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VISITA PASTORALE A VERONA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I SACERDOTI E I RELIGIOSI DELLA DIOCESI

Cattedrale di Verona - Sabato, 16 aprile 1988

 

Carissimi Fratelli e Sorelle,
Sacerdoti, Religiosi e Religiose della diocesi di Verona!

1. A voi il mio saluto cordiale! Sono lieto di iniziare con voi, dopo il saluto ufficiale alla cittadinanza, la mia visita pastorale a questa antica e gloriosa porzione del gregge di Cristo, che è la Chiesa veronese. E trovo significativa ed appropriata la scelta della cattedrale come luogo per il nostro incontro, per il fatto che state celebrando l’ottavo centenario della dedicazione di questo tempio, avvenuta ad opera di Papa Urbano III, il 13 settembre del 1187. Ma la storia di questa cattedrale, attraverso precedenti edificazioni, può farsi risalire ai tempi stessi del glorioso san Zeno, ottavo Vescovo e patrono della diocesi, che, nel IV secolo, fece costruire, proprio in questo luogo, la prima Chiesa madre della comunità cristiana, da lui battezzata e condotta alla verità di Cristo: “Veronam praedicando reduxit ad baptismum” (“Rhythmus Papinianus”).

2. Un saluto particolare al vostro Vescovo monsignor Giuseppe Amari, che, a nome di tutti, ha voluto rivolgermi un affettuoso indirizzo, del quale lo ringrazio vivamente. Saluto il Cardinale nostro ospite, il Vescovo, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti.

Cari fratelli e sorelle, quanto eloquente è questo nostro riunirci, oggi, nel tempio principale della diocesi! Voi, in mezzo al Popolo di Dio, siete e dovete essere in modo speciale gli uomini e le donne del tempio. La vostra vocazione, infatti, vi lega strettamente alla “casa del Signore” ed al “luogo dove abita la sua gloria” (Sal 26 [25], 8).

Voi siete chiamati in modo speciale a far comprendere agli uomini la bellezza e l’importanza del culto divino e del luogo sacro dove si celebrano i misteri della salvezza. E quanto bene questa cattedrale, con la sua straordinaria bellezza, facilita questo vostro compito, questa vostra missione! Quanto bene la rappresenta e la esprime! In queste pietre, in queste preziose opere d’arte, cariche di secoli, la fede stessa, si potrebbe quasi dire, si fa visibile. Attraverso di esse e in esse si esprime con una straordinaria potenza evocativa, mediante il fascino dell’arte e della poesia, il genio e l’inventiva dell’uomo, che nelle sue opere vuol rendere lode a Dio e, ciò facendo, offre la più alta misura di se stesso e del suo spirito fatto ad immagine di Dio!

La vostra vocazione di condurre gli uomini a Dio è certamente stupenda; essa però implica, come ben sapete, una responsabilità. Sono note infatti le parole del salmista: “Chi salirà al monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza” (Sal 25 [24], 3-4).

Quanto più pura ed intemerata sarà la vostra vita, quanto più coerente sarà la vostra condotta coi misteri che celebrate e con le preghiere che elevate all’Altissimo, tanto meglio farete comprendere a tanti nostri contemporanei, distratti dall’indifferenza secolaristica, l’importanza ed anzi la necessità di un culto divino sia interiore che esteriore. Voi dovete ridare agli uomini di oggi l’intelligenza, il gusto ed il rispetto del luogo sacro, dove la comunità cristiana, sotto la presidenza del sacerdote, celebra ed adora il mistero eucaristico.

3. La cattedrale, poi, riveste una particolare importanza, da questo punto di vista, per il fatto che la riunione del popolo santo di Dio vi avviene sotto la presidenza del Vescovo, del pastore della diocesi, di colui che, in comunione con la Chiesa universale e sotto la guida del successore di Pietro, è nella sua Chiesa il supremo custode e dispensatore dei divini misteri, il fondamento e la garanzia dell’unità ecclesiale nella pluralità dei ministeri e dei carismi.

La cattedrale, pertanto, è il luogo eletto di riunione della Chiesa locale, nella quale voi, fratelli e sorelle, siete chiamati a portare la vostra testimonianza, vivendo un rapporto di speciale vicinanza col Vescovo e, nel contempo, con coloro che, nella comunità ecclesiale, ed anche fuori di essa, hanno particolarmente bisogno della misericordia divina e della solidarietà fraterna.

Ecco perché il vederci oggi in questo tempio è profondamente significativo. Lo è per voi e lo è per me. Dove esprimere meglio, infatti, l’unità della Chiesa locale nella comunione col successore di Pietro, che non nella chiesa cattedrale? E dove, in particolare, voi, uomini e donne del tempio, avreste potuto esprimere meglio questa comunione, che non appunto nella vostra chiesa cattedrale?

In essa, come del resto in ogni tempio cattolico, Dio, per sua espressa volontà, si rende presente ed operante in modo speciale, soprattutto quando vengono celebrati i sacramenti, in particolare quello dell’Eucaristia. Attraverso il sacramento eucaristico, si può dire veramente, anche se in modo assai misterioso, che Dio abita nel suo tempio. E nel suo tempio, nel tabernacolo, sempre lo possiamo incontrare e contemplare al di là del velo delle specie eucaristiche, trovando consolazione nelle sofferenze, illuminazione nei dubbi e nelle incertezze, ispirazione per nuove iniziative di carità.

Un’attività di apostolato che non scaturisca da questo amore per il tempio e per Gesù sacramentato degenera ben presto in un vuoto attivismo e resta inquinata dalle ambizioni terrene, privandosi di quel fondamento soprannaturale che solo permette di incidere veramente e durevolmente sulle anime.

