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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II DURANTE LA VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA
GORETTI
Domenica,
31 gennaio 1988
Il primo saluto alla comunità
parrocchiale
Una piccola folla compatta, festosa, rallegrata dalla presenza di tanti
bambini in maschera in ossequio al periodo del Carnevale, improvvisamente
preda della commozione all’apparire del tanto atteso ospite, saluta oggi
pomeriggio il Santo Padre al suo arrivo dinanzi alla chiesa parrocchiale
dedicata a Santa Maria Goretti nel quartiere Africano di Roma. La commozione è
infatti la straordinaria protagonista di questa prima fase della visita ad una
parrocchia che, seppure composta in gran parte da non più giovanissimi, dà
tuttavia una magnifica testimonianza di cristiano entusiasmo e di maturità di
fede. Per la prima volta è presente all’incontro del Papa con i suoi romani il
nuovo Vescovo Ausiliare Monsignor Salvatore Boccaccio, il quale accoglie il
Papa all’arrivo insieme al Cardinale Vicario Ugo Poletti.
Sono 28 anni che un Pontefice non varca la soglia della parrocchia.
L’ultimo è stato Giovanni XXIII. Lo ricorda don Isidoro Taschin, il parroco,
porgendo il suo saluto di benvenuto al Papa. In precedenza anche una
delegazione del Consiglio Circoscrizionale ha voluto rendere omaggio al Papa
donandogli una medaglia-ricordo.
Il Santo Padre, dopo aver salutato i più prossimi alle transenne, e
prima di raggiungere i bambini della materna, vuole rivolgere il suo primo
saluto alla comunità parrocchiale di Santa Maria Goretti.
Saluto cordialmente tutti i presenti, come anche tutti i parrocchiani di
santa Maria Goretti. Mi congratulo con voi per il vostro parroco che è così
giovane e spero che insieme con lui tutta la comunità parrocchiale possa
essere anche lei giovane e sempre ringiovanita.
Naturalmente non si può ottenere questo fermando gli anni, ma si può
ottenerlo nella dimensione spirituale facendoci vivere la grazia di Dio. La
grazia di Dio ci fa sempre giovani, anzi bambini. Gesù ci ha detto: se non
diventerete come bambini non potrete entrare nel Regno dei Cieli. Ecco, la
grazia di Dio ci fa diventare giovani, bambini, figli di Dio. Figli.
Ringraziamo Dio perché abbiamo questa possibilità di essere sempre e, anche
sempre più, spiritualmente giovani.
Lo dico oggi cominciando questa visita parrocchiale, ma tenendo davanti
agli occhi anche la figura di un santo tipicamente italiano e nello stesso
tempo un santo che appartiene già alla Chiesa universale. Penso a san Giovanni
Bosco. Oggi ricorre la sua morte. Cento anni fa è morto quest’uomo
instancabile nell’attrarre al Regno di Dio i giovani. Quest’uomo che si faceva
sempre più giovane con la forza della grazia di Dio. Che sia, anche oggi,
durante questo centenario, un grande educatore delle nuove generazioni, dei
suoi connazionali, ma anche di tutti i cristiani del mondo.
Auguro questo a voi perché oggi, in occasione di questo centenario, cade la
visita nella vostra parrocchia intitolata ad un’altra santa italiana giovane,
ragazza, martire: Maria Goretti. Lo auguro a voi, ma lo auguro a tutti noi,
perché questo è il disegno di Dio per noi tutti. Dio vuole per noi la vita,
non vuole la morte; morte che viene all’uomo insieme con gli anni, col passare
degli anni. Vuole per per noi la vita che non termina mai. È un Dio della
vita, non della morte. Vi auguro di vivere insieme con questo Dio la sua vita
e non solamente di coltivare questa vita divina, che si chiama grazia
santificante nei vostri cuori, ma anche di trasmetterla agli altri, alle nuove
generazioni.
Così a noi tutti cristiani è affidato un grande, inestimabile tesoro, per
ciascuno di noi, per portarlo dentro il nostro cuore e poi per trasmetterlo
agli altri. Dio è così buono, che ci ha dato questo tesoro. Sappiamo essere
degni della sua fiducia verso di noi.
