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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
VESCOVI DEL MADAGASCAR IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»
Giovedì, 21 maggio 1987
Amato Monsignore Cardinale, Cari fratelli nell’episcopato.
1. Ringrazio il vostro Presidente dei sentimenti di comunione appena espressi
ricordando alcuni problemi chiave della vita della Chiesa e della società in
Madagascar. Ho preso conoscenza di essi anche nel rapporto fattomi pervenire da
lui e nelle diverse relazioni quinquennali, preparate con cura dai pastori delle
Chiese particolari e che sono oggetto di uno studio attento da parte del
Dicastero missionario competente.
A voi tutti esprimo la mia gioia di vedervi a
Roma, presso la tomba degli apostoli Pietro e Paolo. È dalla loro ardente fede
in Gesù Cristo, del loro senso ecclesiale che noi abbiamo ereditato, gli uni e
gli altri. È sulle loro orme che noi poniamo il nostro ministero di successori
degli apostoli, con lo stesso coraggio per professare la fede, edificare la
Chiesa ed introdurre nella società dove Dio ci mette il lievito del Vangelo. Noi
preghiamo insieme in questa situazione: è lo scopo primario della vostra visita
“ad limina”. È vi confrontate con il successore di Pietro ed i suoi
collaboratori della Curia sul valore della vostra missione in legame con la
Chiesa universale di oggi.
Gioisco anche al pensiero di incontrarmi con voi a casa vostra, quando Dio mi
permetterà di rispondere al vostro amato invito.
2. Questo mese di maggio e l’avvicinarsi dell’apertura dell’Anno Mariano ci
invitano a puntare lo sguardo sulla prima serva del Signore, Maria, la figura
della Chiesa. Al momento della visitazione, in cui è lodata per la sua fede,
ella pensa prima di tutto a rendere grazie al Signore che ha fatto in lei grandi
cose. Prima di guardare alle difficoltà dei pesanti compiti che vi sono
affidati, dovete anche voi innanzitutto prendere coscienza delle grazie di cui
ha beneficiato il popolo malgascio. La sua anima era già segnata da una saggezza
ancestrale che l’orientava verso Dio e le dava un senso profondo della
solidarietà umana. Alla buona novella del Vangelo che è stata loro proposta,
molti malgasci hanno aderito volentieri, e l’evangelizzazione ha già prodotto
frutti numerosi in tutto il paese. La fedeltà cristiana ha resistito a diverse
difficoltà, talvolta anche il coraggio del martirio. La Chiesa è stata
impiantata con i suoi Vescovi, i suoi preti, i suoi religiosi malgasci. Victoire
Rasoamanarivo, che speriamo di beatificare, rappresenta una testimonianza
efficace del progresso dei laici nella santità. Oggi stimate che la Chiesa goda
di una grande libertà nel predicare il Vangelo. E in ogni caso, rappresenta una
grande speranza per il rinnovamento morale della società, mentre la sua opera
caritativa, sociale ed educativa è sollecita ed apprezzata. Ecco dei motivi di
fiducia e di azione di grazia. Ma la cosa fondamentale è che lo Spirito del
Signore lavora con voi, nella misura stessa della disponibilità dei credenti.
3. Certamente la missione da compiere è immensa, sia per l’espansione della
Chiesa, il consolidamento e l’approfondimento della fede, sia per il contributo
dei cristiani al raddrizzamento nazionale.
Sì, l’evangelizzazione iniziata deve
continuare. Chi non desidererebbe far conoscere ai suoi fratelli l’amore di Dio
come ci è stato rivelato in Gesù Cristo, senza nessun merito da parte nostra, e
proporre alla loro libera adesione al di fuori di ogni spirito settario, i mezzi
di salvezza e di vita che il Cristo ha rivelato alla sua Chiesa?
Penso alla
regione degli altipiani dove molti malgasci hanno accolto la fede e formano
delle comunità cristiane viventi. Io auguro che esse irradino la loro gioia di
credere ai catecumeni o a coloro che sono ancora estranei al Cristianesimo.
Auguro soprattutto che la fede, ricevuta in gran parte dai missionari e poi dai
pastori malgasci, irrighi la vita quotidiana, la cultura, le abitudini familiari
e sociali dei battezzati. Avete sottolineato l’importanza della inculturazione.
