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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRIGENTI DELLE ORGANIZZAZIONI CATTOLICHE
CARITATIVE E SOCIALI DEGLI STATI UNITI

Auditorio Municipale di San Antonio
Domenica, 13 settembre 1987

 

Cari fratelli e sorelle.

Vi ringrazio per la presentazione della vasta rete di amore cristiano e di solidarietà umana in cui siete impegnati. Possa il Signore sostenervi nel vostro zelo. “Misericordia a voi e pace e carità in abbondanza” (Gd 1).

1. “Catholic Charities” è un titolo che parla meravigliosamente bene del generoso impegno del popolo cattolico degli Stati Uniti nei confronti del problema della solidarietà umana e dell’amore cristiano. Mi riempie di gioia essere tra voi membri delle “Catholic Charities” Americane, delle agenzie a voi associate e delle organizzazioni parallele nell’impegno sociale. Con i vostri sforzi voi contribuite a rendere presente alle necessità umane l’amorosa compassione di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Gesù Cristo nacque povero, visse povero e morì povero. Egli amò i poveri. Nel suo regno i poveri hanno un posto speciale. La Chiesa non può comportarsi diversamente. Deve essere ancor più pienamente consapevole del suo fondamentale dovere di riflettere nella sua vita e nel suo operato lo stesso amore con cui Dio ama le sue creature. Poiché ciò che è in gioco è il mistero dell’amore di Dio come viene spiegato nella prima Lettera di Giovanni: “Quanto a noi, noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4, 19). Ogni servizio ha il suo primo momento in Dio.

2. Voi portate avanti una tradizione e rendete vivo un insegnamento basato sulla sacra Scrittura, proclamato dalla Chiesa e importante per ogni età. Il servizio ai bisognosi non solo costruisce l’armonia sociale, esso rivela Dio, nostro Padre soccorritore degli oppressi. Nel Vecchio Testamento fu l’amore di Dio per il suo popolo a imporre una sollecitudine particolare per lo straniero, la vedova, e l’orfano. Come Dio aveva trattato il suo così essi dovevano trattare gli altri. “L’anno del giubileo e l’anno sabatico restauravano l’equilibrio economico: gli schiavi venivano liberati, la terra restituita ai suoi primi padroni, i debiti cancellati (cf. Es 21ss; Lv 25). Si agiva con giustizia e misericordia . . .”. I profeti rivolsero più volte la loro attenzione alle qualità interiori del cuore che devono animare gli atti di giustizia e il servizio: “Io non guardo ciò che guarda l’uomo: l’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore” (1 Sam 16, 7).

Nel Nuovo Testamento il mistero dell’amore di Dio è ulteriormente rivelato: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Attraverso il cuore di Gesù si manifestò nel mondo la pienezza dell’infinita misericordia di Dio. Meravigliandosi dell’incarnazione del Figlio di Dio, Maria esclama che attraverso questo bambino gli umili saranno esaltati, gli affamati saranno saziati e la misericordia di Dio si estenderà su tutti (cf. Lc 1, 46-55). Anni dopo, annunciando il suo ministero, Gesù riassume il programma della sua vita nelle parole di Isaia: “Annunziare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19). Gesù si identifica con il povero e il debole: ciò che noi facciamo per loro lo facciamo a lui, il servizio che non offriamo loro è negato a lui (cf. Mt 25, 31-46).

Grandi differenze di ricchezza tra nazioni, classi e persone rendono di nuovo attuale la parabola del Vangelo del ricco e del povero Lazzaro. E con le stesse dure conseguenze di cui parla il Vangelo: Ma Abramo rispose: “Figlio ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali. Ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti” (Lc 16, 25). Il monito è valido oggi come lo era duemila anni fa.

3. Fin dagli inizi la Chiesa si è adoperata per mettere in pratica questo insegnamento nel suo ministero. Non è necessario qui tracciare la storia estremamente varia del servizio cristiano. La Chiesa ha sempre cercato di essere sensibile verso lo straniero, la vedova e l’orfano; ha fondato numerose scuole, ospedali, ospizi, strutture per la cura dei bambini e ricoveri. Recentemente il Concilio Vaticano II ha riaffermato con vigore la vocazione della Chiesa, fedele al suo Signore, ad amare tutti coloro che sono afflitti in qualche modo; a riconoscere nel povero e nel sofferente la somiglianza con il suo povero e sofferente fondatore; a fare tutto ciò che può per alleviare le loro sofferenze, sforzandosi di servire Cristo in loro (cf. Lumen Gentium, 8). Venti anni dopo il Concilio, la comunità cristiana è più che mai consapevole che i poveri, gli affamati, gli oppressi, i malati e gli handicappati partecipano in modo speciale alla croce di Cristo e quindi hanno bisogno del ministero della Chiesa.

