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VISITA PASTORALE IN VENETO, LOMBARDIA, TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FAMILIARI DELLE VITTIME NEL CIMITERO DI TESERO

Tesero (Trento) - Domenica, 17 luglio 1988

 

Carissimi fratelli e sorelle, familiari di tutti questi, o almeno di alcuni di questi che sono sepolti in questo cimitero dove si trovano tutte le vittime della tragedia di tre anni fa, la tragedia di Stava. Mi trovo tra voi, come uno di voi, partecipando alla stessa commozione, allo stesso dolore, allo stesso mistero.

Qui davvero ci troviamo, forse più che in tanti altri cimiteri del mondo, fra la vita e la morte, due realtà concrete. La vita significa questi vostri vicini, questi genitori, questi sposi, questi figli, questi nipoti che ancora vedete, sentite con i vostri occhi, con la vostra memoria, con il vostro dolore. La morte significa le stesse persone già scomparse, che non vivono più, che non si possono vedere, non si possono sentire, non si possono abbracciare. Non si può essere vicini a loro; sono scomparsi, si sono allontanati dalla vostra vita e dalla vita di tante altre persone che qui hanno perso i loro vicini. In questa tragedia, ci troviamo dentro una tragedia umana, storica, tragedia sintomatica di questa regione del nord Italia. Lo scorso anno, trovandomi qui, ho visitato un altro luogo commemorativo di una simile tragedia, una tragedia umana. Quando ci troviamo tra la morte e la vita, ci viene alla mente un altro momento della storia umana: il momento della croce, quando nella sua agonia Gesù emise il suo Spirito. Figlio dell’uomo, Figlio di Maria, Figlio di Dio. E Maria, sua madre, si trovava accanto, nella vicinanza della croce.

Cosa voglio dirvi, cosa posso dirvi? Posso fare soltanto questo riferimento a Maria che stava ai piedi della croce del suo Figlio divino; madre e figlio in quella croce come in questa tragedia di Stava. Lei ha perso la persona più vicina e più amata, più innocente.

Ma, noi cristiani crediamo e sappiamo che il Figlio di Dio ha accettato quella morte, quella morte umiliante, crocifisso, per manifestare che c’è una dimensione della vita che supera e trascende la realtà umana della morte, la completezza della morte. Ha accettato quella morte, ha subito quella morte, è passato attraverso quella sua morte per rivelare la dimensione trascendente della vita, per rivelare che Dio è Padre dei viventi, Padre della vita, Dio della vita; lo ha rivelato nella sua persona, nella nostra fede cristiana, nella nostra consapevolezza cristiana; il Crocifisso è sempre legato intimamente con il Risorto: morte e vita. E se noi ci troviamo davanti alla tragedia di tante morti umane concrete, morti che ci hanno tolto tante persone amate, vicine, carissime, dobbiamo riscoprire nei nostri cuori, nella nostra fede questa dimensione: la dimensione della vita che viene da Dio, ma che trascende la sua misura terrestre, qualunque essa sia, la trascende verso Iddio, Padre della vita. Non posso offrirvi altro. Se vi dico una parola di compassione, le mie condoglianze, questo è umano; questo si deve dire, non solamente dire ma sentire, vivere con quelli che soffrono la perdita dei loro cari. Ma da testimone, da apostolo di Gesù Cristo, non posso accontentarmi solamente di queste parole di umana compassione, devo rivelarvi, di nuovo e sempre di nuovo, questa verità, questa dimensione della vita che oltrepassa la realtà di questo cimitero, di tutti i cimiteri del mondo, di tutti i defunti, di tutta la morte, che travolge la storia dell’uomo, sempre, ogni giorno, da anno ad anno, da secolo a secolo. Questo voglio dirvi e questa è la nostra speranza. La nostra speranza è la vita; per il momento ci preme la realtà della morte, ci preme questa scomparsa, ci premono questi defunti, vicini e così bruscamente allontanati dalle famiglie, dalle persone, dai loro cari. Ma Cristo è venuto per rimanere con noi, per rimanere con noi nella storia dell’umanità come divino testimone della vita che oltrepassa la morte e tutte le morti che tolgono le persone umane agli altri uomini, alla storia umana.

Miei carissimi, ricevete questa meditazione della fede; essa viene dalla fede, dalla testimonianza apostolica; ha le sue radici nella testimonianza, nella esperienza di coloro che hanno visto Cristo crocifisso, morto, sepolto e lo hanno visto risorto. E soprattutto in sua Madre. Vi auguro che sia vicina a voi questa Madre del Cristo crocifisso e sepolto, del Cristo risorto. Vi possa portare la sua consolazione materna.

Preghiamo, carissimi, per i vostri defunti, preghiamo alzando le nostre voci ed i nostri cuori a questo Padre che sta nei cieli.

Aggiungiamo anche la preghiera a questa Madre che, come camminava verso il Calvario del suo Figlio, così cammina, in questo itinerario della fede, con tutti noi, figli e figlie di questa terra. Salve Regina!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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