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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

TELECONFERENZA DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI

«Universal Amphiteatre» (Los Angeles)
 Martedì, 15 settembre 1987

 

Cari giovani amici.

1. Penso che sappiate già, senza che ve lo dica, quanto sono felice di essere con voi oggi. Ovunque io vada in tutto il mondo, è sempre per me un appuntamento l’incontro con i giovani. Qualche giorno fa ero con loro a New Orleans, e oggi sono lieto di essere con voi. Fin dall’inizio, quando ero un giovane sacerdote, ho trascorso molte ore a parlare con gli studenti nei “campus” delle università o passeggiando lungo i laghi, in montagna e in collina. Ho trascorso molte serate cantando con i giovani, ragazzi e ragazze come voi. E anche ora che sono Papa, nei mesi estivi, diversi gruppi di giovani vengono a Castel Gandolfo la sera per parlare e cantare insieme.

Come probabilmente sapete, dico spesso che voi giovani portate la speranza al mondo. Il futuro del mondo risplende nei vostri occhi. Proprio adesso state contribuendo a forgiare il futuro della società. Poiché ho sempre riposto grandi speranze nei giovani, vorrei parlarvi oggi proprio della speranza.

2. Non possiamo vivere senza speranza. Dobbiamo avere degli obiettivi nella vita, dei significati nella nostra esistenza. Dobbiamo aspirare a qualcosa. Senza speranza cominciamo a morire.

Perché talvolta accade che una persona che sembra essere in buona salute, che ha successo agli occhi del mondo, prenda una dose eccessiva di sonniferi e si suicidi? Perché, invece, vediamo una persona gravemente invalida piena di grande entusiasmo per la vita? Non è forse a motivo della speranza? Il primo ha perso ogni speranza; nel secondo la speranza è viva e fiorente. È chiaro quindi che la speranza non deriva da talenti e doni, o dalla salute fisica e dal successo! Essa proviene da qualcos’altro. Per essere più precisi, la speranza proviene da qualcun altro, qualcuno al di sopra di noi.

La speranza viene da Dio, dalla nostra fede in Dio. Persone di speranza sono coloro che credono che Dio li ha creati per un motivo, e che lui provvederà alle loro necessità. Essi credono che Dio li ama come un padre fedele. Ricordate il consiglio che Gesù diede ai suoi discepoli quando sembrava che avessero timore del futuro? Egli ha detto: “Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete!” (Lc 12, 22-24). Sì, Dio conosce tutte le vostre necessità. Egli è il fondamento della nostra speranza.

3. Ma che dire delle persone che non credono in Dio? Questo è un problema veramente grave, uno dei problemi più gravi del nostro tempo, l’ateismo, il fatto che molti nostri contemporanei non credono in Dio. Quando lo scorso anno ho visitato l’Australia, ho detto a un gruppo di bambini: “Il fatto più doloroso dell’essere Papa è vedere che molte persone non accolgono l’amore di Gesù, non sanno chi sia realmente e quanto li ami . . . (Gesù) non costringe la gente ad accogliere il suo amore. Egli lo offre loro e li lascia liberi di dire sì o no. Mi riempie di gioia vedere quante persone conoscono e amano nostro Signore, quante gli dicono. Ma mi rattrista vedere che alcuni dicono no” (Giovanni Paolo II, Ad alumnos «Katherine School of the Air» urbis vulgo nuncupatae «Darwin», die 29 nov. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX/2 [1986] 1746 e 1747). Senza la fede in Dio non può esistere la speranza, nessuna autentica, duratura speranza. Non credere più in Dio significa cominciare a scendere lungo una china che può condurre soltanto al vuoto e alla disperazione.

Ma chi ha il dono della fede vive con fiducia ciò che verrà. Guarda al futuro con aspettativa e gioia, anche dinanzi alla sofferenza e al dolore; e il futuro al quale guarda in ultimo è la vita eterna con il Signore. È questa la speranza che caratterizzava in modo tanto importante la vita di san Paolo, che una volta scrisse: “Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati . . . Non ci scoraggiamo . . . perché il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor 4, 8-9.16). Solo Dio può rinnovarci interiormente ogni giorno. Solo Dio può dare significato alla vita, Dio che si è fatto vicino a ognuno di noi in “Cristo Gesù nostra speranza” (1 Tm 1, 1).

