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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI VESCOVI AMERICANI
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 16 aprile 1988

 

Cari fratelli in Gesù Cristo.

1. È per me un grande piacere accogliervi tutti, Vescovi del Texas, Oklahoma, e Arkansas. Saluto in voi gli amati fedeli e ciascuna delle vostre Chiese locali, con i loro sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e laici. Ricordo con gioia speciale la mia recente visita a San Antonio, la magnifica accoglienza e la fede profonda della gente. Vi assicuro che vi sono vicino nel vostro ministero di fede, come la Madre di Gesù, la Vergine di Guadalupe.

Nella mia recente conversazione con i vostri fratelli Vescovi della IX Regione, ho ricordato una serie di fatti tra loro collegati che sono, in realtà, ispirati da una stessa visione di fede e finalizzati ad un profondo rinnovamento personale e ad un ancor più efficace servizio evangelico negli Stati Uniti. Tra questi fatti ci sono anche le attuali visita “ad limina” e quelle del 1983, le visite del Papa del 1979 e del 1987, e anche l’incontro con i Vescovi americani previsto per il 1989.

Oggi vorrei esaminare, in questo contesto, un altro evento, che riguarda la Chiesa universale e perciò la Chiesa degli Stati Uniti. Si tratta del grande Giubileo dell’anno 2000, che segna la fine del secondo millennio della cristianità e l’inizio del terzo. Questa ricorrenza esige dalla Chiesa intera un periodo di intensa preparazione a livello universale e locale. Fin dall’inizio del mio Pontificato, e in particolare nell’enciclica Redemptor Hominis, ho cercato di indirizzare l’attenzione della Chiesa al periodo del “nuovo avvento” (Redemptor Hominis, 1), che precede tutte le occasioni e gli avvenimenti che ardentemente speriamo per l’anno 2000.

2. L’intenzione del Giubileo e della sua preparazione è che ci “ricorda e in modo particolare rinnoverà la consapevolezza della verità - chiave della fede, espressa da san Giovanni agli inizi del suo Vangelo: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»” (Gv 1, 14) (Redemptor Hominis, 1). La celebrazione del millennio acquista significato solo alla luce del mistero dell’incarnazione e della sua divina motivazione e proposito, che sono a noi spiegati da san Giovanni, quando dice: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Nel sottolineare questa verità, la Chiesa cerca di stabilire una struttura di principi da cui continuerà a trarre per la sua vita “il vecchio e il nuovo” (Mt 13, 52), per sollecitare la risposta della fede all’amore di Dio e al suo Verbo incarnato, e per condurci alla vita eterna.

Riflettendo sull’incarnazione, la Chiesa dell’anno 2000 sarà in grado di comprendere se stessa ancor più pienamente nella sua duplice natura, umana e divina. Essa comprenderà anche la sublime unione di questi due elementi nella realtà quotidiana della sua vita come corpo del Verbo fatto carne. La Chiesa è convinta che, manifestando al Popolo di Dio l’incarnazione, in tutta la sua potenza, il genere umano riscoprirà in questo mistero dell’amore rivelato di Dio la verità che spiega e dirige ogni azione umana. Solo alla luce dell’incarnazione ogni vita umana assume la sua giusta prospettiva, come ho scritto nella prima enciclica: “Attraverso l’incarnazione Dio ha dato alla vita umana quella dimensione che intendeva dare all’uomo sin dal suo primo inizio” (Redemptor Hominis, 1).

3. I nostri attuali sforzi pastorali in quanto Vescovi, in vista del 1989 e oltre, dovrebbero rivolgersi a creare quella profonda e dinamica visione che deve caratterizzare la Chiesa dell’anno 2000. La Chiesa del millennio deve avere una maggiore consapevolezza di essere l’inizio del Regno dei cieli. Deve mostrare di essere vivamente impegnata per essere fedele a Cristo; per questo deve sforzarsi al massimo per rispondere alle grandi sfide della santità, dell’evangelizzazione e del servizio. Nello stesso tempo la Chiesa del millennio deve emergere come un chiaro segno della sua condizione escatologica, vivendo nella fede il mistero che deve ancora essere pienamente rivelato. Facendo questo, la Chiesa deve proclamare con san Paolo che “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor 2, 9).

La Chiesa del millennio sarà ancora la Chiesa che viene purificata attraverso la sofferenza - il cui valore salvifico essa ben conosce. Anche in queste esperienze di purificazione, la Chiesa dovrà gridare che “le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8, 18). La Chiesa, in quanto vive nell’attesa della gloria che deve essere manifestata, troverà sempre maggior forza per proclamare il valore del celibato che viene vissuto per il Regno dei cieli, la cui instaurazione finale si sta preparando: “Venga il tuo Regno!”.

