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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ POLACCA DI DETROIT

Terreno di Hamtramck (Detroit)
Sabato, 19 settembre 1987

 

“Mi sarete testimoni . . . fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8).

Amati connazionali in terra americana!

1. Ecco, nel lungo tragitto del mio pellegrinaggio nella Chiesa che è negli Stati Uniti, Dio mi ha condotto a Detroit, il secondo cospicuo agglomerato dopo Chicago della popolazione di origine polacca. Ed eccomi ad Hamtramck che conosco così bene.

Fin dall’inizio desidero dirvi (seguendo un’espressione di san Paolo) che ho desiderato di venire a voi. Ho desiderato tanto di incontrarvi in questo momento importante, per mettere in risalto la sollecitudine della Chiesa, e la sollecitudine del Papa per voi e per manifestare pubblicamente i legami naturali, i legami di sangue, di origine, di fede, di cultura, a un certo punto anche di lingua e di amore alla comune madre Patria, la Patria vostra, o dei vostri padri o avi.

Voglio anche dire che desidero estendere questo nostro incontro odierno, necessariamente limitato dal luogo e dal tempo, a tutti gli Stati Uniti, e in un certo senso a tutta l’America. Lo vedo come un incontro con l’intera “Polonia” americana, con ogni americana e americano che trae la sua origine dal vecchio Paese sulla Vistola, con ogni polacco al quale è capitato in sorte di vivere in questa terra.

Desidero quindi incontrarmi sia con coloro che da generazioni qui hanno messo profondamente le loro radici, sia con quelli che, con l’animo ancora pieno del paesaggio natio, cercano qui, certamente non senza difficoltà, un punto di aggancio. Dicendo queste parole sono ben consapevole di trovarmi davanti alla parte più considerevole dell’emigrazione polacca nel mondo. Essa costituisce altresì una grande porzione della Chiesa negli Stati Uniti. Ancora oggi ci sono qui oltre 800 parrocchie così dette polacche.

“Mi sarete testimoni . . . fino agli estremi confini della terra”.

Come dunque non ringraziare Dio per questo incontro e per la comune preghiera? Come non ringraziare coloro che l’hanno reso possibile: le autorità americane e quelle della “Polonia” americana, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, le suore, i laici, le diverse organizzazioni?

Saluto quindi cordialmente e do il benvenuto, insieme all’ideatore di quest’incontro, l’arcivescovo Edmund Szoka, a voi tutti qui presenti, a tutti gli ospiti, che ci onorano con la loro presenza. Saluto cordialmente tutti coloro che si uniscono a noi spiritualmente. Ma qui, in questo luogo, mi rivolgo in modo particolare al primo cardinale americano di origine polacca, Jan Krol di Filadelfia.  Rivolgo una parola di cordiale saluto anche a tutti i fratelli e sorelle qui presenti delle Nazioni slave, e in particolare alla affine Comunità ucraina rappresentata qui in gran numero.

Saluto cordialmente l’intera comunità ucraina a Detroit. Voi siete vicini al mio cuore. Quando celebrate solennemente il millennio del cristianesimo nella Rus’ di Kijev e in Ucraina, dall’intimo del mio cuore slavo benedico tutti i figli e le figlie di san Vladimiro e di santa Olga, come anche tutti i fedeli della Chiesa in Ucraina e nell’emigrazione.

2. Intanto oggi desideriamo unirci in modo particolare con i figli e le figlie della stessa nazione che vivono in questo Continente, a tutti coloro che partecipano o dovrebbero partecipare all’eredità storica dell’unica Patria e dell’unica Chiesa. In questo modo ci troviamo insieme dinanzi alla Patria e all’intera Nazione, dinanzi alla sua storia, alla sua eredità, dinanzi al suo “ieri” e “oggi”, e nello stesso tempo ci troviamo dinanzi a tutta l’eredità della “Polonia” in questo Paese vasto e ricco, che ha accolto e continua ad accogliere tanta gente da ogni continente, nazione, razza e lingua; Paese che divenne Patria per i vostri padri, e lo è oggi per voi.

Se ci richiamiamo al passato, se guardiamo attentamente al nostro “oggi”, lo facciamo prima di tutto pensando con sollecitudine all’avvenire. Poiché, come ha detto il poeta: “la nazione che si lascia recidere dalla sua tradizione, scende al livello di una tribù” (A. Slonimski).

