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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA ALLA CATTEDRALE
DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Cattedrale del Santissimo Sacramento (Detroit)
 Venerdì, 18 settembre 1987

 

Sia lodato Gesù Cristo!
Caro arcivescovo Szoka,
caro card. Dearden,
fratelli e sorelle
.

1. Ho atteso a lungo questo felice momento in cui, in questa cattedrale, Chiesa madre dell’arcidiocesi di Detroit, avrei avuto l’opportunità di esprimere a tutti voi il mio amore in Cristo. È davvero una felice coincidenza salutarci in questo luogo di culto, in questa chiesa dedicata al Santissimo Sacramento, poiché è soprattutto l’Eucaristia che esprime ed è origine della nostra unità con Cristo e tra di noi (Lumen Gentium, 3.11). Come scrive san Paolo, “poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti, infatti, partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 17). In armonia con tutta la vita e la tradizione della Chiesa, l’Eucaristia unisce il popolo di Dio al proprio vescovo nell’unità della Chiesa (cf. sant’Ignazio di Antiochia, Ad Philippenses).

Questo è il rapporto che oggi celebriamo: la profonda realtà dell’Eucaristia, la Chiesa locale e il vescovo nell’unità della Chiesa universale.

2. Il Concilio Vaticano II parla della Chiesa come di un mistero, un mistero di comunione. Questo significa che la Chiesa è più che una semplice comunità o una semplice tradizione con credenze e pratiche comuni, più che un’organizzazione con influenza morale. Usando il linguaggio simbolico della Scrittura, il Concilio parla della Chiesa come di un gregge, un campo coltivato, un edificio. La Chiesa è il corpo di Cristo, la sua sposa, la nostra madre (cf. Lumen Gentium, 6-7).

Noi crediamo che la nostra comunione con Cristo e tra di noi nasce dall’effusione dello Spirito Santo. Crediamo anche che è lo Spirito Santo a renderla feconda. Il Concilio dice che è lui, lo Spirito Santo, che elargisce alla Chiesa i suoi doni “gerarchici e carismatici”, e per grazie speciali rende tutti i fedeli “adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici utili al rinnovamento della Chiesa” (Lumen Gentium, 4.12). Creato da Cristo come strumento di redenzione, il popolo di Dio è una “comunione di vita, di carità e di verità” e “un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza per tutta l’umanità”. In questo modo i credenti divengono la luce del mondo e il sale della terra (cf. Mt 5, 13-14).

Cari fratelli e sorelle: quale grande opportunità offrono alla missione che avete ricevuto mediante il Battesimo la vostra città e la sua periferia e le zone rurali: edificare il corpo di Cristo nell’unità mediante i doni che avete ricevuto (cf. Ef 4). La vostra è una missione che si svolge tra le forze sociali, culturali, politiche ed economiche che formano la vita della grande metropoli di Detroit: forze che inoltre pongono quesiti di fondamentale importanza per il futuro dell’umanità. Attraverso la conversione e la santità personale e attraverso la vostra quotidiana testimonianza al Vangelo mantenendovi in questo stato, ciascuno di voi edifica il corpo di Cristo e contribuisce in questo modo a un’ulteriore umanizzazione della famiglia umana senza perdere di vista il regno che verrà, che non è di questo mondo, e al quale aneliamo. Come ci dice anche il Concilio: lo Spirito Santo “continuamente rinnova la Chiesa e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: Vieni!” (cf. Ap 22, 17; Lumen Gentium, 4).

3. Quest’anno ricorre il 50° anniversario della scelta di questo edificio come vostra cattedrale. È stata testimone di grandi eventi e, più spesso, di grandi celebrazioni liturgiche che segnano la vostra vita ecclesiale insieme al culto quotidiano di una comunità parrocchiale. Sono molto contento che sia così piena questa sera, piena della gloria di Dio, piena della lode di Dio.

Nel contesto della comunione che condividiamo, vengo a voi come successore di san Pietro, e perciò, come ribadisce il Concilio, come vicario di Cristo e pastore della Chiesa universale, come pastore del gregge di Cristo. Questo perché il Signore ha stabilito in san Pietro una fonte duratura e visibile, e il fondamento della nostra unità nella fede e nella comunione (cf. Lumen Gentium, 18,22). Basta infatti leggere ciò che riguarda san Pietro nei Vangeli per sapere che questo ministero è un grande dono della grazia divina e non il risultato di un qualsiasi merito umano. È proprio nel momento in cui si rivela l’umana debolezza di san Pietro, vale a dire nel momento in cui Gesù prevede che Pietro lo rinnegherà tre volte, che il Signore aggiunge: “Ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, a tua volta, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 31-34). E così, cari fratelli e sorelle, confidando nell’aiuto del Signore, sono venuto qui oggi con il desidero di confermarvi nella fede, mentre proseguiamo insieme il nostro pellegrinaggio verso la nostra patria celeste.

La comunione dei santi, cui noi apparteniamo, comprende tutti coloro che hanno compiuto questo pellegrinaggio nella fede prima di noi. E in particolare Maria, la Vergine Madre di Dio, ci accompagna costantemente nel nostro cammino. Affido tutti voi - sacerdoti religiosi e laici di Detroit - a lei, madre spirituale dell’umanità e avvocata della grazia (cf. Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 35.47) che ella sia per tutti voi “un segno di sicura speranza e consolazione” e “la figura della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo” (Lumen Gentium, 63.69).

A lui, Gesù Cristo, con il Padre e lo Spirito Santo sia gloria per sempre. Amen.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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