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VISITA PASTORALE IN EMILIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE AUTORITÀ E LA CITTADINANZA IN PIAZZA GARIBALDI

Fidenza (Parma) - Sabato, 4 giugno 1988

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1. Sono veramente lieto d’incontrarmi con voi questa sera, e ricambio di cuore il saluto che voi mi porgete con la vostra fervida accoglienza. Nel mio rapido e denso viaggio pastorale attraverso le diocesi dell’Emilia non poteva certo mancare l’appuntamento con l’antica e operosa città di Fidenza.

Rivolgo sentiti ringraziamenti al Vescovo, monsignor Mario Zanchin, che con tanto zelo ed esperienza guida la vostra diocesi; al signor sindaco per le parole di benvenuto, con le quali ha interpretato i sentimenti di tutta la cittadinanza.

2. La vostra città è legata, lungo una storia di secoli, alla testimonianza di un martire della fede. Il vostro attaccamento a san Donnino ed a questa sua testimonianza si è espresso in maniera visibile con l’erezione di una delle Cattedrali più splendide della regione.

Fidenza ha avuto origine come piccolo centro agricolo. Fino a sessant’anni fa portava ancora il nome di Borgo, con una popolazione costituita in massima parte da lavoratori dei campi. Le condizioni di povertà e di privazione erano inizialmente piuttosto diffuse, anche se affrontate sempre con forza d’animo e dignità personale nella luce di quella fede che, anche in situazioni difficili, apre il cuore alla speranza.

Nel giro di mezzo secolo, l’antico Borgo san Donnino ha conosciuto un rapido progresso, giungendo a configurarsi come città caratterizzata da un singolare benessere materiale. La campagna, una volta ingrata, è ora tra le più feconde e ricche. L’industria ha qui impiantato le sue moderne attrezzature. Il livello generale di vita s’è elevato al di sopra della media nazionale. I casi di vera indigenza, se non scomparsi del tutto, sono ridotti a proporzioni fortunatamente esigue.

Mi piace anche ricordare, in questo contesto, il centenario dell’Ospedale per i poveri di Villanova d’Arda, fondato da Giuseppe Verdi, il vostro grande conterraneo, da lui dotato di un cospicuo patrimonio: anche questa iniziativa, da voi sempre sostenuta con amore, è testimonianza del cuore generoso dei fidentini.

Di fronte a tale realtà non posso che rallegrarmi sinceramente con voi, per la vostra laboriosità e tenacia. E nel considerare le zone di miseria estese in tante regioni del mondo, le gigantesche sacche del sottosviluppo, sento di dover richiamare il grande imperativo della solidarietà, che riguarda tutti.

Voi conoscete in proposito il pensiero chiaro e stimolante della Chiesa. Essa non si stanca di ripetere che i beni di questo mondo, sono per l’uomo ed è necessario che ognuno vi partecipi nella misura sufficiente per sé e per la sua famiglia. Il principio dell’universale destinazione dei beni, delle ricchezze del creato partecipate a tutti è uno dei punti cardini della dottrina sociale della Chiesa.

3. Cari fratelli e sorelle della bella Fidenza, questo la Chiesa insegna agli uomini di oggi come a quelli di ieri. Ma c’è un messaggio ancora più importante che essa sa di dover recare all’umanità di ogni tempo: quello del Figlio di Dio venuto sulla terra per portare a tutti, al di là delle stirpi e delle culture, un immenso tesoro di altri beni non calcolabili nella categoria delle ricchezze materiali, perché appartenenti all’ordine dello spirito, e più necessari di quelli materiali, perché rispondenti alle aspirazioni più profonde e vitali del cuore umano (cf. Gaudium et Spes, 21). Da duemila anni la Chiesa lavora instancabilmente per convincere ogni essere umano ad accogliere l’invito a partecipare a questo tipo di ricchezza, a tutti offerta generosamente da Dio, e ad elevare il cuore in alto, verso il nuovo livello di esistenza.

Rifiutare un tale invito significa scegliere uno stato di povertà più grave della depressione economica, significa rinunciare deliberatamente a raggiungere la pienezza di una vita superiore. Purtroppo è proprio questo il dramma angoscioso di molti figli della moderna società del consumismo o dell’opulenza.

Il vero destino umano non può esser racchiuso entro gli angusti confini dell’esistenza nel tempo: l’uomo, in quanto persona, è un valore più grande di tutti gli altri valori della terra. Ecco perché i beni terreni, per quanto affluenti, non possono appagarlo. Sta qui la radice di quel senso d’inquietudine profonda, di quel vuoto interiore, che travaglia tanti uomini di oggi, specialmente giovani. E il risultato della povertà di valori superiori, della schiavitù della materia.

La fede nel Vangelo di Cristo dona con abbondanza ciò che il denaro e gli uomini non possono dare: la libertà interiore, la pace del cuore, la forza e serenità nel sacrificio. Essa è anche un bene sociale, perché, oltre all’armonia all’interno della comunità civile e della famiglia, porta con sé la difesa dell’uomo e dei suoi diritti.

L’umanesimo senza Dio, con la caduta del primato dei valori spirituali, mette in crisi il riconoscimento della dignità originaria di ogni essere umano, anche debole e indifeso, o non nato ancora, e, cedendo alla logica del conflitto tra gli uomini e dello sfruttamento della natura, può degenerare nella catastrofe di una gigantesca autodistruzione.

4. Cari fratelli e sorelle di Fidenza, so che nell’ambito della vostra città e della vostra diocesi sono molti quelli che accolgono con amore la Parola di Dio e si sforzano di metterla vitalmente in pratica. La fede è testimoniata come il patrimonio più santo da parte di consacrati e di laici, nelle parrocchie, nelle famiglie, nella vita associata. Fioriscono i gruppi giovanili, è attivo il volontariato al servizio generoso dei fratelli in difficoltà.

