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SALUTO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE GUARDIE SVIZZERE E AGLI AGENTI DI VIGILANZA

Castel Gandolfo - Domenica, 31 luglio 1988

 

“O Dio, vieni a salvarmi!”.

Con questa invocazione, in cui s’esprime tutta la consapevolezza dell’umana fragilità, la liturgia ci introduce nella celebrazione odierna del mistero eucaristico. In essa, ancora una volta, Gesù sarà in mezzo a noi per spezzare il pane che non perisce, ma che “dura per la vita eterna” (Gv 6, 27).

Care guardie svizzere, cari agenti di vigilanza, a voi il mio saluto cordiale, insieme con un sentito grazie per il servizio che svolgete con senso di responsabilità e di generosa dedizione. Sono lieto di celebrare per voi questa Messa, nella quale affido al Signore ciascuno di voi, i vostri cari, le gioie e i dolori delle rispettive famiglie.

Raccogliamoci con fede davanti al Signore Gesù, e disponiamo i nostri cuori all’ascolto della sua parola e al riconoscimento della grandezza del dono, che egli è venuto a recarci. La tentazione dell’uomo di oggi forse ancor più che non dei contemporanei di Gesù, è di concentrare le proprie attese esclusivamente sui beni materiali, trascurando quelli spirituali ed eterni. Anche a noi Gesù ripete: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6, 35).

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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