The Holy See
back up
Search
riga

VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI OPERATORI DEI MASS-MEDIA

«Registry Hotel» (Los Angeles)
 Martedì, 15 settembre 1987

 

Signore e signori dell’industria delle comunicazioni,
cari amici
.

1. Sono molto lieto di trovarmi qui con voi. Mi piacerebbe poter salutare ciascuno di voi personalmente ed esprimervi la mia stima individualmente. Sebbene ciò non sia possibile, desidero manifestare il mio sincero rispetto per tutte le categorie dei “media” che voi rappresentate - l’industria del cinema, quella della musica e quella discografica, la radio, l’editoria elettronica, la televisione e tutte quelle che informano il mondo attraverso la parola scritta - e per le diverse funzioni che voi assolvete come lavoratori, scrittori, editori, manager e dirigenti. Vi porgo il mio saluto nel pieno svolgimento delle vostre attività, da quella più nota alla più nascosta.

La mia visita a Los Angeles, e in verità negli Stati Uniti, sarebbe incompleta senza questo incontro, poiché voi esercitate, oggi, una delle influenze americane più importanti nel mondo. Lo fate in tutti i settori delle comunicazioni sociali e contribuite così allo sviluppo di una cultura di massa. L’umanità è profondamente influenzata dal vostro operato. Le vostre attività riguardano la comunicazione stessa: fornendo informazioni, influenzando la pubblica opinione, offrendo svago. Le conseguenze di queste attività sono numerose e varie. Voi aiutate i vostri concittadini a godere del tempo libero, ad apprezzare l’arte e a trarre profitto dalla cultura. Spesso fornite le storie che raccontano e le canzoni che cantano. Diffondete notizie sulle attualità offrendo un quadro dell’umanità e motivi di speranza. In realtà voi esercitate una profonda influenza sulla società. Centinaia di migliaia di persone guardano i vostri film e i programmi televisivi, ascoltano le vostre voci, cantano le vostre canzoni e rispecchiano le vostre opinioni. È un fatto rilevante che le vostre decisioni anche minime possono avere un impatto globale.

2. Il vostro lavoro può costituire una forza per fare un gran bene oppure un gran male. Voi stessi ne conoscete i pericoli, come anche le splendide opportunità che vi si presentano. I prodotti della comunicazione possono essere creazioni di grande bellezza, rivelando ciò che vi è di nobile ed elevato nell’umanità e favorendo ciò che è giusto, onesto e vero. D’altro canto, le comunicazioni possono costituire un richiamo ed esaltare ciò che è degradante nelle persone: il sesso disumanizzato attraverso la pornografia o attraverso un atteggiamento disinibito, verso il sesso e la vita umana; l’avidità attraverso il materialismo e il consumismo o l’irresponsabile individualismo; l’ira e la vendetta attraverso la violenza o il farsi giustizia da soli. Tutti i media di cultura popolare che voi rappresentate possono costituire o distruggere, elevare o degradare. Voi avete indicibili possibilità di fare del bene, inquietanti possibilità di distruzione. È la differenza tra la morte e la vita - la morte o la vita dello spirito -. Ed è una questione di scelta. La sfida di Mosè al popolo di Israele si applica oggi a tutti noi: “Io ti ho posto davanti la vita e la morte . . . Scegli dunque la vita” (Dt 30, 19).

3. C’è un punto di grande interesse, per tutti noi, nella Costituzione degli Stati Uniti. Lo stesso emendamento, che garantisce la libertà di parola e la libertà di stampa garantisce anche la libertà religiosa. Il legame fra l’arte dell’espressione umana e l’esercizio della religione è profondo. Le comunicazioni sociali infatti costituiscono il primo importante passo verso l’unione degli esseri umani nell’amore reciproco, e questo primo passo è anche un passo verso Dio, “perché Dio è amore” (1 Gv 4, 8). La pratica religiosa, da parte sua, stimola la comunicazione con Dio. Ma stimola anche la comunicazione umana dal momento che la comunicazione umana è parte di quel rapporto di amore per il prossimo che è stato affidato sia al vecchio che al nuovo testamento.

