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VISITA PASTORALE IN VENETO, LOMBARDIA, TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
NEL X ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNI PAOLO I

Col Cumano (Belluno) - Sabato, 16 luglio 1988

 

1. Porgo ancora una volta il più cordiale saluto a voi, fedeli carissimi della diocesi di Belluno-Feltre, una Chiesa viva ed operante già fin dai primi secoli dell’era cristiana, e ora proiettata con grande speranza verso il futuro.

Un saluto al vostro Vescovo monsignor Maffeo Ducoli, a monsignor Gioacchino Muccin che è stato per moltissimi anni zelante pastore di questa comunità, al Vescovo di Vittorio Veneto, alle autorità di ogni ordine e grado, agli ex combattenti della prima guerra mondiale, ai villeggianti e turisti, che hanno scelto questa bellissima terra per un periodo di riposo.

Un particolare, deferente saluto al professor Carlo Bernini, presidente della regione Veneto, che ringrazio per le nobili parole che mi ha rivolto. Queste stupende montagne che furono teatro di sanguinosi conflitti nella guerra 1915-1918 vedono oggi gli uomini, un tempo nemici, scambiarsi un segno di pace. È un gesto carico di speranza, che corrisponde al desiderio più vivo di ogni uomo: “mai più la guerra!”. Da Cristo, Principe della Pace, noi oggi imploriamo, ancora una volta, questa grazia mentre offriamo, nella misura delle nostre possibilità il nostro contributo perché la pace sia un bene fondamentale della nostra convivenza civile.

2. L’incontro odierno avviene nel decimo anniversario della elezione al sommo Pontificato e dell’improvvisa scomparsa del mio immediato predecessore e vostro concittadino, l’amatissimo Giovanni Paolo I.

È con intensa commozione che il mio ricordo va agli indimenticabili trentatré giorni consumati - è proprio il caso di dirlo - all’insegna dell’amore e del dono di sé a Cristo, alla Chiesa e, attraverso di essa, all’umanità intera.

“L’amore sarà sempre vittorioso, l’amore può tutto”. Queste parole, che egli aveva pronunciate nell’ultimo discorso domenicale, il 24 settembre (cf. Ioannis Pauli I “Allocutio ad precationem Angelus”, die 24 sept. 1978: Insegnamenti di Giovanni Paolo I, p. 94), costituiscono quasi il suo testamento spirituale, il significato più profondo di tutta la sua vita di sacerdote, Vescovo, Patriarca e Pontefice.

Oggi, nella ricorrenza della beata Vergine del Monte Carmelo, questa espressione che egli aveva ripreso dai “Dialoghi delle Carmelitane” di Georges Bernanos, sembra acquistare una nuova luce. L’amore può tutto, è sempre vittorioso, anche di fronte alle leggi inesorabili del tempo e della morte.

Voi, carissimi fratelli e sorelle di Belluno-Feltre, vi siete proposti di commemorare il vostro illustre conterraneo con una serie di manifestazioni spirituali, pastorali e culturali. Tra esse meritano speciale menzione il periodico “Humilitas” e la pubblicazione dell’“Opera Omnia” dei suoi scritti, la quale costituirà, quasi novella “Regula Pastoralis”, una fonte preziosissima in cui tutti, particolarmente i pastori d’anime, potranno attingere il segreto di ciò che fu il carisma proprio di Giovanni Paolo I nell’annunciare agli uomini del nostro tempo l’inesauribile amore di Dio.

Volendo erigere un monumento alla sua memoria, molto opportunamente avete pensato ad un centro di spiritualità e di cultura su questo colle, che domina la Valbelluna ed è circondato da questa affascinante catena di monti.

Con tali iniziative, continuerà ad essere approfondita ed irraggiata la luce della Parola di Dio, che Giovanni Paolo I ha offerto alla gente, per molti anni, durante il suo ministero sacerdotale ed episcopale. Basti rileggere il testo “Catechetica in briciole” per cogliere con quanta passione, semplicità e sapienza Albino Luciani si sforzava di insegnare alle nuove generazioni, come comprendere ed assimilare il messaggio di Cristo.