Nel Nuovo Testamento trovano due lettere attribuite a san Pietro. Nella prima egli dice: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). Cari giovani amici: prego affinché la vostra fede in Cristo sia sempre viva e forte. In tal modo sarete pronti a dire agli altri la ragione della vostra speranza; voi sarete messaggeri di speranza per il mondo.

4. Mi chiedono spesso, soprattutto i giovani, perché mi sono fatto prete. Probabilmente alcuni di voi vorrebbero chiedermi la stessa cosa. Cercherò di rispondere brevemente.

Vorrei iniziare dicendo che non è possibile spiegarlo interamente. Perché resta un mistero anche per me. Come è possibile spiegare le vie di Dio? Eppure io so che, in un dato momento della mia vita, sono stato certo che Cristo diceva a me quello che ha detto a migliaia di persone prima di me: “Vieni, seguimi!”. Avvertivo chiaramente che ciò che sentivo nel mio cuore non era una voce umana, né una mia idea. Cristo mi stava chiamando a servirlo come sacerdote.

E probabilmente potete dire che sono profondamente grato a Dio per la mia vocazione al sacerdozio. Nulla ha più importanza per me, o mi dà una gioia maggiore del celebrare ogni giorno la Messa e servire il popolo di Dio nella Chiesa. E questo è stato vero fin dal giorno della mia ordinazione al sacerdozio. Nulla lo ha mai cambiato, neppure il fatto di essere diventato Papa.

Nel confidarvi questo, vorrei invitare ognuno di voi ad ascoltare attentamente la voce di Dio nel vostro cure. Ogni persona umana è chiamata alla comunione con Dio. Per questo motivo il Signore ci ha creati, per conoscerlo, amarlo e servirlo e - nel far questo - per scoprire il segreto della gioia perenne.

In passato, la Chiesa degli Stati Uniti è stata ricca di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Questo potrebbe essere particolarmente vero oggi. Allo stesso tempo la Chiesa ha bisogno di testimonianza al Vangelo di laici santi, nella vita matrimoniale e nello stato di celibi e nubili. Sappiate che il Signore vi conosce tutti per nome e desidera parlare al vostro cuore in un dialogo di amore e di salvezza. Dio continua a parlare ai giovani sulle sponde del fiume Mississippi e sui declivi delle Montagne Rocciose. Dio continua a parlare nelle città della costa occidentale dell’America e lungo le colline digradanti e le pianure. Dio continua a parlare ad ogni persona umana.

La gioia più profonda che esiste nella vita è la gioia che viene da Dio e che troviamo in Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Egli è la speranza del mondo. Gesù Cristo è la vostra speranza e la mia! 

[Domande]

[“Vorrei darle il benvenuto negli Stati Uniti - ha detto Chris - e ringraziarla di essere con noi oggi. Vorrei però sapere cos’è che l’ha spinta a venire negli Stati Uniti proprio in questo momento”.]

Cosa avrebbe significato se non fossi venuto negli Stati Uniti? Sono venuto per due motivi: il primo è stato per rispondere a un invito dei vescovi e anche di altre persone degli Stati Uniti; ma vi è un altro motivo; Cristo stesso non era sempre invitato ad andare e a parlare. Ma andava! andava! Era la sua missione andare, parlare, proclamare il regno di Dio. Era la sua missione ed è stata la stessa missione per gli apostoli, così come è la nostra missione poiché siamo i successori degli apostoli, sia io che il vostro vescovo Mahony.

[E Chris di rimando: “Padre Santo io le dico che per noi è un grande onore averla qui ed è un grande onore che lei ci faccia partecipi dei suoi pensieri. Anche noi vogliamo farla partecipe dei nostri”. A Chris si affianca una giovane della Louisiana: “Padre Santo, tutti i cattolici di St. Louis le danno il benvenuto. Migliaia di persone della nostra diocesi le hanno preparato un dono. Le assicuriamo che preghiamo e pregheremo sempre per le necessità della Chiesa”. A rafforzare le parole è giunto un altro studente della Louisiana che ha detto: “Padre Santo, le offriamo i nostri digiuni, le nostre opere di carità e le diciamo che l’aspettiamo in questa nostra cattedrale quando tornerà la prossima volta nel nostro paese”. Il collegamento è poi passato a san Diego da dove Nancy Davidson ha chiesto al Papa: “Qual è il ruolo dei giovani nella Chiesa?”.]