L’incontro con i bambini dell’asilo
parrocchiale
Il primo incontro il Papa lo ha con i bambini che frequentano l’asilo
delle suore Figlie della Madonna del Divino Amore. Accompagnati dai genitori,
con indosso i grembiulini azzurri e rosa di ogni giorno, i bimbi accolgono
Giovanni Paolo II con una poesia. Due bambini donano poi al Papa un cesto
di fiori. Subito dopo prende la parola un genitore che ringrazia il Santo
Padre per “tutto ciò che ha fatto, che fa e che farà per la scuola cattolica”.
Prendendo la parola, il Papa così risponde.
Ringrazio cordialmente per le vostre parole, parole molto belle. Si vede
che anche i bambini dell’asilo sono oratori. Poi sanno portare i fiori, ma
loro stessi sono fiori e sanno portare anche un dono generoso per gli altri
bambini. Sentono la loro solidarietà con tutti i bambini del mondo, e questo è
bello.
Voi tutti vivete nella famiglia. Ha parlato a nome dei genitori un signore;
un padre di famiglia, e ha sottolineato l’unità delle famiglie. Ecco, ciò che
unisce la famiglia sono appunto i bambini, siete voi, e vi auguro di essere
veramente quel legame benedetto per i vostri genitori, fra i vostri genitori,
per tutto l’ambiente familiare. Vi auguro anche, come avete dimostrato qui, di
sentirvi uniti a tutti i bambini del mondo; tutti i più giovani. Uniti col
cuore, e anche con la preghiera. Perché i bambini possono ottenere molto con
la preghiera; e penso che sono due le categorie di persone più potenti nella
preghiera: una sono gli ammalati, i sofferenti, l’altra sono i bambini. Forse
si possono aggiungere ancora le suore, specialmente quelle di clausura. Allora
benedico le vostre famiglie e auguro loro di avere sempre quella unità
cristiana voluta da Dio, per il bene dei bambini; per i bambini e per il loro
futuro. Bisogna che i genitori siano uniti per il loro amore, per il loro
legame coniugale e nello stesso tempo per il bene dei loro figli. Vi auguro di
crescere negli anni, certamente, e poi anche di crescere nella saggezza e
nella grazia di Dio, come san Luca ci dice di Gesù Bambino. Così è cresciuto
lui, così dovete crescere anche voi.
Alle suore auguro una buona continuazione di questa opera educativa qui
nell’asilo.
Nel teatro parrocchiale con i
cresimandi
Subito dopo l’incontro con i bambini dell’asilo, il Papa si reca nella
sala- teatro della parrocchia dove sono ad attenderlo i ragazzi che si stanno
preparando alla prima Comunione insieme con altri coetanei del quartiere.
Ad essi il Santo Padre rivolge le seguenti espressioni.
Voi vi preparate alla prima Comunione, alcuni anche alla Cresima. Questa
preparazione cade nell’anno mariano. Voi sapete che questo è l’anno mariano?
Quest’anno mariano è stato annunciato dalla Chiesa perché la ricorrenza a cui
ci avviciniamo tutti è l’anno duemila. Duemila vuol dire duemila anni dopo la
nascita di Cristo. E Maria è nata prima per insegnarci ad essere preparati,
per dare al mondo questo divino Bambino, Gesù Cristo, a Betlemme.
Così facciamo anche noi, in questo anno mariano, imitando l’Avvento, per
prepararci insieme a lei, alla Vergine, alla ricorrenza dell’anno duemila. Poi
abbiamo tutti bisogno della sua protezione materna, del suo esempio verginale.
Lo dico anche pensando alla vostra preparazione: come Maria ci ha preparato
nell’avvento di tutta l’umanità e come ancora il vecchio testamento ci ha
preparato alla venuta di Gesù nella notte di Betlemme, così vi preparano i
vostri maestri, i vostri sacerdoti, catechisti, le vostre mamme, i vostri
papà, alla prima Comunione e poi agli altri sacramenti: alla vita cristiana
semplicemente. La famiglia cristiana prepara i suoi bambini, i suoi giovani
alla vita cristiana.
