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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL MOVIMENTO INTERNAZIONALE
DEGLI INTELLETTUALI CATTOLICI

Sabato, 26 settembre 1987

 

Signor cardinale,
cari fratelli e sorelle
.

1. Sono felice di accogliere qui tutti voi che partecipate alla 25a assemblea plenaria del Movimento internazionale degli intellettuali cattolici, ed esprimo le mie cordiali felicitazioni per il 40° anniversario del vostro Movimento, nel quadro tradizionale di “Pax Romana”. Ringrazio la Signora Manuela Silva, vostro presidente, per le amabili parole che mi ha appena rivolto a vostro nome.

2. La vostra presenza a Roma in questa circostanza testimonia il vostro desiderio di fedeltà alla Sede di Pietro. Così voi gli rendete omaggio, nello spirito della costituzione stessa della “Pax Romana”.

Ma come non osservare che vi siete riuniti a Roma alla vigilia dell’importante avvenimento ecclesiastico che sarà l’assemblea del Sinodo dei vescovi consacrato al tema “La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, venti anni dopo il Concilio Vaticano II”? Lo sviluppo di “Pax Romana” è stato intimamente legato al vasto processo di quella che si è chiamata la “promozione dei laici” che è stata approfondita e chiarita dall’ecclesiologia di comunione del Concilio stesso.

La costituzione e l’evoluzione di “Pax Romana” e dei diversi movimenti che la compongono, sono state, nella prima metà del nostro secolo, un segno fra gli altri del vigore crescente dell’apostolato dei laici, dell’importanza delle associazioni cattoliche di fedeli, della loro internazionalità corrispondente allo sviluppo storico della Chiesa e delle istituzioni internazionali, della netta affermazione della dignità cristiana e della piena partecipazione dei laici alla comunione della Chiesa, alla responsabilità missionaria. “Pax Romana” ha fornito importanti contributi a questo processo. Non meraviglia dunque che abbia dato viva attenzione allo svolgimento del Concilio Vaticano II al quale parecchi suoi dirigenti hanno preso parte come laici uditori.

3.[. . . ]  Il vostro 40° anniversario ha luogo nel momento stesso in cui il vostro Movimento si sforza di promuovere degli scambi e una collaborazione sempre più feconda tra i raggruppamenti di intellettuali e di professionisti cattolici di numerosi paesi, in modo da sviluppare sempre più l’azione dei vostri Segretariati internazionali degli artisti, dei giuristi, degli ingegneri, degli scienziati. Inoltre collaborate attivamente alla Conferenza dell’OIC e agli organismi non governativi, al fine di offrire un contributo cristiano alla soluzione dei grandi problemi che si pongono a livello della vita internazionale.

4. La tematica particolarmente interessante, che avete scelto per gli scambi nelle vostre assemblee vi invita a “rispondere oggi alla sfida del domani”. Voi vi proponete di esaminare il dramma della povertà e della fame, e l’abisso creato tra i ricchi e i poveri, nel nostro mondo, le nuove questioni poste dalla rivoluzione tecnologica e dall’urbanizzazione incontrollata, il problema demografico con una forte crescita o un pericoloso declino secondo le regioni, la corsa agli armamenti e le forme di potere, lo squilibrio ecologico, la crisi del sistema politico, finanziario ed economico internazionale, il disprezzo dei diritti dell’uomo, della libertà religiosa. Sottolineerei soltanto, da parte mia, alcuni atteggiamenti di fondo che potranno ispirare il vostro cammino di intellettuali cattolici dando il vostro contributo alla costruzione di un mondo più giusto e più pacifico, più aperto alla verità e all’amore, più conforme alla dignità integrale dell’uomo.

Voi formate un movimento di intellettuali cattolici: è chiaro che il fatto di essere cattolici è la sostanza della vostra vita e delle vostre convinzioni; mettete i vostri talenti al servizio della vostra testimonianza di cristiani.

5. Tra i discepoli di Cristo, ciò non si riduce a un discorso di ordine intellettuale, ancor meno a un’ideologia. Si tratta dell’incontro personale con il Signore che conduce a diventare membra del suo corpo. È perché nella comunione ecclesiale noi facciamo l’esperienza di cambiamenti nelle nostre vite, che noi possiamo riconoscere la possibilità della conversione del cuore umano e di una evoluzione positiva nella vita del mondo.