È facile comprendere perché la Chiesa ha riconosciuto e insegnato che il popolo ha il diritto di comunicare. Legato a questo diritto è quello all’informazione, del quale il Concilio Vaticano II parla in questi termini: “A causa del progresso della società umana e odierna e delle sempre più strette relazioni di interdipendenza tra i suoi membri, è diventata utilissima e, per lo più, necessaria . . . Appartiene dunque alla società umana il diritto all’informazione su quanto, secondo le rispettive condizioni, convenga alle persone (Inter mirifica, 5).

In questo modo quindi la Chiesa riconosce la necessità della libertà di parola e della libertà di stampa, così come fa la vostra Costituzione. Ma la Chiesa va oltre. I diritti comportano doveri corrispondenti. L’esercizio corretto del diritto all’informazione esige che il contenuto di ciò che viene comunicato sia vero e - entro i limiti imposti dalla giustizia e dalla carità - completo (cf. Inter mirifica, 5). La vostra stessa professione vi invita a meditare su questo dovere verso la verità e la sua completezza. Oltre a ciò vi è il dovere di evitare in ogni caso qualsiasi manipolazione della verità. Questa manipolazione infatti si verifica quando alcuni problemi passano deliberatamente sotto silenzio perché altri possano essere indebitamente enfatizzati. Ciò accade anche quando l’informazione è distorta oppure nascosta, così che la società è meno in grado di resistere all’imposizione di una determinata ideologia.

Il dovere della verità e della sua completezza riguarda non soltanto la diffusione di notizie, ma tutto il vostro lavoro. Verità e completezza dovranno caratterizzare il contenuto di ogni espressione artistica e di divertimento. Troverete un reale significato nel vostro lavoro quando eserciterete il vostro ruolo come collaboratori della verità al servizio della giustizia, dell’onestà e dell’amore.

4. La vostra industria non parla solo alle persone e per le persone; ma rende la comunicazione possibile fra loro. In ciò vediamo come le vostre attività trascendano le categorie dei diritti e dei doveri e vi conferiscano privilegi inestimabili. Prima di incontrarmi con voi, questo pomeriggio, ho contattato i giovani di alcune città utilizzando collegamenti via satellite. Per me questo è solo un esempio di come la vostra industria può aiutare a stimolare la fraterna comunicazione e unire le persone nell’amore fraterno. Sta a vai usare la tecnologia per promuovere ciò che è profondamente umano e per indirizzarla a favore della pace. Possedete meravigliosi strumenti di cui altri non dispongono. Essi devono essere utilizzati al servizio del diritto del popolo a comunicare.

Nell’attuale mondo moderno esiste sempre il pericolo che la comunicazione divenga esclusivamente a senso unico, privando gli ascoltatori dell’opportunità di partecipare al processo di comunicazione. Se ciò dovesse accadervi, voi non sareste più operatori della comunicazione nel senso pieno e umano. Le stesse persone e il pubblico che voi servite non dovrebbero essere esclusi dall’avere l’opportunità di un dialogo pubblico.

Allo scopo di promuovere tale dialogo, voi stessi, come operatori della comunicazione dovete ascoltare oltre che parlare. Dovete cercare di comunicare con le persone, e non soltanto parlare loro. Ciò implica la conoscenza delle necessità della gente, la consapevolezza dei loro problemi, la presentazione di tutte le forme di comunicazione con la sensibilità che la dignità umana esige: la vostra dignità umana e la loro. Ciò si applica particolarmente a tutti i programmi audio-visivi.

