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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

 DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI RIUNITI NELLA «CIVIC PLAZA» DI PHOENIX

Basilica di Saint Mary (Phoenix) - Lunedì, 14 settembre 1987

 

Cari amici.

1. Con stima fraterna, estendo a tutti voi - popolo di Phoenix e dell’America sudoccidentale - il mio saluto di gioia e di pace! Mi avete accolto a braccia aperte. Vi ringrazio della vostra cordialissima ospitalità.

Oggi, in particolare, desidero rivolgere il mio saluto ai nostri fratelli di lingua ispanica. La vostra ospitalità ricorda la grande forza, vitalità e generosità che la comunità spagnola ha portato negli Stati Uniti. Vi incoraggio a crescere sempre più in comunione nella Chiesa e ad arricchirla con la professione e la pratica della vostra fede, la fede dei pionieri, dei missionari e dei martiri. Che Nostra Signora di Guadalupe benedica tutti.

2. Per un felice atto della Provvidenza, la mia visita in Arizona coincide con il 75° anniversario della Costituzione dello Stato dell’Arizona. In questa felice occasione, rivolgo a tutti voi i miei migliori auguri e congratulazioni.

Come tutta l’America sud-occidentale l’Arizona si trova a dover fronteggiare le sfide poste da uno sviluppo sorprendente. Mi viene riferito che il motto del vostro Stato è “Ditat Deus”, “Dio arricchisce”. E, in verità, avete attorno a voi ampia prova di tale arricchimento: nella maestà e bellezza del vostro paesaggio, e specialmente nella varietà e nella capacità della vostra gente. Il vostro Stato e il numero sempre crescente dei suoi cittadini sono stati generosamente benedetti e arricchiti da Dio. Negli ultimi quarant’anni, in particolare, avete sperimentato un notevole progresso e sviluppo; e questo comporta un maggior numero di obblighi e responsabilità.

3. La mia visita in Arizona coincide anche con un altro anniversario. Sono trascorsi vent’anni da quando Papa Paolo VI pubblicò la sua importante enciclica, Populorum Progressio, un documento che ha approfondito con acutezza il tema dell’autentico sviluppo umano così come appare alla luce del Vangelo di Gesù Cristo. Sebbene siano trascorsi vent’anni dalla pubblicazione dell’enciclica, il suo messaggio resta oggi, come allora, provocatore e profetico.

Un principio fondamentale sostenuto da Papa Paolo è che lo sviluppo, per essere veramente autentico, deve “contribuire al bene integrale della persona” (cf. Pauli VI, Populorum Progressio, 14). Il progresso, pertanto, non può mai ridursi a mera espansione economica o a valori strettamente temporali. Quel che è in gioco, in definitiva, è il benessere delle persone in tutte le dimensioni fisiche e spirituali della loro umanità, compresi gli aspetti morali sociali, culturali ed economici.

Gli sforzi tesi a promuovere lo sviluppo devono essere accompagnati dalla ricerca di un umanesimo trascendente, un umanesimo orientato verso Dio. Il motto del vostro Stato dell’Arizona esprime bene la ragione di ciò: Dio arricchisce. Sì, soltanto Dio è la sorgente di tutto ciò che è buono. Dio solo è il creatore di tutte le cose. Come disse una volta l’apostolo san Paolo: “Essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa . . . In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 25-28). Affinché sia autentico, il progresso deve essere rivolto a migliorare le condizioni di vita della gente e, al tempo stesso, promuovere un umanesimo trascendente che riconosce la sovranità di Dio.

4. Per la sua stessa natura, il vero progresso umano è necessariamente proiettato verso l’esterno; non può ripiegarsi su se stesso. Deve estendersi fino a coinvolgere un numero crescente di persone. Qualsiasi progresso che volesse assicurare il miglioramento di pochi eletti a spese della grande famiglia umana sarebbe un progresso erroneo e distorto. Sarebbe un oltraggio alle esigenze di giustizia e un affronto alla dignità di ogni essere umano.

A tale riguardo, le seguenti parole di Papa Paolo VI si rivelano in tutta la loro verità: “Per le nazioni come per le persone, l’avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale” (Pauli VI, Populorum Progressio, 19). Ed ecco perché ha insistito sulla necessità di uno spirito di solidarietà umana che accompagni ogni sforzo di sviluppo. La tentazione dell’avidità non è certamente ristretta a una sola nazione o gruppo etnico. Infatti è una componente e una parte della nostra comune condizione umana che esige una costante conversione. Tuttavia la tentazione non si presenta forse più intensamente a coloro che hanno ricevuto una parte maggiore nella divisione dei beni materiali della terra?

Il Concilio Vaticano II della Chiesa cattolica ha affermato inequivocabilmente: “È dovere gravissimo delle nazioni evolute di aiutare i popoli in via di sviluppo” (Gaudium et Spes, 86). Tali parole si applicano con speciale rilevanza al popolo dell’Arizona e a tutti gli Stati Uniti che il Signore ha con tanta abbondanza benedetto. Mentre considerate con gratitudine l’alto tenore di vita di cui godono molti di voi, almeno in confronto al resto del mondo, i vostri cuori possano rivolgersi verso i meno fortunati. I vostri cuori e le vostre mani possano aprirsi ai poveri, sia nell’ambito della vostra società che nelle nazioni in via di sviluppo. Come Dio vi arricchisce, così possiate essere strumenti di arricchimento per gli altri.

5. Quanti fra di noi sono cristiani, traggono ispirazione a intraprendere questo compito dalle parole e dall’esempio di nostro Signore Gesù Cristo. Pur essendo Dio, egli si umiliò e assunse la nostra condizione umana, divenendo simile a noi tranne che nel peccato (cf. Fil 2, 5-11; Eb 4, 15). Pertanto egli ha stretto un vincolo di indissolubile solidarietà con ogni essere umano. In lui la nostra umanità è resa sacra e viene per sempre legata a Dio.

Nel suo ministero pubblico, vediamo come Gesù venne per servire e non per essere servito. Uno dei segni della sua missione fu la predicazione del Vangelo ai poveri (cf. Mt 11, 2-5), e manifestò nella vita di ogni giorno un amore speciale per i poveri e i sofferenti. Siamo perciò convinti che se seguiamo gli insegnamenti e l’esempio di nostro Signore consolideremo la nostra reciproca unione, specialmente con i bisognosi, e sperimenteremo quella dimensione trascendente della vita che si può raggiungere soltanto nell’unione con Dio.

Cari amici: oggi ho parlato con voi dello sviluppo perché sono convinto, come lo fu Paolo VI, che del nostro tempo altamente tecnologico “lo sviluppo è il nuovo nome della pace” (cf. Pauli VI, Populorum Progressio, 87). Se, pertanto, desideriamo promuovere la tranquillità dell’ordine nel nostro mondo dobbiamo impegnarci pienamente in quell’autentico sviluppo che contribuisce al bene di tutti, ovunque siano, in tutte le dimensioni della vita umana. Per questa ragione il mio appello all’America è per l’umana solidarietà in tutta questa terra e oltre i suoi confini. Questo è il culmine del vero progresso; la misura della vera grandezza, la condizione della vera, durevole pace per l’America e il mondo intero!

Dio benedica l’Arizona! Dio benedica voi tutti! Ditat Deus!

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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