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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA FONDAZIONE
INTERNAZIONALE «NOVA SPES»

Lunedì, 9 novembre 1987

 

Signor cardinale,
Illustri signori e signore
.

1. Sono veramente lieto di incontrarmi oggi con voi, qualificati rappresentanti della scienza e della ricerca, in occasione del Colloquio promosso da “Nova Spes” sui rapporti tra la ricerca scientifica e i grandi problemi della società contemporanea. Porgo a tutti il mio più cordiale benvenuto.

Pur provenendo da Paesi e culture diverse, voi esprimete la comune ricerca della verità nei diversi campi dell’esperienza umana. Molti di voi hanno avuto nel Premio Nobel il prestigioso riconoscimento degli studi compiuti nei vari campi del sapere. Anche la Chiesa rende omaggio al vostro merito.

Ho ascoltato con vivo interesse le informazioni che avete voluto offrirmi circa i risultati dei vostri colloqui e auspico che dal vostro concorde impegno possano derivare impulsi efficaci per il perseguimento di quelle mete che stanno a cuore a quanti si preoccupano dell’avvenire della società umana.

2. Il quadro della società contemporanea è caratterizzato dalla mescolanza di luci promettenti con ombre minacciose. La Chiesa si unisce a tutta la famiglia umana nel rallegrarsi per i progressi meravigliosi che la ricerca scientifica va compiendo in ogni settore della conoscenza. Essa tuttavia non può, al tempo stesso, non preoccuparsi per gli sviluppi negativi a cui tale ricerca, applicata alla tecnologia, può portare se sganciata dall’etica. La ricerca scientifica, quando trascura i valori morali e il destino trascendente dell’uomo, non è più a suo servizio, ma si pone inevitabilmente contro il suo vero progresso.

Questo è il grido d’allarme che ho sentito il dovere di lanciare il tutta l’umanità da quel grande areopago che è l’Unesco, il 2 giugno 1980: “Bisogna convincersi della priorità dell’etica sulla tecnica, del primato della persona sulle cose, della superiorità dello spirito sulla materia. La causa dell’uomo - aggiungevo - sarà servita se la scienza si allea alla coscienza” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/1 [1980] 1654).

È di questa alleanza che la Chiesa si fa promotrice con coraggio e costanza. Nei miei viaggi apostolici per il mondo sento il dovere di sollecitare gli uomini di cultura, gli scienziati, gli universitari, gli artisti, gli intellettuali a far convergere i loro sforzi in un’unica direzione: il servizio all’uomo.

3. Per servire l’uomo occorre anzitutto partire da una visione integrale del suo essere, cioè da un’antropologia nella quale egli venga considerato per quello che è realmente, cioè come creatura di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza, come essere capace di conoscere l’invisibile, teso verso l’assoluto di Dio, fatto per amare, chiamato a un destino eterno. L’uomo, nella sua dignità non può mai essere ridotto a un mezzo da strumentalizzare o manipolare.

Per servire l’uomo, occorre inoltre realizzare un modello di società in cui ogni persona venga accolta, rispettata e amata. A questo riguardo vorrei richiamare l’enciclica del Papa Paolo VI, la Populorum Progressio, di cui si celebra il ventennio: in essa il mio venerato predecessore offre il progetto di una società tesa a realizzare lo sviluppo integrale dell’uomo e lo sviluppo solidale di tutta l’umanità. È alla luce di tale progetto di umanesimo plenario, che Paolo VI poté affermare: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” (Pauli VI, Populorum Progressio, 76-80).

4. Per costruire questa nuova società, occorrono persone libere e responsabili. È vero che lo sviluppo scientifico odierno risolve problemi che un tempo neppure si osava affrontare. Ma è pure vero che, nonostante le meraviglie tecnologiche, si sono anche moltiplicati e aggravati i problemi esistenziali. L’uomo di oggi non di rado si sente oggetto del processo storico, anziché suo soggetto creativo. Per questo tanti soccombono all’angoscia, cedono alla disperazione, si rifugiano nello scetticismo, si perdono nell’edonismo. Urge riconoscere all’uomo quanto la sua dignità di persona comporta, occorre aiutarlo a pensare, stimolarlo a compiere scelte mature e responsabili. Il posto dell’uomo nella rivoluzione tecnologica e informatica in atto deve essere legato alla salvaguardia dei valori morali, di cui egli è insieme depositario e soggetto.

Se la Chiesa fa valere delle riserve morali nei confronti, ad esempio, delle tecnologie applicate all’ingegneria genetica e alla procreazione artificiale, non è per limitare o fermare la ricerca scientifica, ma per orientare l’enorme sforzo scientifico e le scoperte moderne in direzione della dignità della persona, della nobiltà dell’amore, della difesa della vita umana. Bisogna, quindi, sottolineare l’esigenza che il progresso tecnologico sia guidato dalle norme morali per rimanere a servizio dell’uomo.

A questo scopo è necessario sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale e mobilitare tutte le energie creative dei ricercatori, impegnandole nella soluzione di quei problemi che ancora tormentano l’umanità contemporanea. Sono problemi di cui gli scienziati avvertono con crescente consapevolezza la gravità e l’urgenza. Penso alla questione sempre drammatica del sottosviluppo, della fame nel mondo, delle malattie endemiche; penso all’angoscia di tutta la famiglia umana davanti alla minaccia della guerra tecnologica.

5. Un’alleanza di tutte le forze vive della società moderna è necessaria per promuovere questi obiettivi. La proposta di “Nova Spes” favorisce questa alleanza operativa tra religione, scienza, comunicazione, economia. Tutte le componenti della famiglia umana devono essere mobilitate con coraggio e speranza per salvare l’uomo e per promuovere il suo vero progresso.

Sono lieto, illustri signori e signore, di cogliere questa circostanza per rinnovare un appello a tutto il mondo scientifico e ai ricercatori in ogni campo dell’attività umana: date un’anima alla scienza, nobilitate la tecnica mettendola al servizio dell’uomo, promuovete lo sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo. Alle persone che si dedicano alla scienza e alla ricerca dico con grande fiducia e speranza: impegnate tutta la vostra autorità morale a servizio dell’uomo e a difesa della pace. L’umanità ve ne sarà grata. La storia vi ricorderà come benefattori. Dio vi renderà merito.

E a voi, partecipanti all’azione di “Nova Spes”, rivolgo una parola di vivo incoraggiamento: cercate, senza stancarvi, di indagare vie e modi per rendere sempre più efficace la vostra azione, e più incisivo il vostro impegno a servizio dell’umanità. La Santa Sede, soprattutto mediante la Pontificia Accademia delle Scienze e il Pontificia Consiglio per la Cultura, è direttamente impegnata nell’intrecciare un attivo dialogo tra la scienza, la cultura e i valori spirituali. Vi incoraggio a unire i vostri sforzi a questa missione.

Dio Onnipotente, al quale affido questi miei voti, vi sostenga nel vostro lavoro, vi aiuti nelle inevitabili difficoltà e vi ricompensi per quanto fate a servizio dell’umanità di cui egli nella sua bontà ha voluto fare la propria famiglia.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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