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VISITA PASTORALE IN EMILIA

APPELLO DI GIOVANNI PAOLO II
A CREDENTI E NON CREDENTI DURANTE
L’INCONTRO CON LA CITTADINANZA

Carpi (Modena) - Venerdì, 3 giugno 1988

 

1. Il saluto più affettuoso alle autorità e a tutti voi, cittadini e diocesani della bella Carpi. Il ringraziamento più sincero per avermi invitato tra voi e procurato la gioia di questo incontro. Saluto il Vescovo, mons. Maggiolini, insieme col Vescovo emerito mons. Artemio Prati, il sindaco della città e l’onorevole rappresentante del governo, grato per le gentili parole che mi hanno rivolto.

Già il 10 marzo 1984, ho visto molti di voi in pellegrinaggio a Roma per ricordare l’VIII centenario della consacrazione della “Sagra”, la vostra opera più antica e graziosa, a opera di Papa Lucio III. In quella occasione, il vostro Vescovo mi aveva mostrato l’iscrizione che campeggia sul frontale di questo tempio. Essa dice: “Christus per mortem de morte resuscitat orbem”, e cioè: “Cristo, attraverso la morte, dalla morte fa risorgere l’universo”.

Faccio mia questa professione di fede e questo programma di vita, che vi giunge da una tradizione secolare e che trova oggi confermata la sua verità. Il Signore Gesù, attraverso la sua morte liberamente affrontata per amore del Padre, risorgendo fa nuove tutte le cose: dona agli uomini la salvezza definitiva e la speranza che non delude, mette nella storia e nel cosmo un seme di novità che troverà nel Regno la sua piena fioritura. Davvero, Cristo è la verità totale dell’uomo, della storia e dell’universo.

2. Conosco le proverbiali doti che vi connotano: laboriosità, intraprendenza, lealtà, schiettezza, generosità, impegno di solidarietà, passione per la giustizia, senso e gusto della famiglia. Sono qualità che permangono, nonostante che oggi si avverta una certa caduta di tensione e di valori morali con l’affermarsi di una mentalità consumistica, che si esprime in una cultura particolarmente laicizzata e povera di trascendenza.

A un progresso economico veloce, consistente e vistoso, non sempre si è accompagnato un progresso culturale ed etico. Così, in poco tempo sono entrati in crisi aspetti determinanti della vita civile come la stabilità della famiglia, l’esercizio di una prudente e generosa paternità e maternità responsabili, il rispetto della vita umana in ogni suo stadio, la passione per un lavoro educativo, capace di formare personalità pronte alla fatica e alla gioia di donare, lo spirito di collaborazione e di partecipazione alla cosa pubblica.

Sono, questi, problemi di cui siete ben consapevoli e per la cui soluzione vi state adoperando con sofferto impegno.

3. La Chiesa non ha risposte tecniche da offrire nelle diverse contingenze storiche, per quanto concerne gli interrogativi posti dalla convivenza civile. Essa tuttavia sa di essere mandata a proporre Cristo come motivo di salvezza e di promozione globale dell’uomo, di ogni uomo e dell’intera umanità. Cristo disvela le “strutture di peccato” (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 36) che opprimono la persona e le libere aggregazioni sociali. Cristo, inoltre, smaschera il peccato che è in ogni uomo, anche credente, e offre, con il perdono, con la verità e la grazia, alcune indicazioni fondamentali e decisive, che guidano verso una esistenza veramente umana e una convivenza sempre più libera e giusta. La Chiesa, alla vigilia dell’anno duemila, si pone contro ogni fatalismo pessimistico; chiede e suscita la speranza per il domani: nel tempo e oltre il tempo.

Essa compie la sua missione indicando nel Signore Gesù la causa, il fine e il modello dell’uomo autentico; offre gli imperativi della morale umana ed evangelica non come limiti o motivi di oppressione, ma come ragioni di pieno sviluppo della persona; rivela delle mete per le quali merita vivere e, a nome di Cristo, dona la forza per raggiungerle. Il suo primo servizio all’uomo è quello della verità e della grazia, da cui deriva l’impegno dell’azione a vantaggio dei singoli e della comunità.

4. In linea con questo impegno la Chiesa propone la sua dottrina sociale, che non è ideologia, “ma l’accurata formulazione dei risultati di una attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce della fede e della Tradizione ecclesiale” (Sollicitudo Rei Socialis, 41): presenta, cioè, direttive etiche, le quali valgono per ogni uomo di retto sentire.

