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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE
BENEDETTO COTTOLENGO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica,
18 dicembre 1988
L’accoglienza festosa e toccante dei bambini e dei ragazzi della comunità
“Santità, possiamo chiamarti papà?”: è questa la domanda che 2 bambini
rivolgono al Santo Padre, dopo aver presentato i coetanei, i bambini e i
ragazzi della parrocchia di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo a Valle Aurelia.
Una domanda spontanea e in molte altre occasioni rivolta al Papa nel corso
delle sue visite alle parrocchie romane. I bambini, si sa, preferiscono usare
espressioni più semplici, più immediate e più familiari. Tanto più, poi che
l’accento posto sull’ultima vocale della parola Papa non muta affatto il
significato, ma lo rafforza nella psicologia dei bambini rendendo molto più
vincolante il rapporto con la persona. Dalla calorosa accoglienza riservatagli, culminata con la recita di una
poesia in dialetto romanesco che ricorda l’elezione di “er Papa novo”, un Papa
polacco che più romano di così non poteva essere, il Santo Padre trae lo
spunto per ricordare l’accoglienza riservatagli dieci anni or sono e nelle 150
parrocchie visitate come Vescovo di Roma, ma anche l’accoglienza riservata a
Gesù nella notte della sua nascita. Queste le parole rivolte ai ragazzi.
Carissimi ragazzi, carissimi papà - anche io sono adesso uno di loro -, e
mamme, carissimi catechisti e catechiste, carissimi confratelli sacerdoti, vi
ringrazio per questa bella accoglienza nella parrocchia che mi è dato di
visitare oggi, nel decimo anno del mio ministero petrino qui a Roma e, se non
mi sbaglio questa è la centocinquantesima parrocchia visitata durante questi
dieci anni. Ma voi avete ricordato anche questo evento di dieci anni fa, il
giorno 16 ottobre 1978, e vorrei anche oggi - ancora oggi, come lo faccio
tutti gli anni e quasi tutti i giorni - ringraziare per questa prima
accoglienza che ho avuto da parte dei romani, diventando - venuto come ho
detto da un paese lontano - diventando Vescovo di Roma. Ringrazio di cuore per
la vostra accoglienza di oggi come anche sempre ringrazio per questa
accoglienza così buona di allora, di dieci anni fa.
Quando dico accoglienza e penso a quella che abbiamo vissuto insieme
stasera nella parrocchia di San Giuseppe Cottolengo pensando, o vivendo
piuttosto questa accoglienza di oggi, così festosa così gioiosa, così sincera,
così bene parlata e così bene cantata, dai più piccoli e dai più grandi, da
tutti, mi viene in mente naturalmente questa altra accoglienza: l’accoglienza
della notte di Betlemme a cui ci avviciniamo, tra pochi giorni, tra una
settimana avremo infatti la ricorrenza liturgica di questa grandissima
solennità del Natale, dove è stato accolto il Figlio di Dio, nato nella natura
umana, nato e deposto in un presepe. Come è stato accolto? Sì, pensiamo che è
stato accolto con grande povertà: erano pochi quelli che sapevano della sua
venuta, ma erano alcuni - possiamo dire - privilegiati, soprattutto i pastori.
Questi sono andati, chiamati dall’angelo, che annunciava loro la nascita del
Salvatore, sono andati a vedere questo neonato, in una capanna, deposto in un
presepe degli animali. Sono andati ed hanno portato i loro doni che ci dicono
di un altro dono che Gesù stesso ci ha portato, questo dono più grande di
tutti i doni possibili che l’uomo può offrire a lui. Questo dono che lui,
Figlio di Dio, ci ha portato e ci ha offerto per la prima volta in quella
notte di Betlemme, in quella notte della sua nascita: questo dono è lui
stesso, la sua umanità appena rivelata su questa terra e la sua divinità che
esiste da sempre. Ci ha offerto il dono della divinità, della figliolanza
divina nella umana natura e ci ha portato questo dono per ciascuno di noi. E
questo suo dono non è paragonabile con nessun altro dono che si può pensare,
che si può offrire. Ma si deve cercare di capire la grandezza di questo dono
divino, della divina grazia, della divina verità e si deve anche cercare come
rispondere a questo dono di Dio che si offre a noi per rispondere a questo
dono con il dono di noi stessi.
Ecco, questa breve meditazione sul mistero natalizio a cui ci avviciniamo,
questa breve meditazione sia per voi anche, carissimi, un augurio per le
feste, certamente, per le persone, per le famiglie, per la vostra vita, per la
vita di ciascuno di voi: capire, approfondire il dono che ci porta Gesù con la
sua nascita e rispondere a questo dono nel modo che è a noi uomini possibile,
sempre insufficiente paragonandolo al suo dono, ma sempre da lui atteso, come
nella notte di Betlemme attendeva la presenza di questi semplici pastori con i
loro poveri doni, quelli almeno che li hanno potuti portare. Vi auguro buon
Natale a tutti; buon Natale a tutti e a tutta la vostra parrocchia. Che il
Signore vi benedica.