Opere di misericordia, giustizia e compassione sono fondamentali nella storia della Chiesa degli Stati Uniti. Le due donne americane che sono state annoverate fra i santi, Francesca Saverio Cabrini ed Elizabeth Ann Seton sono state onorate soprattutto per il loro lavoro a favore dei loro fratelli e sorelle più poveri. Le iniziative delle “Catholic Charities” degli Stati Uniti risalgono a un periodo precedente la Dichiarazione di Indipendenza. Innumerevoli Istituti e strutture sono stati fondati per assistere orfani, immigrati, gruppi etnici e tutte le persone bisognose, di ogni razza e credo. Moltissimi americani di tutte le estrazioni sociali hanno fatto del servizio di carità ai loro fratelli lo scopo principale e la ragione della loro vita. In particolare, generazioni di religiosi, donne e uomini, si sono consumate completamente in un servizio di abnegazione, sotto il segno dell’amore.

4. La Chiesa ha sempre proclamato un amore preferenziale per i poveri. Forse il linguaggio è nuovo, ma non la realtà. E la Chiesa non ha una visione ristretta della povertà e dei poveri. Certamente la povertà è spesso un fatto di privazione materiale. Ma è anche un fatto di impoverimento spirituale, mancanza di libertà umane, e il risultato di qualsiasi violazione dei diritti umani e della dignità umana. C’è una forma molto speciale e deprecabile di povertà: la povertà dell’egoismo, la povertà di coloro che hanno e non dividono, di coloro che potrebbero essere ricchi donando ma scelgono di essere poveri tenendo tutto ciò che hanno. Anche queste persone hanno bisogno di tutto.

Il punto di vista cristiano è che gli esseri umani devono essere valutati per ciò che sono, non per ciò che hanno. Amando i poveri e aiutando i bisognosi, la Chiesa cerca prima di tutto di rispettare e restituire la loro dignità. Lo scopo della solidarietà e del servizio cristiano è di difendere e promuovere, nel nome di Gesù Cristo, la dignità e i fondamentali diritti umani di ogni persona. La Chiesa “rende testimonianza alla dignità dell’uomo. Essa afferma chiaramente che questi vale più per ciò che è che non per ciò che possiede. Essa attesta che tale dignità non può essere distrutta, quale sia la condizione di miseria, di disprezzo, di emarginazione, di impotenza a cui un essere umano è stato ridotto. Essa si dimostra solidale con coloro che non contano in una società, da cui sono moralmente e talora anche fisicamente emarginati. Essa li reintegra nella fraternità umana e nella comunità dei figli di Dio. In particolare la Chiesa si china con affetto materno sui bambini che, a causa della cattiveria umana, non vedranno mai la luce come pure sulle persone anziane sole e abbandonate. L’opzione preferenziale per i poveri, lungi dall’essere un segno di particolarismo o di settarismo, manifesta l’universalità della natura e della missione della Chiesa” (Congr. pro Doctr. Fidei, Istruzione Libertatis conscientia, 68).

La Chiesa ha un amore speciale per “i poveri in spirito”, Essa lo ha ereditato da Cristo, che li chiamava “beati” (Mt 5, 3). Da una parte la Chiesa sa, dalle parole di Cristo, che nonostante tutti gli sforzi umani i poveri saranno sempre fra di noi (cf. Mt 26, 11). Dall’altra, con tutti i suoi sforzi di innalzare i poveri essa conosce e proclama l’ambivalenza della proprietà. Infatti, dove la ricerca della ricchezza è considerata il bene supremo, gli esseri umani diventano prigionieri della durezza dei loro cuori e della ristrettezza delle loro menti (cf. Pauli VI, Populorum Progressio, 19). Anche per questa ragione la Chiesa, nell’atto stesso di aiutare i poveri ad alleviare le loro sofferenze, deve anche continuare a proclamare e servire i loro più alti bisogni, quelli dello spirito.