Gli intellettuali cattolici nei loro sforzi, in vista di una trasformazione del mondo, non confondono la loro speranza con un’esaltazione umanitarista del progresso o con dei messianismi temporali, ma la vivono in quanto uomini nuovi, rivestiti di Cristo, testimoni della potenza della sua risurrezione in atto, che è il dinamismo determinante della storia degli uomini. È grazie alla forza di questo incontro con il Signore che viene saziata la sete di verità, presente nel cuore di ogni uomo creato a immagine e somiglianza di Dio e destinato a vederlo “faccia a faccia” nella comunione d’amore.

Cristo, che è nostra verità ci conduce alla verità tutta intera. In questa strada noi partecipiamo, gioiosi e fiduciosi nella verità di Cristo, essendo fedeli al magistero della Chiesa. Questa fedeltà non è certamente un ostacolo alla nostra libertà, ma al contrario un impulso e un’illuminazione per affermare la nostra libertà, per fondare le nostre ricerche su una base solida, per impegnarci a favorire nell’azione concreta il bene degli uomini. Vi invito ancora a testimoniare un’adesione serena e comune alla verità che ci è stata rivelata da Dio in Gesù Cristo, che è stata affidata alla sua Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, che è insegnata dai successori degli apostoli, in comunione con la Sede di Pietro.

6. In questo senso, gli intellettuali cattolici devono resistere incessantemente alle tentazioni che potrebbero deviarli. Da un lato, la tentazione ideologica che li indurrebbe a sottomettere le verità della fede alle proprie categorie intellettuali e quindi all’impresa degli strumenti potenti di manipolazione culturale che il nostro tempo conosce. È necessario un ascetismo dell’intelligenza, al servizio della verità, vivificata e fortificata dal suo radicamento nel mistero della comunione della Chiesa.

Lo scetticismo è un’altra tentazione, quella di abbandonare la tensione verso la ricerca della verità. L’intellettuale si rassegnerebbe allora a un pragmatismo senza ideali, a un atteggiamento nichilista e cinico, al fondo narcisistico.

7. Al contrario voi vi appassionate a tutto ciò che costituisce l’avventura umana, a tutto ciò che esprime il bene, la bellezza, la verità nella vita degli uomini, per assumere in uno spirito di solidarietà, i bisogni concreti e le speranze dei popoli specialmente più poveri. Per guidarvi in questo impegno solidale attraverso il quale voi vi proponete di mettere al servizio di tutti le vostre risorse intellettuali e professionali, voi possedete una chiave fondamentale di discernimento. Cristo, rivelandoci l’amore misericordioso di Dio, ci ha rivelato anche il vero volto dell’uomo, la sua vocazione, il suo destino, i tratti che costituiscono la sua dignità integrale. Questa antropologia cristiana non ci dispensa dagli studi e dalle ricerche, dai dialoghi e dai confronti, ma è il fondamento di ogni servizio autentico del bene degli uomini e particolarmente il cuore della dottrina sociale della Chiesa.

Non si tratta soltanto di proclamare questi principi con coerenza, ma anche di metterli comunicazione feconda con i dati delle culture e delle scienze del nostro tempo per proporre delle ipotesi di analisi e dei progetti di trasformazione sociale. Le istruzioni Libertatis nuntius e Libertatis conscientia della Congregazione per la dottrina della fede offrono guide preziose di orientamento a questo proposito. Sulla base dei principi di sussidiarietà e di solidarietà, è necessario impegnarsi anche nella costruzione di un insieme di realizzazioni sociali che rispondono ai bisogni concreti degli uomini e dei gruppi, manifestando l’efficacia della presenza cristiana. Una fede che non diventa attivamente cultura - l’ho già segnalato a piccole riprese - è una fede che non è sufficientemente accolta, né profondamente pensata, né pienamente vissuta.

8. Incoraggio quindi il vostro movimento e ciascuno dei suoi membri ad essere audaci promotori dell’inculturazione della fede nei diversi ambienti di creazione e di diffusione della cultura; e allo stesso tempo, ad evangelizzare ogni cultura e ogni situazione umana, come diceva il mio predecessore Paolo VI: “. . . si tratta . . . anche di raggiungere e come di sconvolgere con la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti d’interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e il disegno di salvezza” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 19). Il Sinodo, ormai prossimo, non trascurerà certamente questi compiti importanti dei laici e, tra loro, quelli degli intellettuali cattolici.

Più che mai in questo Anno mariano prendete come modello la santissima Vergine Maria, forte della sua umile obbedienza e della sua fiducia nei disegni di Dio! A tutti dono di cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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