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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL MALAWI
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 23 agosto 1988

 

Cari fratelli nel Signore Gesù Cristo.

1. Sono lieto di accogliervi, membri della Conferenza episcopale del Malawi, nella gioiosa occasione della vostra visita “ad limina”. Siamo qui riuniti nella comunione dello Spirito Santo e nella grazia e nella pace di Cristo, che è per sempre la pietra angolare della Chiesa (cf. Ef 2, 20). La nostra riunione, mentre testimonia della comunione cui partecipiamo nella Chiesa, serve anche a rafforzare sempre più i vincoli di unità e carità nel Collegio dei Vescovi (cf. Lumen Gentium, 22).

La vostra presenza qui testimonia con eloquenza la verità che Cristo ha scelto di edificare su Pietro la sua Chiesa (cf. Mt 16, 19), che a lui ha dato mandato di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22, 32), e di guidarli in perfetta unità (cf. Gv 21, 15-17). Il nostro ritrovarci insieme, oggi, ci dà la possibilità di rinnovare la professione di fede di Pietro in Gesù come Cristo, il Figlio del Dio vivente (cf. Mt 16, 16).

2. Ognuno di voi rappresenta la propria Chiesa locale e perciò desidero attraverso di voi, offrire il mio saluto affettuoso e l’assicurazione della mia presenza spirituale a tutto il Popolo di Dio nel Malawi. Come pastori di queste Chiese portate con voi le speranze e le gioie, le prove e le sofferenze del vostro popolo. Portate con voi la loro fede forte e piena di entusiasmo, che fu predicata qui per la prima volta cento anni fa, mise radici nel loro cuore e continua a diffondersi. Oltre a questa fede del vostro popolo, so che portate il loro profondo rispetto per il mistero della funzione di Pietro nel piano divino per la Chiesa universale. Con profonda affezione desidero rafforzare tutti loro, e voi, loro Vescovi, nella fede in Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente. È mia fervida speranza confermarvi nella vostra missione di pastori del gregge e per questo dare nuovo impulso alla evangelizzazione nel Malawi.

Sono pieno di profonda speranza per il futuro della Chiesa nel vostro paese. Colgo questa opportunità per lodare le molte e coraggiose iniziative da voi intraprese per proclamare il Vangelo nella vostra società. Insieme con i missionari, e con il clero locale, i religiosi e i catechisti laici, vi siete dedicati alla missione evangelizzatrice della Chiesa, “la grazia e vocazione propria della Chiesa, la sua più profonda identità” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 14). Annunciando Gesù Cristo e il Vangelo ai molti che non hanno ancora sentito parlare di lui o non l’hanno accettato, voi siete stati, secondo le parole di Simeone, “una luce per illuminare le genti” (Lc 2, 32). Siete stati fedeli al comando di Cristo (cf. Mt 28, 19-20) e avete portato avanti il programma fondamentale della Chiesa cominciato alla Pentecoste.

Come siete ben consapevoli, il grande compito della Chiesa dell’evangelizzazione consiste nel far sì che il Vangelo permei la nostra vita così che noi, a nostra volta, possiamo portarlo agli altri. Per questo è importante ricordare che evangelizzare comporta la conversione, cioè il cambiamento interiore. Il processo di purificazione inerente all’evangelizzazione significa accettare la chiamata di Cristo a “pentirsi e credere al Vangelo” (Mc 1, 15). Come esito di questa conversione alla salvezza non solo l’individuo, ma l’intera comunità ecclesiale viene cambiata, diventa sempre più un’espressione viva di fede e carità.

3. È vostra particolare responsabilità, fratelli miei, adottare i più appropriati mezzi per proclamare il messaggio di salvezza nella vostra società. La Chiesa non esita a mostrare rispetto e stima per le religioni non-cristiane, perché “esse sono una viva espressione dell’anima di grandi gruppi di popoli” (Pauli VI Evangelii Nuntiandi, 53). Dal momento che tutti quelli che riconoscono il Creatore sono in qualche modo compresi nel disegno di salvezza, esiste tra cristiani e non-cristiani una base profonda di amore reciproco e comprensione e coesistenza pacifica. La Chiesa sostiene che il suo impegno al dialogo con i non-cristiani non preclude la sua essenziale missione di annunciare Gesù Cristo. Come cattolici siamo chiamati, anche in situazioni difficili, ad annunciare il Vangelo con la testimonianza della nostra vita. E desidero aggiungere che la testimonianza cristiana attraverso l’esempio personale deve essere accompagnata dal parlare di Dio, che è il fondamento della nostra fede, la ragione della nostra speranza, e la sorgente del nostro amore (cf. “Allocutio iis qui plenario coetui Secretariatus pro non christianis interfuerunt”, die 28 apr. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 1 [1987] 1449 ss).