5. Il servizio ai bisognosi deve prendere la forma di un’azione diretta ad alleviare le loro ansie e le loro tribolazioni, e allo stesso tempo condurli alla dignità della fiducia in se stessi. A questo proposito voglio esprimere l’immensa gratitudine della Chiesa ai tanti americani che si stanno impegnando per aiutare i loro fratelli, sotto le diverse forme che il sostegno e lo sviluppo assumono nel mondo di oggi. E io ringrazio solennemente il popolo americano per il modo generoso con cui risponde alla richiesta di sostegni finanziari per i bellissimi programmi di assistenza portati avanti da loro. Nel caso dei molti programmi promossi dalla Chiesa cattolica, voglio invitare i responsabili a far sì che essi siano e appaiano sempre corrispondenti ai principi cattolici di verità e giustizia.

La risposta delle organizzazioni e degli istituti ai bisogni, sia nella Chiesa che nella società, è estremamente necessaria, ma da sola non è sufficiente. A questo proposito vorrei ripetere un pensiero che si trova nella mia lettera apostolica sulla sofferenza umana: “le istituzioni sono molto importanti e indispensabili, tuttavia nessuna può da sola sostituire il cuore umano, la compassione umana quando si tratti di farsi incontro alle sofferenze dell’altro. Questo si riferisce alle sofferenze fisiche, ma vale ancora di più se si tratta delle molteplici sofferenze morali e quando prima di tutto a soffrire è l’anima” (Ioannis Pauli PP. II, Salvifici Doloris, 29).

Inoltre, nella necessaria risposta delle organizzazioni e degli istituti ai bisogni, è essenziale evitare di ridurre gli esseri umani a semplici unità o categorie di programmi e azioni politiche o sociali. Tale processo porta a una nuova forma ingiusta di anonimato e alienazione.

6. Il servizio ai poveri comporta anche farsi loro portavoce, e cercare di riformare quelle strutture che causano o perpetuano la loro oppressione. Quali cattolici impegnati che lavorano per aiutare a far fronte alle necessità concrete della gente, voi siete chiamati a riflettere anche su un’altra dimensione di un problema mondiale: il rapporto tra società ricche e società povere, nazioni ricche e nazioni povere. Le vostre intuizioni devono essere devotamente unite a quelle di tante altre persone per vedere il da farsi per sanare al più presto possibile le strutture sociali di tutte le società, a questo riguardo.

In ultima analisi, tuttavia, noi dobbiamo capire che l’ingiustizia sociale e le ingiuste strutture sociali esistono solo perché individui o gruppi di individui le mantengono o le tollerano deliberatamente. Sono queste scelte personali, che operano attraverso le strutture che producono e diffondono situazioni di povertà, oppressione e miseria. Per questa ragione il superamento del peccato “sociale” e la riforma dell’ordine sociale stesso devono iniziare con la conversione dei cuori. Come hanno detto i vescovi americani: “Il Vangelo estende a ogni cristiano la chiamata ad amare Dio e il prossimo in modi che sono fecondi per la vita della società. Quella vocazione consiste soprattutto in un cambiamento di cuore: una conversione espressa in lode a Dio e in concrete azioni di giustizia e servizio” (Episc. Foederatarum Civitatum Americae Septemtrionalis, “Giustizia economica per tutti: insegnamento sociale cattolico e l’economia degli Stati Uniti”, 327).

Per molti la misericordia e la conversione possono sembrare strumenti inadeguati per risolvere i problemi sociali. Alcuni sono tentati di accettare ideologie che usano la forza per realizzare i loro programmi e imporre il loro punto di vista. Tali mezzi a volte producono apparenti successi. Ma questi risultati non sono autentici. La forza e la manipolazione non hanno niente a che fare con il reale progresso umano e con la difesa della dignità. La dottrina sociale cattolica è totalmente diversa, non solo per quanto riguarda gli scopi, ma anche per quanto riguarda i mezzi usati. Per i cristiani, sanare i mali umani deve necessariamente prendere in considerazione la realtà della creazione e della redenzione. Ciò significa trattare ogni essere umano come un unico figlio di Dio, un fratello o una sorella di Gesù Cristo. Il cammino della solidarietà umana è il cammino del servizio; e il vero servizio significa amore altruista, aperto alle necessità di tutti senza distinzioni di persone, con lo scopo esplicito di rafforzare il senso della dignità donata da Dio ad ogni singola persona.