La Chiesa, ancora, collabora, insieme con le altre forze sane della società, a stabilire un substrato di cultura intriso di vera moralità, che renda possibile e sempre più umana la vita sociale (cf. Sollecitudo Rei Socialis, 47). Le strutture politico-giuridiche, mediante le quali i cittadini condividono la responsabilità della cosa pubblica, rischiano di non sostenersi, se non poggiano su un consenso che condivida e sperimenti i valori morali risolutivi dell’uomo (cf. Gaudium et Spes, 75): valori morali che soltanto nella dipendenza da Dio si rivelano esplicitamente giustificati come assoluti e intangibili (cf. Gaudum et Spes, 22).

La Chiesa, inoltre, chiede che nella convivenza civile sia equamente coniugato il principio di solidarietà col principio di sussidiarietà. Ciò significa che il pubblico potere ha il dovere di riconoscere e di agevolare le iniziative e i servizi che gli individui e le formazioni sociali intermedie riescono a compiere con propria creatività. Il potere pubblico, infatti, è al servizio dell’uomo, e non al contrario. Il principio di sussidiarietà, peraltro, si impone non solo nel settore economico, ma soprattutto nei settori più prossimi e intimi alla persona, quali la vita, l’espressione del pensiero, la dimensione culturale, l’impegno educativo, l’aiuto alle diverse povertà, lo svago, ecc.

5. Questa sua missione in campo sociale la Chiesa svolge soprattutto mediante l’impegno dei laici, sensibili alle esigenze che scaturiscono dal loro Battesimo. Io dico pertanto ai credenti che mi ascoltano: siate presenti nella società con l’annuncio vitale del Vangelo e con l’invito a inserirsi nella Chiesa, dove è offerto il dono della verità e della grazia in Cristo: un dono di cui gli uomini di oggi hanno e avvertono un estremo bisogno. Sono certo che, nonostante alcune difficoltà, molta gente è disponibile ad aderire o a ritornare al cristianesimo. Particolarmente sono disponibili persone che si sono lasciate staccare dalla Chiesa per tradizioni anticlericali ormai largamente ingiustificate, per pressioni sociologiche e culturali ormai declinanti, per desiderio di una giustizia sociale, che pur la Chiesa propone e cerca di attuare con fedeltà a Cristo e all’uomo. La vostra passione di appartenenza alla Chiesa possa far esclamare a chi vi osserva: “Guardate come si amano!”. Sarà questa la “prova” più efficace perché chi vi vede possa riconoscere il Signore Gesù tra voi ed accogliere l’annuncio di salvezza che egli ha portato all’intera umanità.

Le vostre aggregazioni ecclesiali, le parrocchie, i gruppi giovanili, le associazioni formative non ostacolano la società. Recano invece un messaggio; mettono in evidenza un pluralismo sociale, che già esiste e può essere sano; rendono possibile l’evangelizzazione nel pieno rispetto della libertà di tutti, in un confronto che salva ed eleva l’umano. Se i credenti, uniti nella fede, nei sacramenti e nella disciplina ecclesiale, secondo le loro diverse peculiarità, sapranno rendersi presenti e operosi nella società, ridiventeranno una “forza sociale”, nello stile della loro originalità e responsabilità laicali e senza alcuna imposizione della fede a chi non intende accoglierla. Tutti gli uomini di buona volontà riconosceranno, piuttosto, gli ineludibili principi etici fondamentali della persona.

6. A tutti quindi, credenti e non credenti, rivolgo il mio caldo appello, perché, mentre cadono molte illusioni culturali e politiche, ascoltino la voce della Chiesa che continua a difendere e a promuovere, in Cristo, il valore assoluto della persona. La Chiesa è comunità misericordiosa e accogliente nella verità e nella salvezza. Essa offre le indicazioni, per quanto concerne l’aspetto etico, che stanno alla base di ogni civiltà autentica. Essa propone un messaggio che nel Signore Gesù indica il superamento del materialismo, del consumismo e dell’edonismo, suscitando nell’animo la sete di autentica felicità.

Possa tale messaggio trovare rinnovato ascolto in questa terra dalle antiche tradizioni cristiane, così che a quanti vi abitano sia dato di vivere e di operare nella verità, nella giustizia, nella libertà, nell’amore.

Su tutti scenda la benedizione di Dio: su coloro che hanno l’incombenza di predicare, di vivere e di mostrare la salvezza recataci dal Signore Gesù; su coloro che devono servire alla concordia, allo sviluppo integrale e alla pace della vita civile; sui giovani che preparano il domani della Chiesa e della società; su coloro che si sentono non amati.

A tutti sono vicino, per tutti prego, tutti stringo in un grande abbraccio, a tutti dico con fraterno affetto: sforzatevi di essere all’altezza del vostro patrimonio di fede e di civiltà; lo dovete a voi stessi, lo dovete ai vostri figli, che da voi attendono un mondo ricco di quei valori che rendono bella e degna la vita sulla terra.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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