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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA
PASTORALE DELLE MIGRAZIONI E DEL TURISMO
Giovedì, 26 novembre 1987
Venerati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio.
1. Vi siete raccolti in
questi giorni, quali membri della Pontificia Commissione per la pastorale delle
migrazioni e del turismo, per la vostra riunione plenaria annuale. Sono lieto di
dare a voi, e agli esperti che con voi hanno collaborato, il mio cordiale
benvenuto.
Questi vostri periodici incontri rivestono un indubbio rilievo per il
migliore svolgimento della vostra opera, com’è saggiamente previsto dalle norme
vigenti. Essi vi consentono di riflettere a fondo su come servire più
efficacemente la Chiesa nei migranti, nei rifugiati e in tutte le categorie di
persone coinvolte nel vasto fenomeno della mobilità umana quali sono i
marittimi, gli aeronaviganti, i nomadi, i turisti e i pellegrini.
2. Molto interessante mi è parso il tema particolare, sul quale state
concentrando la vostra attenzione: “I mezzi di comunicazione sociale e
l’apostolato della mobilità umana”.
La Chiesa esiste per annunciare la buona novella. I mezzi di comunicazione,
nelle loro molteplici forme, sono altrettante vie che le si aprono dinanzi nel
cammino dell’evangelizzazione e della promozione umana. La loro applicazione nel
campo della mobilità umana impone un’attenta riflessione ed esige una
metodologia appropriata, per la particolare situazione dei destinatari, tanto
più quando sono minoranze disperse ed emarginate.
Desidero pertanto rivolgere una parola di apprezzamento e di incoraggiamento
alla stampa e alle altre forme di comunicazione sociale, che le stesse comunità
emigrate hanno creato nel tentativo non solo di superare l’isolamento in cui
sono spesso lasciate dai mezzi di comunicazione ufficiali, ma anche al fine di
tutelare i propri diritti e di richiamare l’attenzione sul ruolo economico e
culturale da loro svolto in seno alla società in cui vivono e lavorano.
Uguale incoraggiamento intendo rivolgere alla stampa e alle altre forme di
comunicazione sociale sorte per l’informazione e la formazione degli emigrati.
3. Molti sono i modi in cui i media possono contribuire alla promozione dei
diritti umani fondamentali di quanti vivono la difficile esperienza
dell’inserimento in un Paese straniero.
Il diritto di costoro a ricevere, nel
proprio idioma, regolari informazioni riguardanti il Paese d’origine, è di
vitale importanza. Essi non possono essere considerati solamente come semplici
consumatori di informazione o come oggetti da adattare e assorbire nella società
locale; occorre guardarli come esseri capaci di comunicazione e di creazione
culturale. È importante perciò garantire agli emigrati l’accesso e la
partecipazione ai mezzi di comunicazione a tutti i livelli, perché possano
entrare nel circuito vitale della società di cui sono venuti a far parte.
Compito dei mezzi di comunicazione è pure quello di aiutare, da una parte, a
capire la società di accoglienza e di spingere, dall’altra, quest’ultima a
capire l’emigrato nelle sue esigenze ed espressioni culturali, così da
facilitare la reciproca comprensione ed interazione.
A questo proposito mi piace
ricordare quanto opportunamente affermava Paolo VI nel suo messaggio per la
Giornata mondiale della pace del 1971: “Chi inserisce nell’opinione pubblica il
senso della fratellanza umana senza confine, prepara al mondo giorni migliori...
Chi aiuta a scoprire in ogni uomo, al di là dei caratteri somatici e razziali,
l’esistenza di un essere eguale al proprio, trasforma la terra da un epicentro
di divisioni, di antagonismi, d’insidie e di vendette, in un campo di lavoro
organico di civile collaborazione” (Insegnamenti di Paolo VI, VIII [1970]
1430s.).
4. Alla luce di prospettive tanto stimolanti, vi faccio i miei migliori
auguri per le vostre deliberazioni durante questa Sessione plenaria, e chiedo
allo Spirito di Dio di guidare il vostro lavoro. Prego anche che in questi
giorni Gesù rafforzi i legami di fraternità tra di voi.
Dio Onnipotente renda
fecondo il lavoro che state svolgendo. Glielo chiedo per l’intercessione della
Vergine santissima, alla quale non fu ignota - durante la vita quaggiù -
l’esperienza del distacco dalla patria e dell’emigrazione in terra straniera.
A tutti la mia benedizione.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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