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VISITA PASTORALE IN PUGLIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RELIGIOSI E ALLE RELIGIOSE
DELLE FAMIGLIE FRANCESCANE

Santuario della Madonna delle Grazie (San Giovanni Rotondo)
 Sabato, 23 maggio 1987

 

Cari padri francescani,
Cari fratelli e sorelle!

1. Ringrazio innanzitutto il padre Flavio Roberto Carraro, Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini, per l’affettuoso saluto che mi ha rivolto anche a nome dell’intera famiglia francescana, qui rappresentata nei suoi quattro rami.

Grande è la mia gioia per questo incontro, e ciò per vari motivi. Come sapete, questi luoghi sono legati a ricordi personali, cioè alle visite da me fatte a padre Pio sia durante la sua vita terrena, sia, spiritualmente, dopo la morte, presso la sua tomba.

È, inoltre, sempre una lieta occasione per me incontrare i figli di san Francesco, che oggi vedo qui numerosi. Amo molto la spiritualità francescana. Uno dei miei primi viaggi apostolici in Italia fu presso la tomba del padre serafico ad Assisi, e tutti certamente ricordate la giornata ecumenica ivi celebrata nell’ottobre dell’anno scorso. Mi rallegro, infine, di trovarmi in questo tempio, dedicato a Santa Maria delle Grazie. Certamente, questo luogo sacro ha conosciuto, in epoca recente, un grande irradiamento spirituale grazie all’opera di padre Pio: ma come è avvenuta questa opera, se non per una continua effusione di grazia che è discesa, attraverso Maria, sulle folle che qui giungono alla ricerca della pace e del perdono?

Padre Pio fu devoto della Madonna, madre dei sacerdoti che svolge, nei loro confronti una funzione speciale per renderli conformi al modello supremo del suo Figlio.

2. Il desiderio di imitare Cristo, fu in padre Pio particolarmente vivo. Docile fin da fanciullo alla grazia, già a quindici anni ebbe da Dio il dono di veder chiaro nella sua vita. Ricordando quel periodo, egli ci narra: “Il posto sicuro, l’asilo di pace era la schiera della milizia ecclesiastica. E dove meglio potrò servirti, o Signore, se non nel chiostro e sotto la bandiera del poverello di Assisi? . . . Che Gesù mi faccia la grazia di essere un figlio meno indegno di san Francesco, che possa essere di esempio ai miei confratelli”.

E il Signore lo esaudì, possiamo dire, oltre le sue stesse aspettative. Difatti, come religioso visse generosamente l’ideale del frate cappuccino, così come visse l’ideale del sacerdote. Per questo, egli offre anche oggi un punto di riferimento, poiché in lui trovarono una particolare accoglienza e risonanza spirituale i due aspetti che caratterizzano il sacerdozio cattolico: la facoltà di consacrare il corpo e il sangue del Signore e quella di rimettere i peccati. Non furono forse l’altare e il confessionale i due poli della sua vita? Questa testimonianza sacerdotale contiene un messaggio tanto valido quanto attuale.

3. Basta ricordare, in proposito, quel che insegna il Concilio Vaticano II sul sacramento del sacerdozio, soprattutto nel decreto Presbyterorum Ordinis.

Esso ribadisce quei valori essenziali e perenni del sacerdozio, che in padre Pio si sono realizzati in modo eccellente. Certo, esso propone anche nuove prospettive e nuove forme di testimonianza, più adatte alla mentalità dei nostri tempi. Ma sarebbe un grave errore se, per una mal orientata spinta al rinnovamento, il sacerdote dimenticasse quei valori fondamentali; e non ci si può certo appellare al Concilio per motivare una simile dimenticanza.