Ne avevo parlato a lungo a Yaoundé il 13 agosto 1985, davanti al mondo
intellettuale e agli studenti (Ioannis Pauli PP. II, Discorso nella città di Yaoundé agli
intellettuali e agli studenti dell’università 7.8.9, 13 ag. 1985, Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
VII/2 [1985] 369–373). Si può parlare, a questo proposito, di una nuova
evangelizzazione, che è ormai tra le vostre mani; essa mira a produrre, a
partire dalla forza autenticamente cristiana ricevuta dall’alto, frutti
autenticamente malgasci, in unione con le altre Chiese particolari del
continente africano e con la Chiesa universale. Esiste in effetti un dato
teologico che è il cammino obbligato di un approfondimento ulteriore nelle
diverse culture, ed il criterio segnato dall’originalità cristiana.
Il problema
dell’inculturazione che si pone effettivamente per il Madagascar, come del resto
per l’Africa, è di fare in modo che i valori culturali locali non offuschino il
messaggio della fede e della morale, come viene insegnata dalla Chiesa
cattolica, e che le prime generazioni hanno saputo accogliere nella sua
radicalità evangelica. Basti accennare per esempio ai valori della castità, del
sacramento matrimoniale, della famiglia cristiana.
Ma penso anche che la prima
evangelizzazione abbia ancora una larga area davanti a sé, in particolare nelle
regioni costiere. Alcuni sottolineano la lentezza di questa evangelizzazione.
Voi parlate spesso, nei vostri rapporti diocesani, dei “simpatizzanti cattolici”
per i quali cercate dei mezzi veramente missionari di avvicinamento e di
annuncio, che, con l’aiuto di Dio, dirigano il cammino verso la fede e verso il catecumenato. Certi mettono in luce la difficoltà di un approccio missionario
nei villaggi.
Altri malgasci hanno già aderito al Vangelo in comunità diverse da
quelle cattoliche. Il Concilio Vaticano II ha tracciato le vie di un ecumenismo
autentico, rispettoso sia della ricerca della piena verità, sia delle persone
che professano la loro fede. Questo ecumenismo è forse ancora difficile da
vivere, soprattutto nelle comunità miste; non deve cedere né ad un relativismo
leggero che livellerebbe delle convinzioni di coscienza, né evidentemente ad una
concorrenza aggressiva. Lo Spirito Santo farà trovare a coloro che lo pregano le
vie per un reale progresso ecumenico, nel rispetto, nell’amore che viene da Dio,
nella ricerca sincera della piena comunione voluta dal Signore tra i discepoli.
So che voi siete preoccupati di avere un tale atteggiamento, come mostra la
vostra partecipazione rispettosa alla commemorazione dei primi martiri malgasci.
Del resto, i cristiani, nell’amore che nutrono per i loro compatrioti e per la
nazione, devono apportare una cooperazione di qualità all’opera di
raddrizzamento morale e di progresso sociale che è particolarmente urgente e sul
quale ritornerò a proposito dei laici.
4. Annunciare la fede, con la chiamata
alla conversione che essa implica, nutrirla e sostenerla, approfondirla,
permetterle di portare i suoi frutti, indicando le esigenze etiche che essa
comporta nelle diverse situazioni, tutto ciò richiede l’adozione coraggiosa di
mezzi pastorali adeguati. È l’oggetto delle vostre riunioni ed assemblee che
tenete regolarmente.
Voi non trascurate di istruire il popolo cristiano, di
mostrargli il cammino. Penso per esempio alle vostre lettere pastorali
intitolate “Voi siete il sale della terra”, “Convertitevi e credete al Vangelo”.
La formazione comincia dalla giovane età, al momento in cui si sviluppano lo
spirito ed il cuore. Le scuole cattoliche sono chiamate a fare tutto il
possibile per assicurarla, attraverso una catechesi di qualità ed un clima
cristiano che sostenga il progetto educativo. Bisogna sensibilizzare le famiglie
cattoliche alla scuola cattolica, perché esse la sostengano presso lo Stato, il
quale non mancherà di tener conto dei desideri dei genitori cattolici e di
apprezzarli. Ma la vostra preoccupazione è anche di assicurare una presenza
cristiana nelle scuole dello Stato, per poter proporre agli allievi che lo
vogliano i mezzi per formare la loro coscienza alla luce della fede e per
viverla nelle azioni concrete. La preparazione dei catechisti e dei quadri
educativi riversa qui tutta la sua importanza. I giovani sono molto
numerosi. Tensioni soprattutto tra gli studenti mostrano il loro smarrimento, la
loro inquietudine per l’avvenire, forse un vuoto di coscienza, talvolta un
rischio di manipolazione, un bisogno, in ogni caso, di ritrovare il senso della
vita. È una grande scommessa per la Chiesa. È una grande scommessa per tutta la
nazione del Madagascar.
