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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II DURANTE LA VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA PRISCA
Domenica, 21 febbraio 1988
Il saluto e l’augurio ai giovani
della comunità parrocchiale
Il Papa visita questa mattina alle 9 la comunità parrocchiale di Santa
Prisca all’Aventino. Un’ora inconsueta per le visite pastorali alle parrocchie
di Roma, motivata dall’inizio degli Esercizi Spirituali in Vaticano nel primo
pomeriggio, ai quali partecipa il Santo Padre. Non è comunque l’ora, né
tanto meno il freddo pungente di questa mattina, che tiene lontano dalla piccola
antichissima chiesa la parte viva della comunità. I bambini e i giovani in
particolare si sono raccolti nel campo di gioco sin dalle 8. Hanno vinto il
freddo pungente con il calore dei loro canti. Il Papa giunge alla parrocchia
alle 9 precise. Lo accolgono il Cardinale Vicario Ugo Poletti, il Vescovo
Ausiliare per il settore centro Monsignor Filippo Giannini, il Superiore
generale degli Agostiniani ai quali è affidata la cura pastorale della
Parrocchia, il Padre Nolan, ed il Parroco P. Antonio Lombardi. Nel
giardinetto parrocchiale avviene il primo degli incontri con la comunità: è una
zona del centro e la popolazione è scarsa, poco più di tremila persone, di
conseguenza anche giovani e bambini sono in pochi tanto che si sono raccolti
tutti insieme per far festa al Papa. Rispondendo ai saluti rivoltigli
Giovanni Paolo II pronuncia le seguenti parole.
Saluto cordialmente tutti i membri della vostra parrocchia in questo primo
incontro con la vostra comunità parrocchiale in santa Prisca. La saluto
soprattutto attraverso i giovani perché i giovani sono i primi ad essere accorsi
all’incontro col Papa. Ho sentito una bella canzone che riproponeva una bella
parola: camminerò. L’avete ripetuta più volte questa parola. Ecco, camminare
vuol dire spostarsi lungo una strada, spostarsi geograficamente,
territorialmente. Ma questa parola ha anche un altro significato, ben più
elevato. Quando voi cantate camminerò pensate forse ai due suoi significati:
quello che è proprio alle vostre comunità giovanili, soprattutto agli scouts che
qui sono molto numerosi; fate le escursioni, andate a conoscere le bellezze
naturali del vostro Paese e di altri Paesi. Ma fate anche un’altra esperienza di
cammino, e questa volta si tratta di un’esperienza spirituale. Si cammina cioè
non solo con i piedi, e con le gambe, ma si cammina anche con lo spirito. E oggi
la Chiesa inaugura un nuovo periodo liturgico, il periodo della Quaresima -
questa è infatti la prima domenica di Quaresima - e dunque questa parola,
camminerò, deve risuonare nei vostri cuori, nella vostra coscienza con il suo
significato spirituale, perché Cristo ci invita, dal mercoledì delle Ceneri e da
oggi, ci invita a compiere un cammino insieme con lui. Lo fa sempre per la
verità, durante tutto l’anno, durante tutta la vita. Ma ci sono dei momenti in
cui questo suo invito risuona più fortemente. Ecco, la Quaresima è appunto uno
di questi periodi forti, quando si deve cioè sentire tutta la forza dell’invito
di Cristo a camminare insieme con lui, e si deve anche dare una risposta, con
maggior forza e con il nostro spirito. Oggi la liturgia ricorda un momento
strano, in cui Cristo, essendo Figlio di Dio, ha permesso di essere tentato dal
demonio, dallo spirito maligno. Ma lo ha permesso per mostrare a tutti voi che
in questo cammino, il quale, attraverso questo mondo, conduce alla salvezza,
certamente incontrerete diversi ostacoli, diverse tentazioni. Molte volte il
male cercherà di presentarsi più volte, più convincente, più attraente; qualche
volta può bastare una distrazione per consentirgli di occupare il vostro spirito
e di dominare la speranza. Ecco, Cristo ha subìto, ha accettato di essere
tentato per mostrarci anzi per mostrarsi uomo, e simile a noi, simile anche in
tentazione ma mai nel peccato. Ecco dobbiamo cercare di capire bene l’invito di
Cristo all’inizio della Quaresima: l’inizio del camminare insieme a lui
attraverso le prove e le difficoltà della nostra vita. Camminare attraverso
tutto ciò nella certezza della vittoria sul nemico, nonostante tutto. Questo è
il cammino che Cristo ha tracciato nel suo mistero pasquale; il giorno del
Venerdì santo sembrava che tutto fosse finito, che il Messia, o quello che si
presentava come il Messia era già sconfitto, totalmente. Invece, la mattina
della Pasqua ci fu la risurrezione. Questo è il mistero pasquale, il quale ci
dice sempre che la vittoria finale appartiene a Dio, dunque appartiene a noi.