Un aspetto essenziale del sacro ministero, e ravvisabile nella vita di padre Pio, è l’offerta che il sacerdote fa di se stesso, in Cristo e con Cristo, come vittima di espiazione e di riparazione per i peccati degli uomini. Il sacerdote deve avere sempre davanti agli occhi la definizione classica della propria missione, contenuta nella Lettera agli Ebrei: “Ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Eb 5, 1). A questa definizione fa eco il Concilio, quando insegna che “nella loro qualità di ministri delle cose sacre, e soprattutto nel sacrificio della Messa, i presbiteri agiscono in modo speciale a nome di Cristo, il quale si è offerto come vittima per santificare gli uomini” (Presbyterorum Ordinis, 13).

Questa offerta deve raggiungere la sua massima espressione nella celebrazione del sacrificio eucaristico. E chi non ricorda il fervore col quale padre Pio riviveva, nella Messa, la passione di Cristo? Da qui la stima che egli aveva della Messa - da lui chiamata “un ministero tremendo” - come momento decisivo della salvezza e della santificazione dello uomo mediante la partecipazione alle sofferenze stesse del Crocifisso. “C’è nella Messa - diceva - tutto il Calvario”. La Messa fu per lui la “fonte ed il culmine”, il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera.

4. Questa intima ed amorosa partecipazione al sacrificio di Cristo fu per padre Pio la origine della dedizione e disponibilità nei confronti delle anime, di quelle soprattutto impigliate nei lacci del peccato e nelle angustie della miseria umana. È cosa tanto nota, che non intendo soffermarmi su di essa; ma vorrei solo sottolineare alcuni punti che mi sembrano importanti, perché anche qui troviamo aderenza tra il comportamento di padre Pio e l’insegnamento conciliare.

L’umile religioso accolse con docilità l’infusione di quello “spirito di grazia e di consiglio”, del quale parla il Concilio stesso, quello spirito cioè che deve consentire al pastore di anime di “aiutare e governare il popolo con cuore puro” (cf. Presbyterorum Ordinis, 7). Egli si impegnò in particolare - secondo un altro insegnamento conciliare (cf. Presbyterorum Ordinis, 9) - nella direzione spirituale, prodigandosi nell’aiutare le anime a scoprire ed a valorizzare i doni e i carismi, che Dio concede come e quando vuole nella sua misteriosa liberalità.

Anche questo può essere un esempio per molti sacerdoti a riprendere o a migliorare un “servizio ai fratelli” così legato alla loro missione specifica, che è sempre stato ed ancor oggi dev’essere ricco di frutti spirituali per l’intero Popolo di Dio, soprattutto in ordine alla promozione della santità e delle sacre vocazioni.

5. Se l’elemento caratterizzante del sacerdozio è l’amministrazione dei sacramenti, questo stesso ministero non potrà esser credibile agli occhi degli uomini, se il sacerdote non soddisfa al tempo stesso le esigenze della carità fraterna. E anche su questo punto sappiamo bene quel che ha fatto padre Pio: quanto vivo fosse il suo senso di giustizia e di misericordia, la sua compassione verso i sofferenti, e quanto fattivamente si impegnasse per loro, con l’aiuto di validi e generosi collaboratori. “Nel fondo di quest’anima - dice padre Pio di se stesso - parmi che Iddio vi ha versato molte grazie rispetto alla compassione delle altrui miserie, singolarmente in rispetto dei poveri bisognosi . . . Se so poi che una persona è afflitta, sia nell’anima che nel corpo, che non farei presso il Signore per vederla libera dai suoi mali? Volentieri mi addosserei, pur di vederla salva, tutte le sue afflizioni, cedendo in suo favore i frutti di tali sofferenze, se il Signore me lo permettesse”.

Voglio ringraziare con voi il Signore per averci donato il caro padre, per averlo donato, in questo secolo così tormentato, a questa nostra generazione. Nel suo amore a Dio e ai fratelli, egli è un segno di grande speranza e tutti invita, soprattutto noi sacerdoti, a non lasciarlo solo in questa missione di carità.

La Vergine del Santo Rosario, alla quale fu tanto devoto, e che veneriamo in modo speciale in questo mese a lei dedicato, ci aiuti ad essere perfetti imitatori dell’unico Maestro: il suo Figlio Gesù.

Con la mia affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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