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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANT’ALBERTO
MAGNO ALLE VIGNE NUOVE
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 15 novembre 1987
Ai bambini della parrocchia
Oggi il vescovo di Roma visita una parrocchia che porta il nome di sant’Alberto
Magno, grande vescovo e dottore della Chiesa del medioevo. Io vi incontro qui e
penso a quella vostra chiesa, come ambiente, che non esiste. Vedo qui intorno le
case, grandi palazzi, abitazioni di tanta gente. Naturalmente tanta di questa
gente è battezzata, sono cristiani. Ma la chiesa ancora non si vede. Dobbiamo
però anche dire che pur non essendo qui la chiesa visibile come edificio, si
vede ancor meglio la Chiesa che voi siete. Siete battezzati, fate catechismo, vi
preparate alla prima comunione, vi preparate alla cresima, pregate e cantate,
anche molto forte. E c’è tanta gioia con voi. Tutto ciò costituisce la prova che
in mezzo a voi c’è Cristo. E dove arriva Cristo nasce la Chiesa. Cristo si è
reso visibile su questa terra, in Palestina. Ora non è più visibile ma, essendo
invisibile, è dappertutto. E dove c’è lui c’è la Chiesa. E la Chiesa è tutto
quello di cui abbiamo parlato prima: la preghiera, i sacramenti, il canto, la
gioia, la vita cristiana. Tutto ciò costruisce la Chiesa anche dove manca
l’edificio. Cristo è qui presente. È presente tramite il vostro vescovo, tramite
il vostro parroco e i vostri sacerdoti: è presente tramite tutti voi,
parrocchiani, adulti, giovani e bambini. È presente in tutta la sua forza, nel
suo Spirito, nel suo Vangelo e nella vostra partecipazione. Io vi invito a
rinnovare sempre questa vostra partecipazione al Vangelo, ai sacramenti, alla
preghiera in modo da far crescere la Chiesa, anche quella visibile. Speriamo che
presto ci sia anche una chiesa visibile, un edificio sacro, nato dalla volontà
dei credenti, dei cristiani; è necessario in ogni luogo, soprattutto in Roma.
Vorrei ringraziare i vostri carissimi fratelli e sorelle ammalati per la loro
presenza e per le loro preghiere. Come ha detto il vostro parroco ci sono due
forze importanti nella Chiesa, nella dimensione che della Chiesa è propria, cioè
quella spirituale: la prima forza è costituita dagli ammalati, la seconda forza
siete proprio voi, giovani. I giovani portano entusiasmo. Queste due forze
devono continuare ad essere presenti e a lavorare per l’ambiente umano, per
costruire e far crescere e apparire sempre di più questa parrocchia che porta il
nome di sant’Alberto Magno.
Ai giovani del quartiere
La vostra è una parrocchia senza chiesa visibile, senza chiesa edificio, ma
grazie a questo fatto tutti si trovano fuori dalla chiesa e nello stesso tempo
tutti si trovano dentro la Chiesa: è il grande paradosso che io vivo in questa
visita. Ecco, tutti si trovano fuori perché la chiesa non c’è, ma grazie a
questo tutti si trovano dentro perché tutti fanno questa Chiesa e la fanno dove
sono, dappertutto, e specialmente questo pomeriggio, durante l’assemblea
eucaristica, tutti facevano la Chiesa. Era una Chiesa trasparente. Il fenomeno
della trasparenza, di cui ha appena parlato il vostro parroco, è un fenomeno che
appartiene certamente all’ordine fisico, ma ha anche un suo significato
analogico, metaforico: parliamo della trasparenza dell’uomo. Ecco, io vorrei
fermarmi un po’ su questa parola perché si tratta di una parola che esprime un
concetto profondo, molto importante. Io vorrei augurarvi questa trasparenza.
