The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN SECONDO GRUPPO DI VESCOVI DELLA
NIGERIA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 26 settembre 1987

 

Cari fratelli nel nostro Signore Gesù Cristo,

1. È per me una particolare gioia incontrare voi, membri della Conferenza episcopale della Nigeria, in occasione della vostra visita “ad limina”. Vi do caldamente il benvenuto a questa assemblea con la quale diamo testimonianza della nostra unità collegiale. Alcune settimane fa ebbi il piacere di incontrare il primo gruppo di vostri fratelli vescovi della Nigeria. In particolare ricordai loro che il Collegio dei vescovi è dato alla Chiesa dal Signore Gesù Cristo per salvaguardare e approfondire l’unità di tutti i suoi membri.

È nell’esercizio della vostra fraternità in Cristo, con tutte le sue manifestazioni collegiali, che voi svolgete gli uffici di santificazione, insegnamento e guida della vostra gente, vi aiutate reciprocamente tra vescovi e mantenete la fede in Cristo attraverso Pietro. Il nostro riunirci oggi rinnova la nostra comunione fraterna con tutte le Chiese locali e i loro vescovi. Insieme noi rappresentiamo “l’intera Chiesa unita nel vincolo della pace, amore e unità” (Lumen Gentium, 23).

2. Desidero esprimere la mia gratitudine all’arcivescovo Ezeanya per i sentimenti di devozione che ha rivolto a me a nome del clero, dei religiosi e laici delle loro rispettive diocesi. Desidero ricambiare rivolgendo i miei cordiali saluti di grazia e pace nel nostro Signore Gesù Cristo a tutti coloro che sono affidati alla vostra cura pastorale. Ad ognuno d’essi ripeto con le parole dell’apostolo Paolo: “Ringrazio continuamente per voi il mio Dio, a motivo della vostra grazia che vi è stata concessa in Gesù Cristo, poiché in lui voi siete stati ricolmi di ogni ricchezza, di ogni parola e di ogni scienza. Poiché la testimonianza di Cristo in mezzo a voi si è talmente affermata, da non aver bisogno di alcun altro dono di grazia nell’attesa della rivelazione del nostro Signore Gesù Cristo (1 Cor 1, 4-7).

Miei amati fratelli, voi siete i pastori di diciassette Chiese locali nelle differenti regioni della Nigeria. Sono ben conscio che portiate con voi oggi la profondità e la fede viva del vostro popolo. Ricordo con affetto la mia visita pastorale tra voi quando ricevetti la testimonianza dell’amore del vostro popolo a Cristo e la sua Chiesa.

3. In questo momento desidero esprimere il mio affetto fraterno a tutti i preti che collaborano attivamente con voi nella guida del popolo di Cristo affidato alla vostra cura. Come dissi in una precedente occasione “come voi ho imparato, in qualità di vescovo, a comprendere personalmente il ministero sacerdotale, i problemi che essi devono affrontare, i grandi sforzi che stanno facendo, i sacrifici che sono parte integrale del loro servizio al popolo di Dio. Come voi, sono pienamente cosciente di quanto Cristo dipenda dai suoi preti per poter adempiere nel tempo la sua missione di redenzione” (Ioannis Pauli PP. II, Ai vescovi americani, 9 nov. 1978: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I [1978] 122).

Un aspetto essenziale del vostro compito apostolico è di confermare i vostri fratelli preti nella loro identità di ministri ordinati della Chiesa. Il significato e il valore del sacerdozio ministeriale possono essere adeguatamente spiegati attraverso i principi che giustificano la Chiesa stessa. Il prete è un servo di Gesù Cristo. Il potere e la gloria di Dio mantengono in lui una certa condotta. Il sacerdozio ministeriale è indispensabile per l’adorazione di Dio e per la missione della Chiesa di proclamazione del Vangelo.

4. Non dobbiamo mai stancarci di affermare la priorità essenziale del sacerdozio. Ogni fratello sacerdote è chiamato ad essere con noi, nelle parole di san Paolo, “un servo di Cristo . . . consacrato a proclamare il Vangelo di Dio” (Rm 1, 1). Le priorità apostoliche, come sono affermate negli Atti degli apostoli, sono “da concentrare sulla preghiera e nel ministero della parola” (At 6, 4).

In modo simile il Concilio Vaticano II non manca di sottolineare il ministero della Parola e dell’Eucaristia. Ad esempio il Concilio afferma chiaramente: “Il ministero sacerdotale parte dal messaggio evangelico” (Presbyterorum Ordinis, 2). Contemporaneamente sottolinea che il mistero della parola raggiunge il suo culmine nell’Eucaristia, essa stessa “sorgente e sommità di tutta la parola di evangelizzazione” (Presbyterorum Ordinis, 5).