Al consiglio pastorale che raccoglie gruppi, movimenti ed associazioni
parrocchiali
“Durante la preparazione a questa sua visita il nostro pensiero è andato
ai primi cristiani che attendevano gli apostoli con ansia, ringraziavano Dio
della loro venuta, li ospitavano, li ascoltavano con devozione”. Con queste
parole, evocatrici di un’immagine e di una realtà che è il cuore antico del
nostro presente di fede, un rappresentante del Consiglio Pastorale, accoglie
il Santo Padre, il quale, dopo le religiose, incontra i rappresentanti dei
vari gruppi, movimenti ed associazioni che operano nell’ambito della
Parrocchia di San Giuseppe Cottolengo. Durante l’incontro il Santo Padre si rivolge ai rappresentanti del
Consiglio Pastorale con queste parole.
Voglio ringraziare per queste parole, per questa presentazione della realtà
della parrocchia, specialmente dell’apostolato dei laici che è diviso nei
diversi settori secondo i compiti, secondo le scelte, secondo i diversi
carismi, ma tutto confluente nella comunità della Chiesa, nella comunità
parrocchiale. Tutto serve al bene di tutti come insegnava san Paolo
paragonando la Chiesa, in qualsiasi dimensione, ad un corpo.
Si ispira la vostra parrocchia allo spirito dei vostri patroni, san
Giuseppe Cottolengo e beato Luigi Guanella, patrono, quest’ultimo, non tanto
della parrocchia ma dei vostri sacerdoti, in quanto è il loro fondatore.
Questo spirito di grande semplicità, di povertà spirituale - povertà dello
spirito - è la prima delle benedizioni e ci fa essere simili al Signore. Lui
era il primo tra i poveri di spirito; come dice san Paolo di lui: “essendo
ricco si è fatto povero per noi”. Ecco, è questa anche la caratteristica dei
due santi, un santo ed un beato, ai quali si ispira non solamente il gruppo
pastorale dei vostri sacerdoti, ma anche il gruppo apostolico dei laici. E ciò
è molto attuale ed io sono molto grato alla Provvidenza che attraverso il mio
carissimo Cardinale vicario mi ha portato, oggi, in questa parrocchia, in
questa comunità così vicina spiritualmente al mistero del santo Natale. Perché
sappiamo bene che il Natale di Gesù è una speciale rivelazione della povertà
che ci arricchisce: povertà divina che umanamente ci arricchisce.
Questo è il nucleo del Vangelo è una fonte di contemplazione
inesauribile . . . mistero del Natale.
Vi auguro carissimi fratelli e sorelle di approfondire sempre più questo
mistero, che non si può imparare perché è mistero divino, insondabile essendo
umano e nello stesso tempo divino . . . è insondabile. Non si può imparare molto,
si può imparare a vivere lo spirito di questo mistero e vedo che voi aspirate
ad avere lo spirito di questo mistero, a vivere lo spirito di questo mistero
per portarlo agli altri. Così auguro il buon Natale a voi tutti qui presenti,
rappresentanti dei diversi gruppi nel consiglio pastorale, a tutta la comunità
parrocchiale nelle sue varie componenti tra i quali anche tutti i rifugiati,
tutti coloro che soffrono e che sono anche assistiti. Tutto questo è
naturalmente un’espressione dello spirito di Cristo. Allora buon Natale ai
vostri cari, alle vostre famiglie, ai bambini, ai giovani, a tutti.
L’incontro con la numerosa componente giovanile della parrocchia
“Non restate sordi alla Parola di Dio . . . Accogliete il dialogo di
salvezza che Dio, in Cristo ha instaurato con l’uomo . . . Cercate gli occhi di Gesù, il suo sguardo pieno d’amore . . .”. Sono questi i forti e suadenti
suggerimenti che il Santo Padre rivolge nel suo ultimo incontro, alla numerosa
componente giovanile della Parrocchia di San Giuseppe Gottolengo. I giovani si
sono presentati al Papa rappresentando un breve dialogo tratto da un loro
recente “recital”, offerto alla comunità parrocchiale. Un dialogo “simbolico e
tipico” della esperienza giovanile, dal quale sono emersi dubbi, problemi,
luoghi comuni, attese e speranze. Un ragazzo e una ragazza mettono in scena la conversazione tra un uomo
che ancora non riesce a porsi domande fondamentali sul senso ultimo della
vita, chiuso nell’orizzonte della storia, ed una donna che ha già trovato Dio
ed ha scelto di camminare con Gesù. Queste le parole del Santo Padre.
Avete scelto una forma molto interessante per questo incontro: il dialogo,
un dialogo un poco simbolico, rappresentativo di tanti altri dialoghi che si
fanno tra i giovani; possiamo dire un dialogo tipico. Non faccio commenti
perché questo dialogo, come abbiamo ascoltato, si commenta da se stesso, si
spiega da se stesso. Vi ringrazio per averlo trovato ed anche per averlo
proposto, così, davanti a tutti i presenti.
