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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE FRANTIŠEK TOMÁŠEK
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 28 settembre 1987

 

Pace a te! Questo saluto, venerabile fratello, vale sia per te, qui presente, che per gli altri quattro vescovi della Cecoslovacchia. Essi erano qui con te cinque anni fa. L’assenza di questi vescovi offre un’eloquente indicazione delle condizioni in cui vive la Chiesa nelle vostre regioni.

Cosa possiamo poi dire delle diocesi in cui già intere generazioni di fedeli sono costrette a vivere senza pastori, successori degli apostoli? È forse possibile che il successore di Pietro, a cui è affidata la sollecitudine della Chiesa universale guardi con indifferenza a una tale situazione? Già di Cristo stesso scrisse l’evangelista che “vedute le folle, ne ebbe pietà perché erano stanche e abbattute come pecore senza pastore” (Mt 9, 36). La Santa Sede ha sempre cercato e sta cercando infaticabilmente di sfruttare tutte le possibilità affinché questo triste stato, senza analogia in paesi di tradizione cristiana, possa finire. Posso assicurarti, venerabile fratello, che anche nel futuro non sarà trascurato nulla che potrebbe contribuire alla realizzazione del desiderio dei fedeli in Cecoslovacchia, di avere cioè propri vescovi degni, con tutte le qualità che sono richieste a un autentico pastore della Chiesa, nominati dalla Santa Sede.

Mi preme pure un’altra preoccupazione: sta diminuendo il numero dei sacerdoti nelle vostre diocesi e diventa sempre più alta la loro età media. Non è questo un caso particolare, si manifesta anche in altri paesi. Ma, mentre altrove tale diminuzione del numero dei sacerdoti trova la sua causa nelle cambiate condizioni sociali, nelle vostre Chiese locali, invece, simili situazioni sono anche dovute al fatto che gli stessi seminari non dipendono interamente dalle vostre decisioni. Quanto sono attuali, nella vostra situazione, venerabile fratello, le parole e la raccomandazione di Cristo, cioè: “la messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate, dunque, il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” (Mt 9, 37-38). Quanto, dunque, si affligge il mio cuore nel sentire che pure quelli che vorrebbero seguire la chiamata del Signore incontrano innumerevoli ostacoli e vengono impediti di entrare nei seminari, ove il numero degli alunni viene limitato. Si fa perciò più pressante la preghiera, tanto spesso ripetuta dai fedeli nelle vostre regioni “affinché, per intercessione di sant’Adalberto, siamo condotti al Cristo da buoni sacerdoti”.

E neppure posso passare sotto silenzio quelli che la Chiesa considera un grande dono del Signore: i religiosi e le religiose, poiché il loro stato di professione dei consigli evangelici, “pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia fermamente alla sua vita e alla sua santità” (Lumen Gentium, 44). Appunto nella loro vocazione avevano espressione concreta, durante tanti secoli, i consigli di castità consacrata a Dio, di povertà e di obbedienza. La vocazione alla vita religiosa ha la sua base nelle parole del Salvatore stesso; la Chiesa ricevette questo prezioso dono dal Signore e, con il suo aiuto, continua a conservarlo. Quanto difficile, se non impossibile diventa però questo sforzo di raggiungere la perfezione della vita lì, dove mancano completamente i monasteri e le case religiose, nonostante che prima, durante secoli interi, tali case vi fiorivano, portando a molte generazioni profitto spirituale e culturale.

Signor cardinale, tu che parteciperai al Sinodo sui laici, mi ricordi il laicato della Cecoslovacchia che - nonostante le ben note difficoltà - dà una bella testimonianza di attaccamento alla fede avita. Come milioni di uomini e di donne in altre nazioni, anche i cattolici cecoslovacchi sono ben decisi a mantenere e a tramandare la luce della fede in Cristo e la fedeltà alla Chiesa.

Guardando verso il futuro, non posso non ricordare coloro ai quali bisogna trasmettere questa luce. “Come potranno credere, senza averne sentito parlare?” (Rm 10, 14). Queste parole di san Paolo sono anche per te e per tutti i confratelli una grave preoccupazione pastorale, perché “la consacrazione episcopale conferisce anche l’ufficio di insegnare” (Lumen Gentium, 21). Ma come potete adempiere a tale grave obbligo voi che mancate non solo di collaboratori sufficientemente numerosi, ma anche delle più fondamentali opportunità di insegnamento catechetico e persino dei più indispensabili sussidi della letteratura religiosa, sebbene i fedeli stessi ne siano ansiosi? Siano di conforto a te, venerabile fratello, e a tutto l’episcopato cecoslovacco e a tutti quelli che sono impegnati nell’apostolato, le parole dell’Apostolo: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil 4, 13). Pure in condizioni tanto difficili, è possibile riporre la speranza in Colui “che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare” (cf. Ef 3, 20).

Particolarmente consolante, infatti, è il crescente desiderio dei giovani di vivere secondo il Vangelo, come dimostra la partecipazione sempre più numerosa ai sacramenti e ai pellegrinaggi. Basti ricordare quelli di Velehrad, a Levoca e a Sastin, ai quali prendono parte centinaia di migliaia di fedeli, soprattutto giovani. Tale nuovo interesse alla vita della fede certamente è in connessione con l’approfondita vita cristiana nelle famiglie. In esse si formano pure le condizioni propizie per la crescita delle vocazioni sacerdotali e religiose. Per dare un nuovo slancio alla vita della fede aiuteranno, con le loro intercessioni, insieme con la Madre di Dio Addolorata, anche quei santi che, come dice un inno sacro, provengono dalle vostre stirpi e che camminarono sulla stessa terra dove ora camminate voi. Intendo quei santi nei riguardi dei quali già sono arrivate le richieste di beatificazione e canonizzazione: le beate Agnese e Zdislava, il sacerdote Giovanni Sarkander e il servo di Dio Antonio Cirillo Stojan, arcivescovo di Olomouc. Né possiamo tralasciare - oggi, festa di san Venceslao - il ricordo di quel santo martire che offrì la sua vita per la propagazione del cristianesimo e per il suo consolidamento nella vostra Patria.

Assicurando le mie preghiere sia per te che per gli altri fratelli nell’episcopato e per i fedeli affidati alle vostre cure, di cuore imparto la mia benedizione apostolica a te, ai tuoi confratelli in Patria, ai sacerdoti, seminaristi, religiosi, religiose e a tutti i fedeli nella Cecoslovacchia, soprattutto a quelli ammalati e sofferenti.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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