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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DOPO IL CONCERTO DI MUSICHE UCRAINE NELL’AULA PAOLO VI

Domenica, 10 luglio 1988

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Molte volte durante i miei viaggi apostolici ho avuto l’occasione d’incontrarmi con la diaspora dei cattolici ucraini e con la vostra cultura nelle sue diverse espressioni.

Oggi invece siete voi che mi presentate, qui in Roma, la componente sacra della vostra cultura per commemorare il Millennio del Battesimo della Rus’ di Kiev, illustrando i frutti che la predicazione del santo Vangelo ha ottenuto fra la vostra gente.

Nel rivolgervi il mio saluto cordiale, desidero esprimere tutta la mia gioia e il mio plauso per quanto siete riusciti oggi a realizzare con le sole vostre forze di ucraini, che vivono nella diaspora. Ho potuto ammirare, insieme con i collaboratori della Curia romana e con gli ospiti, l’arte della vostra lingua, del vostro canto, della vostra musica, ed è stato un vero godimento spirituale.

2. “Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati” (Is 51, 1), diceva il profeta Isaia al suo popolo. Ecco: l’odierna serata, ricca di episodi evocativi della religiosità popolare, è tutta un invito a “guardare alla roccia da cui siete stati tagliati”. Tale roccia è Cristo, è il suo Vangelo, il cui accoglimento in tutta la vostra cultura ha consentito una tale fioritura di bellezza.

La cristianizzazione ha reso possibile alla Rus’ di Kiev, ancora omogenea, la creazione di una cultura a sfondo popolare e religioso. La lingua di Cirillo e Metodio divenne la lingua degli scrittori e della scienza, e i libri sacri, soprattutto il Vangelo e il salterio, diventarono modelli dell’arte della parola. Persino la cultura popolare, cresciuta sul terreno del paganesimo, subì col tempo un processo di sacralizzazione, esprimendosi in particolari opere di poesia e di prosa religiosa.

3. La cultura del popolo ucraino è crescita sull’eredità del Battesimo di san Vladimiro, perciò è radicata nel terreno dell’Europa cristiana.

Un significato rilevante, per le sue conseguenze nella vita spirituale e nazionale, ebbe l’atto dell’Unione di Brest nel 1596. La Chiesa dopo il rinnovamento dell’unione con Roma sviluppò una larga attività culturale. Inestimabili benemerenze hanno acquisito in quest’ambito i padri basiliani, i cui monasteri diventarono centri d’istruzione e di cultura. Anche il clero, sia cattolico che ortodosso, ha avuto una presenza significativa in tutti i campi della cultura.

Ricordiamo oggi quella “roccia” della cultura ucraina “da cui siete stati tagliati” e della quale siete così orgogliosi. Essa è la misura della storia del vostro popolo ed anche della Chiesa, che “come un coro armonioso, sostenuto dalle voci di sterminate moltitudini di uomini, si leva secondo innumerevoli modulazioni, timbri ed intrecci per la lode di Dio” (Slavorum Apostoli, 17).

Ringrazio i promotori di questa manifestazione, gli esecutori, gli artisti e autori - uomini di arte e di cultura - e mentre assicuro la mia preghiera per gli scrittori, i musicisti, i cantori e per tutto il mondo della cultura del grande popolo ucraino in patria e nella diaspora, di cuore, insieme con i Vescovi della vostra Chiesa qui presenti e con il Cardinale Myroslav Ivan Lubachivsky, vi imparto la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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