5. Alla base di tutti i diritti umani c’è la dignità della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 27). Un riconoscimento di questa dignità umana fa anche parte della vostra tradizione civile negli Stati Uniti, ed è espressa nella Dichiarazione di indipendenza della vostra nazione: tutte le persone sono create uguali nella loro dignità umana e sono dotate dal loro Creatore di inalienabili diritti alla vita, alla libertà, e alla ricerca della felicità. Tutti gli altri diritti sono connaturati alla dignità umana, compreso il diritto di conservare la propria “privacy” e di non essere sfruttato nell’intimità della propria famiglia.

La dignità fondamentale della persona umana è ancor più fortemente proclamata dalla Chiesa. Essa leva la sua voce ovunque in favore della gente, dichiarando la dignità di ogni essere umano, di ogni uomo, donna o bambino. Nessuno è escluso perché tutti sono fatti a immagine di Dio. Gli handicap fisici e mentali, le debolezze spirituali e le aberrazioni umane non possono annullare la dignità dell’uomo. Comprenderete perché la Chiesa attribuisce tanta importanza a questo principio enunciato nella prima pagina della Bibbia; più tardi diventerà la base dell’insegnamento di Gesù Cristo giacché egli dice: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7, 12).

In particolare, le comunicazioni sociali devono sostenere la dignità umana giacché il mondo è costantemente tentato di dimenticarla. Sia attraverso i notiziari che nel teatro, sia nella canzone che nella letteratura siete sfidati a rispettare ciò che è umano e a riconoscere ciò che è bene. Gli esseri umani non devono essere mai disprezzati a causa delle limitazioni, dei difetti, degli eccessi, o anche dei peccati.

Venti anni fa, il mio predecessore Papa Paolo VI, parlando a un’assemblea molto simile a questa, disse a una comunità a Roma: “Ma sta il fatto che quando voi, scrittori e artisti, sapete estrarre dalla vicenda umana, per umile e triste che sia, un accento di bontà, subito un bagliore di bellezza percorre l’opera vostra. Non vi si chiede che facciate i moralisti a tesi fissa; ma ancora si fa credito alla vostra magica abilità di far intravedere il campo di luce che sta dietro il mistero della vita umana” (Pauli VI, Allocutio, die 6 maii 1967: Insegnamenti di Paolo VI, V [1967] 209-215).

E poiché voi fate esattamente questo - schiudete cioè le gloriose regioni di luce che sono oltre il mistero della vita umana - vi dovete chiedere se ciò che voi comunicate è compatibile con la pienezza della dignità umana. Come presentate con le parole e le immagini, i più deboli e i più indifesi nella società: gli handicappati più gravi, i vecchi, gli stranieri e gli apolidi, i derelitti e gli emarginati, gli ammalati e gli infermi? Chi pensate che abbia - o non abbia - valore umano?

6. Certamente la vostra professione comporta una grande responsabilità - responsabilità verso Dio e verso la comunità - e prima ancora la testimonianza della storia. Eppure a volte sembra che tutto sia lasciato nelle vostre mani proprio perché la vostra responsabilità è così grande e i vostri obblighi nei confronti della comunità non sono facilmente individuabili dal punto di vista giuridico, la società si affida molto alla vostra buona volontà. In un certo senso il mondo è nelle vostre mani. Errori di giudizio, e non nel valutare l’opportunità e l’onestà di ciò che viene trasmesso, criteri errati nell’arte possono offendere e ferire le coscienze e la dignità umana. Possono intaccare i diritti sacri e fondamentali. La fiducia che la comunità pone in voi, vi onora profondamente e vi sfida prepotentemente.

7. Vorrei incoraggiarvi ancora in altro aspetto a rispettare anche la vostra stessa dignità. Tutto ciò che ho detto circa la dignità degli esseri umani è applicabile a voi.

