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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL SENEGAL IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 3 novembre 1987

 

Cari fratelli nell’episcopato.

1. Lasciate che vi esprima tutta la gioia che provo nell’accogliervi oggi in occasione della vostra visita “ad limina”. Il vostro arrivo a Roma ha luogo sotto l’auspicio della Vergine, nell’Anno mariano, e anche nel prolungamento delle proficue sedute sinodali nelle quali il caro card. Thiandoum ha portato tutto lo zelo e l’esperienza pastorale dei suoi venticinque anni di episcopato! Questo incontro mi dà l’occasione di ringraziarlo per il suo lavoro di relatore, come anche di ringraziare di cuore il vostro portavoce mons. Théodore Adrien Sarr, vescovo di Kaolack e presidente della vostra Conferenza episcopale.

2. L’apostolo Paolo ci invita all’azione di grazia: “Cantate a Dio di tutto cuore con riconoscenza . . .” (Col 3, 16). Con voi rendo grazie a Dio per il dono della fede. È questo dono che ci permette di operare in comunione di pensiero e di cuore, sebbene lontani gli uni dagli altri, ed è questo stesso dono che ci riunisce fraternamente in questo giorno.

Auguro che questo pellegrinaggio quinquennale tradizionale alla tomba dei santi apostoli e la vostra visita alla Santa Sede vi dia gioia e conforto.

3. La vostra visita mi permette di dirvi quanto io condivida le vostre speranze e le vostre preoccupazioni di pastori della Chiesa in Senegal. È vero che i cattolici sono in minoranza nel vostro paese. Ma conosco la reale qualità della loro vita cristiana, del loro senso evangelico. Del resto essi si sono guadagnati la simpatia di molti dei loro compatrioti grazie, al clima di amicizia che hanno saputo creare e alla testimonianza che rendono al Vangelo. In uno spirito fraterno contribuiscono attivamente allo sviluppo del paese.

È anche vero che i progressi dell’evangelizzazione riscontrano presso di voi certe difficoltà: ciò richiede alla comunità cattolica una ferma convinzione, perché sia salvaguardata la sua identità contro le forme di ideologia materialistica, e per entrare in tutta chiarezza in un dialogo fraterno con coloro che non condividono la medesima fede e le medesime tradizioni.

Nella maturazione della fede la formazione dei giovani svolge un ruolo di primo piano. È necessario che il sistema educativo si sviluppi e progredisca, malgrado i limiti dei mezzi materiali che non dovrebbero costituire un ostacolo insormontabile. La vostra attenzione pastorale farà sì che si mantenga sempre, in questo così importante campo che è l’educazione, la preoccupazione di assicurare uno sviluppo globale della persona umana, ispirata dai valori evangelici e dal rispetto delle convinzioni religiose del vostro paese, senza che ciò conduca insensibilmente i giovani cristiani su delle vie che li allontanerebbero dalla fedeltà ai loro impegni.

4. In parecchi dei suoi documenti il Concilio ha sottolineato la collaborazione che deve essere stabilita tra i cattolici e i credenti di altre fedi. Nella dichiarazione sulla Chiesa e le religioni non cristiane, il Concilio esorta i credenti “a sforzarsi sinceramente a una comprensione reciproca, e anche a promuovere e salvaguardare per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà” (Nostra Aetate, 3). La vostra lettera pastorale del 29 dicembre si poneva in questa prospettiva, quando richiamavate tutti i vostri compatrioti a creare le condizioni di “una vera pace sociale”, aggiungendo: “Lavoriamo insieme affinché tutti i credenti del paese rispettino scrupolosamente nella pratica i diritti di Dio”.

5. Voi condividete il vostro carico pastorale innanzitutto con i preti delle vostre diocesi. Vi prego di trasmettere loro il mio affettuoso saluto e anche il mio incoraggiamento ad una grande qualità di vita sacerdotale, in una dedizione sincera al popolo di Dio, all’immagine di Dio, all’immagine di Cristo che si è fatto servitore.

Gli uomini, coscientemente o meno, attendono che il prete parli loro di Dio con convinzione e umanità. In un mondo nel quale molti si lasciano attrarre dai beni materiali, il prete, con la parola e l’esempio di una vita semplice, deve attirare l’attenzione sui valori più alti. Identificandosi nel povero in modo da portargli il Vangelo liberatore di Cristo, sarà anche un incoraggiamento per i giovani, che il Cristo chiama a lasciare tutto per il servizio della Chiesa.

Possiate anche voi, cari fratelli, approfondire la comunione fraterna che esiste tra voi e i vostri preti, per rendere più efficace la missione della Chiesa e donare a tutti i cristiani, e ai non cristiani l’immagine dell’amore reciproco, segno distintivo dei discepoli di Cristo! Ugualmente, restando vicino ai vostri preti farete in modo che essi non soffrano di isolamento e che la loro salute fisica e spirituale ne risenta.

Il mio pensiero si rivolge anche a coloro che si preparano alla vita religiosa, attiva o contemplativa. Avete infatti intrapreso un grande sforzo nella pastorale delle vocazioni nel corso di questi ultimi anni e siete stati ricompensati da un aumento del numero dei candidati e delle candidate alla vita consacrata a Dio. Auguro che con l’aiuto dei preti, dei religiosi e delle religiose che si preoccupano del progresso spirituale, questi giovani preparino un avvenire solido per le vostre diocesi, senza perdere di vista la dimensione universale di tutta la vocazione ecclesiale.

6. Coscienti del ruolo che i laici devono giocare nella Chiesa e nel mondo, all’inizio di quest’anno avete già invitato i fedeli delle vostre diocesi a rinnovarsi nella loro missione di battezzati. Tra di essi esprimo una particolare gratitudine a tutti gli zelanti catechisti che cooperano generosamente all’annuncio del Vangelo nelle vostre comunità cristiane. Apprezzo il loro impegno e ho per essi e per le loro famiglie un pensiero speciale.

In una lettera pastorale pubblicata in occasione del Sinodo di quest’anno avete incoraggiato i laici a essere dei veri testimoni di Cristo nella vita di tutti i giorni. Possano essere sempre di più il sale della terra per ridare tutto il loro sapore ai valori umani, morali e spirituali!

7. La Chiesa del Senegal si è impegnata a promuovere i mezzi di comunicazione sociale, e voi incoraggiate a giusto titolo le iniziative in questo campo. Vi incoraggio a proseguire in questo sforzo fruttuoso: voi così aiutate i fedeli a portare uno sguardo evangelico su tutto ciò che fa parte della vita della società.

8. Terminando vorrei rivolgere una doppia esortazione: una esortazione alla coesione e una esortazione all’universalità.

Rimanendo attaccati alle grandi intuizioni del Concilio Vaticano II dobbiamo offrire l’esempio dell’unità tra pastori e fedeli: “Ovunque si trovi una comunità di fedeli, (i preti) rendono in un certo modo presente il vescovo al quale sono associati con cuore fiducioso e generoso, assumendo da parte loro i suoi impegni e la sua sollecitudine, e mettendoli in pratica dentro le preoccupazioni quotidiane dei fedeli” (Lumen Gentium, 28).

Infine, ed è la mia seconda esortazione, ampliate sempre più le vostre relazioni con le altre Chiese particolari. Siate solidali con tutti gli operatori del Vangelo attraverso il mondo. Siate anche pronti a rispondere agli appelli che vi potrebbero essere lanciati: “Sarete miei testimoni . . . fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8).

Prego lo Spirito Santo di darvi la sua luce e la sua forza e, di tutto cuore, benedico voi come anche tutti i fedeli delle vostre diocesi.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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