Questa è la sorgente della nostra speranza. Io auguro a voi giovani, anche ai
più piccoli, di prendere parte a questo cammino: camminate con Cristo! Sono
certo che voi camminerete con Cristo, a cominciare dalla Quaresima, per tutta la
vostra vita. Vi convincerete della superiorità del bene sul male.
Gli incontri con le comunità
religiose e col Consiglio pastorale
Dopo la celebrazione della Messa il Santo Padre si raccoglie in preghiera
per alcuni minuti, quindi si incontra con una rappresentanza dei numerosi
istituti religiosi presenti nel territorio della parrocchia. Al termine si reca
in una sala dove lo attende una rappresentanza del Consiglio pastorale allargata
ai vari gruppi del laicato che operano a S. Prisca. Al presidente del
Consiglio pastorale e a tutti i presenti il Santo Padre rivolge le seguenti
espressioni.
Ringrazio cordialmente per le parole che mi ha rivolto il presidente del
Consiglio pastorale, parole che rappresentano la sintesi di ciò che il consiglio
stesso deve essere.
Ascoltando, pensavo allo stesso tempo - e non per una sorta di dissipazione
mentale, ma al contrario, per concentrare di più l’attenzione - pensavo a due
fili conduttori della visita in questa parrocchia. Uno, antico, e che deriva dal
nome stesso della parrocchia, santa Prisca, e ci fa pensare ai tempi apostolici,
ai tempi di san Pietro e di san Paolo (persone che ci sono ben note nelle
lettere, appunto “apostoliche”). La Chiesa primitiva . . . C’erano anche allora
dei laici, come ad esempio la stessa santa Prisca. Ed era una Chiesa fondata,
allora, principalmente su Chiese “domestiche”. Un clima apostolico che ancora
oggi respiriamo, a Roma, accanto alle Basiliche e a ciò che rimane di quei
tempi.
L’altro filo conduttore a cui pensavo è il Concilio Vaticano II. E infatti il
Consiglio pastorale è espressione ecclesiologica appunto del Concilio Vaticano
II, grande Concilio del nostro secolo.
È soprattutto importante che il Concilio, dopo aver posto in primo piano il
mistero della Chiesa fondato sulla Trinità, come modello divino-umano, subito
dopo abbia posto il Popolo di Dio, e successivamente, la Chiesa gerarchica.
Ecco, io penso che una struttura come il Consiglio pastorale - e strutture di
questo tipo esistono in quasi tutte le parrocchie romane - sia espressione
dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, e allo stesso tempo
dell’ecclesiologia apostolica, dei primi tempi della Chiesa.
E infatti, nella Chiesa non c’è solo una responsabilità dei sacerdoti e delle
vite consacrate. In virtù del Battesimo siamo tutti consacrati, e tutti siamo
chiamati a partecipare all’unico sacerdozio di Cristo, alla sua missione
profetica e regale.
Tutto questo trova appunto espressione nel concetto di apostolato, un tema
molto vicino al Concilio Vaticano II. Apostolato dei laici . . . Il presidente
del Consiglio pastorale di santa Prisca ha pronunciato alcune espressioni che mi
sono sembrate molto interessanti, come quando ha parlato del volontariato, ma ha
anche lamentato che non c’è ancora un’adeguata partecipazione. E infatti qui il
nucleo di ciò che deve essere il vostro apostolato di laici: la partecipazione.
Noi tutti partecipiamo al grande mistero divino, siamo partecipi di Cristo e
della sua missione. E nella partecipazione ci sono impegni, carismi diversi; ma
tutti insieme formiamo il Corpo di Cristo, la Chiesa.
Vi ringrazio per la vostra presenza e per la vostra partecipazione e voglio
esortarvi a proseguire sulla strada del volontariato. È necessario, per
diventare responsabili. Ma ci vuole anche una maturazione, per poter partecipare
al bene comune: Cristo cui partecipiamo attraverso i sacramenti, e tutto questo
mistero divino-umano si realizza infatti nella Chiesa. Lì continua
l’incarnazione. La prima incarnazione si è manifestata attraverso il “fiat” di
una sola persona e si è poi realizzata attraverso tanti “sì” rivolti al Padre.
Vi auguro di proseguire su questa strada. È una parrocchia ricca di
significative presenze religiose, la vostra. E questa parrocchia è interessata
più di altre, proprio per l’antichità della sua chiesa, a un rinnovamento
organico secondo le linee del Concilio Vaticano II, e secondo le stesse linee
della Chiesa primitiva, della Chiesa apostolica, vicina a Cristo e a Pietro.
Auguro a tutti e alle vostre famiglie una buona Quaresima, che sia una buona
preparazione alla santa Pasqua, e vi benedico.
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
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