Sentite inoltre il bisogno di assicurare una formazione permanente, spirituale
ed intellettuale, per gli adulti, i preti, i religiosi e le religiose, i laici
caricati di responsabilità nella Chiesa e nella società. È quindi più necessario
che le questioni siano in parte nuove, in un mondo che si evolve tra costumi
ancestrali che non hanno più lo stesso impatto sulla società, e correnti moderne
talvolta ambigue e destabilizzanti. Senza una formazione approfondita, senza una
comunità ecclesiale vivente e forte, certi battezzati saranno facilmente tentati
di abbandono, di sincretismo, di rifugio nelle sette.
5. Per quanto riguarda i preti, sono contento di constatare il vostro impegno
nel preparare il rimpiazzo di cui la Chiesa ha bisogno. In certi luoghi sono
troppo poco numerosi, e i preti espatriati si fanno pure più rari.
Ho notato gli
sforzi che la maggior parte delle diocesi ha intrapreso nel quadro di una
pastorale delle vocazioni, considerata a buon diritto come “prioritaria”. Voi
fate pregare regolarmente i fedeli per questa intenzione, talvolta ogni
domenica, suscitate la loro partecipazione finanziaria per prendersi a carico i
seminari.
È per voi e per il successore di Pietro una grande gioia e un motivo
di speranza il veder crescere, in parecchie diocesi malgasce, il numero di
richieste di entrata nei seminari, a tal punto che avete progettato di
decentralizzare il seminario di Ambatoroka, e di creare dei centri di
formazione al sacerdozio in altre regioni. Sono questioni di cui continuerete a
studiare le modalità e le esigenze con la Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli. Non sfugge a nessuno in effetti che questi seminari debbano poter
assicurare una preparazione adeguata, sul piano intellettuale come sul piano
pastorale, legata ad una solida preparazione alla vita interiore. Bisogna
assolutamente disporre il personale molto competente, per insegnare, guidare ed
accompagnare con discernimento questi futuri pastori. E voi siete ben consci che
criteri di selezione sono necessari in partenza, concernenti le motivazioni, le
capacità e l’accettazione delle esigenze morali e spirituali della vita
ecclesiastica.
Nessun dubbio che la qualità dei piccoli seminari aiuterà molto questa
preparazione, nella misura in cui manterranno la loro identità, assicurando un
orientamento specifico per i candidati al grande seminario.
6. Dovrei
altrettanto estendermi alla vita e alla preparazione dei religiosi o delle
religiose malgasci. Ho notato in un rapporto un’espressione che mi ha
riempito di gioia: la presenza benedetta dei religiosi nell’opera di
evangelizzazione. In effetti sono molto contento di conoscere lo sviluppo della
vita religiosa nel Madagascar, attiva e anche contemplativa. Porterete a questi
fratelli e a queste sorelle l’incoraggiamento del Papa.
Non dimentico inoltre i coraggiosi religiosi e religiose venuti da altri
paesi. Auguro con voi che, sotto la vostra responsabilità, continuino a
portare una testimonianza e un aiuto specializzato che venga apprezzato e che
costituiscano anche un legame sempre prezioso con la Chiesa universale.
7. L’avvicinarsi del Sinodo dei Vescovi sull’apostolato dei
laici ci ripropone il contributo dei battezzati alla vita delle comunità
cristiane e alla vita sociale. Avete a cuore di promuoverla da molto tempo nel
Madagascar, e certi rapporti diocesani augurano che gli uomini vi si impegnino
così come le donne. Il Sinodo aiuterà a meglio delineare la natura della
vocazione dei laici, l’ampiezza della loro missione, le condizioni della loro
formazione spirituale, dottrinale e pastorale.
La vita familiare è un ambito
importantissimo, e voi evocate spesso le difficoltà che esistono perché gli
sposi battezzati si impegnino più numerosi in un’unione indissolubile, esclusiva
e feconda, indispensabile all’accoglienza del matrimonio, il quale permette agli
sposi fedeli di ricevere “degnamente l’Eucaristia”, di cui essi hanno un così
gran bisogno. L’inculturazione della fede cristiana in terra malgascia non potrà
non conoscere queste esigenze; forse potrà permettere una preparazione più
adatta alle mentalità, beneficiando di ciò che certi costumi comportano di
positivo. Ciò richiede uno studio serio e prudente, una pastorale organizzata
con altre Chiese particolari e con la Santa Sede e soprattutto uno sforzo
maggiore nel quadro della preparazione al matrimonio, per sensibilizzare le
coscienze alla grandezza, alla bontà spirituale, alla fioritura umana che
rappresenta il matrimonio secondo il Vangelo. Questa migliore comprensione del
sacramento del matrimonio, nella catechesi sul matrimonio e la famiglia, con
l’esempio ed il sostegno delle comunità cristiane, dovrà permettere a più
battezzati di superare la paura di ricevere il sacramento del matrimonio e di
assicurare gli obblighi. Come dubitare che il Cristo non doni la grazia di
rispondere ai suoi appelli?
