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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA
CONFEDERAZIONE ITALIANA CONSULTORI FAMILIARI DI ISPIRAZIONE CRISTIANA
Sabato, 28 marzo 1987
1. Sono lieto di accogliere oggi, in questa speciale udienza, i partecipanti del
Convegno Nazionale della Confederazione Italiana Consultori Familiari di
Ispirazione Cristiana.
Saluto cordialmente la Presidente, Onorevole Ines Boffardi, il Consulente Ecclesiastico Monsignor Dionigi Tettamanzi, mentre porgo
il mio benvenuto a tutti i presenti ed in modo particolare a coloro che con le
relazioni e le comunicazioni hanno arricchito e reso più interessante questo
incontro.
Esprimo anzitutto il mio compiacimento per la vostra confederazione,
che nell’intento di approfondire lo studio dei problemi e degli impegni dei
consultori di ispirazione cristiana, ha voluto affrontare quest’anno il tema del
rapporto tra famiglie ed anziani. Argomento, questo, che interpella fortemente
la società moderna e che coglie nel segno alcune questioni acute ed urgenti.
La
popolazione anziana, come è noto, si avvia a raggiungere livelli inconsueti ed
elevati rispetto al totale della popolazione. Oggi si vive più a lungo, perché
il progresso terapeutico ha consentito un più efficace processo di difesa della
salute, aumentando la media comune della vita umana. Ma, in concomitanza con
questo fatto positivo è avvenuta una preoccupante recessione dell’incremento
delle nascite, e ciò prospetta nel futuro una società che non ha rinnovamento,
mentre si riduce il numero delle persone attive. La nostra società è perciò
costretta a chiedersi con quali risorse ed in quali forme sarà possibile
promuovere ed assicurare un contributo efficace per una vera assistenza
dell’anziano, al fine di assicurargli una dignitosa e conveniente forma di vita,
corrispondente alla sua dignità, alle sue esigenze affettive, culturali e
sociali, evitando, per quanto è possibile, forme di assistenza anonime e di
massa.
2. L’incognita fondamentale è dunque la qualità degli anni di vita nella
condizione di anzianità; come fare in modo che essa non diventi sinonimo di
emarginazione sociale, di isolamento, di solitudine e di tristezza. Con giusto
senso dei valori, voi avete voluto attestare che il cardine per la risoluzione
umanamente positiva e soddisfacente di questo problema è la famiglia.
Ovviamente, dal punto di vista cristiano la famiglia per noi rappresenta
anzitutto un richiamo di carattere morale, che interpella la coscienza. Come non
ricordare, a questo punto, le parole significative della Bibbia? “Figlio,
soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche
se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno
vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a
sconto dei peccati” (Sir 3, 12-14).
Tale monito risulta oggi più urgente perché si nota che la famiglia, ridotta
come entità numerica, afflitta da problemi di abitazione, da condizioni
lavorative che non consentono rapporti sereni, tende a dissociare le relazioni
ed i servizi che le sono propri. Di qui l’aggravarsi della condizione degli
anziani e la propensione a cercare fuori dalla famiglia una sistemazione nelle
strutture pubbliche ed a carico della società.
Se, da una parte, tali forme di aiuto sono possibili ed in certi casi necessarie
ed auspicabili, tuttavia esse dovrebbero costituire sempre l’ultimo rifugio e
non dovrebbero mai costringere l’anziano all’abbandono dei normali rapporti col
gruppo familiare di origine. Solo la famiglia può far sì che l’anziano non sia
afflitto da quel vuoto affettivo che produce in lui il sentimento amaro della
propria inutilità e dell’assenza di significato della propria vita. Togliere
l’anziano dalla casa significa spesso operare un’ingiusta violenza.
3. La famiglia, invece, con il suo affetto può rendere accettabile, volontario,
operoso e sereno il momento prezioso della senilità. Anche nell’età più avanzata
l’animo può continuare ad affinarsi nel dialogo e nella partecipazione attiva e
solidale con tutte le vicende delle persone amate. L’esperienza si arricchisce e
si trasforma in comunione, mentre la sapienza dell’anziano può offrire saggi e
validi elementi di equilibrio nella valutazione di fatti e problemi.
L’esperienza dell’anziano si fa anche maestra di vita e di esempio. È proprio
l’approssimarsi del compimento dell’esistenza che induce a prendere maggiormente
sul serio la propria missione e a non dimenticare il posto che in essa occupa
Dio.
Né va sottovalutata la disponibilità dell’anziano al dialogo educativo con i più
piccoli, la sua possibilità di trasmettere alle giovani generazioni il credo
religioso, veicolo delle verità teologiche ed etiche della nostra cultura
cristiana. Con la parola e con la vita l’anziano testimonia la serietà e lo
splendore di una fede vissuta, nel dialogo con Dio, nel rispetto dei valori
della sua legge, e può essere per le giovani generazioni maestro e modello di
preghiera.
Ci sono, dunque, nell’anziano delle risorse che vanno poste nel debito valore e
di cui la famiglia può usufruire per non impoverirsi, qualora fossero disattese
o dimenticate. Noi dobbiamo desiderare che la preghiera dell’anziano riempia la
casa, che la sua straordinaria capacità di evangelizzazione sia una forza per la
saldezza degli affetti, un orientamento per i valori fondamentali
dell’esistenza.
Con questi pensieri affido alla protezione della Vergine i vostri propositi ed i
vostri impegni, insieme con tutta l’attività della Confederazione dei Consultori
Familiari, mentre a tutti voi qui presenti ed alle persone che seguono la vostra
opera volentieri imparto la mia benedizione.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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