Ricordiamo brevemente questi primi polacchi che, secondo le cronache, sono venuti in America del Nord nel 1608 e si sono stabiliti e Jamestown (Virginia). Ricordiamo, ancora, coloro che nella seconda metà del XVIII secolo hanno dato inizio alla “Polonia” del Michigan.

L’ondata più grande di emigrazione ebbe luogo, come è noto, alla fine del secolo scorso e all’inizio del secolo presente. È stata un’emigrazione economica; si trattava di uomini intraprendenti, laboriosi e di valore, ai quali in Patria era venuto a mancare il pane. Partivano dalla Polonia, dilaniata dalle spartizioni, e come nuovi venuti si sono in vario modo adattati: molto spesso erano senza istruzione; non hanno portato con sé alcuna ricchezza materiale; ma possedevano due grandi valori: l’amore innato per la fede e lo spirito polacco. D’altra parte, molti di loro partivano con il pensiero di poter ritornare dopo un certo tempo. Non hanno pensato che la loro discendenza avrebbe messo radici stabili nel nuovo Paese e avrebbe collaborato fruttuosamente alla sua costruzione tra il secondo e il terzo millennio dopo Cristo.

Le loro lacrime, le sofferenze, le difficoltà, le umiliazioni, la vita raminga e la nostalgia sono conosciute e descritte; eppure sono stati loro a costruire tutto ciò che è finora, e rimarrà nel futuro, la gloria e il patrimonio della Polonia nell’America del Nord.

Prima di tutto essi hanno creato l’intera rete delle parrocchie con le chiese monumentali, come questa di san Floriano, le scuole, gli ospedali, le case dell’assistenza, le strutture organizzative, la stampa, le edizioni.

Ricordiamo qui il rev. don Leopoldo Moczygemba e i suoi circa 100 parrocchiani che nella vigilia di Natale del 1854 hanno fondato la prima parrocchia polacca e hanno dato inizio al villaggio Panna Maria (Vergine Maria) nel Texas. Lì ho incontrato i loro pronipoti. Ricordiamo anche coloro che nel 1872 hanno fondato la prima parrocchia polacca a Detroit, dedicata a sant’Adalberto. Con grande commozione mi porto come pellegrino spiritualmente in questi due luoghi.

Occorre considerare, inoltre, il gran numero di vocazioni sacerdotali e religiose, sorte tra i polacchi, le migliaia di vocazioni religiose femminili, donate sia alle congregazioni polacche, sia alle altre. Sono sorte qui persino nuove congregazioni femminili polacche. Tutto questo ha fatto sì che il contributo di quest’emigrazione nello sviluppo della vita religiosa e delle strutture ecclesiastiche divenisse insostituibile e crescesse un’enorme ricchezza per la Chiesa in terra d’America.

Lo stesso spirito è stato approfondito e sviluppato dalle diverse organizzazioni cattoliche, sia quelle più antiche, che contano oltre cento anni, sia quelle più recenti. Non è possibile nominarle tutte. In ogni modo le ho conosciute durante le mie precedenti visite agli Stati Uniti come arcivescovo di Cracovia; esse mi scrivono, in diverse occasioni, delle lettere a Roma.

Questa dedizione fedele alla Chiesa è rimasta unita strettamente all’amore della Patria e di tutto ciò che è collegato con essa. Ricordiamo soltanto i volontari dell’armata del generale Haller durante la prima guerra mondiale; i fondi per l’attività in favore dell’indipendenza prima dell’anno 1918, e in particolare per mantenere il Comitato Polacco a Parigi; le enormi offerte e i prestiti alla Polonia che, dopo aver riacquistato l’indipendenza, si sollevava dalle distruzioni e dalle rovine. Non dimentichiamo che questa generazione di emigrati con un lavoro pesante e pieno di sacrifici, ha assicurato migliori condizioni di esistenza per i propri figli e nipoti.

Una pagina a parte è stata scritta, nella storia della “Polonia”, dal Seminario dei Santi Cirillo e Metodio, fondato a Detroit e trasferito poi a Orchard Lake, che poco fa ha celebrato il centenario della sua esistenza. Esso è cresciuto nell’autentico amore verso la Chiesa e nell’attaccamento allo spirito polacco. Parlando con il linguaggio conciliare, esso ha cercato di leggere “i segni dei tempi” e andare incontro ai bisogni dell’emigrazione polacca. Si è sviluppato e divenne un intero complesso scientifico ed educativo. Da esso sono usciti oltre tremila sacerdoti per il lavoro pastorale tra gli emigrati polacchi e circa quindicimila dei leader in ambiente di emigrazione. Anche la liturgia in lingua polacca diffonde la cultura patria e contribuisce a conservare la coscienza delle origini polacche tra le grandi moltitudini degli americani. Sono presenti qui i rappresentanti di Orchard Lake. Nelle loro mani depongo il ringraziamento per tutto ciò che è stato compiuto nel passato, e auguro una costante fedeltà e una nuova sensibilità ai bisogni della Chiesa di oggi e dell’attuale “Polonia” nel mondo.

