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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SEMINARISTI E AI NOVIZI

Cattedrale di S. Fernando a San Antonio
Domenica, 13 settembre 1987

 

“Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è terra santa” (Es 3, 5).

1. Queste parole di Dio segnarono per Mosè l’inizio di un nuovo modo di vivere. Il posto dove stava era terra santa, perché si trovava alla presenza terribile di Dio onnipotente. E stando su quella terra santa, sentì una voce che lo chiamava a una speciale missione di servizio al popolo di Dio. Da quel momento in poi la vita di Mosè sarebbe radicalmente cambiata. D’ora in poi avrebbe posto la sua vita al servizio del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. La propria vita non sarebbe più stata sua. Egli avrebbe condotto il popolo eletto dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della terra promessa. Nell’incontrare Dio sulla terra santa, nel parlare con lui, nell’ascoltare le sue chiamate al servizio, Mosè giunse a una nuova comprensione di se stesso e si dedicò in modo più profondo a Dio e al suo popolo. La missione di Mosè iniziò sotto il segno della santità di Dio.

Cari fratelli e sorelle nel Signore: è per me una gioia profonda essere con voi oggi in questa storica cattedrale di san Fernando, il più antico santuario-cattedrale degli Stati Uniti. È con profonda gratitudine a Dio che incontro voi, che vi preparate a servire il Signore come sacerdoti e religiosi, voi, che in modo unico e straordinario avete sentito come Mosè la voce di Dio chiamarvi a quella terra santa di una speciale vocazione nella Chiesa. Voi siete stati alla terribile presenza del Signore e l’avete sentito chiamarvi per nome. E ascoltando la sua voce con devoto discernimento avete gioiosamente iniziato la vostra formazione al sacerdozio o alla vita religiosa.

2. Una vocazione nella Chiesa, dal punto di vista umano, inizia con una scoperta, con il ritrovamento della perla di grande valore. Scopri Gesù: la sua persona, il suo messaggio, la sua chiamata. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, riflettiamo sulla chiamata di Gesù ai primi discepoli. La prima cosa che fece Andrea dopo aver incontrato Gesù fu di cercare suo fratello Simone e di dirgli: “Abbiamo trovato il Messia!”. In seguito Filippo, allo stesso modo, cercò Natanaele e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret” (cf. Gv 1, 35-51).

Dopo la scoperta iniziale, segue un dialogo attraverso la preghiera, un dialogo tra Gesù e colui che ha ricevuto la chiamata, un dialogo che va oltre le parole e si esprime nell’amore.

Le domande sono una parte importante di tale dialogo. Per esempio, nel racconto evangelico della chiamata dei discepoli, ci viene detto che “quando Gesù si fu voltato ed ebbe visto che lo seguivano domandò loro: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”. “Venite e vedrete”, rispose” (Gv 1, 38-39).

Quel che inizia come una scoperta di Gesù conduce a una maggiore comprensione e dedizione attraverso un devoto processo di domande e discernimento. Nel corso di tale processo, le nostre ragioni sono purificate. Ci troviamo di fronte a scottanti domande, quali: “Che stai cercando?” E ci ritroviamo persino a fare le domande di Gesù, come fece Natanaele: “Come mi conosci?” (Gv 1, 48). Solo dopo aver riflettuto con sincerità e onestà nel silenzio dei nostri cuori iniziamo a convincerci che il Signore ci sta realmente chiamando.

Anche allora, tuttavia, il processo di discernimento non è terminato. Gesù dice a noi quel che disse anche a Natanaele: “Vedrai cose maggiori di queste!” (Gv 1, 50). Per tutto il corso della vita, dopo aver fatto una sacra e immutabile promessa e dopo aver iniziato a servire in modo attivo il Signore, abbiamo ancora bisogno del dialogo di preghiera che approfondirà costantemente la conoscenza e l’amore per il nostro Signore Gesù Cristo.

