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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL'ETIOPIA IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 15 maggio 1987

 

Cari fratelli nel Signore Gesù Cristo,

1. Sono felice di dare il benvenuto a voi, membri della Conferenza Episcopale dell’Etiopia, in questa gioiosa occasione della vostra visita “ad limina”. Siamo raccolti oggi in unità, nella compagnia dello Spirito Santo e nell’amore di Cristo che rimane per sempre la pietra angolare (cf. Ef 2, 20) e il pastore e guardiano delle nostre anime (cf. 1 Pt 2, 25).

I sentimenti di devozione, espressi dal Cardinal Paulos a nome vostro e di tutti i preti, religiosi e fedeli, sono stati profondamente apprezzati. Desidero cogliere questa occasione per esprimere la forte comunione ecclesiale esistente tra i cattolici dell’Etiopia e la sede di Pietro.

All’intera Chiesa in Etiopia ripeto le parole di san Paolo: “Noi ringraziamo continuamente Dio per tutti voi, ricordandovi incessantemente nelle nostre orazioni memori dinanzi a Dio, dell’attività della vostra fede, dei sacrifici della vostra carità e della ferma speranza nel Signore nostro Gesù Cristo” (1 Ts 1,2).

2. Ognuno di voi è chiamato in comunione con il successore di Pietro e nella grazia dello Spirito Santo a compiere il proprio ministero, affinché il corpo di Cristo venga rafforzato e accresciuto. Attraverso la vostra fiduciosa predicazione del Vangelo, attraverso la vostra amministrazione dei sacramenti e attraverso l’esercizio amoroso dell’autorità, voi servite il Popolo di Dio, affidato alla vostra cura.

La vostra comunione collegiale con il successore di Pietro è opera dello Spirito Santo. Insieme proclamiamo “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo (Ef 4, 5) nella comune celebrazione della divina liturgia che trova espressione in due differenti riti. Noi condividiamo, in fraterna carità di figli di Dio, e compiamo insieme il nostro pellegrinaggio verso la nostra patria celeste. Siamo sempre memori del fatto che l’unità che viviamo nella Chiesa trova la sua sorgente nell’unità della Santa Trinità; poiché, come attesta la costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, “la Chiesa continua a risplendere come popolo reso unico nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Lumen Gentium, 4).

3. La lunga storia della cristianità nel vostro paese ha conosciuto momenti di grande splendore e straordinaria vitalità, come anche tempi di prova e sofferenza per amore della vostra fede. Possedete una meravigliosa storia di uomini e donne santi che in ogni tempo risultarono testimoni risoluti della fede. I monasteri dell’Etiopia, in particolare, sono stati centri di insegnamento e cultura per le generazioni di cristiani.

Attualmente una sede metropolitana, cinque vicariati apostolici e una prefettura apostolica compongono la vostra giurisdizione ecclesiastica. Benché la Chiesa cattolica formi una piccola parte della popolazione totale, voi siete particolarmente attivi nelle aree dei servizi sociali, dell’educazione e della salute. Abbiamo testimoniato un chiaro esempio di ciò con la generosa assistenza che è stata data dalle comunità della Chiesa cattolica alle molte vittime della recente carestia che ha colpito il vostro paese. Allo stesso modo la Chiesa locale, ed i missionari in particolare, sono profondamente impegnati nella riabilitazione dopo la carestia. Essi lavorano per il progresso sociale nelle scuole, negli ospedali, nei dispensari e per una moltitudine di progetti di sviluppo. È mia preghiera e mia seria aspettativa che il Governo di Etiopia offra ai missionari tutte le facilitazioni necessarie per continuare questo servizio al paese, mentre voi non risparmiate gli sforzi per educare del personale in Etiopia che possa continuare l’apostolato nel futuro.

4. Cari fratelli: desidero lodare le molte coraggiose iniziative che voi intraprendete per proclamare il Vangelo. Come pastori della Chiesa in Etiopia, avete condotto le vostre attività in due direzioni: “ad intra” e “ad extra”. Da una parte, con grande sollecitudine pastorale vi siete dedicati ai fedeli cattolici, nutrendoli con le parole e i sacramenti, esercitando in mezzo a loro il ruolo del buon pastore. Dall’altra parte, insieme alla cooperazione del vostro clero, dei religiosi e laici, non avete trascurato il grande compito della Chiesa di evangelizzazione, di annuncio della buona novella della salvezza ai molti che ancora non hanno ascoltato o accettato Cristo.

Colgo questa opportunità per incoraggiare tutti i vostri sforzi di evangelizzazione, che secondo le parole di Papa Paolo VI nella sua apostolica esortazione sull’evangelizzazione nel mondo moderno, il “compito fondamentale che la Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 61).

È vostra particolare responsabilità, fratelli, di adottare le misure che sembrano più appropriate per proclamare il messaggio del Vangelo in una società multireligiosa. La Chiesa ha un profondo rispetto per le religioni non-cristiane poiché “sono l’espressione vivente dell’anima di un vasto gruppo di persone” (Ibid., 53). Dal momento che il piano di salvezza racchiude tutti coloro che riconoscono il Creatore, tra cristiani e non-cristiani esiste una profonda base di comprensione e coesistenza pacifica. In relazione ai religiosi non-cristiani, la Chiesa considera suo mandato non solo il dialogo ma anche la proclamazione del Vangelo”. Né il rispetto e la stima per queste religioni, né la complessità delle questioni emerse invitano la Chiesa a rifiutare a questi non-cristiani la proclamazione di Gesù Cristo” (Ibid, 61). Il Signore esorta chiaramente i suoi seguaci a fare discepoli di tutte le nazioni, a battezzare e ad insegnare l’osservanza dei comandamenti (cf. Mt 28, 19-20).