Colgo l’occasione per ringraziare Orchard Lake e per l’ospitalità di cui ho avuto prove nel passato. Poi sono giunti i nuovi eventi, le prove della storia e le nuove ondate dell’emigrazione. In conseguenza della seconda guerra mondiale e degli avvenimenti prodotti da essa, sono venute negli Stati Uniti varie centinaia di polacchi. Questa è stata un’emigrazione diversa dalla prima, caratterizzata da un livello superiore di cultura, con una diversa coscienza nazionale e politica, che ha conservato una grande solidarietà con la Patria e con la nazione.

Una parola di riconoscimento merita il Congresso della “Polonia” in America, per la sua molteplice attività in favore della Nazione. E anche la Lega Cattolica che ha portato, dopo la guerra, e continua a portare un grande aiuto materiale alla Chiesa in Polonia. Per questo esprimo la viva riconoscenza della Chiesa che è in Polonia e la gratitudine mia personale. L’ultima grande opera della “Polonia” di tutto il mondo, ma prima di tutto della Polonia negli Stati Uniti, e di alcuni amici americani, è la Fondazione in Vaticano della Casa del Pellegrino, il Centro della cultura cristiana polacca e il Centro di documentazione a Roma. So che sono continuati gli sforzi: per esempio sorgono le Associazioni degli Amici della Fondazione, per assicurare a queste Istituzioni attività e sviluppo. Dio ne ricompensi tutti. E così siamo arrivati, rapidamente, ai nostri giorni e ai compiti che oggi ci si presentano davanti alla “Polonia” e davanti alla Chiesa.

L’ultima ondata dell’emigrazione, come quelle precedenti, diventa oggi, per i contemporanei un “segno dei tempi” e nello stesso tempo una sfida. Ci costringe a riflettere e a operare. Ogni emigrazione ha portato una nuova ricchezza, e ha creato nuovi problemi. Ci sono stati e ci sono casi di divisioni nocive e perfino spaccature che hanno impedito alla “Polonia” negli Stati Uniti di giocare pienamente il ruolo del quale sarebbe stata capace, sia nel campo religioso e spirituale, che in quello socio-politico.

3. Rimane, quindi, sempre vivo e molto attuale il processo dell’integrazione in un duplice senso. Si tratta di un’integrazione, di una crescita di coscienza e di maturità in seno alla stessa “Polonia”, e si tratta di un’integrazione nell’ambito del Paese che è ora la vostra Patria.

Cari fratelli e sorelle! Più sarete consapevoli della vostra identità, della vostra spiritualità, della vostra storia, della vostra cultura cristiana, dalla quale sono usciti i vostri avi e padri, e nella quale crescete voi, e meglio servirete la vostra Patria attuale, sarete più capaci di aumentare il bene comune negli Stati Uniti.

Questo Paese proprio nella sollecitudine per il bene comune, di fronte a una diversità di nazioni, razze e società sconosciuta altrove, ha cercato le diverse vie dell’integrazione. Sono conosciute le teorie di “nativism”, “melting pot” e altre che non potevano verificarsi. Oggi ci parla del principio etnico dei “roots”, delle radici, poiché da esse cresce la piena personalità dell’uomo, della comunità, della nazione.

La Chiesa desidera servire appunto una tale integrazione personale e sociale. Ne ho parlato in diverse occasioni. Ne parlano pure i numerosi documenti della Chiesa. Bisogna studiarli e metterli in pratica.

Oggi desidero ancora ripetere con il Poeta: “Vi sono tante forze nella nazione”, e pregare insieme con lui: “Facci sentire la forza” (S. Wyspianski, Liberazione). La nostra forza proviene dalla fede, da Dio stesso, e anche dalla nostra eredità millenaria nella quale si riverbera, in modo così vivo, il mistero pasquale di Cristo, la sua passione e la sua risurrezione. Questa ricchezza si è manifestata e continua a manifestarsi nell’amore dell’ideale, della verità, della libertà “nostra e vostra”, nell’amore della pace, nel rispetto della dignità dell’uomo e delle nazioni.