Seguendo l’esempio e le esortazioni del vostro illustre concittadino vi siete anche impegnati, con un preciso programma pastorale che ha come motto “Annunciare l’amore di Dio”, a far conoscere ed amare Cristo. L’impegno è rivolto, in particolare agli adolescenti del periodo successivo alla Cresima, ai prossimi sposi ed alle giovani famiglie. Mi compiaccio inoltre per la preparazione, che è in atto, all’importante Convegno delle Tre Venezie promosso dalla Conferenza episcopale triveneta allo scopo di “verificare come le comunità cristiane vivono la fede oggi, come educano a viverla e come fanno di essa l’anima della civiltà contemporanea”. Auspico che questa riflessione aiuti a “sviluppare la comprensione del mistero di Cristo alla luce della Parola, perché l’uomo tutto intero ne sia impregnato. Il cristiano, trasformato dall’azione della grazia in nuova creatura, si pone così alla sequela del Cristo e, nella Chiesa, impara sempre meglio a pensare come lui, a giudicare come lui, ad agire in conformità con i suoi comandamenti, a sperare secondo il suo invito” (Catechesi Tradendae, 20).

Questo centro di spiritualità, dedicato a Giovanni Paolo I, diventi punto di riferimento dinamico dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani, delle famiglie per la crescita della fede, che rende capaci di portare nella società, con coerenza e coraggio, una testimonianza credibile e un costante fermento di vita cristiana.

La fede è stata una componente fondamentale della vostra cultura, del modo di vivere e comunicare della gente di montagna, un patrimonio su cui si è costruita la società veneta. Siatene orgogliosi! Rimanete saldi, vigilanti, pronti ad agire per arrestare quella mentalità materialistica che non sa valutare i valori dello spirito ed allontana da Dio. Cristo sia posto al centro della vostra vita!

3. Per ottenere tutto questo è importante riservare spazi di silenzio, di meditazione, di prolungato colloquio con Dio che diviene canto di lode, di adorazione, di ringraziamento. La liturgia, oggi, fa memoria di Maria, venerata col titolo di Vergine del Monte Carmelo. La Vergine santissima glorifica il Signore col cantico del “Magnificat”, divenuto preghiera dei cristiani in tutti i tempi, ed è presente nel cenacolo in attesa orante dello Spirito Santo: come lei siate anzitutto uomini e donne di preghiera!

Facendo eco a Giovanni Paolo I che suggeriva frequentemente a sacerdoti e laici di partecipare ai ritiri ed esercizi spirituali, vi esorto anch’io a fare questa preziosa esperienza.

La quiete del ritiro è l’ambiente ideale per aprirsi alla voce di Dio: fu così per Mosè sul Sinai, per Elia sull’Oreb, per Benedetto a Subiaco, per Francesco d’Assisi a La Verna, per Ignazio di Loyola a Manresa, per Paolo della Croce sul Monte Argentario.

Questa ascesi contribuirà certamente a dare serenità all’animo: infatti, l’unione con Dio-amore costituisce sempre motivo di sprone a ravvivare i vincoli di piena comunione nella Chiesa particolare. La comunione con il pastore e con tutte le componenti ecclesiali è dono sempre importante, ma soprattutto nel nostro contesto sociale, in cui la testimonianza di amore e di collaborazione divengono la forza indispensabile per far crescere la comunità cristiana. Così verranno certamente rinvigoriti anche i valori morali come l’onestà, la laboriosità, il rispetto della vita, la famiglia, la solidarietà che costituiscono il patrimonio e il fondamento di una serena convivenza.

4. Come ogni terra, anche la vostra ha le proprie necessità e speranze. I problemi della gente di montagna non sono piccoli, né pochi: tentazione di abbandono, invecchiamento della popolazione, necessità di sviluppo delle attività turistiche, dell’artigianato, della piccola industria, difesa della natura. Il lavoro della terra non è sempre debitamente apprezzato, cosa che favorisce la fuga dalla campagna verso la città.