Sono lieto di sapere che esistono diversi contatti ecumenici tra le comunioni cristiane nel Malawi. Come insegna il Concilio Vaticano II, ci sono molti modi in cui la Chiesa è legata a coloro che sono stati battezzati e portano il nome di cristiani (cf. Lumen Gentium, 15). Questi vincoli comuni che uniscono i cristiani devono essere meglio valutati. La preghiera comune e la collaborazione nell’impegno sociale dovrebbero sempre caratterizzare le nostre relazioni con gli altri cristiani, oltre alle discussioni a livello teologico portate avanti da persone qualificate a presentare l’insegnamento della Chiesa in materia di fede e morale.

4. Miei cari fratelli: riflettendo insieme sull’attività della Chiesa nel Malawi, desidero riconoscere in particolare il contributo vitale dato dai vostri sacerdoti nell’annuncio del Vangelo e nel progresso sociale del vostro popolo. Desidero esprimere il mio amore fraterno per tutti i sacerdoti che collaborano con voi nel guidare il gregge di Cristo affidato alle vostre cure.

Il ministero per il Popolo di Dio che i nostri fratelli sacerdoti condividono con noi non richiede solo la loro fedeltà a noi, ma richiede a noi, consapevoli delle loro conquiste e delle loro difficoltà, di essere per loro veri fratelli, mostrando loro compassione e comprensione in ogni occasione. Ogni fratello sacerdote deve essere con noi, secondo le parole di san Paolo, “servo di Cristo . . . prescelto per annunciare il Vangelo di Dio” (Rm 1, 1).

Un aspetto essenziale del nostro compito apostolico è la conferma dei nostri fratelli sacerdoti nella loro identità e nel loro mandato. È il ministero della Parola e dell’Eucaristia a definire con chiarezza il ruolo del sacerdote. Così noi leggiamo negli Atti degli Apostoli che le priorità apostoliche sono “dedicarsi alla preghiera e al ministero della parola” (At 6,4). Non manchiamo mai di ricordare ai nostri fratelli sacerdoti che nell’Eucaristia, che è “fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (Presbyterorum Ordinis, 2), essi trovano la sorgente della loro carità pastorale (cf. Presbyterorum Ordinis, 14). E ancora è nell’Eucaristia e nella frequenza al sacramento della Penitenza che troveranno la forza per l’offerta quotidiana della loro vita, come anche la grazia necessaria per restare fedeli all’impegno del celibato.

5. È veramente una grande benedizione per la Chiesa nel Malawi il fatto che il numero dei candidati al sacerdozio continui ad aumentare e quindi è di grande incoraggiamento per gli anni a venire. Ciononostante, sarà la particolare attenzione da voi prestata ad ognuno dei vostri seminaristi e ai programmi di formazione nei seminari locali minori e nei due maggiori ad assicurare l’educazione spirituale, accademica e pastorale dei vostri futuri sacerdoti. Un requisito essenziale per un valido programma è la presenza di sacerdoti qualificati come direttori spirituali e professori alle facoltà teologiche e filosofiche dei vostri seminari. Bisogna compiere ogni sforzo possibile per trovare sacerdoti per questo importante compito di preparazione dei seminaristi, anche se dovete dipendere dall’aiuto esterno alle vostre Chiese locali. Vi offro il sostegno della mia preghiera in questo compito fondamentale della formazione dei sacerdoti.

Di grande importanza per l’evangelizzazione del vostro popolo nell’ultimo secolo è stato il contributo di grande valore dei missionari, sacerdoti, suore e padri. Con grande dedizione e santità hanno piantato il seme della fede nel cuore del vostro popolo. Sia il loro esempio sempre una fonte di ispirazione per coloro che lavorano al servizio del Vangelo e cercano di far crescere il regno di Dio nel Malawi.

Ho notato che, come i candidati al sacerdozio diocesano, c’è stato un aumento anche del numero di vocazioni alla vita religiosa. Il contributo dei membri degli istituti di vita consacrata al lavoro di evangelizzazione nel vostro paese si svolge in particolare nella sfera della salute e dell’insegnamento.