In un momento importante della sua vita, la Chiesa del millennio deve dichiarare che è pronta in ogni momento a incontrare il Signore, e insieme è pronta a continuare fedelmente ad aspettare la sua venuta in gioiosa speranza. Ma nella sua attesa e nella sua aspettativa si rafforza nella speranza poiché sa che Cristo, suo capo, è andato davanti a lei, nell’Ascensione, a prepararle un posto. E mentre attende, essa ricorda quanto egli disse un giorno ai suoi discepoli: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv 14, 3).

La Chiesa è persuasa del suo diritto ad essere con Gesù che, seduto alla destra del Padre, l’ha già associata a sé nella gloria. Il trionfo del capo riguarda anche le membra del corpo. Questo rende facile per la Chiesa, che vive il nuovo avvento, accogliere con profonda convinzione le parole del suo vittorioso Redentore: “Ecco, io verrò presto” (Ap 22, 12). Durante il millennio la Chiesa è chiamata a ricordare. È anche un momento particolare per rispondere con fedeltà e fiducia, proclamando con le sue azioni e la sua intera vita: “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22, 20).

4. Il programma della Chiesa per il millennio e per la sua preparazione deve essere un centrarsi su Gesù Cristo. Essa deve annunciare Gesù Cristo vincitore nella redenzione compiuta nel suo sangue; deve annunciare Gesù Cristo, crocifisso e glorificato, il solo che “è avvolto in un mantello intriso di sangue” e il cui nome “è Verbo di Dio” (Ap 19, 13). La Chiesa è chiamata ad annunciare la suprema efficacia della morte di Cristo; proclamare che il trionfo dell’Agnello ha già operato nella Chiesa per due millenni e coinvolge tutti gli eletti e i fedeli discepoli (cf. Ap 17, 14). L’annuncio della Chiesa nel millennio deve essere annuncio della sua vittoria sul peccato e sulla morte, compiuta da lui che è “il primogenito dei morti” (Ap 1, 5) e che comunica questa vittoria a tutti i suoi membri lungo tutti i secoli.

Il Cristo del millennio è il primogenito dei morti, “Re dei re e Signore dei signori” (Ap 19, 16), l’eterno Figlio di Dio, il Verbo fatto carne, la persona che si presenta come “il Vivente” (Ap 1, 18) e che dice alla sua Chiesa: “Non temere” (Ap 1-17). Proprio questo Cristo, divino e incarnato, la Chiesa presenta al mondo come modello supremo per la vita umana. In questo senso la Chiesa fa sua la definizione di Ponzio Pilato: “Ecce homo” (Gv 19, 5). L’annuncio del millennio deve essere l’annuncio di quest’uomo, Gesù Cristo e l’esaltazione in lui di tutta l’umanità. Il Verbo, che è per sempre presso il Padre e come tale è la verità e la vita dell’umanità, assumendo la carne umana diventa la via per l’umanità (cf. “S. Augustini Tract. in Ioannem”,  34, 9).

Il Cristo del millennio è il Cristo divino dei Vangeli che è entrato nella gloria ed è per sempre vivo nella sua parola e nella sua Chiesa. Non è un Cristo debole e inefficace, ma un Cristo che ha trionfato per venti secoli e che resta “potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 24). A coloro che lo accettano, per di più, egli dà il potere di diventare figli di Dio, diventare per adozione quello che egli è per natura - il Figlio di Dio. Il Cristo del millennio è l’uomo entrato nella storia delle nazioni, che con il suo messaggio ha fatto nascere culture, ha trasformato il destino dei popoli e, rivelando Dio all’uomo, ha rivelato l’umanità a se stessa (cf. Gaudium et Spes, 22).

5. Il millennio diventa perciò l’ora della nostra identità cristiana nella sua cattolica universalità. Per celebrare veramente il millennio, la Chiesa deve recuperare la sua origine e meditare sulla sua missione. Per farlo, essa deve ripercorrere la strada fatta finora, portando il messaggio apostolico lungo i secoli, a cominciare da “Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8). È davvero l’ora giusta per incoraggiare una consapevolezza della nostra tradizione e cultura cristiana.

Questi elementi hanno trovato espressione nell’arte, l’architettura, la musica, la letteratura e le altre geniali espressioni che ogni generazione e tutte le generazioni insieme, nella Chiesa, hanno creato attraverso i secoli nel nome di Cristo. Molti sono i modi per alimentare questa consapevolezza, ma certo i mezzi di comunicazione sociale devono essere utilizzati al meglio.

6. Vivendo nello Spirito inviatole da Cristo, la Chiesa guarda al millennio come un occasione di un ampio rinnovamento interiore. Lo Spirito Santo ha il potere di realizzare nella Chiesa una nuova Pentecoste. Questo richiede, da parte nostra, un atteggiamento rinnovato di umiltà, generosità e apertura all’azione purificatrice dello Spirito.

