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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI CAPPELLANI DELLA MARINA BRITANNICA

Sabato, 27 febbraio 1988

 

Cari amici, sono molto lieto di accogliervi oggi: voi cappellani della Reale Marina e voi partecipanti al pellegrinaggio ecumenico, e anche voi ufficiali e uomini della nave HMS Scylla attraccata a Napoli. Sono felice che sia stato possibile combinare questo incontro, in risposta al vostro desiderio di vedere il Papa.

Sia che si tratti di un pellegrinaggio o semplicemente di una breve visita, vi auguro che il soggiorno a Roma, con le sue innumerevoli testimonianze, antiche e presenti, della fede cristiana, vi aiuti a riflettere sul posto che occupa il Signore Onnipotente nella vostra vita. Che egli rafforzi e confermi la vostra fede, soprattutto in questo tempo quaresimale, così che poi possiate celebrare la prossima Pasqua con mente e cuore rinnovati. Ascolti egli le preghiere di tutti i cristiani che desiderano superare le divisioni che impediscono di celebrare la risurrezione del Signore in piena comunione gli uni con gli altri.

Voi attualmente servite il vostro Paese nelle forze armate. Dovete considerarvi non solo custodi della sicurezza e della libertà della vostra nazione, ma anche servitori della pace (cf. Gaudium et Spes, 79). La pace nel mondo comincia dalla pace nei nostri cuori, fondata sul giusto rapporto con Dio e il prossimo. Il comandamento parla di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi.

Solo così possiamo sperare di sperimentare in modo profondo e duraturo la pace cui anela il mondo. Giustizia e misericordia devono guidarci nel promuovere il bene degli altri, sia nell’umiltà della vita quotidiana che nelle grandi questioni delle nazioni e dei popoli.

Desidero assicurarvi la mia preghiera per i vostri cari, soprattutto per coloro che hanno particolare necessità dell’aiuto di Dio. Su di loro e su voi tutti invoco da Dio abbondanza di benedizioni.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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