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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AL XXII
CAPITOLO GENERALE DELLE SUORE DI MARIA BAMBINA
Lunedì, 30 marzo 1987
Carissime Suore di Maria Bambina!
1. Sono lieto di accogliervi in questa udienza
speciale, che avviene durante il XXII capitolo generale della vostra
congregazione; rivolgo il mio cordiale e riconoscente saluto a suor Angela Maria
Campanile, che per tanti anni ha retto l’istituto con fervorosa dedizione, alla
nuova Superiora Generale, madre Costantina Kersbamer, a voi, suore capitolari,
ed estendo il mio pensiero a tutte le consorelle, che in numero di circa
settemila esercitano la carità di Cristo in sedici nazioni del mondo,
specialmente in Italia.
Il presente capitolo generale aveva come tema e come
obiettivo principale l’incremento del senso apostolico e della prossimità verso
i più bisognosi nel momento presente in cui la Chiesa si chiede come
evangelizzare il mondo d’oggi. Con l’aiuto del Signore e con l’impegno delle
vostre intelligenze e volontà avete svolto i vostri lavori, al fine di elaborare
un progetto di formazione e di attività, che ispiri e diriga la congregazione e
ogni singola religiosa a realizzare sempre più concretamente il comandamento
dell’amore, a imitazione di Gesù redentore, in tutti i campi delle sofferenze e
delle necessità umane, in cui i più deboli e i più fragili sono anche i più
emarginati.
Vi esprimo il mio compiacimento per questo vostro rinnovato impegno
e per questo vostro ardente fervore di carità, sulle orme e con l’esempio delle
vostre sante fondatrici, la giovane suor Bartolomea Capitanio (1807-1833) e la
sua prima compagna, suor Vincenza Gerosa (1784-1847). Assicurando anche per voi
il ricordo nella preghiera, auspico di cuore che, dopo il capitolo generale,
tutte le vostre suore si sentano ancora più impegnate nell’esercizio delle opere
di misericordia corporale e spirituale a servizio della Chiesa e dell’intera
umanità.
2. Com’è noto, la caratteristica saliente della devozione di santa
Bartolomea Capitanio fu proprio l’amore a Maria Bambina. In una preghiera
rivolta alla Madonna, ella così scriveva: “Cara Bambina, per amore della vostra
infanzia donate anche a me una santa spirituale infanzia per cui a guisa dei
fanciulli io non abbia volontà, non abbia intelletto, desiderio, propensione che
per quello che vuole Iddio . . .”.
Tale devozione e spiritualità assunse nella
vostra congregazione una speciale configurazione sia nel 1842 quando il
simulacro di Maria Bambina entrava con voi nell’ospedale Ciceri di Milano, dove
le vostre consorelle iniziavano il servizio dei malati, sia soprattutto dopo la
guarigione prodigiosa della postulante Giulia Macario e di due altre suore.
Nell’ottobre del 1855 le suore della casa generalizia, raccolte in preghiera
davanti al simulacro, già riconoscevano la celeste sovranità di Maria Bambina
sull’istituto, e a lei si affidavano, offrendo a Maria tre chiavi d’argento,
unite con un anello d’oro: la chiave dei cuori, la chiave delle grazie e quella
del paradiso.
Nel ricordo della mia visita alla vostra casa generalizia a Milano
e al santuario annesso, al termine della visita ai luoghi legati a san Carlo Borromeo nel 1984, vorrei rinnovarvi l’esortazione a fare in modo che la vostra
spiritualità riceva quella caratteristica tonalità mariana che vi ha portate a
farvi comunemente chiamare dalla gente: le Suore di Maria Bambina (cf.
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/2 [1984] 1170).
Maria Bambina ci insegna
prima di tutto ad avere sempre totale fiducia nell’opera nascosta, ma reale ed
efficace della grazia divina. Chi mai a quel tempo avrebbe potuto immaginare che
quella piccola ed umile Bambina, uguale a tutte le altre fanciulle di Nazaret,
era “piena di grazia”, fin dal primo istante della concezione, esente dal
“peccato originale”; era “benedetta fra tutte le donne”, perché scelta da Dio
per essere poi madre sempre vergine del Redentore Gesù; e sarebbe diventata la
Regina del cielo e della terra, invocata da tutte le generazioni. Dio agisce nel
mistero, e perciò nel nascondimento e nell’oscurità; ma è sempre attivo. E
questa verità ci conforta e ci stimola, specialmente quando l’apparenza della
situazione sociale e tanti avvenimenti sconvolgenti ci possono sconcertare.
Bisogna avere sempre il coraggio della fiducia e dell’amore, convinti che il
bene rimane e porta frutto e che la carità opera per l’eternità.
Maria Bambina
insegna poi ad avere il senso dell’umiltà e della piccolezza davanti a Dio,
insegna ad essere obbedienti e docili. Talvolta l’ubbidienza è una vera croce,
pesante e martoriante; eppure solo con l’ubbidienza si costruisce veramente,
nell’unità e nella carità. Si può cantare il “Magnificat” con Maria solo se si
accetta di rimanere con lei sotto la croce.
3. Nella notte tra il 15 e il 16
agosto del 1943 un terribile bombardamento effettuato su Milano distruggeva
anche la vostra casa generalizia e il santuario. Fortunatamente madre Angiolina
Reali aveva provveduto nel febbraio antecedente a trasportare il simulacro di
Maria Bambina in un paese vicino a Lecco, e così nell’immane distruzione fu
salvato, né vi fu alcuna vittima fra le suore.
Il Cardinale Schuster, che andò a
pregare sui ruderi, scrisse in seguito alla Madre Superiora questo pensiero, che
vi lascio come ricordo e programma:
“Il Signore ha due tempi e tre giornate. C’è
il tempo di distruggere e quello di riedificare. Tra questi ce n’è un terzo, in
mezzo, come il Sabato Santo tra la Parasceve e la Pasqua. Ora bisogna saper
attendere con fede e serenità il tempo di riedificare, come Maria il Sabato
Santo attese con fiducia l’aurora della Domenica”.
Sembra che questa vicenda si rinnovi continuamente e perciò impegnatevi sempre con
fede e con serenità, in continua attesa della riedificazione che Dio opera nelle
anime, nella prospettiva dell’eternità.
Con questi voti, accompagni voi e tutte le vostre consorelle la mia benedizione,
che di gran cuore vi imparto.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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