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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA LITUANIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 18 aprile 1988

 

Venerabili fratelli nell’episcopato.

1. È con grande gioia che vi accolgo nuovamente insieme, dopo la vostra visita “ad limina” del 1983.

Allora, vi salutavo con particolare effusione di affetto, poiché il vostro viaggio a Roma poneva fine ad un lungo e sofferto periodo di isolamento, e questo - provvidenzialmente proprio alla vigilia di una tappa significativa della vostra storia cristiana: il V centenario della morte del principe san Casimiro, patrono della Lituania.

Ma anche l’incontro odierno assume uno speciale carattere di gioia: voi mi portate, infatti, l’eco festosa ed i ricchi frutti spirituali della celebrazione di un altro “tempo di grazia” della vita della vostra Chiesa locale: il VI centenario del battesimo della nazione. Voi sapete come ardentemente io avrei desiderato essere con voi, il 28 giugno dello scorso anno, a Vilnius, culla del vostro “battesimo”, per il solenne atto d’inizio del Giubileo. Purtroppo, ciò non è stato possibile. Quello stesso giorno, tuttavia, in concomitanza con la vostra celebrazione nazionale, io presiedetti sulla tomba dell’apostolo Pietro una concelebrazione, alla quale parteciparono rappresentanti dei Vescovi di tutte le Chiese sorelle del continente europeo, per esprimere l’intima comunione spirituale con la vostra comunità. In quella stessa circostanza, ebbi la gioia di beatificare un grande figlio della terra lituana, esimio pastore d’anime e rinnovatore della vita religiosa: l’Arcivescovo Jurgis Matulaitis.

2. È per me motivo di profonda consolazione raccogliere direttamente da voi l’edificante testimonianza della vitalità e del fervore, con cui il vostro popolo lungo tutto l’anno centenario, ha celebrato il ricordo del suo “battesimo”. Nelle chiese cattedrali, nei santuari mariani, nel seminario di Kaunas, in tutte le parrocchie, le molteplici iniziative giubilari - religiose e culturali - hanno incontrato larga e convinta rispondenza da parte dei fedeli. Tale intensa partecipazione è certo un’eloquente riprova che la vostra comunità, lungo il travagliato cammino di una storia sei volte secolare, ha conservato integro l’inestimabile dono della fede, trasmettendolo con amorosa fedeltà di generazione in generazione. Ma, come giustamente voi avete sottolineato nella lettera pastorale con cui, la scorsa Pasqua, avete chiuso le celebrazioni del centenario, il Giubileo è stato prima di tutto vissuto nel cuore di ogni credente. Ciascuno vi ha trovato occasione propizia per ravvivare la propria fede e rinnovare le promesse battesimali, per una forte ripresa spirituale ed una più coerente condotta di vita.

3. Così la Chiesa che è in Lituania entra, con fiducia, nel settimo secolo della sua vicenda cristiana. È una Chiesa temprata dall’esperienza del dolore, che intraprende questo cammino sotto il segno della croce, simbolo della passione e della risurrezione del suo Signore, “unica speranza” (dalla Liturgia). Viene alla mente l’immagine del “monte delle croci” della vostra terra: migliaia di croci, testimonianza della sofferenza e della speranza di tutto un popolo che ha saputo perseverare, anche nelle ore buie della prova, nella fede accolta dai padri.

In questo cammino vi accompagnano la Chiesa di Roma con il suo Vescovo e, attraverso di lui, fondamento visibile e responsabile supremo della comunione cattolica, tutte le Chiese sparse nel mondo. Desidero assicurarvi, ancora una volta, di questa universale e fraterna unione spirituale e di questa solidarietà orante, in cui voi ed i vostri fedeli potete trovare conforto ed aiuto, e su cui potete sempre fare affidamento.

4. Di tutto cuore, perciò, mi faccio interprete anche delle legittime aspirazioni della vostra comunità, che sono intimamente condivise dalla Chiesa intera. Venti di rinnovamento sembrano spirare nella vostra società, suscitando in milioni di uomini e donne attese molto vive. È spontaneo sperare - almeno quanto è doveroso chiedere - che non vengano deluse le aspettative dei fratelli e delle sorelle che in Lituania, come in altre regioni, professano con sincerità la propria fede religiosa. La libertà che essi invocano è inscritta nel cuore di ogni uomo: poter onorare Dio, da soli come pure assieme ai propri fratelli, senza alcuna discriminazione, portando alla vita del popolo cui appartengono il contributo di una coscienza serena, ben formata, ricca dei valori più alti di verità, di giustizia, di fraternità e di pace.

Voi cogliete quotidianamente questa aspirazione alla libertà nel cuore stesso della vostra società, cioè nelle famiglie: i genitori desiderano infatti poter trasmettere ai figli il dono della fede, che a loro volta hanno ricevuto dai propri avi, e vorrebbero poter contare sull’aiuto della Chiesa in tale compito primario dell’educazione dei bambini e dei giovani.