Un plauso giunga pertanto ai responsabili della regione e della provincia per quanto hanno già fatto a favore della gente dei campi e della montagna, nonché a tutela e sviluppo di questo patrimonio preziosissimo, anche dal punto di vista ecologico. I problemi della zona, che investono anche i settori dell’industria e dell’artigianato, verranno più facilmente risolti se le istituzioni e persone, che hanno ruoli direttivi ad ogni livello, non tralasceranno nessuno sforzo per perseguire quelle mete che, sia pure gradualmente, possano assicurare a tutti un lavoro dignitoso, presupposto fondamentale per un futuro di serenità e di pace.

5. In questo quadro è altresì da tenere presente lo sviluppo dell’attività turistica, componente non trascurabile della vostra comunità. Le bellezze naturali, di cui il Signore vi ha fatto dono con tanta generosità, costituiscono una forte attrattiva nel periodo estivo, come in quello invernale, da parte di molte persone che, dopo un lavoro logorante nelle città, hanno bisogno di riposo per recuperare le forze psicofisiche.

Ci sono fra voi molti albergatori, guide alpine, maestri di sci, operatori turistici di vario genere impegnati nell’accogliere i villeggianti ed a rendere loro piacevole il soggiorno. Servire gli ospiti con amore vedendo in essi il fratello forestiero nel quale si scopre il volto di Cristo, dona forza per affrontare turni di lavoro stressante con scarsi momenti di tempo libero, ma, insieme, grande serenità interiore.

Ai villeggianti e turisti che mi ascoltano, e a tutti coloro che sono presenti in queste vallate, auguro di accogliere il tempo libero come un dono del Signore e di essergli grati, spendendolo bene.

6. Nonostante lo sviluppo dell’attività turistica, l’attenzione ai problemi dell’agricoltura, della montagna e dell’industria, è ancora presente nella vostra diocesi il doloroso fenomeno dell’emigrazione stagionale. Si tratta spesso di una dolorosa necessità per venire incontro all’insufficienza offerta dal lavoro locale, non priva di pericoli per la salvaguardia dei valori cristiani nella famiglia, i cui membri restano per molti mesi separati, mentre alcuni di essi, i lavoratori, non hanno quell’assistenza religiosa capace di sostenerli nei momenti difficili.

È questo un fenomeno preoccupante perché dalla famiglia, cellula fondamentale e primaria della società, dipende in gran parte il futuro spirituale e morale delle nuove generazioni. So che il problema dell’emigrazione è tenuto da voi ben presente attraverso l’impegno della Chiesa, delle varie amministrazioni locali e regionali, nonché dalla benemerita “Associazione Bellunesi nel Mondo”. Giunga a tutti gli emigrati il mio cordiale saluto con l’augurio che siano non solo buoni lavoratori, com’è loro caratteristica da tutti riconosciuta, ma anche fedeli cristiani.

Esiste anche un altro fenomeno che comincia ad interessare sempre più la regione veneta: l’immigrazione, sia interna che esterna.

Il vostro comportamento verso questi immigrati sia all’insegna del rispetto, dell’accoglienza più sincera e della carità. Ciò che giustamente avete da sempre richiesto come diritto nei confronti dei vostri concittadini emigrati in terra straniera, sentitelo, oggi, come dovere nei riguardi di chi viene tra voi a cercare lavoro: comprensione e solidarietà verso tutti sono la misura della vostra maturità umana e cristiana!

La benedizione apostolica, che tra poco impartirò, sia pegno ed auspicio di abbondanti favori celesti nel cammino della vostra vita, per il vostro lavoro, le vostre famiglie e ciascuno di voi. E mentre ringrazio per l’ospitalità da voi offerta con tanta cortesia in questo bellissimo angolo delle Dolomiti - nel bicentenario della loro scoperta - invoco dal Signore, per intercessione della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, prosperità, serenità e pace per tutta la diletta comunità ecclesiale di Belluno-Feltre.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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