8. Nel campo della formazione delle coscienze, penso
anche, ovviamente, a tutto ciò che riguarda la vita intellettuale e sociale. Il
vostro rapporto descrive la situazione umana molto grave che attualmente il
Madagascar conosce.
C’è non solamente una carenza di alimenti, di riso, talvolta
anche la carestia, che le intemperie e i cicloni aggravano periodicamente. Su
questo punto dei cristiani danno prova di una bella solidarietà nell’ambito
della Caritas Madagascar (ufficio delle relazioni di azione sociale e
caritativa) in rapporto con le Caritas Internazionali; la loro assistenza agli
affamati, ai senza–tetto, ai bambini, ai lebbrosi è ammirevole.
Ma esiste il
problema lancinante dell’indebitamento, della disoccupazione, nel quale ci si
augura una comprensione e un aiuto internazionale.
Si parla soprattutto di un
grave deterioramento del clima morale, sociale, che favorisce il “ciascuno per
sé”, l’opulenza di certi di fronte alla miseria della maggioranza, la mancanza
di coscienza professionale e di motivazioni per il bene comune, la corruzione
largamente praticata, la diffidenza, l’insicurezza, la tendenza alla droga, al
furto, ai regolamenti di conti, alla violenza, alla mancanza di rispetto della
vita. Si misura la gravità di questo stato di cose per l’avvenire del paese che
non saprà praticare l’economia di un paziente miglioramento morale, a tutti i
livelli. Là la Chiesa è chiamata ad apportare il contributo che le permette la
sua etica di servizio, di giustizia, di verità, di amore, di perdono, di
speranza. Non che essa debba assumere direttamente un ruolo politico, che non è
quello del clero e che riguarda le autorità legalmente investite di questa
responsabilità, che devono associare i cittadini sulle scelte liberamente
discusse. Ma la Chiesa può molto per rischiarare e formare le coscienze, dare
delle ragioni per vivere ed agire, educare la gioventù, dare l’esempio di
condivisione, invitare i laici ad impegnarsi al servizio della comunità
politica. Rimane nella mia memoria la vostra lettera pastorale: “Il potere al
servizio della città”. I responsabili del bene comune non hanno nulla da temere
da questa partecipazione morale della Chiesa, e il popolo malgascio sembra
riporre, a questo proposito, molta speranza in essa. Prego il Signore di guidare
su questa via pastori e fedeli.
9. Cari fratelli nell’episcopato, vi trovate in
un momento cruciale della storia della grande isola. Alla pesante responsabilità
che pesa sulle vostre spalle, so che voi saprete associare largamente i vostri
preti, i religiosi, i catechisti, i militanti di azione cattolica, i diversi
movimenti. A ciascuno di voi spetta il carico di guidare l’insieme della
pastorale; nessuno può assumerla al vostro posto.
Ma, su certi punti, per
incarnare meglio il messaggio cristiano saranno utili scambi e un’armonia con i
vostri confratelli del continente africano, qualunque sia la forma di
collaborazione che sarà ritenuta opportuna. E, al di là di questo continente, la
Chiesa universale garantisce in maniera continuativa l’autenticità del progresso
cristiano, in armonia con la tradizione vivente della Chiesa. Questa mantiene
l’originalità del sale e del lievito evangelici, con la dottrina e la disciplina
ecclesiastica comune a tutti; essa permette di discutere le migliori condizioni
del cammino in avanti, con la prudenza e l’audacia che si convengono. Non è la
ragione d’essere della vostra riunione attorno al successore di Pietro,
principio e fondamento dell’unità di tutta la Chiesa?
Assicurandovi di essere
vicino ai vostri sforzi pastorali, prego Dio di fortificare in voi lo zelo, la
pace e la speranza, e benedico di cuore le vostre persone, tutti coloro che
collaborano con voi, ciascuna delle vostre diocesi e l’intero popolo malgascio.
© Copyright 1987 - Libreria
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