Tuttavia, anche in non pochi settori della vostra società esistono realtà purtroppo contrarie: l’indifferenza religiosa, l’assorbimento nei beni di ordine materiale, la disgregazione della famiglia, la paura della vita, che ha come contraccolpo immediato il fenomeno preoccupante di una crescente denatalità.

Ebbene, cari fratelli e sorelle di Fidenza, nell’accomiatarmi da voi, desidero rivolgervi ancora l’invito affettuoso della Chiesa a non fermarvi alla tappa raggiunta. Voi avete camminato tanto. Camminate ancora, tutti, per giungere a fruire dei beni che vi aspettano, che sono a vostra disposizione, e di cui la Chiesa è materna distributrice in nome del Padre comune.

Vi benedico tutti di cuore.


Al termine del caloroso incontro con la popolazione di Fidenza, il Santo Padre prendendo spunto dalle parole espresse dal Vescovo sul cammino in cui la diocesi è impegnata per il Sinodo, pronuncia le seguenti parole.  

Il vostro vescovo ha parlato di un Sinodo diocesano. Poi vi sono gli altri segni di questo cammino spirituale della vostra Chiesa: ha parlato il vostro Vescovo anche delle persone molto preparate, che sono state offerte alla Chiesa di Roma nel servizio della Chiesa universale, specialmente nel campo universitario. Allora, approfittando di questo incontro, voglio soprattutto salutare cordialmente, direi abbracciare tutti i presenti, tutti i componenti della vostra comunità cittadina e diocesana. Se si tratta degli abbracci, questo va da sé, si comincia sempre con i bambini. Per il momento sono un po’ nascosti, ma speriamo che durante l’ulteriore percorso nella città si faranno visibili. Vorrei rispondere a questo saluto dei giovani scritto sullo striscione. Vi incoraggio, carissimi, a diventare anche voi testimoni di Cristo. Non si può vivere senza una tale testimonianza: l’uomo è creato per dare testimonianza della verità, come ha detto Gesù stesso davanti a Pilato. Ecco, cerchiamo di essere noi testimoni di Cristo, perché lui è la verità, lui è anche la vita, è la via. Cerchiamo di essere testimoni di Cristo. Si sentono in questo nostro mondo contemporaneo movimenti forti dello Spirito Santo, che attraversano le giovani anime, i giovani spiriti, e li fanno molto coraggiosi. Allora, per i bambini un abbraccio, per i giovani un incoraggiamento. Un incoraggiamento, e io lo dico per dare risposta alle tante volte in cui i giovani mi augurano: “Coraggio, Papa”. Allora io dico a voi: “Coraggio, giovani”. E con la stessa parola possiamo camminare attraverso la società tutta intera, attraverso ogni famiglia, qualche volta in crisi, ma tutti sappiamo bene che la famiglia cristiana fondata sul sacramento della Chiesa, sacramento che esprime amore di Cristo e della Chiesa, è solida. E se anche l’uomo diventa debole, la persona umana insufficiente, il fondamento del sacramento è solido. Cerchiamo di superare le nostre debolezze umane con la forza del sacramento, di questo santissimo sacramento del Matrimonio, che dà la solidità, dà la coerenza e dà la fortezza alla vita familiare. Allora, coraggio, carissimi sposi! Coraggio, genitori, padri e madri! Coraggio, nei diversi campi del lavoro, perché la nostra società è una società del lavoro, delle professioni! Coraggio per tutti quelli che lavorano nelle diverse professioni: che non manchi lavoro a nessuno! E così dico al vostro giovane sindaco, dico questo incoraggiamento a lui come rappresentante della cittadinanza, e specialmente di queste preoccupazioni civiche, sociali, economiche della comunità cittadina. Dico coraggio a lui, e questo coraggio lo depongo nelle sue mani per tutti i suoi concittadini, in ogni campo di lavoro. Direi ancora, carissimi, coraggio ai sofferenti! Già ho incontrato gli ammalati nell’ospedale, già ho incontrato gli anziani nella loro Casa. Coraggio a questi che soffrono, coraggio a tutti quelli che portano la croce. Qui entriamo nella zona del mistero divino, perché là c’è Cristo: Cristo stesso e Cristo solo, che porta coraggio a questi figli, che prendono parte alla sua croce. E così vorrei arrivare alla fine a questi che cantano: coraggio al coro! Grazie per questo canto augurale.

E così mi sono soffermato davanti all’ultima parola di questo discorso scritto e l’ho sviluppata parlando della vostra comunità civica, sociale ed anche ecclesiale, per augurare a tutti questo bene che è tanto necessario per ciascuno, che si deve bene identificare per ciascuno: questo bene di ordine integrale, perché ciascuno di noi è una integrità, integrità psico-fisica, somatico-spirituale. Ma in questo bene lo Spirito deve essere sempre predominante perché, come ci ha detto il Signore, non vale niente il possedere tutti i beni di questo mondo, se si perde la propria anima. E così vi auguro di non perdere, anzi di salvare le vostre anime, di salvare in questa vita nella comunità cristiana, in questa vita in cui Cristo stesso porta avanti un programma della salvezza dell’uomo. Cerchiamo di seguirlo, cerchiamo di essere con lui per salvare noi stessi e per salvare gli altri. Questo è il programma che voglio lasciare alla vostra comunità umana e cristiana durante questo per me tanto caro incontro a Fidenza. Fidenza, mai diffidenza! Fidenza! Offro una benedizione a tutti i presenti, insieme con il vostro Vescovo e tutti i Vescovi presenti.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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