Cari studenti che vi preparate al sacerdozio e cari aspiranti alla vita religiosa: voi fate parte di una lunga schiera di persone che hanno dato interamente se stesse per amore del regno di Dio, e che hanno partecipato al sacrificio di nostro Signore e sono entrate nella sua vittoria pasquale. Per generazioni un grande numero di generosi sacerdoti e religiosi che si sono messi al servizio della Chiesa nel Texas sono giunti con gli emigranti da terre straniere, o sono venuti da fuori quali missionari. Desidero esprimere la mia gratitudine al Signore per il contributo offerto all’edificazione della Chiesa in questi luoghi. Al tempo stesso lodo il Signore per la messe, per tutti voi e per il crescente numero di vocazioni manifestatesi in questo luogo, e prego con fervore affinché questa crescita aumenti.

Come tutti coloro che vi hanno preceduto, dovrete subire delle prove. La vostra fedeltà sarà al sicuro solo quando invocherete la forza del Signore, solo quando confiderete nella grazia di Cristo. Se Cristo sarà il centro della vostra vita, l’unico per il quale vivrete e morirete, il vostro generoso servizio ai vostri fratelli e sorelle non conoscerà limiti. Amerete quelle persone che vi costa amare, ed arricchirete il mondo con il Vangelo di Cristo.

3. Vorrei rivolgermi ora ai seminaristi. Cari fratelli il Cristo: come uomini che si preparano all’ordinazione sacerdotale, è importante che abbiate una chiara comprensione della vocazione alla quale vi sentite chiamati affinché la vostra promessa di eterna fedeltà possa essere pronunciata responsabilmente e mantenuta fedelmente. La vostra vita sacerdotale vi unirà strettamente all’Eucaristia; sarete ministri dei misteri di Dio; sarete destinati a predicare e insegnare nel nome della Chiesa.

L’Eucaristia è la ragione principale del sacerdozio ordinato. Come dissi nella lettera del Giovedì Santo del 1980: “Per mezzo dell’Ordinazione . . . noi sacerdoti siamo uniti all’Eucaristia in modo singolare ed eccezionale. In un certo senso deriviamo da essa ed esistiamo per essa” (Ioannis Pauli PP. II, Dominicae Cenae, 2). Nessun lavoro tra quelli che noi svolgiamo quali sacerdoti è così importante. La celebrazione dell’Eucaristia è il miglior modo per servire i nostri fratelli e sorelle poiché è la sorgente e il centro del dinamismo della loro vita cristiana.

Quanto è dunque decisivo, per la nostra felicità e perché un ministero sia fecondo, coltivare un amore profondo per l’Eucaristia. Durante i vostri giorni di seminario un integrale studio teologico della natura del mistero eucaristico e un’accurata conoscenza delle norme liturgiche vi forniranno un’ottima preparazione per alimentare la partecipazione completa, consapevole e attiva della comunità alla liturgia. Il futuro sacerdote è chiamato a riflettere e professare con il Concilio Vaticano II che “tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essi sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo” (Presbyterorum Ordinis, 5).

Il compito di predicare il Vangelo riveste nel sacerdozio suprema importanza. E poiché, come dice san Paolo, “la fede dipende dalla predicazione e la predicazione si attua per la parola di Cristo” (Rm 10, 17), la formazione in seminario deve essere volta ad alimentare una profonda comprensione della parola di Dio così come viene vissuta e proclamata dalla Chiesa. Ricordate sempre le parole del profeta Geremia: “Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore” (Ger 15, 16).

Affinché la vostra predicazione porti frutto nelle vite di quelli che servite, dovrete coltivare nella vostra mente e nel cuore un’autentica adesione interiore al magistero della Chiesa. Poiché, come ci ha ricordato il Concilio, “il compito dei sacerdoti non è di insegnare una propria sapienza, bensì di insegnare la parola di Dio e di invitare tutti insistentemente alla conversione e alla santità” (Presbyterorum Ordinis, 4).

