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VISITA PASTORALE A VERONA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DI ISTITUZIONI CULTURALI
NELLA BIBLIOTECA CAPITOLARE

Sabato, 16 aprile 1988

 

Reverendi Canonici e Sacerdoti,
illustri Accademici e Fratelli tutti!

1. Ritrovarmi all’interno di questo storico centro di studi, che monsignor prefetto ha meritatamente chiamato antico e venerando, costituisce per me un onore e un piacere. E proprio a tali sentimenti s’ispira il saluto che desidero rivolgere a ciascuno di voi, quali rappresentanti di una Chiesa cattedrale, che qui custodisce non pochi dei codici più preziosi della tradizione ecclesiastica ed umanistica di questa nobile terra; e quali rappresentanti, altresì, delle maggiori istituzioni culturali di Verona: l’Università degli Studi, gli Studi Teologici intitolati a san Zeno e a san Bernardino, l’Istituto ecumenico e, in generale, il mondo della cultura e della scienza che qui trova una fonte privilegiata di alimentazione e di crescita.

Voi tutti - secondo le rispettive attribuzioni e competenze - siete gli eredi ed i primi fruitori del ricco patrimonio culturale che si raccoglie in questa prestigiosa biblioteca, e che da parte vostra sviluppate col vostro contributo originale di pensiero, di ricerca e di iniziative, di cui l’università e gli altri istituti costituiscono il punto di riferimento per un reciproco confronto e una feconda collaborazione.

L’incontro di stasera mi offre la gradita occasione di sottolineare e confermare la grande attenzione e il particolare interesse, che la Chiesa ha dimostrato nei secoli verso la cultura e tutte le sue manifestazioni.

Non v’è dubbio che voi, operatori della cultura e della scienza, avete oggi una singolare responsabilità, perché è da voi che gli uomini si attendono risposte adeguate e puntuali per non pochi dei problemi antichi e nuovi che li travagliano. E se le vostre risposte saranno nel “segno del bene”, se soprattutto saranno sempre rispettose della vita e della dignità della persona umana, è facile immaginare quale beneficio voi potrete arrecare all’intera umanità.

Non meno che nel passato, quando la cultura era strettamente ancorata agli interrogativi più profondi dell’uomo, nel tentativo di scrutarne il mistero, e costituiva il punto più avanzato dell’incontro tra ragione e fede, anche oggi la cultura è chiamata al confronto permanente in ragione dei rispettivi e ben distinti settori di competenza, ma non sarebbe giusto (non lo è stato mai!) contrapporre e dichiarare tra loro inconciliabili la cultura e la fede. È vero certamente che il concetto di cultura oggi è divenuto più vasto, si è fatto più articolato e complesso rispetto al passato; tuttavia, la fede non ha nulla da temere dall’incontro con essa. È vero, anzi, che la Chiesa stessa sollecita un tale incontro, nella convinzione che, più la cultura si dimostra aperta alle istanze della fede - alla quale essa, a sua volta, dà un valido apporto -, più sarà in grado di rendere un servizio qualificato all’uomo.

La fede cristiana è sempre amica di quella cultura che favorisce la promozione integrale dell’uomo, e perciò apprezza e incoraggia - lo conferma la storia bimillenaria della Chiesa - sia le discipline umanistiche sia le scienze cosiddette esatte.

2. Proprio a riguardo di questo settore delle scienze e della ricerca scientifica mi sia consentito un rilievo. Indubbiamente le scienze devono seguire le leggi e le metodologie che sono loro proprie; tuttavia, per essere veramente tali e sempre al servizio dell’uomo, non potranno mai prescindere dalle norme morali, che presiedono al dinamismo della natura e della vita stessa. Lungi dal contrastare con la normativa intrinseca alle singole discipline scientifiche, il rispetto della normativa etica varrà a garantire ad esse quella indeclinabile finalizzazione umana che i loro cultori - scienziati, tecnici, ricercatori - certamente si prefiggono nella loro meritoria fatica. Basta un semplice sguardo ai campi più avanzati della fisica atomica e della biologia molecolare: la scienza si è spinta molto avanti nella conoscenza del nucleo dell’atomo e del nucleo della cellula: ma chi ignora che accanto ai mirabili vantaggi, ove si disattendessero le superiori istanze morali, si potrebbero avere anche funeste conseguenze?

3. No, la scienza, la vera scienza non distrugge, ma edifica! Come ha autorevolmente scritto il Concilio Vaticano II, “La ricerca metodica in tutte le discipline, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio” (Gaudium et Spes, 36). Non solo, ma l’approccio e la conoscenza della natura e dell’uomo avviano sulle strade che conducono a Dio, mentre “l’oblio di Dio priva di luce la creatura stessa” (Gaudium et Spes, 36).

Dinanzi ad un’assemblea qualificata, qual è la vostra, mi è caro, pertanto, auspicare ancora una volta che tra fede e scienza si accresca la stima reciproca, per concorrere all’attuazione del progetto originale e provvidenziale che Dio creatore ha predisposto per l’uomo, che è sua creatura ed è suo figlio!

Parlando a nome della Chiesa, ancora una volta io invito voi, uomini della cultura e della scienza, a riaffermare il primato dell’uomo, tenendo sempre conto che il suo riferimento e il suo anelito a Dio sono insopprimibili. A voi è affidato il compito, talora difficile, ma non impossibile, sempre esaltante, di coniugare scienza e fede.

A tal fine invoco su di voi e sul vostro lavoro l’assistenza della celeste Sapienza, mentre a conferma della mia stima vi imparto la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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