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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI CAPITOLARI «GIUSEPPINI» DEL MURIALDO
Lunedì, 11 luglio 1988
Carissimi sacerdoti e fratelli “Giuseppini” del Murialdo!
1. In occasione del XVIII capitolo generale ordinario della vostra
congregazione, avete vivamente desiderato questo incontro col Papa, per
manifestare e rinnovare i profondi sentimenti di devozione che vi legano alla
Sede apostolica, secondo gli insegnamenti del vostro fondatore.
Vi ringrazio di cuore per tale attestato di ossequio e di fedeltà, che
vivamente apprezzo, e con grande gioia porgo il mio saluto al superiore
generale, ai collaboratori e a voi tutti, e lo estendo ai vostri confratelli,
dediti alle varie attività in Italia, in Spagna, nell’America Latina, negli
Stati Uniti e nell’Africa.
2. La vostra presenza è invito a riflettere sulla forte personalità di san
Leonardo Murialdo e sugli impegni pastorali, da lui voluti per i suoi figli
spirituali.
Siamo di fronte ad un uomo, che il Magistero autentico della Chiesa,
divinamente assistito, ha dichiarato “santo”, riconoscendo in lui virtù umane e
cristiane esercitate in modo eroico, nell’impegno di conformarsi sempre più
pienamente a Gesù Cristo. C’è in san Leonardo quanto si richiede per farne un
maestro, un esempio, un intercessore anche nel contesto della società odierna
che è notevolmente cambiata rispetto a quella dei suoi tempi.
Mi piace inquadrare la sua figura con le parole che usò Paolo VI, di venerata
memoria, quando lo dichiarò “beato” il 3 novembre 1963, definendolo “modesto, ma
ardito e saggio fondatore”, “uomo mite e gentile, sacerdote pio ed esemplare,
fondatore saggio e laborioso”; la sua storia, aggiungeva Paolo VI, “è semplice,
non ha misteri, non avventure straordinarie . . . Non è un uomo lontano e
difficile, non è un santo sequestrato dalla nostra conversazione; è un nostro
fratello, è un nostro sacerdote, è un nostro compagno di viaggio!” (Insegnamenti
di Paolo VI, Vol. I [1963] 275 s).
Effettivamente egli fu sacerdote di profonda spiritualità e di continua
preghiera, che il perfetto equilibrio tra vita interiore ed attività esteriore
rese acuto lettore ed interprete dei segni dei tempi. Di qui nacquero le sue
opere coraggiose, grazie alle quali può essere considerato un antesignano nel
campo della sociologia e della pastorale. Ricordiamo, per esempio, l’“Ufficio
cattolico di collocamento al lavoro per operai disoccupati”, la “Casa Famiglia”
per giovani operai e per studenti, la “Cassa pensione e previdenza per vecchi e
infortunati sul lavoro” da lui proposta, l’“Opera per la buona stampa”, il
“Segretariato del popolo”, la “Lega del lavoro”.
Queste molte iniziative sociali, nella loro vastità e concretezza, avevano
sempre come scopo ultimo l’elevazione morale e spirituale dei giovani, dei
lavoratori e del popolo, alla luce del messaggio di Cristo e della Chiesa.
“Il vero male - diceva un giorno rammaricandosi - è che i cattolici hanno
lasciato per troppo tempo ai liberi pensatori, ai rivoluzionari, ai nemici della
società e della religione, la direzione del movimento operaio”.
3. L’esempio e gli scritti del vostro fondatore siano per voi sempre un
incentivo ed una guida nelle attività pastorali e specialmente nell’opera
educativa dei giovani. È questo un impegno oggi assai delicato, e tuttavia
fondamentale e necessario per la Chiesa e per tutti coloro che in essa assumono
responsabilità formative e direttive. In modo del tutto particolare raccomando i
giovani al vostro ministero pastorale!
Come costatate voi stessi ogni giorno, il giovane oggi è turbato nella sua
coscienza e frastornato nella sua capacità logica; a volte è anche ferito e
scandalizzato dalla società in cui vive: una società agnostica e secolarizzata,
che offre risposte confuse quando non contraddittorie nell’ambito degli
interrogativi supremi. Il dilagare della permissività sconcerta e sconvolge la
fragile sua costituzione spirituale, sollecitata da contrastanti modelli di vita
inautentica. Ma al tempo stesso, il giovane è esigente, e specialmente in campo
religioso e morale vuole chiarezza e certezza, vuole sapere se veramente la fede
è in grado di dare una soluzione appagante al problema del senso della vita.
Infine è sensibile ai valori della verità, della purezza, della carità,
dell’amicizia, ed attende di incontrare qualcuno che sappia comprendere queste
sue attese e corrispondervi.
Andate incontro con amore e con coraggio alle giuste esigenze dei giovani
d’oggi! la vostra formazione culturale, morale, ascetica sia profonda ed aperta
a sempre nuovi arricchimenti! Cercate di avere il senso della vera paternità che
sa temprare l’autorità con l’affetto, la dolcezza con la fermezza, perché i
giovani hanno bisogno di maestri e di guide, in cui confidare e trovare
appoggio, guida e sicurezza. Soprattutto vi caratterizzi sempre una convinta
sensibilità soprannaturale, perché dovete infondere nei giovani una fede
illuminata e serena, che li renda spiritualmente forti contro l’errore e il
male, coraggiosi nella loro testimonianza cristiana, generosi nella carità,
lieti di camminare con Cristo verso l’eterna felicità del cielo!
4. Cari sacerdoti e fratelli! San Leonardo Murialdo - come scrive il Reffo,
suo primo biografo -, fu uomo di azione e di preghiera, e più ancora di
preghiera che di azione: pregava sempre e in ogni luogo; prolungava la preghiera
anche per lunghe ore di notte; negli ultimi anni non impiegava meno di quattro
ore tra la preparazione, la celebrazione della santa Messa e il ringraziamento.
“Fare e tacere” fu il programma di vita e di apostolato. Alla luce del suo
insegnamento sappiate ispirare la vostra consacrazione religiosa, con l’aiuto di Maria santissima e l’intercessione di san Giuseppe, vostro speciale patrono!
A tanto vi corrobori la benedizione, che vi imparto con grande affetto, e che
estendo a tutti i vostri confratelli!
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
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