Il sacerdote ha bisogno di conoscere le vere condizioni di vita delle persone che serve, e deve vivere fra di loro come un vero fratello in Cristo. Non può mai separarsi dalla comunità. Tuttavia in un certo senso come dice l’apostolo Paolo, nelle parole stesse della Scrittura, egli è separato in quanto “prescelto per annunziare il Vangelo di Dio” (Rm 1, 1). Nella sua identità sacerdotale egli è destinato a un servizio speciale - un servizio unico - verso il corpo di Cristo. Per questo il Concilio Vaticano II ha parlato in questi termini: “così i presbiteri del Nuovo Testamento in forza della propria chiamata e della propria vocazione, sono in un certo modo segregati in seno al popolo di Dio; ma non per rimanere separati da questo stesso popolo o da qualsiasi uomo, bensì per consacrarsi interamente all’opera per la quale il Signore li assume. Essi non potrebbero essere ministri di Cristo se non fossero testimoni e dispensatori di una vita diversa da quella terrena” (Presbyterorum Ordinis, 3).

Ognuno di voi è chiamato ad abbracciare liberamente il celibato per amore di Gesù e del suo regno, per poter diventare un “uomo per gli altri”. Se è modellato sul generoso amore divino e umano di Gesù per suo Padre e per ogni uomo, donna e bambino, il vostro celibato rappresenterà un’elevazione della vostra vita, un vincolo più stretto con il popolo di Dio, un desiderio di darsi senza riserve. Con l’abbracciare il celibato nell’ambito del sacerdozio, vi state impegnando in un amore più profondo e universale. Soprattutto il celibato rappresenta il dono di voi stessi a Dio. Sarà la risposta, in Cristo e nella Chiesa, ai doni della creazione e della redenzione. Vorrà dire prender parte a un livello sempre più profondo della libertà e della generosità umana, alla morte e alla risurrezione di Gesù. Parlando da un punto di vista umano questo sacrificio è difficile a causa delle nostre debolezze di uomini: senza preghiera è impossibile. Da parte vostra richiederà anche disciplina, sforzo e un amore perseverante. Ma nel vostro dono del celibato a Cristo e alla sua Chiesa, anche il mondo sarà in grado di vedere il significato della grazia divina e la potenza del mistero pasquale. Questa vittoria dovrà essere sempre visibile nella vostra gioia.

Il Concilio ha posto l’accento sull’essenziale differenza fra il sacerdozio ordinato e quello di tutti i battezzati, e ha prescritto una formazione sacerdotale da attuare nei seminari, distinta da altri tipi di formazione (cf. Lumen Gentium, 10; Optatam Totius, 4). Al centro di questa differenza essenziale è la verità che Gesù ha dato ai Dodici con l’autorità di proclamare il Vangelo, celebrare l’Eucaristia, rimettere i peccati e provvedere alla cura pastorale della comunità. Tale autorità è data per un compito realmente specifico e, attraverso l’Ordinazione, è condivisa dai successori degli apostoli e dai loro collaboratori nel sacerdozio ordinato. Viene data per un particolare ministero di servizio da assolvere avendo per modello il Figlio dell’uomo che venne a servire. Il ministero del sacerdote ordinato è essenziale per la vita e lo sviluppo della Chiesa; è un servizio essenziale al resto della Chiesa. È ovvio che quanti si preparano a questo ministero specifico avranno speciali esigenze e necessità che differiscono da quella del resto della comunità.

Tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare alla sua missione in ragione del loro Battesimo e Cresima. Per i sacerdoti il miglior modo di assistere e di incoraggiare gli altri nel servizio del Vangelo è quello di essere loro stessi fedeli al proprio ministero sacerdotale nella Chiesa. “Perciò i presbiteri, sia che si dedichino alla preghiera e all’adorazione, sia che predichino la Parola, sia che offrano il sacrificio eucaristico e amministrino gli altri sacramenti, sia che svolgano altri ministeri in servizio degli uomini, contribuiscono all’aumento della gloria di Dio e nello stesso tempo a far avanzare gli uomini nella vita divina” (Presbyterorum Ordinis, 2).

4. Ed ora mi rivolgo a voi, fratelli e sorelle che vi preparate alla vita religiosa. Anche il vostro è un dono grande e speciale dell’amore di Dio. A ognuno di voi, come ai primi discepoli, Gesù ha detto: “Venite e vedrete” (Gv 1, 39). Non vi è forza o coercizione da parte di Cristo, ma piuttosto un invito, fatto semplicemente e personalmente, a venire e restare nella sua casa, a stare alla sua presenza, e a lodare con lui suo Padre nell’unità dello Spirito Santo.