5. Con piacere apprendo che il dialogo ecumenico ha le varie denominazioni cristiane in Etiopia, è evidenziato da una comune preghiera come da una collaborazione in forma di attività sociali. Sono anche contento di sapere che come Conferenza Episcopale state preparando un documento sulle relazioni ecumeniche nel vostro paese.

Desidero sottolineare che, in accordo con l’insegnamento del Concilio Vaticano II, “la Chiesa riconosce che in molte vie, essa è collegata a coloro che, essendo battezzati, sono onorati con il nome di cristiani” (Lumen Gentium, 15). Questo è particolarmente vero sulla strada nella quale cristiani cattolici e ortodossi si trovano uniti nell’amore e nella devozione a Maria, Madre di Cristo e della Chiesa. Nella mia recente enciclica sulla beata Vergine Maria nella vita della Chiesa pellegrina facevo un riferimento preciso alla lunga tradizione della devozione dei copti ed Etiopi a Maria, quando osservavo che “le tradizioni dei copti e degli Etiopi furono introdotte in questa contemplazione del mistero di Maria da san Cirillo di Alessandria e a loro volta, essi l’hanno celebrato con un’abbondante fioritura poetica” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 31).

6. A riguardo della vita interna della Chiesa nel vostro paese, desidero assicurarvi il mio pieno appoggio e la mia comprensione di fronte alle difficoltà sperimentate dalle vostre comunità. Non posso mancare di lodare l’umiltà e il servizio reso dai vostri fratelli preti, sia diocesani che religiosi, insieme ai numerosi missionari, ognuno dei quali sta offrendo un notevole contributo all’evangelizzazione e allo sviluppo sociale delle vostre comunità locali. Ringrazio Dio onnipotente per il vostro lavoro.

Sono convinto che in questo tempo ci sia un bisogno urgente di una distribuzione più equa di preti nel vostro paese. Esprimo inoltre la speranza che tutti i preti avranno a cuore la cura pastorale dei fedeli ovunque essi siano e che, con il permesso o dietro suggerimento del loro Vescovo, saranno disponibili all’esercizio del loro ministero in altre regioni, missioni o attività che soffrono di diminuzione di vocazioni (cf. Presbyterorum Ordinis, 10). Voglio anche incoraggiare tutti i religiosi ad una cooperazione sempre più stretta con i Vescovi per una migliore coordinazione delle attività di tutti i preti e donne e uomini religiosi nel servizio spirituale della vostra gente.

Uno speciale riconoscimento è dovuto al lavoro di evangelizzazione svolto dai catechisti laici nei villaggi e nelle piccole comunità. I catechisti educano bambini e adulti alla fede, preparano i catecumeni e guidano le comunità nella preghiera. Possa lo Spirito Santo rafforzarli e possano essi trovare in voi e nei vostri preti l’incoraggiamento e l’aiuto di cui hanno bisogno.

7. Miei cari fratelli in Cristo: riflettendo insieme a voi sulla vita attuale della Chiesa in Etiopia, sono grato a Dio onnipotente per tutti quei vostri fedeli che si accostano frequentemente ai sacramenti. Sono compiaciuto specialmente del fatto che il sacramento della carità e del perdono del Signore, il sacramento del perdono, sia tenuto in una tale stima. In maniera particolare desidero incoraggiare i giovani a ricevere questo sacramento, sorgente della riconciliazione e della pace con Dio, con se stessi e con i fratelli. Attraverso la catechesi possano i fedeli arrivare a comprendere sempre più pienamente l’importanza di tutti i sacramenti nella loro crescita spirituale.

Un altro aspetto della vita interna della Chiesa che vorrei prendere in considerazione con voi è il sacramento del matrimonio. La costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo moderno dichiara apertamente che “come un dono reciproco di due persone questa intima unione, così come il bene dei figli, impone una totale fedeltà tra gli sposi e donata un’unità indissolubile tra di essi” (Gaudium et Spes, 48). La comunione del matrimonio è sempre caratterizzata dalla loro unità e anche dalla loro indissolubilità. Inoltre la Chiesa afferma con vigore che la comunione di amore costituita dal matrimonio è in contrapposizione radicale con la poligamia, “la quale nega direttamente il piano di Dio che fu rivelato dall’inizio, poiché è contrario alla ugual dignità tra uomo e donna, che nel matrimonio danno se stessi con un amore totale, unico ed esclusivo” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 19).

Dobbiamo sempre essere solleciti nel ricordare ai fedeli che l’amore tra marito e moglie è una partecipazione al mistero della vita e dell’amore di Dio stesso. Questo è il motivo per il quale la Chiesa ribadisce la dignità del matrimonio e la seria responsabilità della trasmissione della vita umana. Essa considera suo dovere “promuovere la vita umana in tutti i modi possibili e difenderla contro tutti gli attacchi, in qualsiasi condizione o stadio di sviluppo in cui si trovi” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 30).

8. Miei cari fratelli Vescovi: vi assicuro la mia vicinanza spirituale a tutto il popolo etiopico nella loro speranza per la pace, armonia nazionale e sviluppo. È mia fervente preghiera che voi possiate ritornare alle vostre responsabilità pastorali rinnovati nella fede, rafforzati nella speranza e confermati nel vostro amore pastorale. Vi raccomando a Maria, lodata figlia di Sion, che aiuta tutti i suoi figli. E nell’amore di Gesù suo Figlio imparto la mia apostolica benedizione a voi e a tutti coloro che sono affidati alla vostra cura pastorale.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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