Nello stesso tempo voglio anche ringraziare tutti quelli che hanno parte in
questa preparazione, soprattutto i vostri genitori, alcuni qui presenti, e i
catechisti della parrocchia. E fra i catechisti ci sono anche i chitarristi;
si fa preparazione non solamente con le parole, ma anche con le chitarre.
Poi voglio ringraziare le suore, i sacerdoti. Questo giovane sacerdote.
Parlando a tutti i parrocchiani davanti alla chiesa ho detto che avete un
giovane parroco, mentre invece avete anche un ancora più giovane viceparroco.
Auguri per tutti, auguri per questa opera apostolica di preparazione ai
sacramenti, all’Eucaristia, alla Cresima, alla vita cristiana in genere. Tutto
questo guarda verso il futuro, al futuro di ciascuno di voi. È un seme nel
vostro cuore, nel vostro essere umano giovane; un seme divino, un seme della
Grazia. Questo seme della Grazia divina deve essere coltivato per crescere,
per crescere sempre più nell’autenticità e nell’identità di una vita cristiana
prima giovane, poi adulta e dopo ancora anziana.
Quel seme deve sempre crescere e così cresce in noi il Regno di Dio. Cresce
la nostra vita entrando già nella dimensione del Regno di Dio. E questo Regno
non passa. La nostra vita passa, ma questo Regno di Dio non passa. Con questo
seme della vita divina, della Grazia di Dio, noi ci prepariamo a vivere la
vita divina che non passa, che è eterna.
È questa l’importanza della prima Comunione, della Cresima, di tutti i
sacramenti, soprattutto dell’Eucaristia. Vi auguro di approfondire queste
verità della fede e di vivere queste verità individualmente, personalmente,
come anche in questa comunità dei giovani della vostra parrocchia di santa
Maria Goretti.
Una illuminante catechesi sui
sacramenti dell’iniziazione cristiana
È particolarmente significativo l’incontro con le 7 comunità
neocatecumenali che costituiscono quasi l’ossatura portante dell’intera
comunità parrocchiale. Lo dice innanzitutto al Papa proprio Don Isidoro che
quasi con commozione gli presenta il folto gruppo. Il Papa mostra di avere una
particolare predilezione per i più piccoli di questi fratelli, i figli delle
numerose coppie che da circa 18 anni stanno compiendo in parrocchia il loro
cammino. I “piccolissimi” sono tutti raccolti al centro della grande sala,
seduti su alcuni tappeti. Sono straordinariamente rimasti composti -
straordinariamente se si pensa che la loro età media si aggira intorno ai 4
anni - mentre il Papa gira intorno a loro, per salutarli, per sfiorare il
capo, per baciare i più piccini. E composti restano per tutto il tempo, ed è
lungo, in cui il Papa rimane tra loro. Un catechista già veterano delle
comunità neocatecumenali, illustra al Papa il cammino compiuto in questi anni
dalle comunità nella parrocchia di Santa Maria Goretti, presentando i frutti
migliori che hanno potuto offrire con gioia alla Chiesa: alcuni presbiteri,
decine e decine di catechisti specializzati nella catechesi per gli adulti,
decine di catechisti impegnati nel lavoro pastorale con i giovani cresimandi e
comunicandi della parrocchia, le coppie di catechisti itineranti. È poi la
volta di uno studente alla “Redemptoris Mater” che, avvicinatosi al microfono,
parla al Papa della sua esperienza di ex ateo marxista venuto a contatto con
il cammino neocatecumenale solo qualche anno fa ed ora catechista (ha
inaugurato due comunità in Thailandia) e studente di teologia. Il Papa
trovandosi dinanzi una realtà tanto vivace quanto concreta ispirata al
battesimo improvvisa un lungo discorso.
Vi ringrazio per questo incontro e per tutte le testimonianze che avete
reso. Ascoltandovi e incontrandovi (e sono già tante volte che ci incontriamo)
io penso sempre al catecumenato e penso con categorie non solo storiche.