5. È nel sacrificio eucaristico che il prete trova la sorgente di tutta la sua carità pastorale (cf. Ivi, 14), la base della sua stessa spiritualità e la forza di offrire ogni giorno la sua vita con il sacrificio di Gesù. È sempre attraverso l’Eucaristia che il suo celibato rimane saldo, poiché gode della comunione sacramentale con il nostro misericordioso Redentore e Signore.

Il ministero nel popolo di Dio, che noi come vescovi condividiamo con i nostri fratelli preti, è fortemente influenzato dalla qualità della nostra reciproca fedeltà: la nostra fedeltà ai nostri preti, la loro lealtà verso di noi. Se siamo veri fratelli verso i nostri preti, allora conosciamo i loro fardelli e i loro bisogni. Allo stesso tempo essi, come fratelli, conoscono spesso i problemi che ci assillano. In momenti di difficoltà, insieme con l’aiuto della grazia di Dio è la solidarietà dei preti, con la loro comprensione e compassione, che ci aiuta a compiere, con generosità e perseveranza, ogni funzione sacerdotale che Cristo ha affidato al Collegio dei vescovi in comunione con Pietro.

6. È la Chiesa, e più precisamente i vescovi, che manda i preti a predicare la buona novella della salvezza. È per questo che l’obbedienza sacerdotale rimane sempre un’importante virtù. Essa rende il prete pronto a servire; aiuta ad assicurare che il suo ministero sia fruttuoso e faccia crescere sempre il popolo di Dio nell’unità.

Riferendosi all’importanza dell’obbedienza sacerdotale il Concilio Vaticano II dice: “Da quando il ministero sacerdotale è il ministero della Chiesa stessa, esso può essere adempiuto solo dalla comunione gerarchica con l’intero corpo. Perciò l’amore pastorale richiede che, agendo in questa comunione, i preti dedichino le loro stesse volontà attraverso l’obbedienza al servizio di Dio e dei loro fratelli e sorelle. Questo amore richiede che essi accettino e compiano in uno spirito di fede ciò che viene comandato o raccomandato dal Sommo Pontefice, dai loro vescovi o da altri superiori” (Presbyterorum Ordinis, 15).

7. Nella sua enciclica sul celibato sacerdotale Papa Paolo VI ricordava ai suoi fratelli vescovi che “è la vostra presenza amorevole e fraterna e le vostre azioni che devono colmare la solitudine umana del prete, spesso causa di scoraggiamento e tentazione. Prima di essere i superiori e i giudici dei vostri preti, siate i loro maestri, fratelli, amici, sempre pronti a capire, comprendere e aiutare. Incoraggiate in ogni maniera possibile i vostri preti a essere vostri personali amici e ad essere molto aperti con voi. Questo non indebolirà le relazioni di obbedienza giuridica; piuttosto trasformerà questo in amore pastorale, così che essi obbediscano con maggiore volontà, sincerità e sicurezza” (Pauli VI, Sacerdotalis caelibatus, 92).

Sono al corrente della grande importanza che voi attribuite alla nomina dei candidati da preparare al ministero sacerdotale. Ciò è compiuto in larga misura dall’attenzione sollecita e dall’aiuto che voi stessi date ai programmi di formazione sacerdotale nei vostri seminari minori o maggiori. Desidero assicurarvi della mia sollecitudine in questo sforzo essenziale per la missione della Chiesa di proclamazione del Vangelo. Possa ognuno di voi essere sempre, con una partecipazione attiva e amorosa, un vero padre in Cristo per ognuno dei vostri seminaristi (cf. Optatam Totius, 5).

8. Sebbene io vi abbia parlato fin qui circa il ministero sacerdotale, molto di ciò che ho detto vale ugualmente anche per i religiosi. I membri degli Istituti di vita consacrata costituiscono per la Chiesa in Nigeria un elemento indispensabile per il grande compito dell’evangelizzazione. La loro pubblica testimonianza con i voti di castità, povertà e obbedienza e il loro generoso esempio di vita comunitaria procurano alla Chiesa in Nigeria un’autentica “evangelica testificatio”.

Nel vostro lavoro con i religiosi vi incoraggio a rinnovare lo sforzo per manifestare la grande stima che la Chiesa ha per essi nella loro vocazione di amore consacrato, spingendoli ad una sempre maggiore collaborazione generosa alla vita collegiale della comunità ecclesiale. I religiosi danno ispirazione al resto dei fedeli quando vivono la loro vocazione in uno spirito di gioia e di sacrificio. Allo stesso modo sono per noi segno sorprendente della dimensione escatologica della Chiesa.

La vera presenza del religioso nel mondo è una grande consolazione per la Chiesa e un mezzo effettivo per proclamare il Vangelo. In Nigeria questa proclamazione è stata compiuta in maniera speciale dai preti missionari, da sorelle e fratelli che hanno manifestato eroismo e santità spargendo il seme della Chiesa. E mi unisco a voi nel ringraziare il Signore per il numero continuamente crescente di native vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Continuate a pregare per avere più vocazioni e a invitare i giovani a seguire Cristo nella vita consacrata alla Chiesa.

