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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI RELIGIOSI «FATEBENEFRATELLI» E AI «CAMILLIANI»

Sala del Concistoro - Giovedì, 7 maggio 1987

 

Carissimi religiosi “Fatebenefratelli” e “Camilliani”!

1. Sono molto lieto di accogliervi insieme in questa udienza a voi riservata e con viva cordialità porgo a tutti il mio saluto, rivolgendo un particolare pensiero ai Superiori Generali, fratel Pierluigi Marchesi e padre Calisto Vendrame, che hanno promosso il Convegno Europeo sulla “Presenza e missione nel mondo della salute”. Estendo il mio saluto affettuoso e beneaugurante anche ai vostri confratelli sparsi in Italia e nel mondo, come pure alle religiose che partecipano del vostro carisma e del vostro apostolato. Saluto anche il caro Monsignor Fiorenzo Angelini, Pro-Presidente della Pontificia Commissione per la Pastorale degli Operatori Sanitari.

L’occasione di questo incontro abbinato dei due ordini religiosi è davvero significativa e singolare: la commemorazione del primo centenario della proclamazione dei vostri fondatori, san Camillo de Lellis e san Giovanni di Dio, a patroni degli ospedali e degli infermi da parte del mio predecessore Leone XIII. Avete voluto sottolineare tale circostanza riunendovi in un convegno di vaste proporzioni, per interrogarvi sul significato e sulla presenza dei vostri due istituti nel mondo attuale e per delineare un programma pastorale nella prospettiva del futuro.

Da parte mia vi esprimo, innanzi tutto, il mio compiacimento per questa iniziativa così confacente alle necessità dei nostri tempi, che esigono sempre maggiore comunione e collaborazione tra quanti hanno la fortuna di credere in Cristo, e tanto più tra coloro che sono a lui consacrati. Desidero poi assicurarvi della mia partecipazione ai vostri problemi ed alle vostre preoccupazioni circa l’attività tipica dei vostri ordini riguardo ai malati ed ai luoghi di cura della salute.

2. I tempi, in cui siamo stati chiamati a vivere, hanno portato alla ribalta molteplici questioni, che devono essere affrontate con serenità e coraggio, senza mai venir meno agli ideali cristiani, che sono fondamento della nostra vita, ed anche ai carismi propri dei vostri ordini. La pastorale negli ospedali si è fatta più difficile ed esige preparazione e qualità specifiche; il volontariato è una realtà certamente positiva, che importa però capacità di valutazione, di orientamento e di organizzazione; i rapporti con le Chiese locali, con i comitati etici, con il consiglio pastorale all’interno dell’ospedale, con gli operatori sanitari, impongono una attenta e costante volontà di ascolto e di servizio; soprattutto l’impegno di umanizzare i luoghi della sofferenza e di sostenere chi, nella società del benessere e del consumo, e colpito dalla malattia e dal timore della morte, richiede grande carità, pazienza, donazione. In questa luce vi esorto, cari religiosi, ad aprirvi sempre più ai vostri collaboratori laici, suscitando in essi il desiderio di un rapporto che vada al di là del semplice ambito professionale per elevarvi ad una partecipazione alla vostra dimensione apostolica.

Comprendo pienamente le vostre ansie pastorali, e vi sono spiritualmente vicino con la mia stima, il mio incoraggiamento, la mia preghiera, negli ospedali dove prestate servizio, accanto a tanti infermi, specialmente nelle nazioni più povere e bisognose.

Molte cose sono cambiate e, sotto numerosi aspetti sono cambiate decisamente in meglio, dal periodo in cui vissero i vostri santi fondatori; ma il carisma di san Giovanni di Dio e di san Camillo è rimasto e deve rimanere intatto in voi che ne siete i figli spirituali: quel carisma che fa vedere in ogni malato un fratello da amare e servire in Cristo e come Cristo, con quell’affetto - come scriveva san Camillo nelle Regole - che una madre amorevole sente verso il suo unico figlio infermo (Reg., XXVII) e con quell’ardore di carità che si sprigionava dal cuore di san Giovanni di Dio, e che si è concretizzato nel quarto voto della ospitalità.

