 |
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI AL CONVEGNO DELL’OPERA «AIUTO ALLA
CHIESA CHE SOFFRE»
Venerdì, 6 novembre 1987
Cari congressisti dell’Aiuto alla Chiesa che soffre.
1. In quest’anno del 40°
anniversario dell’opera audacemente lanciata da padre Werenfried van Straaten e
ora diretto da padre Roger Vekemans che saluto entrambi molto cordialmente,
condivido nello stesso tempo la felicità di avere fatto molto per le Chiese che
soffrono e la vostra tristezza per non aver potuto fare di più. Ma vorrei
soprattutto che in questi primi istanti del nostro incontro, noi rendessimo
grazie a Dio. È lui che ha fatto di voi i suoi strumenti di carità. È lui che ha
aperto il cuore di centinaia di migliaia di cristiani alle difficoltà dei loro
fratelli e sorelle, vittime di segregazione sociale, di persecuzioni religiose e
di costrizioni all’esodo,
2. Mi sembra, sempre a questo proposito, di situare
un’epoca come la nostra nell’ambito di duemila anni di storia della Chiesa. È
questo un periodo nel quale i discepoli di Cristo non hanno conosciuto dei
sospetti, degli arresti, degli interrogatori, la prigione, la morte a causa
della loro appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa? E questa lunga storia,
riempita di luce e di avvenimenti che affliggono, ci rivela che le comunità
cristiane in possesso della loro libertà sono alleate in soccorso delle Chiese
turbate e anche ostacolate nel loro sviluppo. Noi sappiamo tutti che l’apostolo
Paolo e le sue prime fondazioni (cf. 1 Cor 16, 1-5; Gal 2, 10)
avevano in qualche modo lanciato, per primi l’aiuto alle Chiese in difficoltà.
Voi siete sulle orme della Chiesa primitiva, portando il vostro aiuto alle
Chiese in difficoltà attraverso il mondo. Nel prendere conoscenza del vostro
rapporto, sono stato meravigliato di constatare che la vostra opera offre
soccorsi religiosi a centoquindici paesi. Mi congratulo di cuore con voi, cari
congressisti e aderenti all’Aiuto alla Chiesa che soffre. Con altri movimenti
caritativi o semplicemente umanitari, ugualmente degni di ammirazione, voi
assicurate un servizio originale e fondamentale della persona umana quando è
spogliata del suo diritto inalienabile alla libertà religiosa o minacciata
d’esserlo. La vostra opera è essenzialmente pastorale.
3. In questo breve incontro tengo a precisare i miei incoraggiamenti sui diversi
punti, che sono l’oggetto delle vostre preoccupazioni. Vegliando sempre con cura
all’oggettività dei fatti, continuate a informare i paesi liberi sul piano
religioso di queste regioni del mondo nelle quali, pretendendo di garantire la
libertà di coscienza, si riduce al minimo, se non a niente, l’esercizio concreto
della libertà religiosa. Auguro che la vostra rivista, già molto diffusa, sia
ancor più conosciuta dal mondo libero e riveli l’anomalia inaccettabile di tante
Chiese chiuse e talvolta distrutte, di seminari soppressi o ridotti a ricevere
un numero insignificante di candidati al sacerdozio, l’anomalia della
soppressione dei manuali dell’insegnamento catechistico, dell’interdizione dei
movimenti di formazione e dell’apostolato... I paesi liberi misurano male i
colpi portati alla vitalità della Chiesa, ma anche al rispetto dei diritti
dell’uomo alla ricerca religiosa e a delle relazioni personali e comunitarie con
Dio.
4. È forse su questo piano che voi potrete situare il vostro aiuto pastorale sul
terreno del rispetto sacro delle coscienze e delle credenze, in unione fiduciosa
e continua con la gerarchia cattolica locale. Bisogna disperare di fare
progressivamente ammettere che i credenti nelle loro convinzioni di fede, sono
naturalmente dei cittadini portati ad amare il loro paese e a servire la causa
del bene comune? Sostenere così i cristiani richiede da parte vostra molta
prudenza, preparazione, serenità, fede, speranza. Ma aiutare le Chiese che
soffrono non significa anche cercare di rendere più agili le condizioni
discriminatorie che opprimono molte comunità ecclesiali?
5. Auguro, infine, che il vostro nobile e delicato lavoro,
essenzialmente pastorale e non politico, si svolga non solo in armonia con i
vescovi dei paesi interessati, ma ogni volta che la cosa è auspicabile, di
concerto con le Opere pontificie missionarie e altri organismi di soccorso.
Penso alle “Caritas” e a molti altri gruppi che cercano di promuovere lo
sviluppo di ogni persona umana e delle popolazioni intere. Nella Chiesa del
Signore la diversità delle attività pastorali, caritative, umanitarie è
legittima e anche ammirevole. La loro complementarità è necessaria. L’unità e la
forza dell’azione ecclesiale scaturiscono da questa volontà di cooperazione
fraterna tra tutti i battezzati nei diversi paesi del mondo.
Al termine di
questo incontro familiare invoco con fervore su padre Werenfried van Straaten e
su padre Roger Vekemans, sui loro immediati collaboratori, sui partecipanti a
questo assemblea del 40° anniversario e su tutti i benefattori dell’Aiuto alla
Chiesa che soffre nuove e abbondanti grazie di saggezza e di forze divine e la
protezione tutta speciale della Vergine Maria, Madre di Cristo e Madre della
Chiesa.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
|