Parimenti, voi sperimentate in prima persona il profondo disagio della Chiesa in Lituania per quel che riguarda la possibilità di organizzarsi in piena conformità con le esigenze dell’ordinamento canonico, di svolgere la sua missione pastorale, di assicurare l’insegnamento religioso e di scegliere e preparare in modo adeguato i candidati al sacerdozio.

E, ancora, voi mi portate l’eco della speranza di coloro - uomini e donne - che nella vostra patria, pur senza avere riconoscimento legale, seguono Cristo sulla via dei consigli evangelici della povertà, della castità e dell’obbedienza. Questo germoglio mai soffocato di vita religiosa, nel quale continua la mirabile tradizione dell’opera svolta dalle congregazioni religiose per l’evangelizzazione, la cultura e la promozione umana della nazione, attende con impazienza il giorno in cui potrà liberamente sviluppare tutto il suo promettente rigoglio.

5. Ed ora, venerabili fratelli, permettetemi di svolgere insieme con voi alcune riflessioni su temi specifici, che riguardano le vostre sollecitudini pastorali e che sono già stati oggetto dei colloqui personali con ciascuno di voi.

A voi ridirò quanto l’apostolo Paolo scriveva ai fedeli di Filippi: “Io vi porto nel cuore, voi che . . . nella difesa e nel consolidamento del Vangelo siete partecipi della grazia che mi è stata data” (Fil 1, 7). Nello stesso tempo, elevo la mia supplica al Pastore eterno, affinché vi rincuori e vi sostenga nell’esercizio del ministero episcopale.

Nel discorso di saluto che mi ha appena rivolto il presidente della conferenza episcopale ha voluto ricordare l’auspicio che formulai in occasione del nostro incontro di cinque anni fa: che, cioè, tutte le diocesi della Lituania possano avere il proprio Vescovo, come esigono la costituzione della Chiesa ed il bene delle anime. Al riguardo, desidero confermarvi che la Santa Sede non ha lasciato e non lascia alcunché di intentato per poter giungere a completare la provvista delle vostre circoscrizioni ecclesiastiche, con la scelta dei Pastori degni e zelanti nell’altissimo ufficio di successori degli apostoli.

Alla Chiesa, infatti, e soprattutto a voi Vescovi, si rivolgono i credenti - e, talora, anzi sempre più spesso, anche coloro che sono privi di fede - per trovare una luce che orienti, una carità che riscaldi, una verità che dia senso alla vita.

Voi portate la formidabile responsabilità del Vangelo in una società che si evolve e diventa sempre più complessa ed inquieta. Proprio per questo, il Concilio Vaticano II, riproponendo l’antica dottrina della collegialità episcopale, ha inteso dare rilievo alle conferenze episcopali, “affinché dallo scambio di esperienze e di pareri sgorghi una santa armonia di forze, per il bene comune della Chiesa” (Christus Dominus, 37). Nella comunione e nel reciproco aiuto, voi troverete sostegno e sempre nuovo slancio nell’esercizio del vostro ministero. Vorrei perciò raccomandarvi, venerabili fratelli, di rendere sempre più viva ed armonica l’unione tra di voi, in seno alla vostra conferenza, consapevoli che da ciò deriva, in larga misura, l’efficacia dell’azione pastorale e la credibilità stessa della vostra testimonianza.

6. L’unità tra di voi si riverbererà in quella con i vostri sacerdoti, che costituiscono la vostra famiglia (cf. Christus Dominus, 28) e debbono perciò sentirsi da voi amati come la pupilla degli occhi, paternamente guidati, aiutati e difesi. Nessuno meglio di voi conosce la fedeltà e lo zelo di questi insostituibili collaboratori nel sacro ministero, così come le non facili condizioni in cui svolgono la loro missione. Siate per loro maestri e padri, promuovendo e valorizzando le loro migliori energie, stimolandone l’iniziativa con la parola e con l’esempio, seguendoli con assiduità, così che ciascuno abbia una adesione confidente e generosa al proprio Vescovo (cf. Lumen Gentium, 28).

La carità del Vescovo per i suoi sacerdoti, lungi dall’esaurirsi in un moto del sentimento, suscita ed accresce l’unità in seno al Presbiterio. Solo quando ogni confratello partecipa con dedizione totale a questa unità di menti e di cuori, si può avere quella fruttuosa corresponsabilità per il bene della comunità ecclesiale, a cui ci invita il Concilio (Lumen Gentium, 28).

7. La sollecitudine per il vostro clero si esprime altresì nella preoccupazione per i candidati al sacerdozio. Non c’è bisogno ch’io vi dica quanto profondamente condivida la vostra pena nel constatare che il numero dei sacerdoti, già di per sè insufficiente, continua a ridursi. Conosco bene, d’altronde, le limitazioni che vi sono imposte in un settore così vitale e rinnovo il più fervido auspicio che esse siano al più presto rimosse.