Certamente questo catecumenato appartiene alla storia della Chiesa primitiva e
missionaria, ma attraverso il vostro cammino e le vostre esperienze si vede
quale tesoro per la Chiesa sia stato proprio il catecumenato come metodo di
preparazione al Battesimo. Quando noi studiamo il Battesimo, quando
amministriamo questo sacramento principale della nostra fede, quando leggiamo
le parole di san Paolo ai Romani, vediamo sempre più chiaramente che la
pratica al giorno di oggi è divenuta sempre più insufficiente, superficiale.
Se si tratta della natura sacramentale del Battesimo, se si tratta delle
promesse battesimali che sono nel loro contenuto, veramente un programma di
tutta la vita nuova, la vita in Cristo, naturalmente tutto ciò si pratica e si
realizza nella liturgia della Chiesa oggi. Ma nello stesso tempo si vede
chiaramente come senza il catecumenato previo, questa pratica diventa
insufficiente, inadeguata a quel grande mistero della fede e dell’amore di Dio
che è il sacramento del Battesimo.
Naturalmente c’è una spiegazione delle circostanze per cui il catecumenato
della Chiesa primitiva, missionaria è scomparso con il tempo, da quando il
Battesimo divenne più presente nelle famiglie, quando i genitori, spinti dalla
fede, volevano far battezzare i loro bambini. Certamente questi bambini non
potevano essere preparati al Battesimo con la metodologia del catecumenato,
erano troppo piccoli. Questa metodologia è stata mantenuta viva nei Paesi di
missione, e a volte, a me sembra che la fede di quei neofiti, di quei nuovi
cristiani dell’Africa e degli altri Paesi del mondo che devono passare
attraverso un’esperienza di catecumenato quasi analoga a quella del
catecumenato primitivo, che dura quasi più di due anni, sia più matura e mi
sembra che essi stessi diventino poi cristiani più maturi di noi che
apparteniamo a Nazioni, a Paesi che vantano una vecchia cristianità, dove il
catecumenato, nel senso primitivo, è scomparso. Naturalmente quel catecumenato
non è scomparso del tutto ma è stato sostituito da una catechesi portata
avanti dalla Chiesa, con un’informazione ed un insegnamento ed un’educazione
cristiana nelle famiglie. Tutto ciò è un equivalente del catecumenato nel
senso primitivo e missionario della parola. Ma è una cosa che si fa dopo il
sacramento. Voi tutti appartenete alla categoria dei cristiani perché tutti
avete ricevuto il Battesimo così come si riceve oggi il Battesimo: nella
famiglia, nella parrocchia, nella Chiesa contemporanea.
Devo dire però che il cammino si vede e devo dire che la parola “cammino” è
molto appropriata; attraverso il vostro cammino catecumenale si può quasi
ricostruire quello che una volta era il vero catecumenato, e forse lo si può
approfondire ancora di più. E così si arriva a tutti i frutti del Battesimo
vissuti così come erano vissuti una volta dalle comunità primitive, dai primi
cristiani, dalle prime generazioni dei cristiani che erano pronti a tutto,
persino al martirio per Cristo, e conducevano una vita molto coerente.
Naturalmente erano anche peccatori perché l’uomo anche dopo il Battesimo
rimane un peccatore potenziale; però in questo Battesimo, in questa vita
cristiana dei primi cristiani c’era una forza che poteva, in un periodo
avverso, del tutto contrario, quello delle persecuzioni, del paganesimo, di
una cultura pagana e molto mondana direi, sappiamo bene quale fosse la vita
della Roma dei primi anni dell’era cristiana, poteva animare una
cristianizzazione, una profonda opera di cristianizzazione che si diffondeva
non solo tra le persone, tra le famiglie, ma si allargava alle nazioni intere.
Certamente più si allargava la quantità della cristianizzazione più cominciava
a venir meno la qualità della stessa. Certamente noi oggi, soprattutto nei
Paesi della vecchia cristianità, soprattutto nei Paesi dell’Europa, avvertiamo
l’esaurimento del nostro cristianesimo interno, di quello che dovrebbe essere
il frutto del nostro Battesimo. Il Battesimo è un sacramento che contiene il
progetto di tutta la vita cristiana, non è naturalmente l’unico sacramento ma
e il sacramento degli inizi e del fondamento: sappiamo bene che un edificio
cresce su quello che è il suo fondamento.