Una vocazione religiosa è un dono, dato gratuitamente e ricevuto gratuitamente. È un’espressione profonda dell’amore di Dio per voi e da parte vostra richiede, a sua volta, un amore totale verso Cristo. La vita di un religioso, pertanto, è tesa a rinsaldare il vincolo d’amore sancito per la prima volta nel sacramento del Battesimo. Voi siete chiamati a fare ciò nella consacrazione religiosa attraverso la professione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza (cf. CIC, can. 573 § 1-2).

Durante i vostri anni di preparazione, la Chiesa è ansiosa che voi riceviate una formazione tale da prepararvi a vivere la consacrazione religiosa nella fedeltà e nella gioia, una formazione al tempo stesso profondamente umana e cristiana, una formazione che vi aiuti ad accettare con sempre maggiore generosità le radicali esigenze del Vangelo e a rendere ad esse pubblica testimonianza. La vostra stessa vita è intesa come affermazione fiduciosa e convincente che Gesù è la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6).

Ciò che dovete sviluppare è anzitutto l’abitudine e la disciplina della preghiera. Poiché chi siete è ancora più importante di qualsiasi opera voi svolgiate. A tale riguardo il Concilio Vaticano II ha affermato che i religiosi dovrebbero cercare Dio prima di ogni altra cosa e unire la contemplazione all’amore apostolico (cf. Perfectae Caritatis, 5). Non e un compito facile, perché la preghiera ha molte forme e dimensioni. È al tempo stesso personale e comune, liturgica e privata. Approfondisce la nostra unione con Dio e alimenta il nostro amore apostolico. È necessario un clima di silenzio, così come uno stile di vita personale semplice e pronto al sacrificio.

La vita liturgica della comunità esercita una grande influenza sulla preghiera personale di tutti i membri. L’Eucaristia sarà sempre la base e il vertice della vostra vita in Cristo. È il sacramento attraverso il quale l’adorazione che costituisce la vostra intera esistenza è presentata a Dio in unione con Cristo (cf. CIC, can. 607 § 1). L’Eucaristia è il luogo in cui l’offerta della vostra castità, povertà e obbedienza si fa una cosa sola con il sacrificio di Cristo.

Nella vostra consacrazione religiosa il sacramento della Penitenza vi ricorda costantemente la chiamata di Gesù alla conversione e al rinnovamento di vita. Precisamente, poiché per la vostra professione religiosa siete chiamati a testimoniare la santità di Dio, dovete aiutare il popolo di Dio a non perdere mai il senso del peccato. Per seguire autenticamente Cristo nella perfezione della carità, dovete essere i primi a riconoscere il peccato nel vostro cuore, a pentirvi e a glorificare la grazia e la misericordia di Dio. La conversione è un processo che dura tutta la vita e che richiede un amore capace di pentimento. Il sacramento della Penitenza è il sacramento in cui la nostra debolezza incontra la santità di Dio nella misericordia di Cristo.

La Chiesa vi chiamerà in mille modi al servizio della sua missione per il regno di Dio. Essa ha bisogno dei vostri talenti, della vostra disponibilità ad andare e a venire secondo le esigenze del momento, che sono spesso le esigenze dei poveri. Ha bisogno della vostra collaborazione alla causa della fede e della giustizia. Ha bisogno della vostra opera e di tutto ciò che fate per il Vangelo. Ma, soprattutto, la Chiesa ha bisogno di quel che voi siete; ha bisogno di voi: uomini e donne consacrati a Dio, che vivete nell’unione con Cristo, con la sua Chiesa, che lottate per perfezionare il vostro amore. Perché? Per la santità di Dio! Cari fratelli e sorelle, quel che voi fate è importante, ma ancora più importante è quel che voi siete: più importante per il mondo, più importante per la Chiesa, più importate per Cristo.