Tutta l’idea di rinnovamento deve essere vista in collegamento con la Penitenza e l’Eucaristia. Nella Redemptor Hominis ho sottolineato come “la Chiesa del nuovo avvento . . . deve essere la Chiesa dell’Eucaristia e della Penitenza” (Redemptor Hominis, 20). Solo così la Chiesa sarà se stessa e avrà la forza di compiere la sua missione. Il millennio è il momento supremo della glorificazione della croce di Cristo e dell’annuncio del perdono per mezzo del suo sangue. Chiedo a tutti i Vescovi della Chiesa - e oggi in particolare ai Vescovi degli Stati Uniti - di fare il possibile, preparandosi al millennio, per promuovere la fedele osservanza della centenaria pratica della confessione individuale, garantendo così il diritto dell’individuo a un incontro personale con Cristo crocefisso e misericordioso, e il diritto di Cristo a incontrare ciascuno di noi nel momento cruciale della conversione e del perdono (cf. Redemptor Hominis, 20).

A presiedere tutte le celebrazioni del millennio sarà il Cristo eucaristico, lui rinnoverà la sua Chiesa e la presenterà al Padre unita a sé. Soprattutto attraverso l’Eucaristia il millennio realizzerà la potenza della redenzione. Nell’Eucaristia la Chiesa troverà la fonte sicura e la garanzia del suo impegno al servizio dell’umanità.

Dall’Eucaristia i laici cattolici prenderanno la forza per svolgere con gioia e perseveranza il loro ruolo specifico nella Chiesa e nel mondo. Durante il millennio bisogna attuare con sempre maggiore ampiezza quanto il documento finale del Sinodo sui laici ha espresso sulla vita e la missione del laicato.

7. In tutte le sue iniziative la Chiesa del millennio deve essere totalmente assorbita dal compito di portare Cristo al mondo. Questo comporterà una più profonda comprensione del mondo e un dialogo più intenso con tutti gli uomini di buona volontà. Facendolo con amore e rispetto e mitezza - su esempio di Gesù, mite ed umile di cuore - essa deve insieme abbandonare ogni residua paura di dispiacere al mondo, quando gli presenta il messaggio del fondatore in tutta la sua purezza e con tutte le sue esigenze. Deve anche spogliarsi da ogni remora nel riconoscere che Cristo è per sempre “segno di contraddizione” e nel proclamare il suo insegnamento su problemi come la verità, la giustizia, la pace evangelica e la castità.

Il documento pastorale dei Vescovi del Texas sulla sessualità umana rappresenta un tentativo pastorale molto apprezzabile di presentare l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità senza paura o reticenza, con fiducia nella potenza della verità e della grazia di Dio.

L’avvenimento del millennio è l’occasione, per la Chiesa apostolica, di dare testimonianza a Cristo che l’ha inviata alle nazioni, dicendo: “Insegnate loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28, 20).

8. Cari fratelli, desidero oggi definire, con voi e con tutta la Chiesa in America, una visione del millennio come un’iniziativa pastorale, un evento ecclesiale, una risposta di fede al Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Questa visione deve essere assunta da tutta la Chiesa degli Stati Uniti ed espressa in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni comunità. Ogni istituzione e realtà della Chiesa deve sentirsi chiamata in causa da questo avvenimento spirituale.

È in gioco la fedeltà della Chiesa a Cristo nel modo con cui essa proclamerà l’incarnazione e la redenzione, nel modo in cui celebrerà, interiormente e pubblicamente, la più importante ricorrenza dell’umanità.

Anche se l’anno 2000 sembra ancora lontano, il periodo del “nuovo Avvento” è già per la Chiesa una realtà. È necessario mettere in atto preparativi a lungo raggio. La riflessione teologica può essere di aiuto nel rafforzare la fede del Popolo di Dio, così che esso possa annunciare il Redentore con la parola e le azioni nel grande Giubileo. Il vostro zelo pastorale e la vostra creatività vi aiuteranno a preparare adeguatamente le Chiese locali a questo evento e ad assumere iniziative adatte agli scopi da conseguire. I fedeli dovranno comprendere lo spirito del millennio così da poter dare il loro contributo per la preparazione e la celebrazione.

Per la loro stessa natura, i seminari nel vostro Paese devono svolgere un ruolo-chiave nel rinnovamento richiesto dal millennio.

Uniti ai Vescovi, i sacerdoti del nuovo avvento devono essere in grado di raccogliere le loro comunità in unità intorno alla persona del Redentore e di dare una guida spirituale nel far sorgere un nuovo umanesimo cristiano.

Bisogna cercare il sostegno speciale della preghiera e della penitenza da parte dei religiosi contemplativi e quello della sofferenza salvifica da parte di tutti gli ammalati. Le istituzioni superiori di studi cattolici devono dare il loro contributo di fede enunciando con sempre maggiore chiarezza il deposito evangelico e i suoi rapporti con le scienze umane.

Tutti gli appartenenti al Popolo di Dio vanno invitati a unirsi in un grande inno di lode: “A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue . . . a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli” (Ap 1, 5).

Risuoni questo inno di lode al Redentore, cari fratelli, risuoni per tutto il Texas, l’Oklahoma, l’Arkansas e tutti gli Stati Uniti d’America durante il nuovo avvento nella preparazione alla celebrazione del Giubileo.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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