Si è molto parlato, e si è anche letto spesso, che il Battesimo, il nostro
Battesimo, deve durare tutta la vita, deve portare frutti durante tutta la
vita . . . Molte volte vediamo nei nostri ambienti, nei nostri Paesi, nella
nostra società tradizionalmente cristiana, vediamo il contrario, lo vediamo
anche a Roma. Stiamo vivendo in un periodo di scristianizzazione; sembra che i
credenti, i battezzati di una volta, non siano sufficienti per opporsi alla
secolarizzazione, alle ideologie che sono contrarie non solo alla Chiesa, alla
religione cattolica, ma sono contrarie alla religione in genere, sono
ateistiche, anzi antiteistiche. Voi, con il vostro cammino neocatecumenale nei
diversi ambienti, cercate di rifare tutto quanto è stato disfatto; cercate di
rifare in modo direi più autentico, che si riavvicina a quella esperienza
primitiva. Io vedo così la genesi del neocatecumenato, del suo cammino: uno si
è interrogato: di dove veniva la forza della Chiesa primitiva? E di dove viene
la debolezza della Chiesa, molto più numerosa di oggi? E io credo che abbia
trovato la risposta in questo cammino.
Ecco è questo quanto io sento vivendo con voi alcuni momenti. Vi auguro di
continuare in questo cammino, di continuare a sopportare tutte le esigenze che
da esso provengono perché non è un cammino breve; se si prende il catecumenato
missionario a volte sembra duro: quattro anni! Voi siete più esigenti: il
vostro dura sette anni! Vi auguro dunque di continuare ad essere sempre
esigenti nel vostro cammino e soprattutto vi auguro di continuare a produrre
tutti questi frutti, perché da voi, nelle vostre comunità si vede veramente
come dal Battesimo crescono tutti i frutti dello Spirito Santo, tutti i
carismi dello Spirito Santo, tutte le vocazioni, tutta l’autenticità della
vita cristiana fin dal matrimonio, dal sacerdozio, dalle diverse professioni.
Ci vuole coraggio per andare a portare la vostra esperienza negli ambienti più
scristianizzati del mondo, a portare la vostra testimonianza: ma questo è
provvidenziale perché tali ambienti non si possono affrontare diversamente,
non si possono affrontare altrimenti queste comunità umane così disfatte, così
scomposte, così lontane non solamente dalla fede ma anche da un livello umano.
Non si possono affrontare se non con una grande esperienza di fede, con una
profonda convinzione, con la vita guidata intimamente dallo Spirito Santo.
Io vi auguro tutti questi frutti, in questa parrocchia, che mi sembra
contare molto sulle comunità. C’è un modo per formare una parrocchia come
comunità basandosi su questa esperienza. Naturalmente non si può imporre
questo metodo a tutti; ma se ci sono tanti candidati, perché no?, esso è
coerente con la natura stessa della parrocchia perché come ciascuno di noi
cristiani cresce dal Battesimo, così naturalmente la comunità cristiana cresce
dal Battesimo, la Chiesa cresce dal Battesimo; cresce nell’Eucaristia si, ma
cresce dal Battesimo; non c’è Eucaristia senza Battesimo. Allora la parrocchia
è una comunità basilare nella Chiesa; può crescere sull’esperienza e sullo
sfondo dell’esperienza neocatecumenale; sarebbe come rinnovarsi di quella
comunità primitiva che cresceva dall’esperienza catecumenale.
Il Signore vi benedica, carissimi, benedica le vostre famiglie, benedica i
vostri candidati al sacerdozio, benedica i vostri giovani e benedica i vostri
bambini che sono grazie a Dio numerosi. E sono anche una grande speranza
perché il mondo secolarizzato, scristianizzato, agnostico, che non ha più fede
in Dio, perde la fede in se stesso, perde la fede nell’uomo. Come si spiega la
denatalità, anzi come si spiega l’atteggiamento antinatalista delle comunità,
delle Nazioni, dei gruppi e degli ambienti politici? Si spiega con la mancanza
della fede nell’uomo. Ma questa mancanza di fede nell’uomo deriva dalla
mancanza di fede in Dio; l’uomo ha la sua dimensione, il suo principio; e
questo suo principio è Dio stesso perché egli è stato creato a sua immagine e
somiglianza e questo ci spiega chi è l’uomo, come può vivere e come può
morire.