In Maria, la Madre di Cristo e della Chiesa, comprenderete l’identità della vostra vita. Per tutta la sua esistenza ella ha mostrato il significato dei consigli evangelici, ai quali è rivolta la vostra consacrazione religiosa. Le parole rivolte all’angelo - “Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38) - mostrano l’abbandono totale e obbediente che la nostra consacrazione a Dio richiede e che i vostri voti esprimono.

5. Infatti, la chiamata alla santità è una chiamata universale. Tutti i membri della Chiesa, senza eccezione, sono chiamati da Dio a crescere in santità e a prender parte alla missione della Chiesa. Uno dei frutti del Concilio Vaticano II è stata l’accresciuta consapevolezza di questa verità. Essa ha contribuito ad alimentare una più chiara coscienza del ruolo dei laici nella costruzione del regno, e una più stretta collaborazione dei laici con il clero e i religiosi. In qualità di persone che si preparano al sacerdozio e alla vita religiosa sarà un vostro privilegio contribuire a studiare in futuro forme ancora più efficaci di collaborazione. Ma, quel che e ancora più importante, vi troverete in posizione tale da incoraggiare i laici ad adempiere a quella missione che vi compete in modo unico in quelle situazioni e in quei luoghi in cui la Chiesa può essere il sale della terra solo per mezzo di essi.

Il Concilio ha parlato in modo assai chiaro della loro speciale missione. Ha affermato tra l’altro: “Per la loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio. Essi vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli gli impieghi e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta”. (Lumen Gentium, 31). Questa attività dei laici rappresenta un contributo specifico al corpo di Cristo. Il vostro è un altro carisma, un dono diverso da vivere diversamente, così che, nell’autentica diversità, ci possa essere vera unita nell’opera di servizio.

6. In quest’occasione non posso fare a meno di esprimere la mia speciale gratitudine e incoraggiamento a quanti fra voi sono responsabili della formazione degli aspiranti al sacerdozio e alla vita religiosa. State pur certi che tutti i vostri sforzi, la vostra opera e sacrificio sono profondamente apprezzati dalla Chiesa e da me personalmente. Il vostro compito è vitale per il futuro della Chiesa, e il vostro contributo alla vita del popolo di Dio è durevole. In verità è fondamentale che voi siate ben permeati da una sana dottrina, dall’esperienza pastorale e da santità di vita. Estremamente importante è il vostro atteggiamento di fede e, in particolare, il vostro esempio personale di amore filiale per la Chiesa e la vostra adesione leale al suo autentico magistero ordinario (cf. Lumen Gentium, 25). San Paolo ci dice; “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa” (Ef 5, 25-26). Io prego affinché la vostra vita sia sempre animata da questa forma di amore disposta al sacrificio.

Desidero aggiungere una parola di profondo apprezzamento nei confronti di quei genitori che sostengono e incoraggiano i figli nel seguire Cristo. Il sostegno della preghiera, la comprensione e l’amore che voi date loro è di immenso valore.

7. A questo punto desidero fare appello alla Chiesa degli Stati Uniti per le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Il dovere di alimentare tali vocazioni poggia sull’intera comunità cristiana, e certamente le famiglie hanno dato il contributo più grande. Dobbiamo sempre ricordare, inoltre, l’influenza sulle vocazioni che può essere esercitata da sacerdoti e religiosi zelanti, dal loro esempio di servizio generoso, dalla testimonianza della loro carità, bontà e gioia. Soprattutto, la chiave delle vocazioni è la preghiera perseverante, così come Gesù stesso ha comandato: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe” (Mt 9, 37-38).

Cari fratelli e sorelle, siete venuti a conoscere il Signore Gesù. Avete ascoltato la sua voce, scoperto il suo amore, e risposto alla sua chiamata. Il Signore Gesù, che ha iniziato questa grande opera in voi, possa portarla a compimento per la gloria di suo Padre e per la potenza del suo Spirito. Ricordate sempre: “il luogo dove sei è terra santa” (Es 3, 5).

E possa la beata Vergine Maria aiutarvi per mezzo delle sue preghiere, e con l’esempio del suo amore.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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