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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MISSIONARI DEL SACRO CUORE

Salone degli Svizzeri (Castel Gandolfo)
Martedì, 8 settembre 1987

 

Carissimi Missionari del Sacro Cuore.

1. È una grande gioia per me potervi salutare qui a Roma, pochi giorni prima della mia visita negli Stati Uniti, che è uno dei trentasei Paesi dove lavora la vostra Congregazione: e questo mi dà l’occasione di chiedere le vostre preghiere per il successo di questo viaggio.

Il vostro capitolo generale vi ha riuniti da diversi Paesi e culture per riflettere, nel dialogo fraterno e nella preghiera, sullo spirito e sulla missione affidatavi dal vostro fondatore. Ringrazio il vostro superiore generale per le gentili espressioni che ha voluto indirizzarmi a nome di voi tutti, auspicando ogni bene per l’intera Congregazione.

2. Vorrei riflettere con voi su alcuni punti di primaria importanza per lo svolgimento della vostra missione nella Chiesa. Infatti il compito apostolico svolto dalla vostra Congregazione è una missione ecclesiale, come è esplicitamente affermato nelle vostre Costituzioni (n. 27): “La nostra missione di lavorare per l’avvento del regno di Dio come Missionari del Sacro Cuore, ci viene conferita nella e attraverso la Chiesa”.

Il vostro fondatore, il padre Jules Chevalier, era pienamente consapevole delle implicazioni del bel nome che vi ha dato: Missionari del Sacro Cuore. Questo nome era pieno di significato per lui, e suo desiderio era che esso vi ricordasse sempre lo stile di vita e la missione della vostra Congregazione.

Anch’io oggi voglio riproporvi con calore questo grande ideale: la vostra vita e il vostro lavoro apostolico devono mostrare chiaramente la convinta e fervente partecipazione ad uno dei massimi misteri della nostra fede: quello della misericordia di Dio che ama gli uomini, e dona se stesso per la loro salvezza. Sì, il nostro Dio è Amore e ha rivelato tale Amore in Gesù Cristo, attraverso il suo cuore umano. Gesù stesso c’invita: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11, 28).

3. La vostra specifica professione religiosa vi consacra in modo speciale a partecipare alla stessa missione di Cristo nell’attuale momento storico che stiamo vivendo. Voi siete chiamati a raccogliere questa missione con amore sincero e disinteressato, facendovi tutto a tutti, specialmente a favore dei suoi prediletti, i poveri e i piccoli.

Gesù Cristo è la via, la verità e la vita. Dobbiamo invitare ancora e sempre gli uomini a “volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37; cf. Zc 12, 10). Questo Cuore aperto, dal quale sgorgò sangue e acqua, simboli della vita sacramentale della Chiesa, è un’inesauribile sorgente di vita. Il vostro fondatore vide un nuovo mondo che sorgeva dal Cuore del nostro Salvatore, trafitto sul Calvario. La gente oggi, dappertutto, desidera disperatamente un nuovo mondo, e un cuore nuovo che lo animi e lo guidi.

Parlando del Sacro Cuore in una precedente occasione, indicavo il valore e la pratica della riparazione, come elemento essenziale di questa devozione, strettamente legato al desiderio e alle condizioni necessarie per la costruzione di un mondo nuovo: “Così - ed è questa la vera riparazione richiesta dal Cuore del Salvatore - sulle rovine accumulate dall’odio e dalla violenza, potrà essere costruita la civiltà del Cuore di Cristo” (Giovanni Paolo II, Lettera al padre Peter Hans Kolvenbach, 5 ott. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX/2 [1986] 842ss.).

A più riprese, in passato, ho espresso la mia convinzione che questa devozione al Sacro Cuore corrisponde più che mai alle attese del nostro tempo, e ho sottolineato il fatto che gli elementi essenziali di questa devozione “appartengono in modo permanente alla spiritualità della Chiesa attraverso il corso dei secoli” (Ivi).

4. Sono al corrente del fatto che i Missionari del Sacro Cuore sono al lavoro in tutti i continenti del mondo e che il loro apostolato è spesso assai esigente e difficile, e che talvolta comporta pericoli anche per la loro stessa vita. Nella ricca storia della vostra Congregazione, antica ormai di centotrent’anni, molti suoi membri non hanno esitato ad offrire la loro vita per i fratelli.

Desidero chiedervi di continuare a svolgere il vostro compito missionario mondiale con fiducia e generosità. Sia il vostro apostolato pieno di fortezza e di misericordia, sempre sulle orme di Cristo, il buon pastore, che non è venuto per “giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 17), e che non è venuto per essere servito, “ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28). Seguitelo! Imitatelo! Siano vostri i suoi stessi sentimenti.

5. Vorrei inoltre accennare a un compito speciale che vi spetta, in quanto siete presenti in tanti Paesi assai diversi tra loro per quanto concerne i costumi e le culture: il compito di evangelizzare la cultura e le culture: è mia convinzione che una spiritualità integrale, fondata su di un’apertura orante e fervorosa al Cuore del Signore, è di importanza capitale per questo compito di evangelizzare la cultura e le culture e dei comportamenti umani, onde renderli conformi al dettato del Vangelo. Insisto sull’espressione “apertura orante e fervorosa al Cuore del Signore”, dato che vi sarà impossibile lavorare come suoi missionari, se non vivrete come suoi discepoli, vicini al suo Cuore.

Nel corso di queste importanti giornate dedicate al capitolo generale, desidero restarvi unito nella preghiera, in special modo nella preghiera a Maria nostra Madre alla quale il vostro fondatore dette un bel titolo, così significativo e ispirato: “Nostra Signora del Sacro Cuore”.

Con tali voti e sentimenti, imparto a voi, a tutti i membri dell’Istituto, ai vostri parenti, amici e benefattori, una mia larga e affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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