Vedendo qui davanti a me questi itineranti vedo proprio il segno del
coraggio cristiano.
La consegna ai giovani della
parrocchia
È un passaggio rapido ma intensissimo quello del Papa tra i giovani
della parrocchia di Santa Maria Goretti. Rapido perché il tempo vola via in
modo incredibile, intenso perché il Santo Padre con i giovani conclude, per
così dire, il lungo discorso intrecciato con la comunità parrocchiale,
imperniato sulla riscoperta dei grandi sacramenti cristiani e sulla proposta
di una nuova doverosa testimonianza cristiana di fronte ad una città e ad una
società sempre più scristianizzata. I giovani della cresima e del post
cresima, accanto ai gruppi scouts, riservano al Papa un’accoglienza assai
calorosa, e tanto “chiassosa” che il Santo Padre non manca di sottolinearlo.
Devo costatare, che siete abbastanza chiassosi, capaci di parlare, capaci
anche di cantare, di suonare. Ma tutto questo per me è buon segno, perché
tutto ciò mi dice che voi veramente siete in contatto esistenziale con la
sacra Cresima. Sì, la sacra Cresima. Perché la sacra Cresima si deve fare
chiassosa.
Un cresimato è un cristiano capace di fare chiasso, di testimoniare, di non
stare zitto, di non nascondersi, ma di andare avanti. Capace di portare la sua
fede davanti agli altri, di parlare agli altri della sua fede, di dare
testimonianza della speranza che è in lui. Perché la sacra Cresima - come il
Battesimo prima e tutta la vita cristiana poi - lascia in noi una grande
speranza: noi siamo tutti uomini e donne della speranza, della grandissima
speranza. Perché l’orizzonte delle nostre previsioni, delle nostre certezze
sorpassa tutto quello che è la morte.
La nostra speranza va oltre i limiti, le frontiere della vita temporale. Va
oltre, ci porta verso la realtà di Dio stesso che deve essere la vita piena
per noi. Possiamo parlare di felicità, possiamo parlare di compimento di tutto
quello che noi siamo, ma soprattutto dobbiamo parlare di pienezza della vita,
delle verità e dell’amore.
Ecco, di tutto questo noi dobbiamo portare la testimonianza davanti al
mondo. E lo si fa anche facendo un po’ di chiasso, e perché no. A modo proprio
degli scout. Facendo un po’ di canti. Tutte sono espressioni umane, di quello
che è dentro di noi. Tutto ciò è l’espressione della nostra gioia
esistenziale, della gioia che abbiamo per il fatto stesso di essere persone,
di essere giovani, di essere cristiani.
Una tale testimonianza è necessaria negli ambienti in cui viviamo, dove
molte volte c’è anche la disperazione, manca la speranza e non si vedono
orizzonti. È una cosa un po’ enigmatica pensare che le persone che sono nel
mondo ricco, nei Paesi ricchi e opulenti, vivono tante volte in maniera più
triste della gente semplice e povera dei Paesi poveri. Perché le ricchezze,
anche quelle economiche, tutto quello che appartiene alla prosperità di questo
mondo e che si può contare anche nei dollari, perché anche i dollari passano,
tutto questo non risolve il problema dell’uomo. L’uomo è disposto ad un’altra
ricchezza, maggiore ricchezza. Se manca questa ricchezza, ricchezza del cuore,
non c’è gioia.
Allora vi auguro di essere gioiosi, di essere chiassosi, di essere scout,
di essere cristiani, di essere giovani nei diversi gruppi di questa
parrocchia, dove la patrona è una giovane. E tutti sappiamo chi è. Tutti
sappiamo perché è martire. Ecco, questa è la mia risposta ai vostri
interrogativi, alla vostra presenza e nello stesso tempo il mio augurio per la
vostra giovinezza.
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
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