancora oggi, nonostante i progressi della tecnologia e della scienza,
privilegiano il mare, nel quale ritrovano echi di tradizione e di glorie mai
dimenticate, ma che anzi continuano ad essere un punto preciso di richiamo e di
riferimento.
La presenza in un porto, unico nella sua fattispecie, attira l’interesse della
Chiesa, perché essendo espressione e strumento di comunicazione tra i popoli,
favorisce la realizzazione di quell’anelito di amore e di fraternità nell’unità
dei cuori e delle intelligenze, che costituisce una componente essenziale della
sua missione.
3. Quando il mio predecessore Sisto IV decise e programmò la ristrutturazione e
l’ammodernamento, adeguato per quei tempi, di questo porto monumentale, la cui
prima costruzione risale a Traiano, era mosso da grandi finalità di benessere e
di civiltà.
Sono finalità che, nelle loro implicazioni morali, culturali e religiose -
sebbene si manifestino oggi in maniera diversa per le mutate condizioni di tempo
e spazio - restano tuttora valide.
In tale visuale il vostro impegno non può non svilupparsi in maniera coerente e
armonica, e non può soprattutto non determinare un auspicato ampliamento e
miglioramento dei rapporti sociali ad ogni livello, alla luce degli insegnamenti
lasciatici da Cristo e fatti propri nel tempo dalla Chiesa.
4. Voi che solcate le onde del mare, guardate agli apostoli, parte dei quali
furono pescatori. La loro vita e la loro vicenda sul lago richiama la vita e la
vicenda degli uomini del mare di ogni tempo. Ascoltiamo l’evangelista Matteo:
“Essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco
scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle
onde; ed egli dormiva. Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo:
“Salvaci Signore, siamo perduti!”. Ed egli disse loro: “Perché avete paura,
uomini di poca fede?”. Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una
grande bonaccia” (Mt 8, 23-26). Un altro episodio evangelico ci presenta
Gesù che, camminando sulle acque del medesimo lago, raggiunge i suoi discepoli
in difficoltà per il vento contrario e dice loro: “Coraggio sono io, non abbiate
paura” (Mt 14, 27). E subito il vento cessò.
Cari fratelli, queste parole del Signore siano anche per voi motivo di fiducia e
di incoraggiamento nelle difficoltà e nei momenti bui; siano garanzia della
continua assistenza, che egli non fa mancare a chi si rivolge a lui con fiducia:
a lui che ha la chiave di tutti gli enigmi del cuore umano e che dà il senso
ultimo ad ogni azione. Se, come gli apostoli, avrete con voi Gesù nella rotta
della vita, non avrete a temere né tempeste, né venti contrari. L’immagine della
barca è simbolo della Chiesa nel mondo. Sant’Agostino, di cui quest’anno
ricordiamo il 16° centenario del battesimo, nei suoi viaggi da e per l’Africa
solcò il mare e, da grande pensatore che egli era, non mancò di esprimere in
proposito una riflessione spirituale: “Noi siamo dei naviganti, quando guardiamo
le onde e le tempeste di questo mondo terreno. Ma noi non affondiamo, perché
siamo portati dal legno della croce” (S. Augustini, Tract. in Io. 27,7).
La Chiesa è questo legno di salvezza che vi assicura la traversata e il Cristo è
il porto sicuro, è il faro che orienta ed illumina la vostra navigazione.
A chi viaggia sul mare occorre anche una bussola, altrimenti smarrisce la rotta:
la Vergine santissima, tanto venerata a Civitavecchia, sia la vostra bussola,
ella che è la Stella del mare.
Su voi invoco anche la protezione di santa Fermina vergine e martire, la cui
effigie, a testimonianza di affetto e di fede, quest’oggi avete recato qui nel
porto, perché essa protegga e aiuti, tutti voi che operate nel settore
marittimo.
La sua intercessione presso nostro Signore Gesù Cristo e la Madonna santissima
ottenga che, unitamente alle vostre famiglie qui convenute, possiate godere
sempre dei doni della serenità, della pace e dell’amore.
Vi accompagni la mia benedizione.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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