Nel vostro lavoro con i religiosi vi invito a rinnovare i vostri sforzi per dimostrare la grande stima ed apprezzamento della Chiesa per la loro vocazione di amore consacrato che li spinge ad esprimere sempre più il loro carisma specifico in forme appropriate di lavoro apostolico. Come ben sapete, la presenza dei religiosi nella vita della comunità ecclesiale offre al mondo un segno di autentica vita cristiana. La loro fedeltà nella sequela del Signore Gesù in spirito di gioia e sacrificio è un mezzo particolarmente efficace di proclamare il Vangelo.

6. Ho appreso con grande soddisfazione del sempre crescente ruolo svolto dai laici del vostro paese nelle attività della Chiesa. Tra i molti movimenti che animano il laicato ci sono la “Legio Mariae”, l’Organizzazione Cattolica Femminile, il Terz’Ordine Francescano, i Giovani Studenti Cristiani, i Giovani Lavoratori Cristiani, e l’Apostolato della Famiglia. Ciascuna di queste organizzazioni laicali dà un contributo significativo all’evangelizzazione del Malawi. Sono lieto che i laici siano una forza reale che provvede un buon numero di operatori pastorali per la vita e per la missione della Chiesa. Mi riferisco alla presenza dei laici come catechisti, responsabili di comunità, insegnanti.

Il campo specifico dei laici per diffondere il Vangelo comprende il loro lavoro quotidiano, nel caso degli sposati, il loro compito di genitori dà loro la primaria responsabilità dell’educazione cristiana dei loro figli (cf. Gravissimum Educationis, 3). Desidero incoraggiarvi in tutte le iniziative di sostegno dell’educazione religiosa dei giovani del vostro paese. Per diventare maturi in Cristo, essi hanno bisogno di una presentazione sistematica di tutta la dottrina cristiana. In ogni età l’insegnamento delle verità della fede rimane un compito fondamentale della Chiesa. Dobbiamo garantire che i nostri giovani ricevano una adeguata formazione in tutto quello che Gesù ha comandato di insegnare (cf. Mt 28, 20), l’intero contenuto dottrinale e morale del Vangelo.

7. Il grande numero di fedeli che partecipano alla celebrazione della liturgia domenicale e fanno uso frequente dei sacramenti deve essere grandemente lodato. Vi sono però vicino nella vostra preoccupazione pastorale per la pratica della poligamia, i matrimoni irregolari, e l’aumento dei divorzi. Altri gravi problemi della famiglia e della società comprendono la pratica della contraccezione artificiale e il ricorso all’aborto. Contro ogni crisi della vita familiare la Chiesa deve continuare a proclamare con più efficacia possibile il significato e il valore dell’amore cristiano e la dignità della vita cristiana. Dobbiamo fare il possibile per aiutare la nostra gente a comprendere l’insegnamento del Concilio Vaticano II che il matrimonio è “un dono reciproco di due persone”, e che “questa intima unione . . . come pure il bene dei figli, esige la piena fedeltà dei coniugi e ne reclama l’indissolubile unità” (Gaudium et Spes, 48). Con questo in mente, la Chiesa deve continuare a dedicarsi alla speciale missione di proteggere la sacralità e la dignità del matrimonio, poiché ella sa che l’amore del marito e della moglie partecipa del mistero della vita e dell’amore di Dio stesso.

8. Per finire, non posso dimenticare il grande numero di rifugiati giunti di recente nel vostro paese in cerca di salvezza, cibo e rifugio. Mi è stato detto che vengono soprattutto dal Mozambico e che il loro numero continua ad aumentare. Vi incoraggio nei vostri sforzi per alleviare le loro sofferenze e provvedere al loro benessere fisico e spirituale. Poiché molti di loro sono cattolici, le vostre Chiese locali devono essere aiutate il più possibile da sacerdoti e religiosi di altre comunità nel vostro lavoro per rispondere alle loro necessità spirituali. È mia fervida preghiera che la comunità internazionale continui a provvedere aiuto per il difficile problema dei rifugiati nella vostra zona.

Miei cari fratelli, mentre svolgete il vostro lavoro pastorale, siate certi che io sono con voi nell’amore di Gesù Cristo. Noi tutti abbiamo un solo scopo: mantenerci fedeli all’impegno pastorale a noi affidato dal Signore, in persona, di guidare il Popolo di Dio sulla strada della salvezza. Possa Maria che è “segno di sicura speranza e di consolazione, innanzi al peregrinante Popolo di Dio” (Lumen Gentium, 68), intercedere per voi e tutto l’amato popolo del Malawi. La pace di Cristo sia sempre con voi. Con la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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