Per merito dei due ordini sorti a breve distanza di tempo, una crociata di amore verso i sofferenti così concreta e così edificante si è diffusa nel mondo, che il 27 maggio 1886 Leone XIII con il Decreto “Inter Omnigenas Virtutes” dichiarò san Giovanni di Dio e san Camillo de Lellis patroni degli ospedali e degli infermi, ed in seguito, Pio XI con il Breve “Expedit Plane” li designò patroni degli infermieri, delle infermiere e delle loro associazioni.

3. Ora, dopo questo importante Convegno Europeo, dovete riprendere il vostro cammino. Alla luce degli esempi e degli insegnamenti dei vostri fondatori, dovete essere persuasi che, per realizzare la vostra missione, per umanizzare gli ospedali, per servire gli infermi nell’attuale società, per suscitare altre vocazioni nei vostri ordini, è necessaria sempre e soprattutto una profonda e convinta vita interiore. “Senza di me non potete fare nulla!” (Gv 15, 5).

L’uomo d’oggi ha bisogno della vostra testimonianza di persone fermamente credenti e consacrate a Dio! Molti oggi tendono a ridurre il Cristianesimo unicamente alla dimensione dell’amore del prossimo, dimenticando Dio, l’adorazione, la preghiera. È certamente importante essere sensibili alle responsabilità civili e caritative, che impone il Cristianesimo; ma non bisogna dimenticare il primo comandamento. Gesù ha dato la sua vita per la redenzione dell’umanità ed è stato contemporaneamente il primo e vero adoratore del Padre.

L’“uomo tecnologico”, che pone ogni sua fiducia ed ogni interesse nella scienza e nella tecnica per ottenere il massimo del benessere, si trova poi deluso ed amareggiato di fronte allo scacco fatale della malattia, della sofferenza morale, della morte inesorabile. L’“uomo tecnologico” diventa perciò l’“uomo solo”, perché affranto, minacciato, sconfitto. Il dolore fisico, unito a quello morale, diventa un “dolore esistenziale”, e apertamente o nascostamente si fa “dolore religioso”, suscitando i supremi interrogativi e la domanda di significato.

La solitudine dell’uomo moderno e la nostalgia di una risposta che dia senso all’esistenza sono per voi stimolo ad uno zelo pastorale sempre più ardente ed incisivo. Apprezzo quanto fate per curare i malati e per umanizzare gli ospedali e lo sforzo che vi anima nell’aiutare gli infermi e gli operatori sanitari ad acquistare o a recuperare con serenità il senso religioso della vicenda umana, che, avvolta com’è nel mistero della Provvidenza, annovera anche i momenti della sofferenza quale richiamo dell’Assoluto ed è necessariamente avviata verso la realtà trascendente ed eterna, al di là del tempo e della storia. I malati hanno bisogno di esperti, che diano fiducia, speranza, conforto e sostegno. Oggi, insieme alla competenza professionale, il vostro carisma esige in massimo grado sensibilità pastorale.

4. “Non amiamo a parole né con la lingua - scriveva l’apostolo san Giovanni - ma con i fatti e nella verità” (1 Gv 3, 18). Molti vostri confratelli diedero eroicamente la vita durante la peste ed il colera e nei periodi bellici, mentre infuriavano le battaglie, proprio perché la loro profonda vita interiore li portava a tali impeti di ardente carità. Ora, vicino agli anziani, agli emarginati, ai tossicodipendenti, agli infermi ed ai morenti, c’è bisogno ugualmente di amore illuminato dalla fede cristiana, c’è bisogno di fede con il volto della bontà.

Guardando al Cristo crocifisso e confidando in Maria, con quell’ardore di fede di cui sono esempio san Giovanni di Dio e san Camillo de Lellis, mantenete la pace nei vostri animi, mentre portate salute e conforto ai malati a voi affidati, operando insieme, per servire meglio!

E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora vi imparto di gran cuore ed estendo ai vostri confratelli ed alle religiose dei vostri istituti.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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