Le preoccupazioni quotidiane vi opprimono in maniera diversa da quelle che riguardano altri generi di lavoro. La vostra industria rispecchia la rapidità delle notizie e i gusti mutevoli. Essa si trova a gestire grandi somme di denaro che portano con sé gravi problemi. Ciò vi sottopone a un’estrema tensione per la ricerca del successo, senza spiegarvi cosa significhi effettivamente “il successo”. Lavorando costantemente con le immagini, subite la tentazione di scambiarle per la realtà. Cercando di soddisfare i sogni di milioni di persone, potreste perdervi in un mondo di fantasia.

A questo punto, dovete coltivare l’integrità consona alla vostra dignità umana. Voi siete più importanti del successo, valete più di qualsiasi somma di denaro. Non lasciate che il vostro lavoro vi guidi ciecamente; perché se il lavoro vi rende schiavi, presto renderete schiava la vostra arte. Chi siete e cosa fate sono troppo importanti perché ciò avvenga. Non lasciate che il denaro sia la vostra unica preoccupazione giacché esso ha il potere di rendere schiava l’arte come anche le anime. Nella vostra vita deve esserci posto anche per le vostre famiglie e per il tempo libero. Avete bisogno di tempo per riposarvi e ricrearvi, perché soltanto nella tranquillità potete assimilare la pace del Signore.

Voi stessi siete chiamati a quanto di nobile ed elevato c’è negli esseri umani, e dovete studiare le espressioni più alte dello spirito umano. Voi svolgete un ruolo importante nel formare la cultura di questa nazione e di altre nazioni. A voi è affidata una porzione importante della vasta eredità della razza umana. Nello svolgere la vostra missione dovete essere sempre consapevoli di quanto le vostre attività influenzino la comunità mondiale, e quanto esse servano la causa della solidarietà universale.

8. La Chiesa desidera che sappiate che è dalla vostra parte. Per lungo tempo è stata patrona e sostenitrice delle arti; ha promosso i media ed è stata all’avanguardia nell’uso della nuova tecnologia. Il primo libro destinato alla stampa di Giovanni Gutenberg, l’inventore dei caratteri mobili, fu la parola ispirata di Dio, la Bibbia. La Radio Vaticana fu fondata sotto la direzione dell’inventore della radio, Guglielmo Marconi.

Anche oggi la Chiesa è pronta ad aiutarvi con il suo incoraggiamento e a sostenervi in tutti i vostri nobili obiettivi. Essa vi offre la sua sfida e la sua preghiera. Prego affinché vogliate accogliere questo aiuto e non abbiate mai paura di accettarlo.

Signore e signori dell’industria delle comunicazioni: io ho messo davanti a voi gli elementi di una scelta per il bene nell’ambito della vostra professione. Vi chiedo di scegliere il bene comune. Ciò significa onorare la dignità di ogni essere umano.

Sono convinto che in larga misura possiamo condividere una comune speranza, radicata in una visione della razza umana armoniosamente unita attraverso la comunicazione. Sono anche certo che tutti voi, cristiani o no, mi permetterete di riferirmi al grande fascino che circonda il mistero della parola come comunicazione. Per i cristiani, la parola come comunicazione è la spiegazione di tutta la realtà così come viene espressa da san Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1). E per tutti quelli che hanno conservato la tradizione giudeo-cristiana, la nobiltà della comunicazione è legata alla saggezza di Dio ed è espressa nella sua rivelazione amorevole. Così il libro del Deuteronomio (Dt 6, 6) riporta la comunicazione di Dio a Israele: “Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti siano fissi nel cuore”.

Signore e signori, come comunicatori della parola umana voi siete i custodi e gli amministratori di un immenso potere spirituale che appartiene al patrimonio dell’umanità ed è inteso ad arricchire l’intera comunità umana. La sfida che vi si presenta richiede veramente generosità, servizio e amore. Sono sicuro che vi sforzerete di affrontarla. E, mentre lo fate, prego affinché nelle vostre vite proviate profonda soddisfazione e gioia. E possa la pace di Dio dimorare nei vostri cuori.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

top