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VISITA PASTORALE IN PUGLIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
MEDICI, AI PARAMEDICI E AGLI INFERMI
Ospedale psichiatrico di Foggia
- Lunedì, 25 maggio 1987
Saluto tutti i presenti e benedico di cuore questo ambiente, questo ospedale
destinato ai nostri fratelli e sorelle sofferenti.
Saluto quanti si trovano qui raccolti sulla piazza, ma saluto anche quelli che
si trovano all’interno. Vi saluto con un affetto profondo e con una grande stima
perché Cristo ci ha detto una volta “Ero malato...” e vedendo voi ammalati qui
presenti, vedo in voi lo stesso Cristo. Lui si identifica con ciascuno di voi,
ed è entrato così profondamente nella storia dell’umanità che il vertice stesso
della sua missione lo ha identificato con la croce, con la sofferenza, con la
morte. Tramite quella morte, quella croce, quella crocifissione, quel martirio
egli ha ottenuto la nostra redenzione. Allora profondamente significativo il
momento della croce nella missione di Gesù, nella missione redentrice; e ancora
è più significativo quando si pensa alle parole di san Paolo, il quale ha detto
che noi tutti, nei nostri patimenti, nelle nostre sofferenze completiamo quello
che manca ai patimenti di Cristo. È una parola molto incoraggiante, apostolica.
Possiamo solamente accettare con gratitudine questa parola ispirata e tale
gratitudine la si avverte specialmente quando si arriva tra i sofferenti. Quando
uno di noi comincia a soffrire, quando si trova nella malattia sembra come
destinato alla sofferenza, possiamo dire che è in un certo senso destinato a
completare la sofferenza, la croce di Cristo. Perché la redenzione è stata
ottenuta pienamente, è stata ottenuta definitivamente nella croce di Cristo; ma
la storia dell’umanità è sempre in cammino e questa croce deve essere sempre, in
ogni generazione, come rinnovata e completata dai diversi patimenti, dalle
diverse sofferenze dei fratelli e delle sorelle, i quali non solo sono riuniti
attorno a Cristo, ma diventano membra del suo stesso corpo per capire
profondamente il mistero della sofferenza umana, perché di un mistero si tratta.
Per capire profondamente questo mistero si deve partire da queste parole di san
Paolo, quando dice che la Chiesa siamo noi tutti, siamo il corpo di Cristo. Ecco
il corpo di Cristo: voi siete membra del corpo di Cristo, siete le membra
privilegiate. Certamente la sofferenza è un’esperienza dolorosa: ma d’altra
parte se la si guarda dal punto di vista della fede, del Vangelo, della missione
di Cristo la si vede come un’esperienza privilegiata. Guardando nell’ottica
della fede, soprattutto colui che è venuto oggi, il successore di Pietro, vi
guarda con grande stima. Guarda a voi, carissimi ammalati, quasi come ad un
mistero che ha la sua sorgente, il suo inizio in Cristo stesso. Voglio insieme
con voi salutare tutte le persone che vi assistono: medici, infermieri,
infermiere, tutto il personale di questo ospedale. Una parola speciale la dedico
alle suore, alle religiose. Voi tutti, cari fratelli e sorelle, siete vicini
tutti i giorni proprio al mistero di cui ho parlato. Voi siete partecipanti
attivi di quel mistero della redenzione, che sempre continua nelle sofferenze di
tanti nostri fratelli e sorelle. Cristo, lo sappiamo bene, era sempre vicino,
come voi, da buon samaritano a tutti i sofferenti. Aveva una predilezione per
quanti soffrivano. Vi auguro di avere questa predilezione; vi auguro che la
vostra professione, il vostro ministero, il vostro servizio, diventi una
missione, un apostolato: così entrerete sempre più anche voi in questa grande
realtà del corpo di Cristo, del corpo redentivo di Cristo, dove “vivono” gli
apostoli, i diversi ministeri, i diversi carismi. Vi auguro di essere queste
membra attive del corpo di Cristo, del suo mistico organismo, secondo i vostri
diversi carismi.
Ecco ho evocato quanto la vostra fede dice a proposito di un luogo di
sofferenze, ma si deve parlare del fondatore di questo luogo, don Uva, che ha
dato l’avvio a questa grande istituzione. Lo ricordiamo con gratitudine, e
soprattutto in lui vediamo un uomo che ha profondamente contemplato il mistero
della redenzione, il mistero della sofferenza, il mistero del buon Samaritano.
Di questa contemplazione egli ha fatto la missione propria della sua vita.
Voglio congedarmi lasciando a voi e alla vostra città, che mi ha riservato tanta
ospitalità, una benedizione.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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