Già nei nostri giorni ci sono stati momenti nei quali questi valori risplendettero davanti a tutto il mondo con una forza particolare. Chi di noi, e non soltanto di noi, può dimenticare la beatificazione e la canonizzazione del figlio della terra polacca, e figlio spirituale di san Francesco, l’umile religioso san Massimiliano Maria Kolbe, che in mezzo alle atrocità e alla brutalità del campo di concentramento ha riproposto davanti all’uomo contemporaneo l’amore fino alla fine?

Questi valori, questa ricchezza, questa eredità si sono manifestati in un modo più pieno e hanno acquistato una nuova luce anche durante i miei tre pellegrinaggi in Patria. Accenno soltanto ai santi e ai beati perché essi esprimono in maniera più completa ciò che parzialmente vi è in ciascuno di noi singolarmente e in tutti insieme. Nello stesso tempo essi sono i modelli più perfetti nel nostro pellegrinaggio verso i destini definitivi in Cristo.

Dunque, il beato fra Alberto Chmielowski, patriota, artista, colui che per la miseria polacca e per l’uomo emarginato voleva essere buono come il pane. Il beato Raffaele Kalinowski, la beata Orsola Ledochowska. E poi la beata Carolina Kozka, una semplice ragazza di campagna che in difesa della sua dignità di donna ha dato la vita. Infine, cronologicamente ultimo, il beato Michele Koza, vescovo e martire di Dachau.

Ma quest’eredità che testimonia l’anima polacca, si è manifestata negli ultimi anni anche in un’altra forma, quando la millenaria Nazione cristiana ha rivendicato la propria dignità e i suoi legittimi diritti. Ne ho parlato tra l’altro sul litorale polacco, e molte cose di ciò che ho detto si riferiscono al mondo intero e anche agli Stati Uniti. Proprio lì, sul Baltico, “la parola solidarietà è stata pronunziata . . . in un modo nuovo, che allo stesso tempo conferma il suo contenuto eterno. Nel nome del futuro dell’uomo e dell’umanità bisognava pronunciare questa parola solidarietà. Oggi essa scorre come un’onda estesa attraverso il mondo, il quale si rende conto che non possiamo vivere secondo il principio “tutti contro tutti”, ma solamente secondo l’altro principio, “tutti con tutti”, “tutti per tutti”. La solidarietà deve precedere la lotta. Solo allora l’umanità può sopravvivere. Può sopravvivere e svilupparsi ciascuna nazione all’interno della grande famiglia umana . . . La solidarietà vuol dire un modo di esistere, per esempio, di una nazione, nella molteplicità umana, nell’unità, nel rispetto di tutte le differenze, di tutte le diversità che esistono tra gli uomini, dunque la unità nella molteplicità, il pluralismo, tutto questo è contenuto nel concetto di solidarietà” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio in urbe Gdynia habita, 3.4, die 11 iun. 1987:  Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X/2 [1987] 2141. 2143).

4. Con gratitudine e con giusto orgoglio pensiamo ai grandi autori della nostra cultura, agli scrittori, poeti, artisti, politici, alle guide religiose e spirituali, a tutti coloro che anche in questa terra hanno mostrato allo spirito umano le nuove vie:

Tadeusz Kosciuszko, Kazimerz Pulaski, Wlodzimierz Krzyzanowski, Ignacy Paderewski, Helena Modrzejewska, Artur Rubinstein, e anche il rev. Leopold Moczygemba già nominato, il rev. Jozef Dabrowski, fondatore del Seminario Polacco, il rev. Teodoro Gieryk e Jan Barzynski, il rev. Witold Buhaczewski e tanti altri, senza escludere gli autori e i pensatori che vivono ancor oggi.

Ma insieme con loro ricordiamo pure le moltitudini sconosciute delle madri e dei padri di famiglia che, guidati da un genio insolito e dal senso della fede, hanno saputo, mediante un’autentica vita cristiana, mediante la fedeltà a Dio e agli ideali umani, forgiare le grandi idee, i valori che plasmano e decidono della vita quotidiana. Loro stessi hanno vissuto quotidianamente questi valori sviluppati durante i secoli e per questo sono stati capaci di trasmetterli, nella famiglia, alle generazioni nuove. Quanti sono i sacerdoti che oggi rendono testimonianza, che debbono la loro vocazione sacerdotale prima di tutto alle loro sante madri!  [...]

