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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI DI AOSTA

Aula Paolo VI - Sabato, 30 maggio 1987

 

Saluto cordialmente tutti i presenti a questa udienza, che vede riuniti i vari pellegrinaggi.

1. Il mio saluto va innanzi tutto a quanti provengono da Aosta e sono qui per ricambiare la visita pastorale da me compiuta nella loro terra nel settembre dello scorso anno.

Carissimi fratelli e sorelle di Aosta, vi saluto e vi ringrazio per questa vostra presenza. Un particolare saluto porgo al vostro amato Vescovo e a tutte le autorità.

L’odierno incontro mi riporta col pensiero ai tanti indimenticabili avvenimenti succedutisi durante il mio intenso viaggio apostolico, fra i quali vorrei menzionare la sosta tra le nevi del Monte Bianco, a duecento anni dalla prima scalata di quella vetta, e la solenne concelebrazione eucaristica sul campo di Mont Fleury, davanti allo spettacolo stupendo delle cime innevate e tra le suggestive melodie dei cori montani.

Fu una giornata veramente memorabile, in cui alla catechesi per le varie categorie di persone si è unita la fervida preghiera ed il ringraziamento al Signore per il grande dono della fede. “Agnosce, christiane, dignitatem tuam”! - dicevo quel giorno sulla vetta del Monte Chétif e ripeto ancor oggi per voi in particolare -. “Oltrepassa il creato, oltrepassa anche te stesso, per trovare l’orma del Dio vivente, impressa non soltanto nelle maestose bellezze naturali, ma soprattutto nel tuo spirito immortale! Cerca, come i tuoi padri, le cose di lassù, non quelle della terra” (Giovanni Paolo II, Discorso al popolo sul “Monte Chétif” in Val d’Aosta, 7 sett. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX/2 [1986] 559).

2. Siete venuti a Roma per rinsaldare sulla tomba di san Pietro, il primo apostolo, la vostra fede cristiana e i vincoli di amore e di obbedienza alla Chiesa, che Gesù volle fondare su Pietro. La Chiesa, dunque, per volontà di Cristo si deve dire “petrina” e per circostanze storiche, guidate dalla Provvidenza, si deve dire “romana”: giustamente perciò la cristianità guarda a Roma, perché guarda a Pietro, e da Pietro risale a Cristo e quindi a Dio stesso.

Sempre l’uomo, essere dotato di intelligenza e volontà, ha sentito il bisogno della luce interiore per conoscere il proprio destino e per sapere come comportarsi tra gli impulsi delle proprie passioni e le intricate vicende della storia. Ed anche oggi, tra le molte voci spesso tra loro discordi, l’uomo sente assillante, talvolta fino allo spasimo, questa interiore necessità di verità e di significato.

Ebbene, cari fedeli di Aosta, tornate nella vostra città e nella vostra diocesi sempre più convinti della verità di ciò che Pietro diceva un giorno ai capi dei sacerdoti e che ancor oggi ripete per noi: “Gesù è la pietra . . . diventata testata d’angolo: in nessun altro è salvezza!” (At 4, 11-12). Vale anche per noi ciò che egli scriveva ai primi cristiani: “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato, perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9).

Credete a Cristo con fede ferma e sicura! Grande è oggi la concorrenza di idee, di programmi, di correnti ideologiche. Dobbiamo affrontare tale situazione con rispetto, ma anche con coraggio, impegnandoci a trasmettere anche agli altri i valori in cui crediamo: “Io come luce sono venuto nel mondo - ha detto Gesù - perché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre” (Gv 12, 46). Nonostante le negazioni e le contestazioni, rimangono sempre vere le parole del divin Maestro: “Questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio e, colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3). Una religiosità solamente tradizionale, sentimentale, emotiva oggi non regge; è necessaria una fede seria, profonda, motivata; è necessaria cioè una illuminata formazione dottrinale, frutto di una approfondita catechesi.

Vivete in Cristo con gioia e testimoniate Cristo con coraggio! È lui, che mediante la morte in croce, ci ha donato la “grazia”, e cioè la partecipazione alla stessa vita trinitaria; e quindi è lui che ci dà la vera gioia e la pace autentica: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me . . . Io sono la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio” (Gv 14, 1.6); “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). Sono parole divine, e perciò sicure, infallibili, intramontabili, e ci danno serenità e conforto in ogni nostra vicenda.

3. Carissimi, come in quel giorno di settembre tra le vette del Monte Bianco, rivolgiamo il nostro pensiero a Maria, nostra Madre.

Sant’Anselmo d’Aosta, meditando sulla singolare missione di Maria, così scriveva: “Dio è il Padre delle cose create e Maria è la madre delle cose ricreate. Dio è il Padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione . . . Dio generò colui senza il quale nulla assolutamente può esistere e Maria partorì colui senza del quale nulla può esistere bene” (S. Anselmi Augustani, Orazione 52: PL 158, 956).

Dio dunque ha voluto che Maria fosse presente nell’opera della nostra redenzione: la vostra devozione alla Madonna continui perciò ad essere sempre fervorosa e confidente, specialmente nel prossimo Anno Mariano, per trovare sempre in lei l’aiuto spirituale, la guida e l’esempio.

E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora imparto a voi e a tutta la diocesi di Aosta.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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