4. Ma il tempio di Dio, come diceva san Zeno, è anche il Popolo di Dio, sono le anime in grazia di Dio. Gesù abita nel tabernacolo al fine di abitare nei cuori. Egli ama il tempio fatto di pietre, ma ama soprattutto il tempio fatto di carne che siamo noi, sempre naturalmente che vogliamo accoglierlo con purezza di cuore. È questa prospettiva che faceva dire a san Zeno, rivolgendosi ai suoi fedeli con accenti commossi: “È gloria incomparabile e veramente degna di Dio il fatto che, con un unico sentimento, con un’unica fede, l’uno pregando per l’altro, il sacerdote e il tempio” (cioè il popolo fedele) “con pari devozione si volgano a Dio”. E, prendendo lo spunto dal tempio di pietra nel quale si trovavano, così esortava i presenti: “Esultate, dunque, o fedeli, e imparate come costruire l’edificio delle vostre persone da codesto nuovo tempio del quale avete resa angusta la capacità col vostro numero davvero consolante. Dallo stesso fatto che il luogo non vi contiene, si comprende che la vostra fede contiene Dio” (S. Zenonis “Sermones”, II, 6, 2-5).

La fede non può non esprimersi col riunirsi della comunità nel tempio del Signore. Il culto divino e le opere della carità fraterna sono, indissolubilmente, i segni della vera fede. Una fede che non separi l’adorazione al Creatore dalla dedizione alla creatura, la donazione assoluta all’Infinito dalla valutazione giudiziosa del finito. Senza confonderli e senza separarli. Il mistero dell’incarnazione ci insegna come unirli nella distinzione.

5. Sentitevi in modo speciale, cari fratelli e sorelle, promotori della vera fede, con umiltà e coraggio, in comunione col Vescovo e con la Chiesa, in vero spirito di servizio alle anime. Oggi c’è tanto bisogno di questo, a tutti i livelli della società. Catechesi per gli adulti e catechesi per i giovani. Catechesi per tutti. Faccio mie, al riguardo, le parole che san Zeno rivolgeva ai suoi fedeli, esortandoli appunto a coltivare e ad approfondire la virtù teologale della fede: “Dobbiamo abbracciarla con tenacia - diceva - e custodirla con ogni genere di virtù. Dobbiamo applicarci ad essa con coraggio; essa, infatti, è il fondamento stabile della nostra vita, l’invincibile baluardo e, nello stesso tempo, l’arma di attacco contro gli assalti del diavolo, la corazza impenetrabile dell’anima nostra, la scienza compendiosa e vera della legge, il terrore dei demoni, il coraggio dei martiri, la bellezza e il bastione della Chiesa, il ministro di Dio, l’amico di Cristo, la commensale dello Spirito Santo” (S. Zenonis “Sermones”, I, 36, 3-7).

Domandiamoci se a volte non relativizziamo le verità di fede, mentre assolutizziamo le ideologie di questo mondo. È col Vangelo che dobbiamo giudicare il mondo, senza condizionare mai il messaggio di Cristo alle opinioni del tempo.

Voi tutti siete consapevoli di quanto sia urgente l’esigenza di una rievangelizzazione dei popoli di antica fede cristiana. È questo uno degli impegni primari della Chiesa del nostro tempo. E in ciò, voi, proprio come sacerdoti, religiosi e religiose, dovete evidentemente sentirvi impegnati in prima persona e in prima fila.

6. In tale servizio alla diffusione e al radicamento della fede, ognuno di voi ha un compito specifico da svolgere: il sacerdote, mediante l’amministrazione dei sacramenti, il mandato della predicazione ufficiale e la presidenza della comunità credente; il consacrato e la consacrata, mediante innanzitutto l’esempio stesso di una vita penitente, mortificata, intemerata, profondamente dedita a Dio secondo il carisma del proprio istituto: se di vita attiva, nelle opere dell’apostolato esteriore; se di vita contemplativa - il pensiero va in particolare ai quattro monasteri femminili di clausura e ai Monaci Camaldolesi - mediante il sacrificio di sé nel silenzio, nella solitudine e nella preghiera. Ognuno realizzi bene la particolare vocazione alla quale è stato chiamato, si senta membro vivo del Corpo mistico, e così la propria azione raggiungerà la debita efficacia in armonia con l’azione degli altri.

7. L’anno mariano che stiamo celebrando ci presenta la Madonna, tra l’altro, come colei che interiorizza la fede in grado massimo, colei che si fa tutta “spazio interiore della parola e della benedizione del Padre” (Redemptoris Mater, 28), colei che compie il pellegrinaggio della fede non senza quella particolare “fatica del cuore” che questo domanda (cf. Redemptoris Mater, 17).

Voi religiose, in modo particolare, sentitevi interpellate dall’esempio di Maria. Ella è evidentemente modello per ogni cristiano: ma come non riconoscere nella femminilità consacrata, nella vergine cristiana un segno tutto particolare della presenza di Maria nel mondo? Voi religiose in modo speciale siete chiamate a far sentire l’amore materno di Maria per gli uomini. Questo è il vostro ruolo specifico ed insostituibile nella Chiesa. È qui che voi date il meglio di voi stesse compiendo la vostra propria missione, come donne, nel piano della salvezza.

Sia la Vergine santa, che qui venerate sotto il titolo di “Madonna del popolo”, a suggerire a voi e a tutti noi gli atteggiamenti più consoni per l’incontro col Signore nel tempio del nostro cuore e per l’efficacia della nostra testimonianza di fede nel tempio delle nostre comunità cristiane.

Con questi miei auspici e sentimenti, vi assicuro la vicinanza di tutto il mio affetto, mentre di cuore vi imparto una larga, speciale benedizione, che estendo a tutti i vostri cari, nonché ai confratelli e consorelle che non han potuto prender parte alla gioia di questo incontro.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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