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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE PARTECIPANTI AL XXI CONGRESSO NAZIONALE
DEL CENTRO ITALIANO FEMMINILE (CIF)

Venerdì, 2 dicembre 1988

 

1. Sono particolarmente lieto per questo rinnovato incontro con voi, che partecipate al XXI Congresso Nazionale del Centro Italiano Femminile.

Porgo il mio saluto alla presidente, a cui esprimo il mio ringraziamento per le espressioni ora rivoltemi, al consulente nazionale, alle dirigenti, alle aderenti provenienti da ogni parte d’Italia, ed a tutti coloro che, a diverso titolo, partecipano alle vostre iniziative e con voi collaborano a realizzarle.

Il tema del vostro congresso nazionale: “Donna e linguaggi in trasformazione” è molto significativo perché oggi sembra diventare più difficile comunicare e vivere nel pieno rispetto della persona altrui.

La vostra associazione, da oltre quarant’anni, ispirandosi alla visione cristiana della persona e della società, è presente in modo incisivo e costruttivo in tutti gli spazi della comune convivenza e cerca di collaborare con le istituzioni per renderla migliore.

Si può dire che la storia della vostra associazione coincide con la presa di coscienza dei ruoli sociali e culturali che tante donne cristiane sono chiamate a riscoprire nel contesto di una realtà in mutamento.

2. Voi siete l’espressione di un movimento femminile cristiano impegnato sul piano religioso, culturale e sociale per il riconoscimento della dignità della donna e per il suo inserimento paritario in tutti i settori dove si operano le scelte e si organizza la vita della comunità civile.

Questo vostro congresso vi proietta verso il futuro, perché state cercando di individuare nuove possibilità ed opportunità per il rispetto della dignità della donna, per l’adempimento della sua vocazione e della sua missione in tutti gli ambienti, in cui si trova ad operare.

Il vostro compito di donne cristiane è di vivere in questo tempo difficile, senza lasciarvi sopraffare dalle contraddizioni, senza cedere alla tentazione del disimpegno, senza accettare compromessi.

Siete consapevoli che il complesso mondo di oggi richiede il discernimento critico e la sapienza del cuore perché l’organizzazione della comune convivenza sia regolata da leggi rispettose dell’“ethos” umano e cristiano.

È necessario comprendere i linguaggi del nostro tempo, perché attraverso i vari linguaggi della cultura attuale passano messaggi che influenzano il pensiero e la vita degli uomini e delle donne.

È pertanto indispensabile che anche voi sappiate entrare con la vostra identità nel tessuto e nell’intreccio dei processi comunicativi, contribuendo a dare il proprio apporto di responsabilità per un’evoluzione positiva della società.

3. Le trasformazioni che investono soprattutto il mondo della scienza e della tecnica, apportano preziosi vantaggi ma talora anche rischi e conseguenze negative che potrebbero sconvolgere le leggi stesse della vita.

Nel vostro congresso avete individuato le cause che sono all’origine delle tensioni nella famiglia, nei suoi rapporti anche con la società. Giustamente state cercando nuovi modi per sostanziare di valori etici il linguaggio delle relazioni familiari e di coppia nella riaffermazione concreta della pari dignità dell’uomo e della donna, chiamati entrambi da Dio ad “assoggettare la terra” (Gen 1, 28), a renderla abitabile, a dar vita ad un intreccio di relazioni sempre più libere, per la grazia del Redentore, dalla schiavitù del peccato, che è fonte di discriminazione.

La cultura, che va sempre più diffondendosi, esige una conoscenza e una divulgazione approfondita dei principi fondamentali e vitali che riguardano la famiglia, oggi più che mai messa in discussione e minacciata. Vi sono grato per la benemerita attività che svolgete al fine di assistere le famiglie cristiane e di difenderne i valori morali e spirituali.

In un campo così importante e delicato, non si può fare a meno del vostro impegno generoso e della vostra testimonianza chiara e coraggiosa.

Siate sensibili per tutti i drammi umani e per le difficili situazioni, in cui possono venire a trovarsi tante donne. Come ho detto nella lettera apostolica Mulieris Dignitatem, “è difficile enumerare tali sofferenze, è difficile chiamarle tutte per nome: si possono ricordare la premura materna per i figli, specialmente quando sono ammalati o prendono una cattiva strada, la morte delle persone più care, la solitudine delle madri dimenticate dai figli adulti o quella delle vedove, le sofferenze delle donne che da sole lottano per sopravvivere e delle donne che hanno subito un torto o vengono sfruttate. Ci sono infine le sofferenze delle coscienze a causa del peccato, che ha colpito la dignità umana o materna della donna, le ferite delle coscienze che non si rimarginano facilmente” (Mulieris Dignitatem, 19).

In queste dolorose vicende fate sentire la vostra partecipazione e il conforto della vostra parola amica che prende luce e forza dalla fede cristiana.

4. Renda possibile la piena realizzazione di tale impegno colei che, prima tra le donne, è la depositaria di ogni speranza, Maria: la vostra ispiratrice, il vostro modello e la vostra madre.

Vi sia di conforto la mia benedizione, che ora imparto a voi ed a tutte le vostre associate.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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