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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE SEZIONI FEMMINILI DELLA CROCE ROSSA ITALIANA

Lunedì, 23 marzo 1987

 

Sono lieto di accogliere in questa speciale udienza le Presidenti delle sezioni femminili della Croce Rossa Italiana, guidate dalla Presidente Nazionale.

Conosco le virtù umane e civili che animano il vostro sodalizio, la tenacia con cui sapete impegnarvi in opere umanitarie, l’intelligenza e la laboriosità con cui affrontate situazioni di necessità e di bisogno, con realismo e spirito di solidarietà. Desidero perciò esprimervi il mio compiacimento riconoscente per la comprensione che dimostrate in tante circostanze, ed oggi, soprattutto, verso alcuni casi di singolare urgenza che riguardano interi gruppi umani, profondamente provati da condizioni davvero tragiche e pietose.

Desidero ringraziarvi, a nome di tutte le persone che assistete, mentre mi è gradito considerare che tale comprensione verso il misero e l’affamato, unita al desiderio di soccorso, ha una radice ben fondata nella scuola di Cristo. Egli ci ha insegnato a servire l’uomo con atteggiamenti di rigorosa e serena disponibilità proprio perché ogni uomo è nostro fratello, mentre nel povero è presente lo stesso nostro Signore. Vi invito, pertanto, ad avere sempre davanti agli occhi il modello di vita suggerito da Gesù maestro. Egli ci ha detto chiaramente di amare il prossimo come noi stessi, e ci ha ammonito: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7, 12). Cristo, dimostrando l’infinita grandezza della sua carità proprio con la morte di croce, sostiene ogni nostro proposito di impegnarci verso chi soffre o è afflitto da sventura.

Vi esorto a moltiplicare gli spazi della vostra carità per sostenere la speranza di coloro ai quali rivolgete le vostre cure in circostanze di maggiore calamità. Spesso, come sapete, in presenza di necessità urgenti, oltre ai problemi che siamo soliti chiamare di prima necessità, emerge imperiosa l’urgenza di sostenere la speranza di intere popolazioni, ridotte in miseria e che hanno bisogno di rinascere. Vorrei suggerirvi di ricordare costantemente il bisogno che molti poveri hanno di recuperare questa speranza per una effettiva rinascita. Rinascere vuol dire consentire ai popoli di rifare se stessi, di recuperare, oltre la sventura, la propria identità ed il proprio vanto culturale, di ritrovare la fiducia nei propri propositi e programmi sociali. La speranza di rinascere è, una vera forza, che permette alle energie interiori dello spirito, compromesse dall’indigenza, di rinvigorirsi. Salvate dalla disperazione chi ha perduto tutto, affinché venga bandita la pigrizia imbelle e stanca e sia abbandonato ogni fatalismo opaco e scoraggiante. La forza dello spirito, confortata dalla carità e dalla solidarietà, superi i sentimenti della sconfitta e della passività.

Con questi sentimenti auspico un costante e fervido incremento delle vostre iniziative, mentre invoco dal Signore ogni sostegno alle vostre opere ed a tutte voi, ai vostri assistiti ed alle persone care, imparto volentieri la mia benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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