7. La solidarietà e il servizio sono soprattutto un dovere di amore cristiano che deve coinvolgere tutta la comunità. Quando siamo tentati di compiacerci per quello che abbiamo fatto, noi dobbiamo ricordare con equilibrio le parole di Gesù: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”” (Lc 17, 10). Quando noi ci troviamo davanti alla vastità di questo servizio di amore, alle necessità senza confini dei poveri in America e in tutto il mondo, quando siamo delusi dalla lentezza e dagli ostacoli nella riforma delle strutture e nella nostra personale conversione, non scoraggiamoci e non accontentiamoci di ciò che è stato già raggiunto. L’amore può superare grandi ostacoli, e l’amore di Dio può trasformare completamente il mondo.

Come la Chiesa cerca di manifestare la solidarietà cristiana nel servizio generoso, essa vuole anche attirare l’attenzione sull’importanza della devozione e della preghiera e sulla loro relazione con il servizio. Guardando l’esempio di Cristo, la Chiesa non può dimenticare che tutte le azioni di Cristo furono accompagnate dalla preghiera. È nella preghiera che la Chiesa sviluppa e valuta la sua coscienza sociale e senza sosta scopre nuovamente la sua vocazione a servire i bisognosi di tutto il mondo, come fece Gesù. Rivolgendomi a un gruppo di vescovi americani durante la loro ultima visita “ad limina”, ho parlato di questa dimensione specificamente cristiana e ecclesiale di tutte le azioni sociali e caritative: “Solo una Chiesa zelante e che prega può dimostrarsi sufficientemente sensibile ai bisogni dei malati, dei sofferenti, degli emarginati -soprattutto nei grandi centri urbani -e dei poveri di qualsiasi luogo. La Chiesa come comunità di servizio deve per prima cosa sentire il peso sopportato da tante persone e famiglie, e poi lottare per contribuire ad alleviare questi fardelli. L’apostolato che la Chiesa scopre nella preghiera lo esprime con un profondo interesse per i fratelli di Cristo nel mondo moderno e per i loro bisogni tanto diversi. Il suo interesse, manifestato in vari modi, comprende -fra le altre cose -i settori degli alloggi, dell’istruzione e della salute, la disoccupazione, l’amministrazione della giustizia, le necessità particolari degli anziani e degli handicappati. Nella preghiera la Chiesa si conferma nella sua solidarietà con i deboli oppressi, con chi si lascia facilmente strumentalizzare, con i bambini sfruttati e con tutti coloro che in un modo o nell’altro subiscono una discriminazione” (Giovanni Paolo II, Discorso ad un gruppo di vescovi americani in visita «ad limina Apostolorum», 3 dic. 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/2 [1983] 1238).

8. Le “Catholic Charities” e le organizzazioni ad esse collegate esistono essenzialmente per estendere l’amore cristiano. È soprattutto attraverso le attività caritative a livello parrocchiale che l’intera Chiesa degli Stati Uniti si unisce nell’impegno di misericordia, giustizia e amore. Abbiamo visto oggi come le “Catholic Charities” e tutte le associazioni ad esse collegate hanno donato a Dio il proprio corpo -le loro mani, i loro piedi e i loro cuori -così che la sua opera possa essere compiuta nel nostro mondo. Per il vostro lungo e perseverante servizio -creativo e coraggioso, e senza distinzioni di razza o religione - voi certamente sentirete le parole di gratitudine di Gesù: “l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Unitevi, trasformate e servite! Se fatto nel nome di Gesù Cristo, questo è lo spirito delle “Catholic Charities” e di tutti coloro che lavorano per questa causa, perché è la fedele sequela del Solo che “non è venuto per essere servito ma per servire” (Mc 10, 45). Operando per una società che promuova la dignità di ogni persona umana, non solo voi servite i poveri, ma rinnovate l’immagine fondamentale di questa nazione amata da Dio! E possa Dio ricompensarvi abbondantemente.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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