Ho risposto a questa domanda - ha detto il Papa a Nancy - in modo ampio con la Lettera indirizzata ai giovani durante l’Anno indetto dalle Nazioni Unite per la gioventù. Quello che è essenziale è contenuto nelle parole di san Pietro. Venerate il Signore che è Cristo nel vostro cuore. A chi vi chiedesse ragione della vostra speranza, siate sempre pronti a rispondere. Questo è forse il punto essenziale riguardo al ruolo dei giovani nella Chiesa oggi. Questo è ciò che si aspetta la Chiesa dai giovani nella Chiesa di tutto il mondo. La religione della speranza è molto importante nella nostra epoca dove in molti manca la speranza. È necessario portare speranza alla gente della nostra epoca. Mi sembra dunque che san Pietro ci dia la risposta essenziale a questa domanda.

[“Ma come possiamo continuare - ha ribattuto Nancy - a trovare un senso per la nostra esistenza quando ci sono sempre più giovani che vi rinunciano?”.]

È vero, alcuni rinunciano. Vi sono persone che rinunciano a trovare un senso alla loro esistenza. E allora, voi vi chiedete, come continuare a dare un senso alla nostra vita quando altri vi rinunciano? La risposta può essere solo “non accettare che gli altri rinuncino a dare un senso alla vita”. Resistere! È necessario resistere; ma per resistere è anche necessario coltivare la speranza nella nostra vita. Siamo allora obbligati in questa situazione a riflettere su cosa è la speranza. Quali sono i motivi profondi della nostra speranza. Questa è una sfida per noi. E non è una sfida facile, ma è necessario resistere in questa situazione. Resistere significa anche portare la speranza a loro; ai nostri amici che hanno rinunciato a trovare un senso alla vita. Sapete che Gesù Cristo chiamò 12 apostoli: e un’opera di apostolato è portare speranza ai nostri amici che hanno perduto speranza. La vita non può essere priva di significato. Un uomo non può essere senza speranza; senza un futuro. È essenziale per ognuno di noi: si potrebbe dire che essere un uomo e rinunciare a trovare un senso alla vita è una contraddizione. Non possiamo accettare questa contraddizione. Gesù Cristo dà speranza e significato alla nostra vita. Egli conferma il significato della nostra vita. Sono convinto che le mie risposte sono state piuttosto brevi e che dovrei scrivere un libro per renderle esaurienti. Ma mi è impossibile in così poco tempo.

[Sandy Smith, una ragazza dell’Oregon, ha poi parlato al Papa del grande servizio che i giovani della sua diocesi rendono ai poveri “più per dare che per ricevere”. Poi sullo schermo di Denver è comparsa una coppia di sposi, Bobby Stranski e la moglie Bonnie: “Siamo molto preoccupati della vocazione di servizio nella Chiesa, e come coppia sposata vorremmo sapere quali sono le nostre responsabilità riguardo a questo tipo di ministero nella Chiesa”.]

Direi che il primo ministero che dovete compiere nella Chiesa è quello di essere fedeli agli insegnamenti della Chiesa e vivere questi insegnamenti autenticamente dando voi stessi in servizio agli altri. Sono sicuro che lo Spirito Santo vi mostrerà qual è la vostra speciale vocazione nella Chiesa. La famiglia è l’avvenire del mondo; e il vostro naturale ministero è di educare rettamente i vostri figli. Molti sacerdoti sanno così bene che il primo seminario è stato la loro famiglia. È la madre colei che esercita un’influenza più immediata sul bambino. Il padre deve avere un’autentica solidarietà con la madre nell’educazione dei figli, una educazione cristiana. Solidarietà nell’educazione dei figli, questi sono i miei migliori auguri per la vostra giovane famiglia.

[Infine la domanda “impertinente” di un giovane di Los Angeles: “Padre Santo, quali paure, quali pressioni hai sperimentato su di te, giovane cristiano?”.]

Non è facile parlare di se stessi. Sono cresciuto tra le due guerre mondiali. È stato un periodo tranquillo tranne quando persi la mamma, da bambino. Poi è venuto il tempo della violenza; un tempo terribile, soprattutto per la mia Patria. Ritorna in mente l’olocausto degli ebrei. Direi che la Provvidenza mi guidò per mano durante la guerra. Fu allora che scoprii la mia vocazione al sacerdozio. Proprio attraverso la tragica esperienza della guerra trovai questa via particolare per la mia vita. Nello stesso tempo però partecipai alla sofferenza di tante persone, nella mia patria e in tutta l’Europa. Ma questa forse non è una risposta alla tua domanda, o almeno non è una risposta completa. Si tratta piuttosto di alcuni ricordi. Ma ti ringrazio.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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