9. La prossima assemblea del Sinodo dei vescovi mi dà occasione di rivolgere le mie riflessioni all’importante ruolo dei laici. Con molto piacere sono venuto a conoscenza dell’influenza crescente delle organizzazioni laicali nel vostro paese, come il Concilio nazionale dei laici, l’Organizzazione delle donne cattoliche, la Legione di Maria, l’Organizzazione giovanile cattolica e l’Organizzazione degli studenti cattolici, ognuna delle quali sta dando un significativo contributo all’evangelizzazione in Nigeria. Inoltre, è con soddisfazione che ho appreso il grande interesse dei vostri laici alle attività missionarie della Chiesa. Questo si vede chiaramente nel grande aiuto dato dai laici nigeriani al Seminario Missionario Nazionale di San Paolo ad Abuja, che sta ricevendo un sempre crescente numero di candidati da preparare al servizio di preti missionari.

Specialmente a partire dal Concilio Vaticano II i laici della Chiesa in Nigeria si sono sempre più considerati partecipanti attivi alla vita e alla missione della Chiesa. Questo è evidente nell’impegno dei laici per la crescita e il benessere della Chiesa in ognuna delle sue comunità. Si vede anche nel maggior interesse dei laici nel loro ruolo di evangelizzatori e catechisti.

Nell’insegnamento del Concilio troviamo questa descrizione della chiamata sacra dei laici: “I laici sono uniti insieme nel popolo di Dio e formano il corpo di Cristo con un solo corpo. Ovunque essi siano, sono chiamati, come membri vivi, a spendere tutte le loro energie per la crescita della Chiesa e la sua continua santificazione. Poiché questa vera energia è un dono del Creatore e una benedizione del Redentore” (Lumen Gentium, 33).

10. Non posso non menzionare che la Chiesa in Nigeria ha come speciale oggetto della sua attenzione i giovani del paese. L’attenzione pastorale ai giovani deve avere una delle maggiori priorità, poiché essi formano il più ampio gruppo nella comunità ecclesiale e molti di loro sono gravemente tentati di ignorare la Chiesa, specialmente se non conoscono il suo insegnamento. Mi fa piacere che attualmente esistano varie iniziative rivolte all’apostolato dei giovani, come l’Organizzazione cattolica dei giovani. Ma apprendo che esistono anche delle influenze negative che vanno contro. Di fronte a tali difficoltà la Chiesa in Nigeria deve impegnarsi prima di tutto ad approfondire la fede dei giovani. Si devono trovare nuove forme di apostolato, nuove iniziative devono essere tentate. Ma il primo mezzo a disposizione della chiesa è l’apostolato dell’educazione cattolica. In ogni tempo, questo rimane un compito fondamentale della comunità cristiana, l’insegnamento della verità della nostra fede.

L’educazione cattolica è vitale per tutti i membri della Chiesa, poiché il suo proposito è di aiutare le persone ad arrivare alla pienezza della vita cristiana. Ma è comunque giusto che i maggiori sforzi a questo riguardo siano diretti all’educazione dei giovani. Per poter crescere nella maturità in Cristo, i nostri giovani hanno bisogno di una sistematica presentazione della pienezza della rivelazione cristiana. Dobbiamo trasmettere loro tutto ciò che Gesù ha comandato di insegnare, (cf. Mt 28, 20), l’intera morale e il contenuto dottrinale del patrimonio sacro della fede.

Sono conscio che voi incontrate dei seri ostacoli nel vostro impegno per mantenere e amministrare le scuole cattoliche. Già state cercando ogni possibile maniera di eseguire questa parte cruciale della vostra responsabilità di vescovi. Vi offro il mio fraterno incoraggiamento e sostegno nella preghiera per tutti questi sforzi meritevoli, pienamente convinto che non esiste niente di più importante nel campo educativo che la guida dei vescovi.

11. Desidero assicurarvi che continuamente pregherò per la vostra Nazione e che Dio onnipotente guiderà sempre il Governo e il popolo lungo i sentieri di pace, giustizia, armonia e progresso sociali.

In tutti i compiti pastorali potete essere sicuri che io sono unito e vicino a voi nell’amore di Gesù Cristo. Insieme abbiamo un singolo proposito: rimanere fedeli alla responsabilità pastorale affidataci dal Signore, guidare il popolo di Dio al regno dei cieli. Maria, la madre della Chiesa e Regina degli apostoli, che è “un segno della sicura speranza e consolazione per il popolo peregrinante di Dio” (Lumen Gentium, 68), interceda per noi. Nel nome di Gesù, pace a voi e a tutto il vostro popolo. Con la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

top