Nondimeno, venerabili fratelli, sento il dovere di incoraggiare ogni vostro sforzo per la promozione delle vocazioni e la formazione dei candidati al sacerdozio. Tutta la comunità cristiana deve essere costantemente sollecitata a corrispondere, con fattiva partecipazione, all’azione della provvidenza divina, attraverso “la preghiera fervente, la penitenza e una formazione sempre più profonda dei fedeli” (Optatam Totius, 2). Per parte loro, i sacerdoti debbono, con una vita santa e con l’esempio di una gioiosa generosità apostolica, favorire lo sviluppo dei germi di vocazione, che il Signore largamente suscita nei giovani. Il seminario, infine, deve diventare ogni giorno di più il cuore della Chiesa locale (cf. Optatam Totius, 5).

Anche per la scelta e la preparazione dei candidati il Concilio Vaticano II ha dato sapienti indicazioni. Gli alunni del seminario debbono essere sottoposti a “debita prova” e la loro ammissione decisa “con fermezza d’animo”. La penuria del clero non può diventare pretesto per una diminuita vigilanza sulla retta intenzione, sulla libera volontà e sulle qualità morali, psichiche e fisiche dei candidati, “poiché non è possibile che Dio permetta che la sua Chiesa manchi di ministri” (Optatam Totius, 6). Eguale attenzione sia riservata alla preparazione spirituale e culturale ed alla necessaria esperienza pastorale di coloro che vengono prescelti come superiori ed educatori dei futuri sacerdoti: nelle loro mani è posta la speranza della Chiesa! Non meno che i giovani alunni, essi debbono perciò sentire vicini i loro Vescovi e docilmente collaborare con loro per garantire la formazione di sacerdoti secondo il cuore di Cristo.

8. Consentitemi infine, venerabili fratelli, di affidare a voi un saluto per i vostri più diretti collaboratori. Cari sacerdoti della Lituania fedele! Attraverso i vostri Vescovi, vi giunga la benedizione del Papa, che vi segue e vi ama. Vorrei entrare in ciascuna delle vostre Chiese, per pregare con voi e farmi partecipe del vostro lavoro apostolico, umile, silenzioso e non di rado tribolato, ma sempre prezioso per generosità e sacrificio. Abbraccio con particolarissimo affetto coloro tra voi che maggiormente soffrono, per l’infermità o la vecchiaia, per la privazione della libertà, per le prove subite “per amore del nome di Gesù” (At 5, 41). Siate sempre fedeli alla vocazione che avete ricevuto, sforzandovi di conformarvi sempre di più all’immagine di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote.

Lo scorso giovedì santo, ho voluto riflettere con i presbiteri di Roma sulla figura di Gesù Servo della redenzione del mondo. Ecco, cari sacerdoti, il nostro modello: Cristo, il Dio che si fa servo. La nostra partecipazione ministeriale al suo sacerdozio eterno si misura sulla capacità di renderci, come lui, veramente servi. Siate dunque infaticabili e disponibili nella vostra missione, nell’annuncio del Vangelo e nella celebrazione dei sacramenti - in primo luogo, dell’Eucaristia - con cui si edifica la Chiesa, come pure nell’orientamento e nella guida di cui i vostri fratelli hanno bisogno. In un ambiente che si ispira ad un’ideologia dichiaratamente atea ed è soggetto anche alla tentazione del materialismo pratico, il compito che vi attende è senza dubbio faticoso, ma il Signore è con voi ogni giorno (cf. Mt 28, 20). Egli suscita nel cuore dell’uomo - soprattutto dei giovani - una sete sempre nuova di verità e di amore: sappiate venire incontro ad ogni aspirazione e sostenere ogni sincera ricerca di Dio! E Maria, Regina degli Apostoli, vi sia maternamente provvida di grazie!

9. Venerabili fratelli, la vostra visita “ad limina” si svolge nell’anno mariano. Durante la settimana santa, da poco trascorsa, abbiamo contemplato Maria ai piedi della croce: Vergine dolorosa, Madre dei dolori. Nel suo cuore di Madre erano in qualche modo assommati tutti i mali del mondo, poiché ella era associata in maniera sublime al sacrificio della nostra redenzione.

Affidiamo alla sua protezione la Chiesa che è in Lituania e tutto il popolo della vostra nobile terra. Maria, che è così venerata ed amata dai suoi figli lituani, cammini davanti a loro nella peregrinazione della fede di questo settimo secolo di vita cristiana, li sorregga nelle difficoltà, li rialzi dalle cadute e sia per tutti e per ciascuno “segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumen Gentium, 68).

Nel suo cuore di Madre noi deponiamo le gioie e le speranze, le tribolazioni e le angosce del vostro popolo. Sotto la sua protezione mettiamo le famiglie e l’avvenire dei giovani.

E le chiediamo, con insistenza di figli, di esserci Madre.

Con la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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