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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AD UN GRUPPO
DI MEDICI DEGLI OSPEDALI RIUNITI «CARDARELLI» DI NAPOLI

Sabato, 23 aprile 1988

 

Sono lieto di accogliere quest’oggi voi medici, che svolgete la vostra attività presso il reparto della 2 Ortopedia degli Ospedali Riuniti “Cardarelli” di Napoli.

Esprimo il mio cordiale saluto a tutti: e ringrazio il vostro caro Arcivescovo, monsignor Michele Giordano, il primario professor Vittorio Monteleone e il presidente, avvocato Raffaele Reina, che vi hanno qui accompagnati con pensiero così gentile. La vostra presenza suscita nel mio animo sentimenti di stima e di rispetto per la delicata missione che voi svolgete nella società a favore della salute e della vita umana. Pur nel rispetto di ogni altra professione, non si può non riconoscere la funzione preminente della vostra opera, che ha per scopo la tutela di un bene fondamentale: l’uomo.

Certo, per il cristiano la principale sorgente di speranza, anche in caso di malattia resta sempre l’aiuto del Signore, autore della vita, anzi “amante della vita” (Sap 11, 26). Ma ciò non esclude, certamente, il ricorso alle cause seconde, cioè ai sussidi dell’arte medica, la cui specifica funzione è pure prevista nei piani della Provvidenza. Per questo la Sacra Scrittura non manca di raccomandare: “Non stia lontano da te il medico poiché ne hai bisogno” (Sir 38, 12).

È un diritto e un dovere proteggere la salute, perché la vita è un tempo prezioso, a noi concesso per tradurre in atto tutte le ricchezze spirituali di cui ciascuno è portatore; per incarnare i valori di amore, di bontà, di giustizia e di pace, a cui ogni cuore aspira. Alla luce delle fede, poi, la vita è il tempo di grazia, in cui ciascuno è chiamato ad arricchirsi di quei valori che durano per l’eternità.

A questa visione cristiana si ispiro il vostro concittadino Giuseppe Moscati, che il 25 ottobre scorso ho avuto la gioia di annoverare nell’albo dei santi e additarlo a tutta la Chiesa, e in primo luogo agli operatori sanitari, come luminoso esempio di preparazione professionale e di testimonianza cristiana. Egli è stato un medico che ha saputo fare della sua vita una palestra di apostolato e uno strumento di redenzione delle anime e dei corpi, senza compromessi e senza timori reverenziali. Scriveva nel 1922: “Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; se tormento, e tu accettalo” (“Positio super virtutibus”, 1972).

Auspico che la prestigiosa figura del vostro conterraneo vi sia di aiuto nella professione, che richiede, sì, adeguata preparazione scientifica, ma che esige anche calore umano, bontà e carità verso coloro che si affidano alle vostre cure e alla vostra solidarietà.

A tutti voi e ai vostri familiari, nonché ai vostri assistiti, imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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