Quando ho sentito che c’era un dialogo ho pensato subito al santo Natale
che è Natale del Verbo divino. Il Verbo divino si fa carne. Il Verbo divino
Figlio di Dio consostanziale al Padre nacque come uomo, come bambino, neonato,
figlio della Vergine Maria. Lui è il Verbo e se lui è Verbo, vuol dire che Dio
vuole parlare a noi, anzi vuole entrare con noi in dialogo. Anche la parola
latina “verbum” e greca “logos” è la stessa che troviamo nella parola
“dialogo”, “diálogos”. Dio vuole entrare in un dialogo con noi e così ha
scelto la strada attraverso il suo Figlio eterno, coeterno, consostanziale,
che è il suo Verbo. Non bastavano i profeti che hanno parlato prima, tanti e
grandissimi, stupendi. Dovete leggere un Isaia, anche quando si ascoltano i
suoi brani nella liturgia già si intuisce che è un profeta stupendo per le
verità che dice, le visioni del futuro messianico . . . stupende.
Ma non bastavano tutti i profeti, non bastava Isaia; ad instaurare il
dialogo di Dio con noi è venuto il suo Figlio e questo dialogo di salvezza
continua, aperto una volta è aperto per sempre, aperto per ciascuno di noi.
Dovete riflettere su che cosa significhi per ciascuno di voi la
constatazione appena fatta. Dio, il suo Verbo, il suo Cristo vuole entrare in
dialogo con me. Non posso essere sordo.
Mi si chiedevano, prima, quali suggerimenti io avessi per voi. Il mio
suggerimento è questo: non restate sordi alla Parola di Dio, ascoltatela,
cercatela, approfonditela, assimilatela, sforzatevi di uniformarvi ad essa,
cercate una risposta a quella parola.
In questo dialogo da voi interpretato si accennava anche ad un racconto, e
si aspettava un commento riguardo le due guerre mondiali; fatti storici del
nostro secolo, e la prima e la seconda guerra mondiale. Ma il vostro collega
ha solo enunciato e non è arrivato a parlare di questi veramente tragici
eventi, che hanno marcato la storia del mondo, e soprattutto del nostro
continente in diversi sensi, con una grande prova, con una grande sofferenza.
Non è facile, invero, parlare in modo adeguato e sintetico di questi due
eventi della storia europea.
Ma che cosa vuole dire che Gesù è nato a Betlemme? Che il Verbo di Dio si
fece uomo? Che Dio in suo Figlio è entrato nella storia dell’uomo? Storia
dell’uomo, storia del genere umano, di tanti popoli, nazioni, continenti,
epoche. Tutto questo è storia che scrive l’uomo, gli uomini, che tutti noi
scriviamo. I nostri padri, i nostri nonni scrivevano la storia nell’epoca
della prima guerra mondiale, seconda guerra mondiale noi scriviamo la storia
di questa parte ultima del XX secolo, verso la fine del secondo millennio dopo
Cristo. Ma non è solamente l’uomo a scrivere la storia dell’uomo. A scrivere
la storia dell’uomo è anche l’uomo-Dio, il Dio-uomo, lui scrive la storia
dell’umanità insieme con noi. E questa storia si chiama “storia della
salvezza”, perché Dio attraverso tutte le vicende storiche dell’umanità, le
vicende tante volte tragiche, preoccupanti porterà l’umanità, cioè ogni uomo
verso i suoi destini.
Allora il secondo suggerimento: tu devi capire che sei coinvolto in una
storia non solamente umana, storia della tua vita, personale, della tua
famiglia, storia della tua patria, storia dell’Europa, storia del mondo,
dell’umanità, sei coinvolto nella storia della salvezza. E devi camminare
dentro questa storia andando insieme con Cristo cercando la sua guida,
ascoltando la sua voce, seguendo il cammino che lui ci ha tracciato. Ecco il
secondo suggerimento ed anche il secondo augurio.
Quando sono passato salutandovi, mi è venuta alla memoria una frase del
Vangelo dove a proposito dell’incontro di Gesù con un giovane si legge: “Gesù
lo ha guardato con amore”. Dovete sapere che ciascuno di voi è guardato da
Cristo con amore. Dovete incontrare questo suo sguardo, questi suoi occhi
attraverso tutti gli occhi che si incontrano nella folla, negli ambienti,
dappertutto. Trovate questi occhi, questo sguardo pieno d’amore.
Con questo sguardo Gesù vuole dire: “Seguimi, seguimi”. Costruisci la
storia della tua vita insieme con me, cerca, io ti aiuterò.
Ecco, carissimi giovani, sono molto lieto di quest’incontro nella
parrocchia di San Giuseppe Cottolengo. Sono molto riconoscente per la vostra
presenza, per la vostra creatività, per questa invenzione, per questo dialogo
e auguro a tutti, alle vostre famiglie un buon Natale.
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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