Madri polacche, madri polacche, famiglie polacche! A loro mi rivolgo nello spirito dell’insegnamento eterno della Chiesa, nello spirito del Vangelo, nello spirito della nostra tradizione polacca. La Patria e la famiglia, la famiglia - Chiesa domestica -: questo è il posto primario per testimoniare Cristo, per diventare quelli che bisogna diventare così come ha detto Cristo. “Mi sarete testimoni . . .”.

5. Adesso mi rivolgo a voi, “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (cf. 1 Cor 4, 1), a voi, sacerdoti, pastori della “Polonia”. Del sacerdozio ho parlato ampiamente durante la presente visita agli Stati Uniti. Nel contesto di questo incontro desidero ringraziarvi per tutto il bene al quale, mediante il vostro servizio, la “Polonia” in America ha partecipato e continua a partecipare. Ricordate che l’emigrazione polacca è importante per la Polonia, così come la Polonia è importante per l’emigrazione. Dalla vostra coscienza, dal vostro rapporto con la nostra comune eredità cristiana, dipenderà, in gran parte, il legame dei vostri fedeli con la Nazione della quale sono figli e figlie, il legame della fede, della cultura, della lingua. Il rispetto e la conservazione di quest’eredità debbono costituire uno dei principi fondamentali della vostra pastorale. Quanto consolante è il fatto che nella gioventù in tutto il mondo cresca l’interesse per il proprio passato. I giovani scoprono se stessi, cercando le fondamenta della propria identità, le sue fonti e radici, i primi strati dai quali essa scaturisce.

So che lo stesso processo abbraccia in grande misura anche i nostri giovani che vivono qui, che sempre più volentieri imparano la storia della Patria dei loro padri, la lingua, tutta la sua ricchezza “I am proud to be Polish-American”, dicono volentieri. Ma allora sono orgogliosi della loro origine, particolarmente quando la conoscono meglio, perché allora non sentono alcun complesso. Aiutateli in questa conoscenza e nella loro liberazione interiore. Andate anche incontro ai bisogni spirituali dell’emigrazione recentissima.

Non perdete coraggio, cari fratelli sacerdoti. Non chiudetevi nella torre d’oro dei pregiudizi, della routine, del minimalismo pastorale e della facilità. Non diminuite, non chiudete alcuna cosa che possa servire al vero bene dei fedeli, rafforzate il loro legame soprannaturale con il Salvatore e la disponibilità a servire il bene della Chiesa, della Patria, degli Stati Uniti.

6. Cari fratelli e sorelle tutti! Cristo ha detto: “Mi sarete testimoni . . . fino agli estremi confini della terra”. Lo ha detto agli apostoli poco prima della sua ascensione. E prima egli disse loro: “Avrete forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi” (At 1, 8). Cioè: mi sarete testimoni, quando avrete ricevuto la potenza dello Spirito. Siamo testimoni di Cristo nella potenza dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo è il principio, la fonte, il fondamento della vita cristiana nella nuova epoca della storia della salvezza, nel tempo della Chiesa, nel tempo della missione, nel tempo della testimonianza. La sua potenza riempia i vostri cuori, le vostre menti, la vostra volontà, affinché possiate testimoniare Cristo con la testimonianza vostra, con quella dei vostri Padri, con la testimonianza della millenaria eredità cristiana di questa terra che ha diritto e desidera chiamare anche voi suoi figli e figlie.

Quest’eredità è segnata in modo particolare dalla presenza della Vergine, Madre di Dio, di Maria, benedetta da Dio. Colei che “difende la Chiara Czestochowa, e risplende nella Porta d’aurora!”. Il nostro Vate ha gridato a lei: “Là trasferisci la mia anima piena di nostalgia”! Le vostre anime non sentono la nostalgia, perché siete ormai figli e figlie di questa terra e cittadini di questo Paese. Tuttavia Maria trasferisca le vostre anime verso ciò che è buono, bello, grande, verso questi valori per i quali vale la pena vivere. Questo chiediamo a lei, particolarmente oggi. Questo chiediamo a lei nel presente Anno mariano.

Adesso desidero benedire tutti i presenti, le vostre famiglie, i vostri cari, i bambini e la gioventù, i malati, le persone anziane, quelli che sono soli. Benedico i sacerdoti, i diaconi, le famiglie religiose maschili e femminili, e gli alunni dei seminari, le parrocchie, gli ambienti del lavoro e del divertimento. Benedico l’intera “Polonia” nell’America del Nord. 

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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