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VISITA PASTORALE IN EMILIA
PAROLE DI GIOVANNI PAOLO II
DAL BALCONE DELL’ARCIVESCOVADO DI MODENA
Venerdì, 3 giugno 1988
Voglio dire al vostro Arcivescovo che io conosco da anni, soprattutto dai
tempi del Concilio Vaticano II: si vede allora che noi non siamo così giovani e
che c’è qualche differenza tra “Giovanni” e “giovani”.
Sono molto contento di essere qui, di guardare, di ammirare questa splendida
Cattedrale e duomo di Modena. Si tratta della storia, del passato. Ma questa
storia del passato luminosa in sé stessa sarebbe un po’ solo monumento se
mancasse questa presenza. Grazie a Dio questa presenza non manca, anzi sembra
numerosa e soprattutto sembra, direi, “altoparlante”. Più altoparlante di tanti
altri altoparlanti tecnici. Ma io non volevo farvi un discorso, è troppo tardi.
Voi avete appena cantato “il sole scende già”: questo è un segno per un uomo che
vive l’orario normale, l’orario solare, è un segno; quando scende il sole l’uomo
deve pensare anche come scendere nel sonno. Ma i giovani sono sempre diversi,
per questo ho detto: per loro quando scende il sole vuol dire: bisogna
cominciare i canti. Non avrei nulla in contrario a questo programma, se va bene
per voi va bene anche per me, ma vi ripeto ancora una volta che c’è qualche
differenza tra giovani e “Giovanni”, anche se Giovanni Paolo è qualche
differenza. Se per voi giovani lo scendere del sole significa incominciare i
canti e proseguire a cantare per tutta la notte, per me Giovanni Paolo lo
scendere del sole vuol dire riposare un po’. Ecco vorrei aggiungere un’altra
cosa. Vedo che alcuni degli illustrissimi canonici e prelati di questa
degnissima Basilica sono usciti dalla Basilica e si trovano ora, fra di voi,
probabilmente anche loro preferiscono iniziare adesso i canti; perché è vero che
i giovani hanno anche la missione di ringiovanire tutti, di ringiovanire anche
chi si chiama Giovanni, chi si chiama Giovanni Paolo II, chi si chiama come il
vostro Vescovo, Santo. Attraverso i giovani noi tutti siamo ancora
ringiovanibili, ma direi di lasciare questa possibilità, questo impegno per
domani. Oggi secondo il vostro programma potete cantare fin quando volete. Per
domani cercheremo di ringiovanire un altro Giovanni e tutti gli altri. Cosa devo
dire allora: mi congratulo con te san Geminiano dopo tanti secoli, mi congratulo
con te duomo di Modena per tutta questa assemblea, mi congratulo con te che non
sei soltanto un ricordo santo, un monumento splendido, ma espressione della vita
che travolge, che corre davanti a questi giovani che ti circondano. Mi
congratulo con te Modena.
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
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