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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PELLEGRINAGGIO DELL'OPERA FEDERATIVA
TRASPORTO AMMALATI A LOURDES (OFTAL)

Sabato, 21 marzo 1987

 

Carissimi!

1. Con profonda intensità di sentimenti vi accolgo in questa udienza, e porgo il mio affettuoso saluto a voi, malati e sofferenti, ai Vescovi e ai dirigenti dell’OFTAL che hanno organizzato l’incontro, ai medici, alle dame, ai barellieri che vi accompagnano.

La commozione è il primo sentimento che sorge spontaneo, perché incontrare coloro che soffrono è sempre un momento che colpisce; turba, rende consci della propria impotenza nel ridare, come pur si vorrebbe, salute e prosperità!

Ma a questo si aggiunge il sentimento della riconoscenza, perché voi accettate con fede e con amore, con rassegnazione e con coraggio, la vostra condizione di malattia, pur lottando contro il male con l’aiuto dei medici e della scienza e pur invocando la guarigione, ma sempre fiduciosi nella bontà del Signore che non abbandona, gli offrite le vostre sofferenze per la Chiesa, per il Papa, e ora in modo particolare per il buon esito dell’Anno Mariano e per il prossimo Sinodo dei Vescovi.

Vi ringrazio perciò non solo per la vostra visita, indice della vostra fede cristiana e del vostro affetto per me, ma proprio per questa vostra spiritualità, che trasforma la vostra vita in mistica unione con Dio e in autentico ed efficace apostolato. Siate certi che sempre vi accompagno con la mia preghiera, nonché nel ricordo della santa Messa.

2. In realtà dando uno sguardo panoramico alla società attuale ed alla vita della Chiesa, si vede facilmente quanto grandi siano i bisogni spirituali degli uomini d’oggi, e si sente sempre più la necessità di confidare nella potenza e nella misericordia di Dio. Si sente il bisogno di pregare e di soffrire, con fede e con amore, affinché il Signore, che è Padre e Provvidenza, illumini l’umanità e la guidi verso quella verità e quella salvezza eterna, per cui unicamente siamo stati creati.

Voi, che soffrite, e voi pure, che siete così vicini al dolore, potete maggiormente comprendere come, in realtà tutta la storia umana faccia perno sul Calvario, dove muore crocifisso Gesù Cristo, il Figlio di Dio, per la redenzione del mondo.

Tutta la scienza umana, con le sue scoperte e la sua tecnica, e tutta l’intelligenza, con le sue capacità organizzative e le sue risorse inventive, fanno certamente progredire la società, ma non eliminano mai il Calvario, perché il pellegrinaggio terreno dell’uomo è una ricerca dell’Assoluto, in un perenne anelito di ciò che lo trascende. È perciò necessario pregare affinché la luce divina si irradi sulle intelligenze e scuota gli animi, per elevarli alla prospettiva delle verità eterne e delle ricchezze della grazia. Il messaggio di Lourdes, che voi raggiungete sovente con i vostri pellegrinaggi mariani, è proprio il messaggio del “dolore salvifico”, come ho cercato di esporre nella mia enciclica Salvifici Doloris. Lo comprese perfettamente la veggente Bernardetta, e da allora l’hanno compreso folle incalcolabili di sofferenti, che si sono recati alla Grotta di Massabielle per ottenere luce, conforto, sostegno, serenità nel dolore, accanto a Maria, con Cristo crocifisso.

Meditando sul dramma della storia umana e sul mistero della croce, si comprende che il Calvario è insopprimibile nel disegno della creazione e della redenzione: Dio vuole il nostro amore, e la dimostrazione dell’amore sta nella fede; ma non si dà amore senza dolore!

Guardate perciò a Cristo crocifisso, insieme con Maria santissima, per sentire nei vostri cuori l’importanza e la grandezza della vostra sofferenza! E così pure tutti coloro che negli ospedali, nelle cliniche, nei gerontocomi, sono vicini ai malati ed agli anziani, usino sempre bontà, pazienza, comprensione, generosità, sollecitudine verso i fratelli sofferenti, perché un misterioso e sublime disegno divino si sta compiendo nella storia, e tutti ne siamo protagonisti e responsabili.

3. Carissimi!

Siamo nel mese di marzo, consacrato a san Giuseppe, il custode di Gesù e di Maria, il patrono della Chiesa universale, il protettore della nostra buona morte; colui che il Vangelo definisce “uomo giusto” (Mt 1, 19). Egli, di fronte agli avvenimenti straordinari che succedevano in Maria, sua sposa, e poi nella vita di Gesù, si mantenne sempre in umile silenzio e in attesa fiduciosa: il silenzio di fronte al mistero!

San Giuseppe ispiri anche voi a rimanere sempre in un abbandono umile, devoto, confidente davanti alla realtà della sofferenza e al mistero della croce! Pregatelo sempre con grande fervore, insieme a Maria santissima, la Vergine di Lourdes! Imitate i suoi esempi!

E vi sia di aiuto e conforto anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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