Essa certamente non toglie il mistero, non lo pregiudica. Sappiamo che Gesù
Cristo è trasparente, assolutamente trasparente per tutti, in tutti i tempi, in
tutte le epoche, per tutte le generazioni, per tutti i popoli e la sua
trasparenza, la sua assoluta trasparenza non toglie il suo mistero. Anzi la
trasparenza serve a mantenere, ad approfondire, a radicare il nostro mistero. Un
mistero che viene da Dio, Dio creatore, e poi viene di nuovo messo in evidenza
da Dio redentore. Ma la trasparenza ci deve portare sempre verso questo Dio. Non
possiamo essere per Dio un mistero. Per Dio siamo trasparenti, per Dio siamo
sola trasparenza. Ci vuole però trasparenza anche nelle relazioni con gli altri.
Qui stasera abbiamo parlato molto delle relazioni familiari. Ne ha parlato il
vostro parroco, ne ha parlato il vostro amico. Il fatto di avere come pareti per
questo vostro ambiente dei vetri rende la vostra attuale chiesa anche
visivamente trasparente. Ma io penso a una trasparenza interiore che deve
caratterizzarvi per essere veramente famiglia, per essere fratelli, per essere
genitori e figli: bisogna essere reciprocamente trasparenti. E si deve anche
aprire se stessi agli altri per creare quel mutuo atteggiamento di trasparenza.
Nello stesso tempo poi trasparenza vuol dire fiducia: sono trasparente perché mi
fido; sono trasparente perché non temo l’altro, non ho paura che altri
potrebbero abusare nel mio mistero, della mia intimità come persona; non lo
temo, anzi mi apro perché mi affido a lui. Così deve essere tra noi e Gesù
Cristo, tra noi e la sua Madre, tra noi e il nostro padre celeste e poi tra noi
come fratelli e sorelle, come membri della stessa famiglia, della stessa
comunità, della stessa comunione. La comunione non è possibile senza una
trasparenza reciproca. Volevo aggiungere alle vostre considerazioni qualche
riflessione che mi è venuta dopo aver vissuto l’esperienza di questa visita
pastorale alla vostra parrocchia, Vi auguro di riflettere su queste parole, su
questi concetti, su queste realtà e poi vi auguro di trovare il modo in cui
introdurvi nella realtà della vostra vita personale, delle vostre relazioni con
Dio, della vostra preghiera, delle vostre relazioni familiari, parrocchiali, dei
vostri ambienti di lavoro e di quell’ambiente che è tanto importante per il
futuro dell’uomo: l’ambiente dell’amore e della vita. La famiglia, il
fidanzamento, il matrimonio: nulla di questo può basarsi altrimenti se non sulla
trasparenza e sull’affidamento reciproco. Ve lo auguro e ve lo affido come un
grande programma: quello di essere uomo, di essere persona, cristiano, di
diventare sempre più persona sempre più cristiano; tutto ciò - lo si deve dire -
è bello. E voi giovani siete sensibili in modo particolare alla bellezza, alla
bellezza esterna. Ci vuole però anche una bellezza interiore che accompagni,
come una verifica profonda, la bellezza esterna che è più propria a voi”.
Ad un gruppo di collaboratori della parrocchia
Vedo il parroco circondato da tanti parrocchiani che hanno responsabilità
diverse ed è una cosa molto importante in questo momento della parrocchia che
deve nascere, che cerca di cambiare il suo ambiente, la sua casa. È un diritto
di ogni famiglia e di ogni comunità avere questa casa. Ma nello stesso tempo
vedo che ci sono impegni molto diversi, non solamente di tipo pastorale, per i
catechisti, ma anche di tipo sociale, per esempio un’opera per diminuire e
eliminare la disoccupazione, quindi certamente un servizio, ma anche
profondamente pastorale. Allora vi auguro tutto il bene, una buona continuazione
di questi auspici sull’esempio del grande sant’Alberto e di tutti i patroni
della Chiesa di Roma, perché Roma rinasce continuamente proprio qui in quartieri
nuovi, in ambienti nuovi. Roma rinasce sempre pur rimanendo sempre la stessa
Roma romana, la Roma dei santi e degli apostoli, rinasce come popolazione, come
ambienti e come comunità.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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